AIUTO
RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto:
12.2001.164
Data decisione, Autorità:
16.07.2002, IICCA
Incarto n.
12.2001.00164
Lugano
16 luglio 2002/rgc
In nome
della Repubblica e Cantone
del Ticino
La
seconda Camera civile del Tribunale d'appello
composta dei giudici:
Cocchi, presidente
Chiesa e Rusca
segretario:
Zanetti, vicecancelliera
sedente per statuire nella causa OA.1996.00853 della
Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1 promossa con petizione 6 dicembre
1996 da
rappr. dall’avv. __________
Contro
con cui
l’attore ha chiesto la condanna del convenuto alla restituzione di 277 azioni
della __________, con protesta di spese e ripetibili;
domanda
avversata dal convenuto __________ e che il Pretore, con sentenza 12 settembre
2001, ha integralmente respinto;
appellante
l’attore __________ che, con memoriale 2 ottobre 2001, chiede la riforma del
querelato giudizio nel senso di accogliere la petizione, protestando spese e
ripetibili di entrambe le sedi;
mentre il
convenuto __________, con osservazioni 29 ottobre 2001, si rimette al giudizio
del tribunale, con protesta di spese e ripetibili;
letti ed
esaminati gli atti e i documenti prodotti
considerato
in
fatto e in diritto:
- __________ (in seguito:
__________) era proprietaria di un appezzamento di terreno nella periferia di
__________, in località __________. A questa società partecipavano in misura
paritaria __________ e __________ (doc. 2). Il 2 agosto 1989, __________
presentava una domanda edilizia al Comune di __________ per l’edificazione di
un fabbricato ad uso commerciale-direzionale misto; la licenza veniva concessa
il 27 giugno 1990 (doc. I). Il 22 maggio 1990, __________ prometteva di vendere
per 20'500'000'000 di lire, o di locare, alla società __________ (in seguito:
__________) un complesso immobiliare a destinazione commerciale ubicato sulle
aree di sua proprietà nella zona __________. Tale complesso immobiliare doveva
ancora essere edificato, a spese di __________, e sarebbe stato consegnato a
__________ secondo le modalità “chiavi in mano” (v. scrittura privata
preliminare condizionata, doc. 3; v. teste __________, 25.11.1997, pag. 16).
Nel
corso del 1991 sorgevano problemi attinenti alla pianificazione dei fondi
oggetto del predetto accordo. Infatti, il Comune di __________ intendeva
modificare i piani particolareggiati di quella zona e quindi era necessario
ridisegnare le connessioni viarie tra le aree pubbliche e quelle private, i
posteggi e il sistema del verde del progettato centro commerciale (doc. J, K,
P; teste __________, 10.2.1998, pag. 5). Per questi motivi, progettazione
definitiva e relativa edificazione del centro commerciale subivano un
differimento. Nel corso del 1992, __________ conveniva in giudizio __________
ritenendola inadempiente quo all’accordo del 22 maggio 1990 e postulando che la
stessa si impegnasse a realizzare il complesso immobiliare summenzionato (doc.
4, pag. 10; doc. O; v. teste __________, pag. 16). Il 3 agosto 1993 le parti
trovavano un accordo, nel senso che il preliminare del 22 maggio 1990 veniva
sciolto, __________ restituiva la caparra ricevuta e __________ avrebbe
stipulato un contratto di compravendita dell’erigendo centro commerciale con la
__________ (di seguito: __________), frattanto subentrata a __________ quale
proprietaria dei fondi (doc. V, 7).
- Il 1. luglio 1993 il Comune di
__________ concedeva a __________ la licenza edilizia comprendente anche le
modifiche riguardanti il piano viario e di accesso al centro commerciale (doc.
10 e 13). Il 13 luglio 1993, __________ prometteva in vendita a __________ le
aree da edificare in zona __________ (doc. T e 7, pag. 2 lett. e) e il 15
luglio 1993, __________ e __________ stipulavano un contratto preliminare di
compravendita del complesso commerciale, da edificare da parte di __________.
Il prezzo di vendita, onnicomprensivo, era di 51 miliardi di lire (doc. U, 6,
7).
Parallelamente,
sempre il 13 luglio 1993, sarebbe venuto in essere un contratto di appalto tra
__________ e __________ (doc. 5). Il contratto è però stato contestato da
__________ il quale ha addotto che la firma appostavi non sarebbe stata la sua.
In effetti, la firma di __________ era stata imitata dall’architetto __________
su indicazione di __________ e il contratto stesso, sempre su indicazione di
__________, era stato redatto posteriormente alla data indicata (v. testi
__________, pag. 2, __________, pag. 4, __________, pag. 6 e doc. DD, EE).
- In data 4 ottobre 1993, presso la
sede della __________ (di seguito: __________) a __________, avveniva un
incontro tra __________, __________, __________, __________ e, in maniera non
continuativa, __________ (teste __________, 25.11.1997, pag. 11 e 13; IF
__________, pag. 14, ad 1). Nell’ambito di tale riunione si stabiliva che
__________ avrebbe costituito una società holding di diritto lussemburghese che
avrebbe acquistato una società italiana con perdite pregresse (la __________)
la quale avrebbe realizzato l’operazione immobiliare, evitando in tal modo di
pagare l’imposta sul plusvalore (teste __________, pag. 11).
