AIUTO
RICERCA
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Numero d'incarto:
14.1999.00081
Data decisione, Autorità:
10.04.2000, CEF
Incarto n.
14.1999.00081
Lugano
10 aprile
2000/CJ/fc/fb
In nome
della Repubblica e Cantone
del Ticino
La Camera
di esecuzione e fallimenti
del Tribunale d'appello
composta dei giudici:
Cometta,
presidente
Pellegrini e Zali
segretaria:
Baur Martinelli,
vicecancelliera
statuendo nella causa a procedura sommaria
di cui all’inc.__________ della Pretura di Lugano a dipendenza dell'istanza di
sequestro del 13 aprile 1999 di
e dell'opposizione formulata il 3 maggio
1999 da
al decreto di sequestro 14 aprile 1999
emanato dal Pretore di Lugano,
opposizione accolta dallo stesso Pretore,
che con decisione 9 agosto 1999 ha cosi statuito:
“1. L’opposizione
3/4 maggio 1999 __________, è ammessa:
§
di conseguenza il sequestro no __________ di cui al decreto di sequestro 14
aprile 1999 di questa Pretura è annullato.
-
La
tassa di giustizia in fr. 1’000.--, da anticipare dalla parte
istante/opponente, è posta a carico della controparte, la quale rifonderà
all'opponente fr. 9'000.-- a titolo di indennità.
-
omissis.”
decisione impugnata da __________, che con
appello 20 agosto 1999 chiede venga giudicato:
“1. Il
ricorso è accolto.
§ La decisione della
Pretura del Distretto di Lugano sezione 5 (inc. __________) è annullata.
-
È confermato il sequestro
no. __________
-
Protestate
spese e ripetibili.
Viste le osservazioni 27 settembre 1999
__________.
Ritenuto
in fatto: A. Con istanza del 13 aprile 1999,
__________, domiciliata in __________, ha richiesto nei confronti di __________
__________, società con sede a __________, nonché contro la società __________
e l'ing. __________, quali condebitori solidali, il sequestro ex art. 271 cpv.1
n. 4 LEF presso le banche __________, tutte a __________, di tutti gli averi
patrimoniali di qualsivoglia natura e sotto qualsivoglia forma di cui i pretesi
condebitori fossero titolari, contitolari, procuratori o aventi diritto
economico, fino a concorrenza di un credito di Fr. 2'728'620.-- oltre interessi
al 5% dal 10 aprile 1997.
L'istante
allega essere beneficiaria esclusiva del __________, progettato e costituito
dalla società __________ e per essa dall'ing. __________, su mandato
dell'istante, la quale diede pure mandato ad __________ di fungere da "settlor",
ossia conferente dei beni messi a disposizione del trust dall'istante stessa,
tra i quali in particolare il capitale sociale della società __________, con
sede alle __________. Quale "trustee", ossia amministratore del trust
e proprietario ‑ fiduciario a detta dell'istante ‑ dei beni messi a
disposizione, fu designata __________. Al termine di un'operazione di "sicurizzazione",
organizzata da __________ consistente nella creazione di diverse società con
sede in __________ finanziate direttamente o indirettamente dall'istante e
nella vendita successiva di parte delle azioni di queste società __________, il
valore complessivo dei beni del trust ammontava, secondo l'istante, a Lit. 27,7
Mia. Il 16 luglio 1997 (recte 14 luglio 1997, v. doc. U), __________ e la
società __________ società a detta dell'istante pure controllata da __________,
firmarono un contratto di pegno ("pledge") destinato a garantire un
mutuo ("loan") concesso da , che ammontava originariamente
a Lit. 2'336'888'000 (recte 2'336'880.000, v. doc. U). La garanzia consisteva
in particolare in titoli di __________ e beni controllati attraverso le società
"partecipate" ‑ cioè di cui quest'ultima era azionista ‑
(complessivamente stimati, "prudenzialmente", in almeno Lit. 27,7
Mia), in diverse cambiali (pagherò e assegni), nonché in un impegno da parte
dell'istante di farsi carico personalmente del debito. Le clausole del
contratto di pegno stabilivano inoltre che le pretese garantite dal pegno si
estendevano, fra l'altro, a tutti gli indebitamenti, le passività o le
obbligazioni dovute dalla mutuataria ad altri, che la mutuante potesse aver
ottenuto tramite acquisto, negoziazione, sconto, assegnazione o altrimenti.
Fondandosi sulla cessione a __________ / di crediti di __________
contro __________ che avrebbe fatto lievitare i crediti garantiti dal pegno a Sfr.
3,6 mio, l'ing. __________ avrebbe ottenuto dall'istante la sottoscrizione, in
particolare, di tutta una serie di dichiarazioni di manleva e cambiali (promissory
notes) per un importo di Sfr. 3,63 mio.
Oltre
che far valere, senza però sostanziarle giuridicamente, pretese risarcitorie
per atto illecito ai sensi degli art. 41 ss. CO contro i tre pretesi
condebitori, l'istante afferma di aver subito un danno contrattuale derivante,
per quel che concerne l'ing. __________, dalla cattiva esecuzione del suo
mandato di fatto quale consulente, e per quel che concerne le altre due
convenute, dalla violazione del rapporto fiduciario che le legavano
all'istante. __________, l'istante rimprovera di essersi resa colpevole di un
"breach of trust", ossia di aver violato i suoi obblighi legali in
materia di trust, infrangendo il divieto di contrarre negozi giuridici relativi
a beni del trust con sé stessa o con entità giuridiche ad essa riconducibili.
Ella ritiene in effetti che __________, controllata da __________, non poteva
contrarre validamente con __________, dato che sia quest'ultima che __________
sarebbero controllate da __________.
L'istante
stima il suo danno equivalente al controvalore dei titoli conferiti al trust al
momento della sua costituzione, ossia $US 1'860'000, pari a fr. 2'728'620.--,
al cambio di 1,4670 del 10 aprile 1997.
B. Il 14 aprile 1999, il Pretore di Lugano ha ordinato il sequestro
come richiesto da __________ e imposto a quest'ultima di prestare una garanzia
bancaria, o un altro titolo equivalente, di fr. 200'000.--, ciò che è stato
fatto in data 11 maggio 1999.
