Proof of unpaid days off under employment collective agreement

12.1999.230Other CourtJan 13, 2000Partially Granted

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Omnilex summary

A restaurant employee appealed a first-instance employment judgment concerning unpaid salary components and compensation for unused rest days. The Court of Appeal held that the employee failed to prove the alleged unused days off. It emphasized that the employee and his spouse effectively managed the restaurant and were responsible for keeping the rest-day records, while no sufficient documentary proof supported the claim. The appeal was therefore allowed, the lower judgment was modified, and only CHF 4,108.75 plus interest and enforcement costs remained payable, with partial costs and compensation allocated as stated.

Omnilex headnote

Art. 329 CO; Art. 64 CCNL industria alberghiera e della ristorazione: riposo settimanale e prova dei giorni liberi non goduti; in the absence of mandatory monthly records by the employer, the employee’s claim is not automatically proven. Where the employee effectively shares in the management of the enterprise and is responsible for arranging or recording rest days, he cannot rely on the employer’s lack of control records to substantiate a claim for compensation. The claim must still be shown with sufficient evidence; a summary or unclear calculation is insufficient (consid. 5-6). The court also confirms that the issue must be raised timely under the trust principle, but this does not dispense with proof of the entitlement.

Full text

AIUTO RICERCA

Anteprima di stampa

Numero d'incarto: 12.1999.230

Data decisione, Autorità: 13.01.2000, IICCA

Incarto n. 12.1999.00230

Lugano 13 gennaio 2000/fb

In nome della Repubblica e Cantone del Ticino

La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

composta dei giudici:

Cocchi, presidente Chiesa e Zali

segretario:

Petrini

sedente per statuire nella causa civile a procedura speciale per azioni derivanti da contratto di lavoro (inc. CL.1997.8 della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 2) promossa con istanza 14 gennaio 1997 da


rappr. dall'__________

contro


rappr. dall'avv. __________

chiedente la condanna della convenuta al pagamento di fr. 14'730.75 quali salari impagati, tredicesima mensilità e indennità per giorni di libero non goduti nel periodo 1994/1995 a liquidazione di un contratto di lavoro;

domanda che la convenuta ha integralmente contestato e che il pretore, con decisione 14 ottobre 1999, ha accolto limitatamente a fr. 13'810.10 oltre interessi e spese esecutive;

appellante la convenuta che, con allegato 25 ottobre 1999, chiede la riforma della sentenza impugnata e riconosce il credito dell'istante per fr. 3'198.80 oltre interessi;

richiamata la decisione del vicepresidente della Camera che ha concesso effetto sospensivo all'appello;

lette le osservazioni all'appello, presentate dall'istante in data 10 dicembre 1999;

esaminati gli atti della causa;

considera

in fatto e in diritto:

  1. L'istante è stato assunto come chef di cucina presso l'osteria __________ di __________ a far data dal 1. luglio 1994. Il contratto (doc. 1) è stato concluso con la società convenuta come datrice di lavoro e prevedeva oltre a un salario mensile lordo di fr. 5'400.-, una durata indeterminata e un termine di disdetta di 3 mesi per la fine di un mese. Il rapporto di lavoro è stato interrotto sulla base di uno scritto 28 luglio 1995 della convenuta, destinato all'istante e a sua moglie __________, che indicava la fine del loro contratto per il 31 ottobre successivo. In seguito, con lettera 15 ottobre 1995, destinata a tutti i dipendenti , veniva loro reso noto: che il ristorante avrebbe chiuso i battenti il 22 ottobre 1995 alle ore 24.00, che tutti i contratti di lavoro erano disdetti per il 30 ottobre o comunque per la prima data utile, che tali decisioni volevano evitare il rischio "di continuare a farvi lavorare senza poter essere in grado di assicurare i salari dei prossimi mesi" e che, oltre le giornate da dedicare alla pulizia dei locali, i rimanenti giorni di ottobre sarebbero stati considerati come vacanze (doc. C).