La
__________ sarebbe stata detenuta in un primo tempo per il 90% (corrispondente
a 810 milioni di lire) dalla società lussemburghese, mentre il rimanente 10%
(pari a 90 milioni di lire) da __________. Nel giro di uno o due anni,
__________ avrebbe rilevato l’intera quota della società lussemburghese per circa
21 miliardi di lire (testi __________, pag. 7 e __________, pag. 13; doc. 1 e 2
nella cartelletta A). Il 21.10.1993 avvenne un secondo incontro al quale
parteciparono __________, __________ e __________ (il quale allestì il doc. 2,
cartelletta A; teste __________, pag. 7), mentre __________ non vi partecipò.
- Per costituire la società di
diritto lussemburghese e apportare i fondi necessari all’intera operazione, in
data 25.10.1993 __________ prelevava l’importo di DM 500'600.--; un secondo
prelievo di DM 1'100'000.-- avveniva il 26.11.1993 mentre un terzo di DM
500'000.-- il 1.12.1993 (doc. 4, edizione documenti __________). Tutti questi
prelievi vennero eseguiti da __________ attingendo da fondi di pertinenza di
__________.
Il
28 ottobre 1993 veniva fondata una società anonima holding di diritto
lussemburghese denominata __________ (di seguito: __________), il cui capitale
sociale di DM 500'000.--, interamente liberato, era suddiviso in 500 azioni di
DM 1'000.-- cadauna. La somma di DM 886'229.-- veniva destinata all’acquisto
del 90% delle azioni di __________, mentre il resto sarebbe stato trasferito a
__________ a titolo di prestito correntista.
-
In data 9 novembre 1993 __________
trasmetteva a __________ un manoscritto relativo all’operazione di costituzione
della __________. Per la prima volta emergeva, tramite __________ (il quale
aveva ricevuto istruzioni in tal senso da __________: doc. 2 __________ corrisp.
al doc. 3 nella cartelletta A; teste __________, pag. 7 s.), una ripartizione
delle quote azionarie __________ tra __________, in ragione del 55,55%
(dicitura: __________) e __________, per il rimanente 44,45% (dicitura:
__________; doc. 1-3 cartelletta A; IF __________, pag. 22, ad 9 e pag. 16 s.
ad 6).
-
Sulla scorta dei preliminari di
vendita, il 23 novembre 1993 __________ vendeva a __________ le aree di sua
proprietà ubicate in zona __________ ad un prezzo di 6 miliardi di lire (doc.
6, 8, T) e il 22 dicembre 1993, __________ vendeva i predetti fondi, nonché le
opere già costruite e la progettazione esecutiva alla __________ (che
rappresentava __________; doc. 6, pag. 23, doc. 10 e Y, art. 2 in fine) per un
prezzo di 27 miliardi di lire. Sempre tra la __________ e __________ veniva in
essere, in data 22 dicembre 1993, un contratto di appalto relativo alla
costruzione del centro commerciale con una mercede per l’appaltatore pari a 24
miliardi di lire (doc. 11).
-
Considerato come alla fine del
1993 i fondi necessari per costituire __________ fossero stati prelevati
unicamente da conti intestati a _______________, il 31 marzo 1994 __________
effettuava un conguaglio con i conti di __________ per un importo di DM
1'028'008 per capitale e DM 23'809 per interessi (v. promemoria
28.2.1994/12.5.1995 di cui al doc. 4, cartelletta A; IF __________, pag. 17, ad
6). Tale conguaglio avveniva sulla scorta della ripartizione delle quote
societarie della __________ che __________, in base alle istruzioni di
, riteneva corrispondessero al 55,55% per __________ e al 44,45%
per(doc. 1-3 cartelletta A). Nel frattempo, l’operazione immobiliare
si è realizzata con un utile di circa 20 miliardi di lire (doc. 1 cartelletta
A).
-
Tra le parti è sorta una
controversia in merito alla titolarità delle azioni __________: __________
sostiene di essere detentore di una quota pari al 55,55%, mentre__________ne
rivendica la totalità. Con petizione 6 dicembre 1996 __________ postulava che
__________ venisse obbligato a restituirgli 227 azioni della __________, pari
alla sua quota del 55,55% nel capitale azionario della predetta società. Con
petizione 10 gennaio 1997,__________interveniva in via principale nella lite,
chiedendo che venisse accertata la sua integrale titolarità in punto alle
azioni della __________, postulando nel contempo la reiezione della petizione incoata
da __________ nei confronti di __________ e la restituzione di tutto il
pacchetto azionario __________.
Secondo
__________, in occasione della riunione del 4 ottobre 1993, egli solo avrebbe
dato mandato a __________ di costituire la __________, la quale avrebbe
acquistato fiduciariamente la __________ che a sua volta avrebbe effettuato
l’operazione immobiliare con __________. Per fare ciò, __________ avrebbe
appunto prelevato i fondi necessari dai conti di pertinenza __________.__________non
avrebbe più discusso dell’operazione con __________ e solo nel 1996 egli
sarebbe stato informato dal fiduciario luganese che una quota pari al 55,55%
dei fondi da lui investiti in __________ gli era stata rifusa mediante un
prelevamento dai conti di __________. __________ motivava il proprio agire
sostenendo di aver ricevuto istruzioni da __________, che egli riteneva agisse
a nome di entrambi__________e __________.