C. Con
atto 3 maggio 1999, __________ ha formulato opposizione al sequestro, con
protesta di tasse, spese e indennità, contestando sia la verosimiglianza della
causa del credito, il suo ammontare (inesistenza di un danno) e la sua
esigibilità (prescrizione di un eventuale pretesa risarcitoria ex art. 41 CO),
che l'esistenza di un legame sufficiente della pretesa con la Svizzera ai sensi
dell'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF. L'opponente
ha altresì contestato di essere proprietaria dei beni sequestrati nei suoi
confronti presso la __________.
nega l'esistenza di un credito di __________ nei suoi confronti, sia
contrattuale che da atto illecito, perché, dal punto di vista contrattuale:
· non esiste
nessun mandato o altro negozio giuridico tra __________ e la sequestrante;
· l'istante non
ha dimostrato essere beneficiaria esclusiva del trust al momento dell'inoltro
dell'istanza né è proprietaria dei titoli dati in pegno;
· il __________ è
di tipo "irrevocabile e discrezionale" e esclude pertanto la
restituzione dei beni al "settlor" economico;
· sia secondo lo
statuto del __________ che secondo la legge __________, il patrimonio dei trustees
non è disponibile per chi agisce contro il trust;
· __________,
assistita da diversi avvocati, ha sottoscritto tutta la documentazione intesa a
far ottenere a __________ un credito da __________
· __________ non
è intervenuta nella conclusione del mutuo né del contratto di pegno;
D'altronde,
nemmeno un credito da atto illecito sarebbe ipotizzabile, visto il decreto di
non luogo a procedere emanato il 27 novembre 1998 dal Procuratore Pubblico
__________ e confermato definitivamente dal Tribunale federale in una sentenza
del 26 marzo 1999; del resto, un'eventuale azione di risarcimento danni sarebbe
prescritta, il contratto di pegno ("pledge agreement") essendo stato
sottoscritto e ratificato dall'istante il 14 luglio 1997.
osserva inoltre che il __________ si compone ancora attualmente di tutti i
propri attivi, di modo che non vi è un danno.
L'opponente
contesta altresì l'esistenza di un legame sufficiente con il territorio
svizzero, l'amministrazione del __________ essendo stata fatta fuori dalla
Svizzera e tutta la redazione della documentazione non essendo avvenuta in
Svizzera.
Infine,
__________ si oppone al sequestro dei conti presso la __________ che sono di
pertinenza del __________ di cui __________ è pure trustee.
D. All’udienza
di discussione 17 giugno 1999, __________ ha confermato la sua opposizione al
sequestro. __________ ha prodotto diversi documenti (da BG a BQ) nonché un
allegato di risposta, nel quale ha esposto, in particolare, che la __________
era l'unico trustee del __________, il rapporto con la ditta __________
__________, altro trustee previsto dallo statuto del __________, non essendo
mai divenuto operante, e che l'autorità penale non si era pronunciata sulle pretese
civili della sequestrante ma aveva solo rinviato le parti alla sede civile.
__________ ha pure contestato la prescrizione dell'azione delittuale nonché
l'inesistenza del legame sufficiente con la Svizzera, facendo valere che tutti
i contratti in questione erano stati sottoscritti a Lugano. Da parte sua,
l'opponente ha contestato la risposta e prodotto un memoriale scritto di
replica che riassume le sue tesi, mentre in duplica l'istante si è riconfermata
nei suoi allegati precedenti.
E. Con
decisione 9 agosto 1999 il Pretore ha accolto l’opposizione di __________ e
annullato il sequestro 14 aprile 1999, caricando la tassa di giustizia in fr.
1'000.-- alla sequestrante, con l'obbligo per quest'ultima di rifondere alla
controparte Fr. 9’000.-- a titolo di indennità. In sostanza il Pretore ha
ritenuto che il credito non fosse stato sufficientemente reso verosimile, non
risultando dalla copiosa documentazione prodotta l'esistenza di un qualsiasi
rapporto contrattuale tra l'istante e l'opponente. Egli ha osservato che
l'istante, quand'anche risultasse essere l'unica beneficiaria del trust, era
estranea al rapporto giuridico tra __________, quale trustee, e il __________,
e che comunque quest'ultimo, essendo di tipo "irrevocabile e
discrezionale" vietava la restituzione dei beni al settlor economico. Il
giudice di prime cure ha parimenti negato l'esistenza di un qualsiasi credito,
dato che tutti gli atti giuridici di costituzione del trust, di realizzazione
del progetto di "sicurizzazione" e pure la conclusione del mutuo
sarebbero stati discussi, progettati e dunque approvati da __________. Un
eventuale credito ex art. 41 CO sarebbe del resto prescritto, il mutuo essendo
stato sottoscritto il 20 luglio 1997 e l'istante non avendo prodotto la prova
di atti interruttivi di prescrizione.
Il
Pretore non ha pertanto ritenuto la tesi della sequestrante plausibile, l'esame
approfondito e puntuale della documentazione prodotta inducendola piuttosto a
credere che l'istante facesse capo alla procedura di sequestro per rientrare in
possesso di beni volontariamente e irrevocabilmente conferiti al __________,
per mezzo di una costruzione giuridica il cui principale scopo sarebbe quello
di sottrarre ad eventuali creditori i beni del debitore.
Quanto
alla causa di sequestro invocata, il Pretore ha giudicato che la sottoscrizione
dei contratti in Svizzera non costituisse un legame sufficiente con il nostro
paese, non risultando peraltro dagli atti che parte dell'amministrazione del
__________ fosse avvenuta a Lugano.
F. Con
appello 20 agosto 1999 __________ postula l’annullamento del giudizio di prima
istanza e la conferma del sequestro, con protesta di spese e ripetibili.
L’appellante rimprovera al giudice di prime cure di non aver applicato il
diritto , che secondo i documenti da lei prodotti, riconoscerebbe ai
beneficiari di un trust, di fronte all'evenienza di dover assistere alla
dispersione dei beni in realtà destinati ad assicurare le prestazioni a loro
destinate, la prerogativa di agire in giudizio contro i trustees. Osserva
inoltre come pure dal punto di visto del diritto svizzero i beneficiari non
sono senza ricorso, i trustees essendo da parificare a fiduciari. L'appellante
insorge poi contro l'affermazione che ella avrebbe sottoscritto tutti i
contratti in piena conoscenza di causa, facendo notare che il progetto di
"sicurizzazione" non prevedeva i contratti di mutuo (loan) e di pegno
(pledge). Infine, oltre ad altre doglianze di cui si dirà se del caso in
seguito riafferma l'esistenza di un legame sufficiente con la
Svizzera, allestendo una lista di cinque circostanze legate al territorio
nazionale.
G. Con osservazioni 27 settembre 1999, __________ postula la
reiezione del gravame, confermando quanto già espresso in prima sede, rilevando
in particolare ‑ in merito all'applicazione del diritto __________ che il
parere del legale bahamense prodotto dall'appellante si basa sull'ipotesi di
frode, che è poi stata respinta in sede penale, e che il trasferimento dei beni
al trust avviene in modo reale e non fiduciario. Quanto ai contratti di mutuo e
di pegno, osserva che l'intera operazione è stata approvata preventivamente
dall'appellante con lettera 16 luglio 1997 ai trustees e che l'art. 12 dello
Statuto esonera questi ultimi dall'obbligo di seguire e/o
"monitorare" la gestione di società partecipate. Infine, __________
ribadisce l'assenza di legame sufficiente con la Svizzera, i contratti firmati
a Lugano essendo stati, prima della firma, letti e controllati all'estero, poi,
dopo la firma, inviati e registrati all'estero.
Considerando
in diritto:
- Questioni
procedurali
1.1. Per crediti non garantiti da pegno il creditore può chiedere il
sequestro di beni del debitore, quando sia data una causa di sequestro (cfr.
art. 271 cpv. 1 n.1 a 5 LEF). Nel Cantone Ticino per valori superiori a Fr.
