Interpellation Carobbio
1951
84.556 Interpellation Carobbio Zivilschutz. Wirkung im Atomkrieg Interpellazione Carobbio Protezione civile. Efficacia in caso di conflitto nucleare Protection civile. Efficacité en cas de conflit nucléaire
Wortlaut der Interpellation vom 4. Oktober 1984
Ein Bericht, den die Schweizer Sektion der Vereinigung «Physicians for Social Responsability» (PSR; Ärzte für soziale Verantwortung) vor kurzem vorgelegt hat, befasst sich mit den Folgen eines atomaren Konfliktes für die Schweiz und mit der Wirksamkeit unseres Zivilschutzes in einem solchen Fall. Der Bericht kommt zum Schluss, dass auch ein atomarer Konflikt, der auf militärische Objekte in unsere Nachbarländern begrenzt ist, für die Schweiz kata- strophale Folgen hätte und die Kräfte unseres Zivilschutzes bei weitem übersteigen würde. Insbesondere heben die Autoren dieses Berichtes hervor, es sei durch nichts erwie- sen, dass unser Zivilschutz bei einem tatsächlichen Konflikt wirksam sei, denn ausser dem relativen Schutz, den die Schutzräume böten und der Leben bewahren und Leiden vermindern könne, seien auch andere wichtige Umstände in Rechnung zu stellen: die Verseuchung der Luft, der Nah- rungsmittel und des Wassers, die Verfügbarkeit medizini- scher Nothilfeeinrichtungen und die Einsatzfähigkeit der Sanitätsdienste.
Der Bericht gibt an, dass in der Schweiz mit 5,6 Millionen Toten gerechnet werden müsste - bei einer Gesamtbevölke rung von 6,4 Millionen -, wenn in einem unserer Nachbar- länder eine Atombombe mit einer Sprengkraft von 200 Megatonnen TNT auf Bodenhöhe explodiert.
Die Unterzeichner fragen den Bundesrat:
a. Kennt er den erwähnten Bericht, und welches ist seine Meinung hinsichtlich der untersuchten Szenarien und der entsprechenden Folgen für die Schweiz?
b. Hält er insbesondere die Bedenken über die Wirksamkeit unseres Zivilschutzes bei einem atomaren Konflikt für be- gründet?
c. Wenn ja, hält er es für angebracht zu prüfen, ob der Bundesversammlung zu diesem Problem ein Bericht vorge- legt werden soll, der insbesondere all die Gesichtspunkte prüft, welche die Nützlichkeit und Wirksamkeit unseres Zivil- schutzes bei einem auf militärische Objekte in unseren Nachbarländern begrenzten atomaren Konflikt betreffen?
d. Hält es der Bundesrat nicht für notwendig, die schweize- rische Öffentlichkeit umfassend über die möglichen Folgen atomarer Konflikte zu informieren? (Solche Konflikte sind offensichtlich für viele unvorstellbar, doch sind sie nicht unmöglich, vor allem, nachdem in Europa die verschiede- nen Mittelstreckenraketenbasen errichtet worden sind.)
Testo della interpellazione del 4 ottobre 1984
Un rapporto della Sezione svizzera dell'Associazione dei medici per la responsabilità civile (PSR), presentato recente- mente, esamina le conseguenze di un conflitto nucleare per la Svizzera e l'efficacia, in un caso del genere, del nostro sistema di protezione civile. Il documento giunge alla con- clusione che, anche nel caso di un conflitto nucleare limi- tato ad obiettivi militari nei paesi vicini, le conseguenze per la Svizzera sarebbero catastrofiche e supererebbero larga- mente le capacità della nostra protezione civile. In partico- lare gli autori del rapporto fanno osservare che non c'è nessuna prova dell'efficacia della protezione civile in caso di un conflitto effettivo. Essi sostengono infatti che, al di là della relativa protezione offerta dai rifugi, che potrebbe
permettere di salvare vite umane e di ridurre le sofferenze, occorre tener conto di altri fattori importanti: l'inquinamento dell'aria, dei cibi e dell'acqua, il funzionamento dei servizi sanitari.
Il rapporto afferma che, in caso di esplosione al suolo, nei paesi vicini, di un potenziale nucleare equivalente a 200 megatonnellate di tritolo, in Svizzera si dovrebbero regi- strare 5,6 milioni di morti su una popolazione totale di 6,4 milioni.
I firmatari chiedono al Consiglio federale:
a. se è a conoscenza del rapporto sopra menzionato e qual'è la sua opinione in merito ai vari scenari esaminati e alle relative conseguenze per la Svizzera,
b. se ritiene, in particolare, che le considerazioni relative all'efficacia del nostro sistema di protezione civile in caso di conflitto nucleare siano fondate,
c. in caso affermativo, se non ritiene opportuno esaminare l'eventualità di presentare al Parlamento un rapporto su questo problema, che analizzi in particolare tutti gli aspetti connessi all'utilità e all'efficacia dell'organizzazione di pro- tezione civile in caso di conflitto nucleare limitato ad obiet- tivi militari nei paesi vicini,
d. se non ha intenzione inoltre di informare dettagliata- mente l'opinione pubblica svizzera sulle possibili conse- guenze di conflitti di tal genere, che a molti sembrano impensabili, ma che non per questo sono impossibili, soprattutto se si pensa alle numerose batterie di missili a media gittata che sono state installate in Europa.