Infatti,
secondo __________ la costituzione di __________ sarebbe avvenuta per conto di
entrambi, la loro partecipazione paritaria essendo stata prevista fin
dall’inizio, e meglio già nell’ambito dell’incontro del 4 ottobre 1993 a
__________ (ritenuto come la suddivisione delle azioni __________ nel rapporto
44,45%/55,55% garantiva una assoluta parità di interessi tra le parti in
__________ poiché __________, tramite __________, disponeva anche del rimanente
10% delle azioni __________). Inoltre, tutta l’operazione era stata ideata e
avviata da __________, società proprietaria delle aree edificande e detenuta da
__________ e__________in ragione di metà ciascuno. __________ avrebbe attinto
dai fondi di pertinenza__________soltanto perché gli stessi erano gli unici in
quel momento disponibili (mentre i conti __________ erano vincolati). Infatti,
successivamente, __________ aveva poi provveduto al necessario conguaglio. A
mente di __________, __________ deteneva fiduciariamente il suo pacchetto
azionario relativo a __________ in forza delle procure doc. B e C (prodotte
dalla parte __________ nell’inc. OA.96.00853).
ha replicato che la presenza, peraltro non continuativa, di __________ alla
riunione del 4.10.1993 sarebbe da ricondurre unicamente al ruolo da questi
svolto quale dirigente della __________ (ma non come suo socio nell’operazione
immobiliare). Inoltre, il fatto che alla fine tutte le azioni di __________
sarebbero state cedute a __________ dimostrerebbe che tutta l’operazione era da
rincondurre a__________stesso. Infine, egli non avrebbe mai impartito
istruzioni – né a __________, né a __________ – nel senso di una
compartecipazione paritaria con __________ in __________. L’operazione sarebbe
stata effettuata nel solo interesse di __________ e quindi di__________stesso.
L’originaria interessenza di __________ sussisteva soltanto finché
nell’operazione era coinvolta __________, ma era poi venuta a cadere a seguito
della vendita dei fondi da parte di __________ a __________.
- Con l’accordo delle parti, le due
procedure sono state congiunte per l’espletamento della sola istruttoria. Con
giudizi 12 settembre 2001, il Pretore ha respinto la petizione di __________
nei confronti di __________ e ha invece accolto quella di intervento principale
presentata di __________, ordinando a __________ di consegnare a__________l’intero
pacchetto azionario della società lussemburghese. Il giudice di prima istanza
ha stabilito che l’intera operazione non era da ricondurre a __________, bensì
a __________, società detenuta interamente da __________. Anche le istruzioni
ricevute da __________ in merito alla ripartizione delle quote __________ tra
__________ e__________erano state impartite a __________ da __________ e non da
__________.
Con
l’allegato di appello, la parte __________ censura le valutazioni pretorili,
sostenendo che il giudice di prima istanza non ha valutato la portata giuridica
del mandato conferito da __________ a __________ quo alla rappresentazione e
alla gestione della sua quota del 55,55% in __________ (doc. B prodotto da
__________). Il Pretore avrebbe impostato la decisione in maniera
metodologicamente errata poiché avrebbe analizzato unicamente la fonte del
mandato conferito a __________ per costituire la __________, mentre avrebbe
dovuto partire dal negozio giuridico più recente, ovvero il mandato professionale
di cui sopra (doc. B) che costituirebbe la base per il riottenimento da parte
di __________ della propria quota di pacchetto azionario. Il Pretore avrebbe
inoltre ripartito in modo errato l’onere della prova in punto alle rispettive
pretese di __________ e__________sulle quote azionarie __________ (soprattutto
vista la conclusione secondo la quale, fallita la prova di __________,
automaticamente andava ammessa la titolarità di__________sull’intero pacchetto
azionario).
-
L’esito della petizione di __________
nei confronti di __________ dipende, evidentemente, da quello dell’azione di
intervento principale in lite proposta da__________e che porta a stabilire chi
sia il titolare delle azioni __________. Ciò avrebbe dovuto indurre il Pretore,
per migliore correttezza procedurale, a sospendere il primo giudizio oppure a
congiungere le due cause, non solo per l’istruttoria, ma per un’unica decisione
(art. 50 cpv. 3 CPC). Con giudizio odierno questa Camera ha respinto l’appello
di __________ confermando che l’intera titolarità del pacchetto azionario di
__________ compete a __________. Ne discende che, per quanto è della causa tra
__________ e __________, nessun diritto di consegna di parte delle azioni
compete all’attore. Per completezza, e vista l’impostazione data dal Pretore
con l’emanazione di due distinte sentenze, si riprendono di seguito le
argomentazioni per le quali i pretesi diritti di __________ non sono stati
riconosciuti.