2’000.-- competente per la concessione del sequestro è il Pretore del luogo in
cui si trovano i beni da sequestrare indicati dal creditore (art. 14 cpv. 1 e
16 cpv. 3 LALEF, art. 5 cpv. 1 LOG). La procedura, di natura sommaria (art. 25
n.2 lett. a LEF), è retta dall’art. 19 LALEF che non prevede il
contraddittorio.
1.2. Prima
di concedere il sequestro il giudice esamina, sulla base dei soli elementi
addotti dal creditore, se è stata resa sufficientemente verosimile l’esistenza
del credito, di una causa di sequestro nonché di beni appartenenti al debitore
(art. 272 LEF). Il grado di verosimiglianza ex art. 271-272 LEF richiesto per
valutare se vi è un credito, se nel circondario di sua competenza vi sono beni
appartenenti al debitore e se si realizza almeno una delle cause di sequestro
fatte valere dal creditore è in linea di principio nel senso che la tesi del
creditore deve risultare plausibile e l’esame puntuale delle allegazioni e
della documentazione prodotta dal creditore deve permettere al giudice di
convincersi ‑ sulla base di elementi oggettivi, non bastando di regola
fatture o altri elementi allestiti unilateralmente dal creditore sequestrante o
da suoi organi o persone ausiliarie ‑ che in concreto le circostanze di
fatto rilevanti si sono realizzate, senza per questo poter già escludere il
contrario (cfr. Walter Stoffel, Le séquestre, in: Iynedjian/Rieben (éd.), La LP révisée,
Losanna 1997, p. 280 s.; Pierre-Robert Gilliéron,
Le séquestre dans la LP révisée, in: BlSchK 1995, p. 132 e rif.; Bertrand Reeb, Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite,
in: ZSR 1997/II, p. 466; Amonn/Gasser, Grundriss
des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 6. ed., Berna 1997, §51 n. 2, p. 414;
Rudolf Ottomann, Der Arrest, in:
ZSR 1996/I, p. 253, n. 32).
1.3. Concesso
il sequestro, chi è toccato nei suoi diritti può fare opposizione al giudice
del sequestro entro dieci giorni da quando ne ha avuto conoscenza (art. 278
cpv.1 LEF. In tal caso il giudice, in una procedura pure sommaria retta dagli
art. 20ss. LALEF, sottopone il sequestro a nuovo esame, dando agli interessati
la possibilità di esprimersi (cfr. art. 278 cpv.2 LEF) rispettivamente di
addurre fatti nuovi. In caso di tempestiva opposizione al sequestro, il giudice
che lo ha concesso deve chinarsi dunque nuovamente sulla domanda di sequestro e
verificare ‑ pur con il medesimo potere di cognizione esercitato in
precedenza (cfr. Reeb, op. cit.,
p.478; Gilliéron, op. cit.,
p.135) ‑ se alla luce di quanto emerso dal contraddittorio tutte le
condizioni del sequestro ‑ contestate dall’opponente ‑ risultano
ancora sufficientemente verosimili, se cioè in relazione alle stesse è ancora
soddisfatto quel grado di verosimiglianza necessario per la sua concessione (cfr.
Amonn/Gasser, op. cit., §51 n.71,
p. 420), atteso che resta onere del creditore sequestrante fornire al giudice
gli elementi sufficienti (cfr. Hans Reiser,
Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, Vol. III, n. 38 ad art. 278 LEF).
1.4. La nuova decisione
(sull’opposizione) ‑ sia essa di annullamento o di conferma del sequestro
(cfr. Reiser, op. cit., n. 44-45
ad art. 278) ‑ può essere a sua volta impugnata entro dieci giorni
davanti all’autorità giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 primo periodo LEF) ‑
nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e fallimenti con il rimedio
dell’appello (art. 22 LALEF e art. 14 e 22 lett. c LOG), rispettivamente, in
caso di valore inferiore agli 8’000.-- franchi, la Camera di cassazione civile
con ricorso per cassazione (art. 22 LALEF e art. 5, 13 e 22 lett. b LOG).
L’autorità superiore deve verificare ‑ sulla base delle allegazioni e dei
documenti prodotti dalle parti ed eventualmente anche dei fatti nuovi di cui le
stesse si possono avvalere (art. 278 cpv.3 secondo periodo LEF) ‑ se nel
caso concreto in relazione al realizzarsi delle condizioni del sequestro
addotte dal creditore ‑ e contestate dalle controparti ‑ è
raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per il mantenimento del
provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo annullerà la decisione
del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro rispettivamente
confermerà la decisione che lo ha annullato, riservate soluzioni intermedie
(cfr. Amonn/ Gasser, op. cit.,
§51 n. 74, p. 421; Reeb, op.
cit., p. 482).
1.5.
a) Tutte le decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze,
vanno pronunciate in procedura sommaria (art. 25 cifra 2, let. a LEF). Le norme
cantonali che reggono tale tipo di procedura devono rispettare la massime
dispositiva ("Dispositionsmaxime"), il principio attitatorio ("Verhandlungsmaxime"),
nonché le massime di celerità e di concentrazione (Jérôme Piégai, La protection du débiteur et des
tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, pp. 213 ss ed i
rif.). Vale a dire che il giudice non agisce d'ufficio, che egli esamina solo
ciò che è stato allegato e decide unicamente in base alle prove addotte dalle
parti ("quod non est in actis, non est in mundo") e che possono
essere assunte seduta stante ("Beweismittelbeschränkung"), salvo che
il fatto allegato sia stato ammesso o non contestato dalla controparte (Oscar Vogel, Grundriss des Zivilprozessrechts,
4a ed., Berna 1995, n. 24 ad cap. 6). In particolare, non vanno ammessi in
procedura sommaria i richiami di incarti né le richieste di edizione (in
materia di rigetto dell'opposizione: CEF 3.1.2000 C. S. c/ S. M.). Rimane alle
parti la possibilità di produrre fotocopie degli atti che necessitano loro.
Il
giudice può accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti ("Beweisstrengebeschränkung")
ed esaminare sommariamente i punti di diritto ("prima facie cognitio"),
nella misura compatibile con l'esigenza di celerità (cfr. Fabienne Hohl, La réalisation du droit et les procédures
rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453; Gilliéron,
op. cit., p. 138, B; Piégai, op.
cit., p. 212). Il giudice apprezza liberamente le prove (art. 20 cpv. 5 LALEF).
b) I
principi di celerità e di concentrazione impongono in particolare alle parti
alte esigenze di motivazione per poter giungere ad un giudizio sollecito. Il
giudice del sequestro non deve ricercare tra tutti i documenti prodotti quelli
che potrebbero essere determinanti a sostegno delle allegazioni della parte.
Quest'ultima non può limitarsi ad indicare tesi descrittive ‑ sia
fattuali che in diritto ‑ ma deve sostanziarle con riferimenti puntuali e
d'immediato riscontro ai documenti topici a sostegno. In caso di omissione, le
allegazioni non debitamente motivate saranno ignorate per carenza di forma del
gravame.