Texte de l'interpellation du 4 octobre 1984
Un rapport de la Section suisse de l'Association des méde- cins pour la responsabilité sociale, présenté récemment, examine les conséquences d'un conflit nucléaire pour la Suisse et l'efficacité en un tel cas de notre système de protection civile. Ce document arrive à la conclusion que, même en cas de conflit nucléaire limité à des objectifs militaires dans les pays voisins, les conséquences pour la Suisse seraient catastrophiques et dépasseraient largement les capacités de protection de notre protection civile. Les auteurs du rapport font notamment observer que rien ne prouve que la protection civile serait efficace lors d'un conflit. Cela, parce que, en dehors de la protection offerte par les abris qui pourrait permettre de sauver des vies humaines et diminuer les souffrances, il faut tenir compte d'autres facteurs importants: la pollution de l'air, des ali- ments et de l'eau, la mise à disposition d'installations sani- taires, le fonctionnement des services sanitaires. Le rapport indique qu'en cas d'explosion au sol, dans les pays voisins, d'un potentiel nucléaire équivalant à 200 mégatonnes de tolite, on enregistrerait en Suisse 5,6 millions de morts sur une population totale de 6,4 millions d'individus.
Les soussignés demandent au Conseil fédéral de dire:
a. S'il a connaissance du rapport susmentionné et quelle est son opinion concernant les divers scénarios examinés et les conséquences qui en découleraient pour la Suisse,
b. S'il estime fondées notamment les considérations rela- tives à l'efficacité de notre système de protection civile en cas de conflit nucléaire,
c. Si, dans l'affirmative, il ne juge pas opportun d'examiner l'éventualité de la présentation au Parlement d'un rapport sur ce problème qui analyse en particulier tous les éléments liés à l'utilité et à l'efficacité de l'organisation de protection civile en cas de conflit nucléaire limité à des objectifs dans les pays voisins,
d. Si, en outre, il n'entend pas renseigner en détail le public suisse sur les conséquences possibles de conflits sembla- bles, que beaucoup ne sauraient apparemment imaginer mais qui n'en sont pas moins concevables, surtout en raison du déploiement en Europe des nombreuses batteries de missiles à moyenne portée.
Mitunterzeichner - Cofirmatari - Cosignataires: Ammann- San Gallo, Borel, Brélaz, Deneys, Friedli, Gloor, Gurtner,
246-N
Interpellation Braunschweig
1952
N
14 décembre 1984
Herczog, Longet, Magnin, Meizoz, Pitteloud, Rebeaud, Rie- sen-Friborgo, Robbiani, Ruffy, Vannay (17)
Schriftliche Stellungnahme des Bundesrates vom 21. November 1984
Risposta scritta del Consiglio federale del 21 novembre 1984
Rapport écrit du Conseil fédéral du 21 novembre 1984 Il Consiglio federale è fermamente convinto che, in conside- razione dell'evoluzione registrata nel campo delle armi nucleari, una protezione civile ben organizzata svolge più che mai una funzione determinante.
In merito alle singole richieste si precisa quanto segue:
ad a. Il Consiglio federale è a conoscenza del rapporto del fisico danese A .- M. Din e del farmacologo svizzero J. Diezi, pubblicato dalla Sezione svizzera dei «Physicians for Social Responsability» (PSR). Detto rapporto si basa essenzial- mente sugli scenari di un conflitto nucleare generale che rappresenterebbe infatti una specie di suicidio collettivo. Ne consegue che il rapporto in questione non costituisce una base di discussione realistica. Anche il calcolo delle perdite umane è discutibile, in quanto gli autori del rapporto par- tono dall'ipotesi di una popolazione inizialmente non pro- tetta, il che è contrario al principio dell'occupazione preven- tiva dei rifugi ordinata dalle autorità in caso di accresciuto pericolo.
Se si tiene conto inoltre dell'attuale tendenza alla miniaturiz- zazione delle armi nucleari, finalizzata al miglioramento costante della loro precisione nel tiro, come pure degli obiettivi scelti dai due autori, le ipotesi dalle quali essi muovono appaiono contestabili.
ad b. La tesi principale secondo cui «anche nel caso di un conflitto nucleare che si svolge al di fuori dei confini nazio- nali, le conseguenze per il nostro paese sarebbero tali da rendere inutili tutte le misure di protezione civile» è inesatta, in quanto le nostre costruzioni di protezione offrono un fattore di protezione molto elevato, il che è d'importanza decisiva in caso di ricaduta radioattiva.
ad c, e, d. Il Consiglio federale rimanda all'analisi dettagliata contenuta nel suo rapporto intermedio del 31 gennaio 1983 sullo stato della protezione civile, rapporto che è stato oggetto di lunghe discussioni da parte del Parlamento e dell'opinione pubblica. Esso si riserva la possibilità di infor- mare l'opinione pubblica a tempo debito su eventuali aspetti nuovi della minaccia e sulle misure di protezione da adot- tare.