-
Come pertinentemente evidenziato
dal Pretore, al fine di determinare la titolarità del pacchetto azionario
__________ è indispensabile stabilire se l’operazione immobiliare tra
__________ e__________è da ricondurre alla sola iniziativa di __________ –
soggetto economicamente facente capo al solo __________, circostanza mai contestata
da __________ – oppure se vi sono correlazioni con la precedente operazione tra
__________ e __________, rispettivamente se la società di diritto
lussemburghese __________ è stata costituita su mandato unico
di__________oppure congiuntamente con __________, procedendo altresì ad
analizzare le istruzioni impartite a tale proposito a __________. La tesi
dell’appellante secondo la quale il Pretore avrebbe dovuto utilizzare come base
per la valutazione giuridica della richiesta di restituzione del 55,55% delle
azioni __________ a __________ il “contratto di mandato professionale”
riportato dal doc. B non può essere seguita (appello, pag. 8 ss.). Innanzitutto
si rileva che __________ ha contestato la portata data da __________ al doc. B
in quanto esso rappresenterebbe una semplice procura stilata nel corso del 1995
che conterrebbe solo istruzioni a valere in caso di morte di __________ in
relazione a diritti patrimoniali relativi alla quota ideale di 55,55% in
__________ (duplica __________, ad 9, pag. 4 e 5; risposta __________, punto 9,
pag. 5). L’appellante non è stato in grado di concretizzare le sue
affermazioni, contestate sia da __________ sia da __________, in merito alla
portata obbligatoria del doc. B. Inoltre, se del caso, il doc. B esplicherebbe
effetti unicamente tra __________ e __________,__________non avendo partecipato
alla conclusione di tale “contratto di mandato professionale”. L’appellante
afferma inoltre che il doc. B rappresenterebbe un nuovo contratto che
sostituirebbe senza riserve il precedente. Neppure questa tesi può essere
seguita poiché__________non ha partecipato alla costituzione del doc. B e
quindi non vi sono coinvolte le stesse parti. In ogni caso, il doc. B non è
atto a fondare alcun rapporto di proprietà da parte di __________ quo al 55,55%
delle azioni __________.
Peraltro,
come si vedrà nei prossimi considerandi, la posizione di __________ è stata
sconfessata da numerosi altri fatti e risultanze. Per stabilire la titolarità
del pacchetto azionario __________ è quindi necessario analizzare globalmente
la fattispecie, ossia sondare origine e evoluzione della operazione immobiliare
in zona __________, nonché determinare il soggetto che ha conferito mandato a
__________ di costituire la società lussemburghese __________.
- L’appellante sostiene che
__________ avrebbe ricevuto mandato di costituire la __________ da entrambi
__________ e __________, i quali avrebbero segnalato al fiduciario luganese,
tramite il loro rappresentante __________, anche le loro quote di partecipazione
nella predetta società. Dall’istruttoria e dalle audizioni testimoniali è
invece emerso che la __________ è stata costituita da __________ il 28 ottobre
1993, dopo aver partecipato ai due incontri del 4 e del 21 ottobre 1993 durante
i quali era stato deciso il modus operandi nell’ambito dell’operazione
immobiliare.
Alla
riunione del 4.10.1993, __________ partecipò in modo discontinuo perché “aveva
altre questioni” (testi __________, 25.11.1997, pag. 11 e __________,
25.11.1997, pag. 7). A tale riunione parteciparono, oltre a __________,
__________, __________ e __________, quest’ultimo come esperto in materia
fiscale e responsabile dell’intera operazione commerciale. Al successivo
incontro del 21.10.1993 presero parte __________,__________e __________;
__________ invece non vi partecipò (teste , pag. 7). A seguito di
questo secondo incontro, __________ ha confermato di aver redatto – su
indicazione diretta di– il manoscritto di cui al doc. 2 (cartelletta
A; teste __________, pag. 7), dal quale non risulta alcuna ripartizione delle
azioni __________ tra__________e __________
Dalle
testimonianze e dai documenti agli atti si evince che in nessuno di questi due
incontri si parlò di interessi personali. Al contrario, il teste __________ ha
dichiarato che l’operazione avveniva “nell’interesse della __________. Non
avevo motivo di ritenere che vi fossero interessi di persone fisiche
nell’operazione. Qualora vi fossero state più persone coinvolte
nell’operazione, nell’ipotesi di eventuali conflitti di interesse avrei
consigliato la stipula di un contratto parasociale, ma come detto non percepivo
l’esistenza di un siffatto problema” (teste __________, pag. 11). Questa
circostanza è stata più volte ribadita da : “ mi fece presente
[nel
corso del 1996, ndr] che aveva una partecipazione personale in __________, evidentemente
tramite __________, cosa che mi meravigliava non avendo mai avvertito
l’esistenza di un conflitto di interesse tra due persone che ritenevo
espressione dello stesso soggetto economico. Fin dall’inizio ho visto nascere e
crescere l’operazione che ho sempre ritenuto essere della __________”. Lo
stesso teste ha concluso che se gli fosse stata nota la partecipazione di
__________ a __________ avrebbe “evidentemente consigliato di procedere
diversamente” (un contratto parasociale non è mai stato stipulato; teste
__________, pag. 14 s.).
Ne
discende che neppure con l’esperto chiamato a valutare l’intera operazione non
è mai stato discusso di partecipazioni personali. Infatti, unica beneficiaria
dell’operazione era __________ (testi __________, pag. 7, __________, pag. 11,
12 e 14: “Per quanto riguarda l’acquisto di __________ consigliai sin
dall’inizio di farne acquistare una parte dalla __________, la quale avrebbe
poi potuto acquisire gli utili dell’operazione acquistando il 90% delle azioni
della lussemburghese e incorporando così la __________”). Tra l’altro,
l’incarico a __________ era stato conferito da __________ (e non da __________
o da __________), alla quale egli aveva poi fatturato le sue prestazioni (teste
__________, pag. 11 e 12. Anche a __________ il mandato era stato conferito da
__________: teste __________, pag. 7).
I
testi __________ e __________ hanno inoltre dichiarato che __________ aveva partecipato
alla riunione del 4.10.1993, peraltro in modo discontinuo, quale rappresentante
di __________ (testi __________, pag. 11 s., __________, pag. 8; v. anche teste
__________, 10.2.1998, pag. 2 e IF __________, pag. 18 ad 9.3). Infatti,
__________ discuteva con__________le strategie dell’operazione, mentre con
__________ le “questioni operative, di carattere amministrativo e fiscale in
quanto dirigente di __________” (teste __________, pag. 12 in fine). Ne
discende quindi che __________, in tutte le discussioni avute con __________,
non ha mai comunicato a quest’ultimo di avere una partecipazione personale in
__________ (teste __________, pag. 14). Non vi sono pertanto motivi per
accogliere la censura dell’appellante quando afferma che le valutazioni e le
conclusioni di un esperto quale __________ sono mere “impressioni” e non hanno
quindi rilevanza probatoria.