Le suddette massime impongono altresì che i documenti non redatti in
una delle lingue nazionali siano prodotti unitamente ad una traduzione
affidabile in una delle lingue nazionali, pena la mancata presa in
considerazione (art. 21 cpv. 2 LALEF).
c) Quando
una parte allega l'applicazione del diritto straniero, essa dovrà
spontaneamente, in deroga parziale all'art. 16 cpv. 1 LDIP, che, in procedura
sommaria, si applica solo per analogia (cfr. Pierre-Robert Gilliéron, Commentaire de la LP,
Losanna 1999, n. 67 ad art. 84), stabilirne il contenuto, in base ad elementi
affidabili, non bastando dichiarazioni di liberi professionisti, ma dovendo far
capo, se del caso, a pareri oggettivi di istituti ‑ ad esempio l'Istituto
svizzero di diritto comparato di Losanna ‑ o autori neutri. In caso di
omissione, il giudice applicherà il diritto svizzero (art. 16 cpv. 2 LDIP).
d) Si
parla di verosimiglianza quando vi è una certa probabilità che i fatti allegati
corrispondano al vero (Piégai,
op. cit., n. 792, p. 173). Il grado di verosimiglianza richiesto è oggetto di
apprezzamenti divergenti. Vi è chi richiede un'alta verosimiglianza (Amonn/ Gasser, op. cit., §51 n. 40),
chi si limita ad una verosimiglianza semplice (Gilliéron, BlSchK 1995, p. 132; Stoffel, op. cit., p. 281; Hohl,
op. cit., nota 222 ad n. 459: almeno 51% di probabilità che la tesi del
sequestrante sia vera; pure in questo senso: Ottomann,
op. cit., n. 32 p. 253: "wahrscheinlicher" e Urs Engler, Basler Kommentar, Vol. I,
Basilea/Ginevra/ Monaco 1998, n. 13 ad art. 25: "lediglich als überwiegend
wahr halten") e chi si accontenta di una verosimiglianza molto bassa che
sarebbe sempre data a meno che il preteso debitore non rechi una prova completa
dell'inesistenza della circostanza resa verosimile dal sequestrante (Piégai, op. cit., p. 174-175). Le tesi
estreme vanno respinte in considerazione, da un lato, del carattere
provvisionale e urgente della misura del sequestro, dall'altro, della
giurisprudenza del TF e del Messagio del Consiglio federale relativo alla
revisione della LEF (FF 1991 III 119 s., n. 208.2, con rif.) che si riferiscono
alla nozione di verosimiglianza in materia di rigetto provvisorio
dell'opposizione. Viste le difficoltà particolari in materia di sequestro
legate alla necessità di agire velocemente, una probabilità del 33% (1/3) deve
essere la soglia minima da raggiungere dal sequestrante per ottenere il
sequestro. Per garantire i diritti del sequestrato, il giudice dovrà tuttavia
esigere dal sequestrante ‑ dandosene gli ulteriori presupposti,
ovviamente diversi dal profilo fattuale in funzione dello stato degli atti e
dello stadio processuale raggiunto ‑ una garanzia ai sensi dell'art. 273
cpv. 1 LEF tanto più elevata quanto più bassa si rivela la verosimiglianza
della realizzazione delle condizioni del sequestro (cfr. Gilliéron, BlSchK 1995, p. 132), nei
limiti del danno di cui il sequestrato potrebbe verosimilmente patire in caso
di sequestro ingiustificato.
- Eccezione
relativa alla legittimazione attiva dell'appellante
__________ pure contesta la legittimazione attiva dell'appellante, a motivo
che ella non avrebbe provato essere beneficiaria esclusiva del trust al momento
dell'inoltro dell'istanza di sequestro. Tale eccezione concerne evidentemente
solo le pretese contrattuali dell'appellante e non quelle fondate su un'asserito
atto illecito. Dalla "letter of wishes" 16 luglio
1997 del trust protector ai trustees (doc. AA) e dal
suo annesso A, risulta in effetti che il trust protector ha proposto la nomina
di __________ quale unica beneficiaria del trust, il patrocinatore di
__________, avv. __________, avendo d'altronde lui stesso apposto il proprio
sigillo di notaio su tale annesso. Anche se si può avere qualche dubbio sul
carattere vincolante del desiderio emesso dall'appellante ("wish"; v.
doc. 4, art. 2 i.f.), va ammesso che i trustees l'hanno attuato per atto
concludente, non rifiutando di conformarvisi né nominando un (altro)
beneficiario. L'assenza di un'altra nomina posteriore, quale fatto negativo,
non può in effetti essere provata dalla sequestrante, ma spettava invece a
__________ di rendere verosimile la designazione di un altro beneficiario. Lo
scopo dell'intera costruzione giuridica induce per di più a confermare la
qualità di beneficiaria di __________ (v. infra consid. 3.6 b).
- Sull'esistenza
e l'esigibilità dell'asserito credito
In concreto controversa è innanzitutto la questione della
verosimiglianza dell’esistenza e dell’esigibilità del credito per il quale è
stato chiesto il sequestro (art. 272 cpv. 1 n.1 LEF).
3.1. Allegazioni
della sequestrante
La
sequestrante allega di aver subito un danno di fr.2'728'620.--, pari al
controvalore dei titoli da lei conferiti al trust al momento della sua
costituzione. Dall'esposizione giuridica poco sistematica e ancora meno chiara
di __________, sembra risultare che ella identifica la causa del suo asserito
credito in:
· un non meglio
precisato atto illecito commesso nei suoi confronti da __________, fondato
sugli art. 41 ss. CO e forse pure sul diritto bahamense (istanza di sequestro,
p. 11, n. 6.1, risp. p. 13, secondo paragrafo), rispettivamente
· nella
violazione ("breach of trust") da parte di __________ dei suoi doveri
fiduciari ("fiduciary duty") quale trustee del __________, sia in
base al diritto __________ (istanza di sequestro, p. 11-12, n. 6.2.1, appello,
p. 7, n. 10) che in base al diritto svizzero (istanza di sequestro, p. 11, n.
6.1), violazione che ella individua
· nella
conclusione del contratto di pegno tra __________ e __________, da qualificare,
secondo lei, come trasgressione del divieto di contrarre negozi giuridici
relativi a beni del trust con sé stessi o con entità a sé riconducibili
(istanza di sequestro, p. 12), o
· nell'accettazione
passiva della conclusione di tale contratto (appello, pp. 7-8, n. 11).
Inoltre,
la sequestrante sembra anche pretendere di aver il diritto alla restituzione
dei beni da lei immessi nel __________ al momento della sua costituzione, a
causa del rischio della loro dispersione (istanza di sequestro, p. 13, n. 6).