Präsident: Der Interpellant ist von der Antwort des Bundes- rates nicht befriedigt und verlangt Diskussion.
Abstimmung - Vote Für den Antrag auf Diskussion Dagegen
41 Stimmen 62 Stimmen
84.569 Interpellation Braunschweig Personenfahndungsregister im Computer Répertoire automatisé des signalements de personnes
Wortlaut der Interpellation vom 5. Oktober 1984
Am 1. September 1984 trat die bundesrätliche «Verordnung über den versuchsweisen Anschluss von Grenzstellen und kantonalen Polizeikommandos an das automatisierte schweizerische Personenfahndungsregister» in Rechtskraft. Dabei geht es einerseits um sechs Zollkreise und anderer-
seits um die Kantone Bern, Luzern, Solothurn, Basel-Stadt, Basel-Land und Aargau.
Ist die Annahme richtig, dass es sich um einen Pilotver- such für das im April 1982 im Schlussbericht der Projekt- gruppe KIS der «Konferenz der kantonalen Polizeikomman- danten» definierten Teilsystem «Personenfahndung» des KIS handelt?
Betrachtet der Bundesrat die Rechtsgrundlage dieser Verordnung und des tatsächlichen Vorgehens für ausrei- chend, und wie begründet er das? In welcher Weise hat er den rechtlichen Bedenken der KIS-Gutachter Prof. Alfred Kölz und Prof. Jörg Rehberg, Zürich, in bezug auf den Inhalt eines interkantonalen elektronischen Personenfahndungs- systems (das die erste Ausbaustufe des gesamtschweizeri- schen KIS darstellen würde) Rechnung getragen?
Das Vorgehen der zuständigen Polizei- und Bundesstel- len erweckt den Verdacht, dass ein Polizei-Informationssy- stem in der Art des seinerzeit geplanten KIS im stillen und schrittweise über die «Konferenz der kantonalen Polizei- kommandanten» eingeführt werden soll, um die geäusser- ten und erwarteten rechtsstaatlichen Bedenken und Wider- stände zu umgehen. Hat der Bundesrat Verständnis für diesen Verdacht?
Weiss der Bundesrat, wie schwierig die parlamentarische Kontrolle auf Bundes- und Kantonsebene sein wird, wenn sich der Bund auf die «Konferenz der kantonalen Polizei- kommandanten» und die Polizeikommandos auf ihre Mit- gliedschaft zu einer interkantonalen Konferenz berufen, die sich in der Praxis immer deutlicher zu einem eigenständigen Organ entwickelt und der kantonalen Legislative kaum mehr unterstellt ist?
Weiss der Bundesrat, wie technisch einfach es dereinst sein wird, den Bundescomputer mit den regionalen Polizei- computern zum Nachteil ahnungsloser und unbescholtener Bürgerinnen und Bürger zusammenzuschliessen? Welche Hoffnungen und Garantien kann der Bundesrat heute zum Datenschutz abgeben, so wie er es am 7. Dezember 1981 in seiner Antwort auf eine Interpellation Jaggi in Aussicht gestellt hat?
Texte de l'interpellation du 5 octobre 1984
L'ordonnance fédérale sur «le raccordement à titre d'essai des bureaux de douane de frontière et des commandements de police cantonaux au Répertoire suisse informatisé des signalements de personnes» est entrée en vigueur le 1er septembre 1984. Sont concernés six arrondissements de douane d'une part et les commandements de police des cantons de Berne, Lucerne, Soleure, Bâle-Ville, Bâle-Cam- pagne et Argovie d'autre part.
Est-il exact qu'il s'agit là d'une mise à l'essai d'une partie du système KIS de signalements de personnes, que le groupe d'étude du KIS, formé par la «Conférence des com- mandants de police cantonaux» avait décrit, en avril 1982, dans son rapport final?
Le Conseil fédéral considère-t-il comme suffisantes les bases juridiques sur lesquelles s'appuient l'ordonnance et la manière de procéder? Dans l'affirmative, sur quels argu- ments se fonde-t-il?
Dans quelle mesure a-t-il tenu compte des réserves légitimes des experts du KIS, Messieurs Alfred Kölz et Jörg Rehberg, professeurs à Zurich, réserves émises au sujet d'un système informatisé des signalements de personnes de portée inter- cantonale (qui représenterait la première étape d'un sys- tème KIS à l'échelle nationale) ?
Schweizerisches Bundesarchiv, Digitale Amtsdruckschriften Archives fédérales suisses, Publications officielles numérisées Archivio federale svizzero, Pubblicazioni ufficiali digitali
Interpellation Carobbio Zivilschutz. Wirkung im Atomkrieg Interpellation Carobbio Protection civile. Efficacité en cas de conflit nucléaire Interpellazione Carobbio Protezione civile. Efficacia in caso di conflitto nucleare
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Rat
Nationalrat
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Conseil national
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Sitzung
17
Séance
Seduta
Geschäftsnummer
84.556
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Numero dell'oggetto
Datum 14.12.1984 - 08:00
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1951-1952
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