Di
conseguenza si può concludere, come legittimamente rilevato dal primo giudice,
che __________ non era un soggetto economicamente indipendente, bensì faceva
parte del gruppo __________, e quindi da ricondurre a __________. __________
infatti era stata inserita nell’operazione a scopi meramente fiscali – ossia
per evitare a __________ di pagare il plusvalore degli utili immobiliari.
Infatti __________ avrebbe poi acquisito gli utili dell’intera operazione
acquistando il 90% delle azioni della __________ e incorporando di riflesso la
stessa __________ (testi __________, pag. 11 e , pag. 7). Anche il
teste __________ ha affermato che per lui __________ era una azienda che faceva
parte del gruppo aziendale dell’arch.(teste __________, pag. 4 e 5: “Dò
per scontato che la __________ è un’azienda facente parte del gruppo e ciò
sulla scorta delle informazioni che avevo avuto parlando con__________e con
__________ e altri all’interno dell’azienda”).
Solo
in data 9.11.1993, dopo l’avvenuta costituzione di __________, __________
trasmetteva a __________ ulteriori informazioni, dalle quali spiccavano le due
quote azionarie in __________ pari al 55,55% per __________ e al 45,45% per
__________.
Dall’istruttoria
è emerso che il manoscritto del 9.11.1993 (doc. 3 cartelletta A) è stato
redatto da __________ su istruzioni esclusive di __________, rispettivamente,
in parte, è stato allestito dallo stesso __________ (teste __________, pag. 9;
IF __________, pag. 19, ad 11.1).__________non ha partecipato alla redazione di
tale documento e non era a conoscenza delle istruzioni date da __________ a
__________, trasmesse poi a __________, circa la suddivisione delle azioni
__________.
ha dichiarato: “Le due parti vengono fuori il 9.11.1993, data in cui però avevo
già vincolato i fondi __________. Per questo motivo ho continuato ad attingere
ai fondi __________. In un primo momento non avevo quindi motivo di attingere
ai fondi __________, successivamente non potevo più farlo” (IF __________, pag.
17, ad 6; per costituire __________ __________ ha attinto il capitale
necessario unicamente da conti di pertinenza __________: DM 500'600.-- valuta
25.10.1993; doc. 4 edizione documenti __________).
Ne
consegue, ancora una volta, che prima di quella data non era stata stabilita
alcuna partecipazione, tantomeno di __________, all’operazione (v. doc. 1-3
cartelletta A).
- Anche il teste __________, il quale
era stato consulente e rappresentante per__________nell’operazione immobiliare,
ha sottolineato di aver trattato, nell’arco di circa tre anni, sempre e solo
con l’architetto __________, come persona fisica. Soltanto al momento di formalizzare
l’operazione la__________trattò con __________ (v. teste __________, pag. 16).
Il
teste __________, dal 1993 amministratore di __________, ha evidenziato
che__________era l’ideatore dell’operazione, mentre con __________ aveva
contatti poiché rappresentante di più alto grado della __________ e inoltre
“fino al 9.7.1996 non ho mai avuto motivo di ritenere che le persone con le
quali trattavo avessero un interesse personale nell’operazione” (teste
__________, pag. 2). Di transenna si segnala che __________ ha testimoniato che
il 19 novembre 1997 __________ gli aveva chiesto se si ricordava che lui era
socio di __________, ma __________ aveva risposto che non glielo aveva mai
detto (teste __________, pag. 4).
Abbondanzialmente
si rileva che la dicitura “clienti” sul promemoria di cui al doc. 1(cartelletta
A) stava a indicare “che alla riunione hanno partecipato anche dei clienti,
ritenuto che clienti è inteso in senso neutro, non singolare o plurale” (IF
__________, pag. 14, ad 1). Da tale dicitura non è quindi possibile, come
invece pretende l’appellante, dedurre una partecipazione personale di
__________ al mandato di costituire la __________. __________ afferma invece
che il mandato di costituire __________ gli era stato conferito dopo la
riunione del 4.10.1993 (IF __________, pag. 20, ad 2: “Vista l’urgenza ho agito
immediatamente, senza avere un mandato formale scritto. Ero infatti
nell’ufficio di un cliente [singolare, ndr], con la presenza di due professionisti affermati, __________ e
__________ [che avevano ricevuto mandato da __________, ndr] e la situazione
imponeva di agire con urgenza”). L’istruttoria non ha permesso di stabilire che
a __________ fosse stato conferito un mandato congiunto da parte di__________e
__________, rispettivamente che fin dall’inizio __________ dovesse prevedere
una ripartizione delle azioni __________ tra i__________e __________.