3.2. Esistenza
ed ammontare dell'asserito danno
a)L'appellante pretende che il suo danno
sia pari al controvalore dei titoli conferiti a __________ al momento della
costituzione del trust, ossia Sfr. 2'728'620.--. Non indica come giunge a tale
cifra (cfr. istanza di sequestro, n. 7 p. 13, nonché p. 3, in cui sono citate
solo cifre in lire). Si potrebbe dunque già respingere l'appello su questo
punto. Ma vi è di più. La sequestrante potrebbe ascrivere a __________ tale
preteso danno solo se fosse in grado di rescindere il contratto di trust, ciò
che non sembra essere il caso (cfr. infra consid. 3.6 a), o di rendere
verosimile che è stata illegalmente privata della proprietà di questi titoli.
Orbene, non è contestato che essi esistono tuttora e che __________ li detiene
solo in possesso in base al contratto di pegno.
b) La
sequestrante fonda inoltre il suo credito verso __________ sul fatto che il
contratto di pegno sarebbe stato concluso in violazione del divieto di
contrarre negozi giuridici relativi a beni del trust con sé stessi o con entità
a sé riconducibili. In tale ipotesi, il danno ammonterebbe, al massimo, alla
differenza tra il credito vantato da __________ (Sfr. 3,63 mio., cfr. cpv. 2
dell'"escrow" allegato al doc. AZ) e l'importo del prestito (Lit. 2'336'888'000,
ossia al corso medio di 0,00083 valido nel 1998 [secondo l'Ufficio federale
della statistica, www.statistik.admin.ch/stat_ch/ber12/fu1204.htm],
Sfr. 1'939617.--), non contestato dalla sequestrante (cfr. istanza di
sequestro, p. 8), cioè a circa Sfr. 1,7 mio (e non Sfr. 2,73 mio. come
richiesto).
c) Infine,
la sequestrante stessa (cfr. appello, n. 11 p. 7) sembra pure considerare che
il suo danno consiste nella sproporzione tra il credito garantito (secondo
__________ Sfr. 3,66 mio.) ed il valore dei beni dati in pegno (asseritamente
Lit. 27,7 Mia., ossia al tasso di 0,00083 Sfr. 22,99 mio), al quale andrebbero
aggiunti i redditi provenienti da questi beni (art. 1 lett. d del contratto di
pegno, doc. U). Va osservato tuttavia che l'importo di Lit. 27,7 Mia non è
controllabile, i documenti dell'incarto penale ai quali rinvia l'appellante
nella sua istanza di sequestro (pp. 5-7) non essendo stati prodotti né ‑
giustamente (cfr. supra consid. 1.5 a) ‑ acquisiti agli atti della
procedura di sequestro. Inoltre, __________ pretende (opposizione, p. 10), in
base ai documenti 6-9 che apparentemente hanno convinto il procuratore pubblico
a decretare il non luogo a procedere, che gli apporti della sequestrante sono
serviti a pagare le spese del progetto di "sicurizzazione" (v. doc.
A, pp. 27-21, allegato al doc. B) ed il finanziamento di __________ (doc. 9),
di modo che le liquidità del __________ sarebbero esaurite. Appare pertanto verosimile
che l'importo di Lit. 27,7 Mia sia sopravalutato.
d) L'esame
delle altre condizioni necessarie a rendere verosimile l'asserito credito
(esistenza di un rapporto contrattuale o di un atto illecito, colpa di
__________ e nesso di causalità) va quindi fatto solo per l’ipotesi di cui alla
lettera b.
3.3. Diritto
applicabile
Entrambe
le parti affermano che i rapporti giuridici derivanti dal __________ sono
regolati dal diritto __________, in conformità della clausola n. 16 dello
statuto (doc. D e 4), la cui traduzione figura solo nel secondo documento
citato. In ogni caso, non esistendo controversie tra le parti su tale
questione, va ammessa l'applicabilità del diritto __________, anche quanto alla
questione delittuale (art. 133 cpv. 3 LDIP).
3.4. Accertamento
del diritto __________ __________
A
sostegno delle sue tesi, __________ produce i documenti AN, AO, AQ e AR. Il
doc. AO, redatto in inglese e non tradotto, va ignorato (cfr. sopra consid. 1.5
b, 2. §). Il doc. AN si riferisce al trust nel sistema giuridico inglese (v. p.
58) e non è stato dimostrato che le considerazioni che vi sono sviluppate si
applicano al sistema giuridico __________. I documenti AQ e AR provengono da
uno studio legale di __________ __________probabilmente corrispondente dello
studio legale che rappresenta la sequestrante nella presente causa. Tali
documenti sono insufficienti (v. sopra consid. 1.5 c). Il pretore ha
3.5. Sotto
l'aspetto dell'atto illecito
Per
far accertare un suo credito in base all'art. 41 CO, la sequestrante avrebbe
dovuto rendere verosimili la violazione da parte di __________ di una norma
giuridica svizzera, l'esistenza e l'entità di un danno, un nesso di causalità
adeguata tra le due prime circostanze ed una colpa di controparte. L'appellante
non ha minimamente discusso queste quattro condizioni, se non quella del danno.
Non si può chiedere al giudice, in una procedura sommaria, di andare alla
ricerca, tra decine di pagine di documenti, degli elementi di fatto idonei a
confortare una tesi giuridica non esposta (v. sopra consid. 1.5 b).
3.6. Sotto
l'aspetto contrattuale
a) Rescissione
del trust e restituzione dei beni
La sequestrante non appare in grado di ottenere la rescissione del
trust, non essendo parte direttamente.
Al
massimo, potrebbe chiedere da __________ la restituzione dei beni immessi nel
trust, il carattere "irrevocabile" del __________ (v. premessa B, p.
2, dello statuto, doc. 4) impedendo per di più tale restituzione, almeno sotto
il profilo contrattuale.
b) Esistenza
di una relazione contrattuale tra le parti
La sequestrante fonda pure il suo credito nei confronti di
__________ sulla trasgressione del divieto di contrarre negozi giuridici
relativi a beni del trust con sé stessi o con entità a sé riconducibili, nonché
su un'amministrazione negligente dei beni del __________ suscettibile di
condurre alla loro dispersione (v. sopra, consid. 3.1). Tali doveri
contrattuali deriverebbero dal rapporto fiduciario esistente, nella sua
interpretazione della sentenza "__________n" del TF (DTF 96 II 79 ss),
tra il trustee ed i beneficiari del trust.
Va
tuttavia osservato che in quell'occasione il TF ha solo constatato che non
esiste in diritto svizzero alcuna istituzione giuridica corrispondente al
"trust", e che, in particolare, il nostro diritto non conosce la
divisione della proprietà in un "legal ownership" (proprietà legale)
ed un "equitable ownership" (proprietà economica). Escludendo nella
fattispecie esaminata le qualificazioni di usufrutto (a causa del diritto
conferito ai beneficiari non solo sui redditi dei beni del trust ma pure sul
capitale) e di fondazione (in assenza di una destinazione ad uno scopo speciale
ai sensi dell'art. 80 CC), il TF ha qualificato il contratto ad esso sottoposto
di contratto misto contenente elementi di mandato, di trasferimento di
proprietà a titolo fiduciario, di donazione e di contratto a favore di terzi
(DTF succitato, consid. 7 a-b).