- Come giustamente rilevato dal
Pretore, la convinzione di __________ di agire per entrambi__________e
__________, rispettivamente che quest’ultimo avesse una partecipazione in
__________ pari al 55,55%, è emersa successivamente, e meglio il 9 novembre
1993 in base alle comunicazioni di __________ (doc. 3 cartelletta A; teste
__________, pag. 7). La partecipazione personale di __________ in __________ in
ragione del 55,55% è stata comunicata a __________ dallo stesso __________ (e
non da __________, rispettivamente non congiuntamente a __________; teste
__________, pag. 7, 8 e 9). __________ ha a sua volta comunicato tale
circostanza a __________, il quale ha ritenuto che __________ agisse a nome di
entrambi__________e __________ (IF __________, pag. 18, ad 9.3).
non ha mai verificato di persona, come del resto neppure lo stesso ,
questa circostanza con(teste __________, pag. 7, 8 e 9; IF
__________, pag. 18, ad 9.2). __________ ha addirittura pensato che “in questo
caso”, oltre che rappresentare __________, __________ agisse anche per sé
stesso. Inoltre afferma __________: “da quanto mi diceva il dottor __________
mi sembrava che l’arch.__________fosse edotto della situazione, ritenuto che io
non ho verificato la situazione” (teste __________, pag. 8).
Di
conseguenza, __________ ha provveduto ad effettuare i conguagli tra i
conti__________e __________ per rapporto alle quote __________ che egli
riteneva fossero – in base alle dichiarazioni di __________ – del 55,55% per
__________ e del 44,45% per__________(IF __________, pag. 15 ad 3.3 e pag. 16
ad 6).
Dall’istruttoria
emerge però che fino alla primavera del 1996__________non è mai stato informato
della pretesa partecipazione personale di __________ in __________ (teste
__________, pag. 8; IF __________, pag. 18, ad 9.3). Quindi, quando __________
parlò per la prima volta di questo fatto a__________questi si mostrò sorpreso
“riservandosi di avere ulteriori precisazioni e rendiconti anche con
__________” (IF __________, pag. 21, ad 5).
- L’appellante fonda la propria
partecipazione paritaria principalmente sul fatto che egli era socio in
__________ in ragione del 50% e che la stessa società era la fonte
dell’operazione immobiliare. Invece, come correttamente rilevato dal Pretore,
l’operazione venuta in essere tra __________ e__________era del tutto diversa
rispetto a quanto previsto inizialmente tra __________ e __________.
Dall’istruttoria
è emerso infatti che gli studi delle varianti pianificatorie riguardanti
accessi e svincoli del centro commerciale in ossequio alle nuove direttive pianificatorie
imposte dal Comune di __________ erano stati eseguiti da__________(v. teste
__________, pag. 16). Questo fatto è stato ammesso anche dalla parte __________
che ha però sostenuto che tali studi non implicavano una mole di lavoro
rilevante (appello, pag. 31, ad 32.16.8). Le modifiche al progetto elaborate
da__________tramite __________ hanno permesso, fatto anche questo ammesso da
__________, l’ottenimento della licenza edilizia e la realizzazione dell’intera
operazione immobilare (IF __________, ad 8.3 e 8.4, pag. 9; teste __________,
pag. 16). Tra l’altro, lo stesso__________partecipò anche a vari incontri con
le autorità (doc. P).
Le
notevoli differenze tra i progetti del 1989 e del 1993 emergono dal doc. S
(foglio 3):__________ha infatti apportato modifiche rilevanti non solo in
merito alle problematiche viarie, ma anche alle superfici sfruttabili, alle
volumetrie di tutti i piani e al numero di parcheggi (per le due ultime voci si
rileva quasi un raddoppio dei valori). Tra l’altro, i dati riportati dal doc. S
coincidono con quanto riportato dal doc. 6 prodotto da __________.
A
questo proposito si richiama anche la deposizione del teste __________, il
quale ha dichiarato che il nuovo progetto avallato dalle autorità era stato
allestito da__________e che l’iter “dell’operazione è stato tortuoso ed è
durato circa 3 anni durante i quali sono state apportate innumerevoli modifiche
ai progetti, dettate da problemi di carattere viario nonché da problemi
della__________medesima, e non da ultimo per questioni relative alla pubblica
amministrazione. Durante tutto l’iter ho sempre trattato con l’arch.
__________. Con il dottor __________ ho avuto contatti solo quando si è
trattato di formalizzare l’operazione mettendola su carta … L’arch.__________studiò
quindi lo svincolo, di cui è poi stata realizzata solo una bretella, studio che
ha ottenuto l’approvazione dell’autorità pubblica, e che ha permesso alla fine,
risolto il problema della viabilità, l’autorizzazione per la costruzione del
centro commerciale, premessa per la conclusione del contratto” (teste
__________, pag. 16 e 17). D’altro canto, il teste __________, che si è
occupato della vicenda / quando era emersa la nuova
impostazione dei piani da parte del comune, ha affermato che il progetto di
__________ non poteva essere comunque accolto perché contrario alle nuove
direttive pianificatorie (teste __________, pag. 5 e 6).
Ne
discende che__________non si è limitato, come asserisce l'appellante, a
progettare “una semplice bretella” e a seguire “pedissequamente le linee
generali di costruzione di ogni complesso realizzato da o per __________”
(appello, pag. 31), ma ha concepito un nuovo progetto completamente diverso da
quello previsto inizialmente da __________. Questo nuovo progetto ha
rappresentato la base per la realizzazione dell’immobile e dell’intera
operazione commerciale ideata da__________e __________. Non può quindi essere
riconosciuta la posizione dell’appellante quando afferma che __________,
tramite __________, ha comunque ricevuto un lucroso appalto del valore di 23/25
miliardi di lire e che in tal modo__________sarebbe stato “ampiamente
ripagato" per i suoi ulteriori lavori pianificatori della zona (appello,
pag. 31, pto 32.12.8).
- Un altro elemento che porta a
negare una correlazione tra quanto svolto da __________ e l’operazione commerciale
e immobiliare venuta in essere attorno a __________ è il fatto che il 23
novembre 1993, sulla scorta dei preliminari di vendita del luglio 1993,
__________ aveva venduto i terreni in zona __________ a __________ per un
prezzo di 6 miliardi di lire (doc. 6, 8, T). In tal modo a __________ era
definitivamente subentrata __________, la quale aveva poi venduto i fondi alla
__________ (doc. 6, 10, Y; tra l’altro, il precedente accordo venuto in essere
il 22 maggio 1990 tra __________ e__________era stato annullato: doc. V, 7 e
3).
L’appellante
è malvenuto quando afferma che il prezzo di 6 miliardi non corrispondeva
all’effettivo valore dell’area da edificare e che con il negozio giuridico del
novembre 1993 la __________ non veniva tacitata.
In
primo luogo __________, in qualità di sindaco di __________ ha dichiarato che
il valore ottenuto dalla vendita delle aree in zona __________ a __________ per
6 miliardi di lire era soddisfacente “considerato che l’alea della controversia
è stata posta a carico dell’acquirente” e nonostante l’avverarsi di una
congiuntura estremamente negativa che aveva “contemporaneamente interessato
tutti i comparti dell’industria” (verbale 21.5.1994 al bilancio 31.12.1993:
doc. Z; doc. AA).
In
secondo luogo, dall’istruttoria non è emerso che il valore del terreno in zona
__________ fosse di 27 miliardi di lire (che già non avrebbe senso per rapporto
ai costi preventivati per l’edificazione dell’immobile pari a 24 miliardi di
lire).
Dagli
atti si rileva che il prezzo complessivo della compravendita tra __________
e__________è stato di 51 miliardi di lire. Il teste __________ ha dichiarato
che le parti non avevano effettuato una distinzione tra il valore del terreno e
il valore dell’immobile (teste __________, pag. 17). Il predetto teste ha
d’altro canto indicato come per principio il valore del terreno non doveva
avere un’incidenza maggiore del 20% sul prezzo complessivo (teste __________,
pag. 17 e 18). Di conseguenza, come asserito nel verbale di cui al doc. Z dal
sindaco di __________ __________, il prezzo di 6 miliardi di lire è senz’altro
“soddisfacente”.
In
ogni caso, __________ non avrebbe potuto portare in avanti le modifiche
progettuali eseguite da__________tramite la sua società __________ poiché non
disponeva né di una struttura organizzativa, né di dipendenti (IF __________,
pag. 11, ad 10). Infatti tutti gli studi pianificatori sono stati eseguiti da
__________ anche perché __________ si limitava all’attività di compravendita
immobiliare.
Infine,
si osserva che, al contrario di quanto pretende l’appellante, quando venne
discussa la strategia da adottare nell’intera operazione immobiliare, vale a
dire nell’ottobre 1993, __________ aveva già promesso in vendita a __________
le aree in zona __________ (13.7.1993; doc. T e 7, pag. 2 lett. e) e il 15
luglio 1993, anche __________ e__________avevano provveduto a stipulare un
contratto preliminare di compravendita del complesso commerciale (doc. U, 6,
7).
Alla
luce di quanto esposto si deve concludere che __________, rispettivamente
__________, erano stati integralmente tacitati per mezzo della vendita dei
fondi a __________. D’altronde l’appellante ha ammesso tale circostanza, ovvero
che __________ “dal 1993 aveva cessato di avere un legame con l’operazione
__________” (appello, pag. 23, 32.15.12).
- Dall’istruttoria è altresì emerso
che il contratto d’appalto di cui al doc. 5 è stato redatto successivamente
alla data indicata (13 luglio 1993) ed è stato sottoscritto per __________
dall’architetto Roberto __________. L’iniziativa di redigere il predetto
contratto è da ricondurre a __________, il quale chiese a __________ di
sottoscriverlo imitando la firma di __________ (doc. CC, doc. SS, pag. 1 e 2;
testi __________, 25.11.1997, pag. 2 e __________, pag. 4). __________ ha
confermato tale circostanza nell’ambito della sua audizione testimoniale e nel
suo allegato 19 ottobre 1998 al Ministero pubblico (doc. NN; v. teste
__________ e IF __________). Dai doc. DD ed EE si rileva che il contratto di
appalto, datato 13 luglio 1993, è stato creato il 15 settembre 1993 indicando
un importo di appalto di 23 miliardi di lire, ed è poi stato modificato 16
novembre 1993 con un importo di appalto di 20 miliardi di lire (v. doc. FF e
OO; testi __________, 25.11.1997, pag. 2, __________, pag. 4 e Casaro, pag. 6).
Si rileva che le risultanze istruttorie sono in netto contrasto con quanto
affermato da __________ negli allegati scritti in merito al prezzo e alle
circostanze dell’allestimento del contratto di cui al doc. 5 (risposta
20.3.1997, pag. 6 e 7; duplica, pag. 11 e 12).