Si
può dedurre da questa giurisprudenza che ogni contratto di "trust" va
interpretato, dal punto di vista del diritto svizzero, in primo luogo secondo
le proprie disposizioni contrattuali, di modo che tutti gli elementi giuridici
descritti dal TF nella citata sentenza non si ritrovano necessariamente in
tutte le diverse forme di "trust"; la figura centrale del
trasferimento di proprietà a titolo fiduciario è tuttavia una caratteristica
essenziale del trust che permette di spiegare la divisione della proprietà in
un "legal ownership" ed un "equitable ownership". D'altra
parte, va sottolineato che il trust è un contratto multilaterale che coinvolge
almeno tre parti, ossia il "settlor" (conferente dei beni del trust),
il (o i) "trustee(s)" (proprietario fiduciario) ed il (o i)
beneficiari(o) in favore dei quali il trustee amministra i beni ad esso
conferiti dal settlor; nel caso del __________, va aggiunta la figura del
"trust protector", cioè l'organo di controllo e di cogestione ‑
attraverso le "letters of wishes" (doc. C, p.
2, e doc. 4, art. 2 i.f.) ‑ del patrimonio del trust
(cfr. Yves Bonnard, Le
"Protecteur" d'un trust est-il un "Intermédiaire financier"
au sens de la LBA ?, L'Expert-comptable 1999, pp. 673 s, cifra 2). I contratti enumerati dal TF nella suddetta sentenza non concernono
evidentemente tutte le parti, in particolare il rapporto di mandato lega di
solito solo il settlor al trustee.
Ad
ogni buon conto tale sembra essere il caso per il ______, visto che il suo
statuto ("discretionary trust settlement", doc. D e 4), il quale
enumera all'art. 2 gli obblighi, di natura fiduciaria, dei trustees, è stato
firmato solo da , quale settlor, e da __________ quale trustee
(, ancorché designata quale co-trustee, non avendolo sottoscritto).
non è direttamente parte al contratto di trust, che non ha firmato. Quale
beneficiaria esclusiva del __________ o direttrice del "__________",
ossia della società fungendo da trust protector (cfr. progetto di "sicurizzazione",
doc. A, p. 29, n. 4 e p. 20), la sequestrante sembra tuttavia essere in grado
di far valere un diritto proprio contro __________ in virtù di un contratto ‑
perfetto e non revocato (a questo proposito v. p. es. Pierre Engel, Traité des obligations
en droit suisse, 2a ed., Berna 1997, pp. 420 ss) ‑ a favore di terzi ai
sensi dell'art. 112 cpv. 2 e 3 CO, che si può dedurre dallo statuto del trust.
In effetti, il trust protector, in virtù del potere conferitogli dall'art. 2 i.f.
dello statuto (doc. 4), ha designato la sequestrante beneficiaria unica del
__________ con diritto sulle distribuzioni di beni del trust, mediante una
"letter of wishes" del 16 luglio 1997 (doc. AA ed il suo annesso A).
Anche se si può avere qualche dubbio sulla forza vincolante di tali "letters",
risulta dallo scopo del progetto di "sicurizzazione", e dunque della
costituzione del __________, che la sequestrante doveva conservare l'effettiva
disposizione dei beni investiti nel trust anche dopo la finalizzazione di
quest'ultimo (doc. A, pp. 18-19). Nell'interpretazione e completamento delle
regole che reggono il __________T, va dunque tenuto in considerazione il fatto
che __________ , quale settlor economico, non avrebbe consentito, per
il tramite del suo mandatario __________ (cfr. doc. C, p. 2: "
[…] si assicurerà che gli amministratori (________) del Trust […] riceveranno
(2.) da parte del ________ […] le istruzioni appropriate alfine di determinare
i beneficiari"), la conclusione di uno statuto che non garantisse diritti
in favore del beneficiario, la cui scelta dovesse esserle riservata. Appare
pertanto verosimile che __________ fosse tenuta nei confronti di __________ ad
amministrare diligentemente i beni del __________ conformemente allo statuto.
L'argomentazione
in senso contrario di __________, in particolare l'affermazione
dell'indisponibilità del patrimonio del trustee ad ogni azione in relazione con
il trust (opposizione, p. 8; osservazioni, p. 5 ad 10), non è stata minimamente
sostanziata; in diritto svizzero, essa è in ogni caso errata, il patrimonio del
trust essendo esposto alle pretese dei creditori del trustee (Bonnard, op. cit., p. 674, cifra 2).
Del resto, in virtù degli art. 2 e 9 dello statuto (doc. 4), __________ deve
osservare certi obblighi e può, ancorché in una misura molto ristretta, essere
tenuta responsabile dei suoi atti (fraudolenti), di modo che il suo patrimonio
privato può in principio essere chiamato a rispondere. Va infine rilevato come,
almeno dal punto di vista interno, le parti non sembrano curarsi delle
distinzioni formali tra le persone giuridiche coinvolte nel progetto di “sicurizzazione”,
il prestito concesso da __________ a __________ essendo ad esempio servito ad
estinguere debiti di __________ nei confronti di __________ (cfr. doc. Z, n.
3).
c) Esistenza
di una violazione dei doveri contrattuali
Per
far prevalere le sue tesi, occorre tuttavia ancora che la sequestrante renda
verosimili una violazione di questa relazione di fiducia nonché dolo o colpa
grave da parte di __________ stessa (e non solo di un suo ausiliario), visto il
tenore dell'art. 9 dello statuto del __________ (doc. 4), interpretato alla
luce degli art. 100 cpv. 1 e 101 cpv. 2 CO.
Orbene,
si rileva come alcune delle clausole leonine del contratto di pegno potrebbero
risultare nulle: è indubbiamente il caso della clausola n. 6, che viola la
norma imperativa dell'art. 894 CC ‑ proibizione del patto commissorio ‑,
ma forse pure delle clausole 1 d e 2 c che prevedono in sostanza che tutti i
debiti di __________ presenti e futuri vengano garantiti da una grande parte ‑
se non tutti ‑ dei di lei beni, compresi i dividendi e ricavi. Il fatto
di aver firmato un contratto di simile contenuto va, nell’ambito di un esame
sommario, considerato come una colpa grave. __________ non può discolparsi
invocando l’art. 12 dello statuto (doc. 4), che dispensa i trustees di
interferire nella gestione delle società delle quali questi detengono
partecipazioni. Dal momento che il trustee decide di intervenire nella gestione
di una società che controlla, egli risponde evidentemente del proprio agire. In
casu, sembra plausibile che l’avv. __________ abbia gestito __________ per
conto di __________, in particolare nella faccenda del contratto di pegno. Egli
risulta in effetti aver svolto un ruolo più articolato che quello di semplice
procuratore: ha firmato la maggioranza degli atti fatti a nome di __________ e
di __________ (cfr. doc. D, E, U, AB), legalizzato diversi atti quale notaio
(cfr. doc. L, M, annesso A del doc. AA che designa la sequestrante quale unica
beneficiaria del __________) e patrocina l'ing. __________ nella causa
parallela introdotta dalla sequestrante contro quest’ultimo.