Dalle
testimonianze __________ e __________ si rileva che anche in questo caso
__________ non era stato informato di tale contratto (testi __________, pag. 3
e , pag. 4). __________ ha inoltre dichiarato: “Mi ricordo che il
secondo () si opponeva che __________ versasse a __________ delle
somme di denaro sostenendo che il corrispettivo previsto dal contratto
d’appalto già era stato interamente versato. L’arch. __________ sosteneva che
non c’era contratto d’appalto. Il dottor __________ chiamò allora la signora
__________ … e le fece portare il contratto. L’arch. __________ disse di non
averlo firmato e lo buttò sul tavolo” (teste __________, pag. 8).
Come
giustamente evidenziato dal Pretore, visto che alla fine di tutta l’operazione
commerciale __________ avrebbe dovuto acquistare il 90% delle azioni __________
tramite __________, una parte dell’utile ricavato da __________ (e quindi da
__________) sarebbe rientrata appunto in __________. È chiaro che __________,
qualora avesse detenuto una parte del pacchetto azionario di __________ avrebbe
beneficiato di questo utile in ragione del 55,55%. __________ allestì il
contratto di appalto tra __________ e __________ e lo fece firmare da
__________ imitando la firma di __________, provvedendo però a diminuire la
mercede a favore di __________ da 23 a 20 milioni. In questo modo l’utile di
__________ era maggiore e di riflesso anche il valore della partecipazione di
__________ in __________ tramite __________ aumentava.
-
Al contrario di quanto preteso
dall’appellante, si osserva altresì che la suddivisione del pacchetto azionario
in ragione del 55,55% per __________ e del 44,45% per __________ non garantisce
una partecipazione paritetica dei due soggetti in seno a __________. Infatti,
in tal modo, __________ avrebbe controllato __________ quale azionista di
maggioranza e a sua volta __________ avrebbe controllato, quale detentrice del
90% delle azioni – contro il 10% di __________ – anche __________. È chiaro che
questo non rientrava né nelle intenzioni di __________ né in quelle di
. __________ ha infatti dichiarato che seguendo la tesi di __________
sarebbe emersa una posizione maggioritaria del detentore del 55,55% poiché “se
una parte detenesse la maggioranza delle azioni della società lussemburghese,
controllerebbe automaticamente la società italiana partecipata [, ndr] e questo fatto
non potrebbe essere riequilibrato tramite la società fiduciaria italiana che
deteneva il rimanente 10% [di __________, ossia __________, ndr] ” (IF __________, pag. 21,
ad 5).
-
L’appellante sostiene inoltre, a
torto, che il Pretore non avrebbe valutato correttamente le testimonianze
__________, __________ e __________. Per quanto concerne la testimonianza di
__________ si rileva che la stessa non è esattamente situabile nel tempo, è
imprecisa poiché non riporta il tipo di operazione che egli in qualità di
mandatario avrebbe dovuto svolgere (in particolare non si parla di alcuna
variante con una società sanmarinese). In ogni caso, lo stesso __________
avrebbe distrutto ogni documentazione relativa al predetto mandato su
indicazione di __________ – ma non di __________ (teste __________, 7.4.1998,
pag. 1). __________ inoltre ha contestato di aver rilasciato un mandato
fiduciario a favore di Servizio Italia e la stessa società ha attestato che
nella propria documentazione non risultano mandati fiduciari a nome di
__________ (doc. LL e MM). Non è quindi provata l’asserita partecipazione da
parte di __________ alla valutazione di altre vie percorribili (come la
costituzione di una società sanmarinese) che secondo l’appellante proverebbe un
suo interesse personale nell’operazione commerciale e quindi in . Per
quanto concerne il teste __________ si rileva che egli aveva ricevuto mandato
di patrocinio da __________ e __________ quali soci __________ nella vertenza
avuta nel 1992 con(doc. 4, O; v. testi __________, pag. 16 e
__________, pag. 5). Ne discende che egli nulla poteva dire su fatti percepiti
in prima persona su __________. Infine, pure la testimonianza __________ non ha
portata probatoria poiché questi ha affermato che fino al 1996 non aveva
sentito parlare di __________ (teste __________, pag. 7). Lo stesso teste non
ha quindi riportato fatti percepiti personalmente e quindi la sua testimonianza
è inconferente (Cocchi/Trezzini,
CPC massimato e commentato, Lugano 2000, n. 1 e 2 ad art. 237 CPC). Di
conseguenza il Pretore ha valutato correttamente la portata delle predette
audizioni testimoniali.
Alla
luce di quanto esposto, le tesi di __________ non trovano seguito e pertanto la
pretesa di restituzione del 55,55% delle azioni di __________ risulta
infondata. L’appello deve essere respinto e la decisione del Pretore
confermata. Spese e ripetibili seguono la soccombenza.
Per i quali motivi
pronuncia: 1. L’appello
2 ottobre 2001 di __________ è respinto.
- Le spese
della procedura di appello consistenti in:
a) tassa
di giustizia fr. 1’400.--
b) spese fr.
100.--
totale fr.
1’500.--
sono
poste a carico dell’appellante, con l’obbligo di rifondere alla parte appellata
la somma di fr. 1'000.-- a titolo di ripetibili.
- Intimazione:
Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1.
Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello
Il
presidente La
segretaria
Ultimo aggiornamento: 02.07.2026
|
Informazioni legali |
Requisiti minimi |
Contatta il webmaster