Del
resto, si può sostenere che le clausole del trust che restringono i diritti del
beneficiario verso i trustees (come appunto l’art. 12 oppure l’art. 9 dello
statuto) sono simulate: esse hanno in effetti quale scopo quello, dal punto di
vista esterno, di impedire ai creditori della beneficiaria di far pignorare non
solo i beni immessi nel trust ma addirittura ogni pretesa di quest’ultima
contro i trustees (cfr. doc. A, p. 18, n. 1), però, sotto il profilo interno,
le parti miravano in realtà a lasciare alla costituente e unica beneficiaria
l’intero controllo operativo del trust (cfr. doc. A, p. 18, n. 3). Tali
disposizioni potrebbero quindi risultare inopponibili all’appellante (art. 18
cpv. 1 CO).
Vero
è che la stessa sequestrante ha ratificato il contratto di pegno sia quale
beneficiaria esclusiva del __________, sia nella sua qualità di direttrice del
trust protector (doc. U, p. 8 e 9). Non è però escluso che l'abbia fatto
fidandosi delle proposte dei mandatari da lei appunto incaricati della
realizzazione della "sicurizzazione" e della gestione del trust.
Prima dell'inizio delle cause penale e civili, ella non risulta in effetti mai
esser stata assistita, tranne, apparentemente, da __________, firmando tutti i
documenti di proprio pugno (cfr. doc. B, C, L, M, N, U, V, AB); l'affermazione
contraria di __________ secondo la quale il Tribunale federale, nella sua
sentenza 26 marzo 1999 (doc. AL), avrebbe ribadito a più riprese che la
sequestrante era assistita da diversi avvocati non trova alcun riscontro, se
non che è stato rilevato che l’appellante era stata patrocinata nell’ambito dei
ricorsi contro la decisione di non luogo a procedere (cfr. doc. AL, p. 9).
Va
d’altronde osservato che __________ non poteva pensare che il pegno si sarebbe
esteso anche a pretesi crediti di __________ nei suoi confronti, già dal fatto
che l’ing. __________, per farle controfirmare il contratto di pegno, le aveva
lasciato intendere che questa società era stata tacitata per mezzo del prestito
concesso dalla __________ alla __________ (doc. Z, n. 3 e ultimo capoverso).
3.7. In
conclusione, si constata che, a questo stadio della procedura in sede
sommaria, la verosimiglianza dell’esistenza di un credito risarcitorio di
__________ contro __________ per un importo massimo di fr. 1,7 milioni
raggiunge pur sempre la soglia minima legittimante la concessione del sequestro
(33%, cfr. consid. 1.5 d).
- Esistenza
di un legame sufficiente con la Svizzera
In
concreto, il sequestro è stato chiesto sulla base dell’art. 271 cpv.1 n.4 LEF,
che - a differenza delle altre cause di sequestro - esige che il credito del
sequestro (cosiddetta “Arrestforderung”) abbia un “legame sufficiente con la
Svizzera” rispettivamente si fondi su una sentenza esecutiva o su un
riconoscimento di debito ex art. 82 cpv.1 LEF. La pretesa di __________ non si
fonda tuttavia né su una sentenza né su un riconoscimento di debito nel senso
della norma citata, di modo che un sequestro può essere concesso soltanto nella
misura in cui la medesima pretesa abbia un legame sufficiente con la Svizzera
nel senso della norma citata, ciò che il giudice di prime cure non ha
riconosciuto.
A
mente dell’appellante il legame con la Svizzera del suo credito nei confronti
di __________ deriverebbe dal fatto che i contratti di costituzione del trust
nonché di pegno (doc. D e U) sono stati sottoscritti a Lugano, pure come i
trasferimenti di fondi al trust (doc. AT, AU, AV e AY), i contatti tesi a
riottenere il controllo del trust (doc. AS) e il sequestro penale della
documentazione relativa al trust in mano dell’ing. __________lachvili.
In
linea di principio la nozione di “legame sufficiente con la Svizzera”
ex art. 271 cpv.1 n.4 LEF non dev’essere interpretata in modo restrittivo (cfr.
DTF 123 III 494; Reeb, op. cit.,
p.440 s.; Lucien Gani, Le “lien suffisant
avec la Suisse” et autres conditions du séquestre lorsque le domicile du débiteur
est à l’étranger (art. 271 al. 1er ch. 4 nLP), in: SJZ 92 (1996), p. 229 s.);
nell’applicazione della nuova norma occorre nondimeno tenere conto della
volontà del legislatore di rendere più restrittive le condizioni per ottenere
un sequestro motivato dalla sola circostanza che il debitore non dimora in
Svizzera (cosiddetto “Ausländerarrest”), volontà che si è espressa appunto
anche con l’introduzione dell’esigenza di un legame sufficiente con la Svizzera
del credito del sequestro. Secondo la dottrina, va ritenuta l’esistenza di un
tale legame quando la causa presenta punti di collegamento che ai sensi del
diritto internazionale privato svizzero aprono un foro in Svizzera o permettono
l’applicazione del diritto svizzero (Stoffel,
op. cit., p. 274), segnatamente:
· luogo di conclusione del
contratto in Svizzera (art. 124 al. 1 LDIP; cfr. pure Gani, op. cit., p. 230; Louis Gaillard, Le séquestre des biens du débiteur domicilié à l'étranger,
in Le séquestre selon la nouvelle LP, Zurich 1997, n° 41, anche se critico);
· luogo di esecuzione,
anche parziale, del contratto in Svizzera, p. es. luogo di pagamento o di
rimborso in Svizzera (art. 113 LDIP; DTF 123 III 496), in ogni caso se le parti
ne hanno così deciso (Gani, op.
cit., p. 230).
In
casu, il legame con la Svizzera va ammesso, in considerazione del fatto che i
contratti di cui ai doc. C, D, E, U, AA prodotti con l’istanza sono stati
sottoscritti e legalizzati a __________ e che il contratto di conferimento dei
beni (doc. C) è stato parzialmente eseguito a __________ (trasferimento dei
beni sul conto della __________ cfr. doc. AT, AU, AV, AY), pure come i
contratti di mutuo e di pegno (cfr. doc. AE e AI che elencano i documenti
sequestrati penalmente presso la __________ __________, segnatamente i
certificati azionari di __________– dati in pegno a __________ ‑, i
pagherò e le copie del contratto di pegno; doc. AZ, redatto dall’appellato a
__________; doc. 8 e 11, che dimostrano che __________ fa uso di una relazione
bancaria presso la __________
- Proprietà
dei beni sequestrati
L’appartenenza
al sequestrato dei beni designati costituisce il (terzo) presupposto per la
concessione del sequestro (cfr. art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF), il quale può infatti
colpire soltanto beni di proprietà del debitore rispettivamente crediti di cui
egli è titolare (DTF 105 III 112), atteso che secondo la costante giurisprudenza
del Tribunale federale determinante è in linea di principio la realtà
giuridica, e non quella economica (DTF 107 III 104 cons. 1; Amonn/Gasser, op. cit., n. 7 ad §51):
sono quindi esclusi dal sequestro, in quanto considerati beni di terzi, tutti quelli
che secondo le regole del diritto civile appartengono a una persona fisica o
giuridica differente dal debitore sequestrato (DTF 106 III 89, 105 III 112).
Soltanto in casi eccezionali si può tenere conto dell’identità economica fra il
debitore escusso e il terzo (DTF 105 III 112-113, 102 III 165 ss.). Pertanto,
nella misura in cui i beni di cui è chiesto il sequestro si trovino in possesso
di un terzo o figurino a nome di un terzo, il creditore sequestrante deve
rendere verosimile che quei beni appartengono in realtà al debitore sequestrato
(cfr. art. 272 cpv.1 n.3 LEF; Messaggio
concernente la revisione della LEF dell’8 maggio 1991, in: FF 1991 III p.1 19; Walter Stoffel, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/Monaco
1998, Vol. III, n. 61 ss. ad art.
271 LEF, n. 25 e 26 ad art. 272 LEF).
Il
sequestrante deve rendere verosimile l’esistenza dei beni che intende far
sequestrare con elementi concreti (cfr. supra consid. 1.5 b), non bastando una
semplice descrizione generica né un rinvio all’obbligo dei terzi d’informare
l’ufficio esecuzioni sui beni del debitore, tale obbligo esistendo solo al
momento dell’esecuzione del sequestro dopo la procedura di opposizione (si
confrontino gli art. 272 cpv. 1 n. 3 e 275 LEF; Stoffel, op. cit. [Le
séquestre], p. 298). Trattandosi
più specificamente di un conto bancario, il sequestrante deve produrre
documenti da cui risulta l’esistenza di almeno una relazione del debitore
presso la banca indicata. A questa condizione, il sequestrante può anche
chiedere il sequestro di altri conti o cassette di sicurezza presso la medesima
banca, indicandoli solo per il loro genere (cosiddetto “Gattungsarrest”, cfr. Stoffel, op. cit. [BAKO], n. 29-32 ad
art. 272).
In
concreto __________ ha chiesto il sequestro presso le banche __________ e
__________ e __________, tutte a __________, di tutti gli averi patrimoniali
“di qualsivoglia natura e sotto qualsivoglia forma, in particolare conti
correnti, conti di investimento, conti deposito nonché presso cassette di
sicurezza” di cui __________ e gli altri due pretesi condebitori fossero
“titolari, contitolari, procuratori o aventi diritto economico (secondo la
definizione dell’art. 305 ter CPS e dell’art. 4 LRD)”, fino a concorrenza di un
credito di Fr. 2'728'620.-- oltre interessi al 5% dal 10 aprile 1997. La
sequestrante ha poi indicato il numero di alcune relazioni bancarie. Il decreto
di sequestro 13 luglio 1998 ha ripreso alla lettera la formulazione
dell’istanza.
Tale
formulazione non è compatibile con i principi testé richiamati. Per quello che
concerne __________, il sequestro può portare solo sui “conti correnti, conti
di investimento, conti deposito e cassette di sicurezza” intestati a questa
società presso la __________ e la __________ e, entrambe a __________. In
effetti, __________ risulta essere – o esser stata - titolare della relazione
__________presso la __________ (doc. BD annesso all’istanza) nonché della
relazione __________presso la __________ __________ (doc. BF annesso
all’istanza). L’appellata afferma tuttavia che i fondi oggetto di quest’ultima
relazione appartengono al __________ , di cui __________ è solo trustee.
Orbene, secondo la stessa appellata, i beni di un trust sono di proprietà dei trustees,
di modo che logicamente la relazione __________ presso la __________ (come pure
eventuali altri conti intestati a nome di __________ presso la medesima banca)
va sequestrato.
Va
precisato invece che le relazioni bancarie presso la __________ e la __________
di cui __________ risulterebbe solo avente diritto economico non vanno
sequestrate. Mentre il legislatore ha tenuto conto dei rapporti economici
nell’ambito degli art. 265-265a LEF, non lo ha deliberatamente fatto in
materia di sequestro (cfr. CEF 5.7.99 __________ c/ H. G. K., c. 4.7). E
nemmeno vanno sequestrate le relazioni bancarie in cui __________ risulti
procuratrice.
I
doc. BA e BB relativi al dissequestro penale degli oggetti sequestrati presso
la __________, risp. presso la __________, non sono sufficienti per rendere
verosimile l’esistenza presso questi istituti di averi di spettanza di
__________, non essendo nota la distinta degli oggetti sequestrati.
- Garanzia
__________ ha prestato una garanzia bancaria di fr.200'000.--. La questione
della garanzia non è stata sollevata in sede di appello. Il decreto di
sequestro va dunque confermato su questo punto
- L’appello
20 agosto 1999 di __________ va quindi accolto parzialmente, limitatamente
all’importo di fr. 1'700'000.—, con interessi al 5% dal 14 luglio 1997 (data di
conclusione del contratto di pegno), ed ai conti correnti, conti di
investimento, conti deposito e cassette di sicurezza dei quali __________ è
titolare presso la __________ e la __________, entrambe a Lugano.
L’appellante
soccombe parzialmente in seconda sede sulle questioni dell’importo del credito
da garantire (in ragione di circa 1/3) e dei beni da sequestrare (in ragione di
3/5), di modo che si giustifica che la tassa di giustizia venga messa a carico
di ciascuna parte per metà, compensate le indennità.
Richiamati
gli art. 271 ss. LEF e, per le spese, la vigente OTLEF,
pronuncia: 1. L’appello del 20 agosto di __________, è
parzialmente accolto.
1.1 Di
conseguenza, la decisione 9 agosto del Pretore del Distretto di Lugano è
riformata come segue:
“1. L’opposizione 3 maggio 1999
__________, è parzialmente ammessa:
1.1 Di conseguenza, il
decreto di sequestro n. __________del 14 aprile 1999 della Pretura del
Distretto di Lugano è modificato come segue:
Credito fr.:
1'700'000.— con interesse al 5% dal 14 luglio 1997
Oggetti da
sequestrare: presso la __________ __________ , e la __________ tutti gli
averi patrimoniali di qualsivoglia natura e sotto qualsivoglia forma, in
particolare conti correnti, conti di investimento, conti deposito nonché
cassette di sicurezza di cui __________. fosse titolare o contitolare, in
particolare le relazioni __________presso la __________ e __________ presso la
__________.
1.2 Per il resto, il decreto
di sequestro resta invariato.
-
La tassa di giustizia
in fr. 1’000.--, da anticipare dalla parte istante è posta a carico metà per
parte, compensate le indennità.”
-
La
tassa di giustizia della presente decisione di fr. 1’500.--, già anticipata
dall’appellante, resta a suo carico per una metà, l’altra essendo posta a
carico di __________. Le indennità di appello sono compensate.
-
Intimazione
a:
Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale
d’appello
Il presidente La
segretaria
Ultimo aggiornamento: 02.07.2026
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