  2. Con l'istanza in esame il lavoratore ha chiesto il pagamento di fr. 4'110.75 quale differenza di salario per il mese di ottobre e quale quota parte della tredicesima mensilità, nonché di fr. 10'620.- per giorni di libero non goduti dall'inizio alla fine del rapporto di lavoro, per un totale di 59 giorni. La convenuta si è opposta in particolare al riconoscimento di questa seconda parte del credito, contestando il valore probante del conteggio prodotto dalla controparte (doc. F) e osservando che i coniugi __________, durante il contratto -in particolare alla fine del 1994- non hanno mai vantato pretese per vacanze non godute. Comunque il ristorante ha sempre rispettato la chiusura settimanale di due giorni (la domenica e il lunedì fino a mezzogiorno) e i signori __________ hanno sempre regolato a loro piacimento la presenza presso l'esercizio pubblico.

  3. Il pretore ha anzitutto preso atto che la convenuta, in sede conclusiva, ha riconosciuto all'istante un credito di fr. 3'198.80 netti a titolo di stipendio impagato e di tredicesima mensilità pro rata temporis. Per quanto riguarda questa posta il giudice ha riconosciuto all'istante anche fr. 360.- a titolo di assegni familiari e fr. 550.- quale indennità per vestiario di lavoro. In merito ai giorni di libero non goduti, rimprovera alla convenuta di non aver provato il numero dei giorni in discussione, deducendone la correttezza del conteggio allestito dall'istante.

  4. La società appellante limita esplicitamente la sua impugnativa al credito per giorni di libero non goduti. In particolare sostiene, conformemente alla tesi avanzata in prima sede, che il lavoratore deve far valere questi eventuali crediti al momento del versamento del salario mensile, rispettivamente dopo un breve periodo di riflessione e non alla fine del contratto. Rileva inoltre incongruità nel computo prodotto in causa come documento F.

Con le osservazioni all'appello l'istante chiede in sostanza che venga integralmente confermata la sentenza pretorile.

  1. Per quanto riguarda i giorni settimanali di libero, previsti dall'art. 329 CO, l'art. 64 del Contratto collettivo nazionale di lavoro dell'industria alberghiera e della ristorazione (esplicitamente richiamato nel contratto individuale di lavoro) fa carico al datore di lavoro di allestire alla fine di ogni mese un conteggio dei giorni di riposo. Questa disposizione tiene conto di due principi: il primo è quello per cui l'onere della prova circa l'effettuazione o meno dei giorni liberi da parte del lavoratore incombe per principio al datore di lavoro che, meglio d'ogni altro, può esserne al corrente, disponendo -o quanto meno dovendo disporre- di tutta una serie di mezzi di controllo (Streiff / von Kaenel, Arbeitsvertrag, Zurigo 1992, art. 329 CO, N. 4; JAR 1990, 443; ZR 1983 N. 107 p. 226; II CCA 9 maggio 1995 in re S./M. SA e 9 novembre 1995 in re S. SA/M.); il secondo impone una liquidazione rapida delle vertenze di questo genere, così come quelle riguardanti il rimborso di spese di viaggio (DTF 91 II 386) o la retribuzione di ore supplementari, ciò che presuppone la notifica tempestiva del credito da parte del lavoratore in accordo col principio dell'affidamento, ovvero affinché sia salvaguardata la sicurezza delle relazioni in materia di contratto di lavoro (DTF 101 II 289).

  2. Nel caso concreto, va osservato anzitutto che, contrariamente alle indicazioni del CCNL, non esistono conteggi mensili dei giorni liberi goduti o no dai dipendenti della convenuta: la ricapitolazione doc. F (il cui contenuto è tutt'altro che chiaro e confonde i giorni di libero con i giorni di ferie) dà indicazioni apparentemente di dettaglio per il 1995, mentre indica un solo totale di 24,32 giorni (?) per il 1994. D'altra parte, dev'essere evidenziata la posizione dell'istante nei rapporti con la controparte. Egli infatti, ha iniziato la propria attività di cuoco insieme alla moglie, assunta come gerente del ristorante (cfr. inc. CL.1997.6, doc. 1) la quale si è sempre occupata della gestione dell'esercizio pubblico, registrava gli incassi giornalieri, effettuava i pagamenti delle fatture dei fornitori, come pure allestiva i vari conteggi riguardanti gli stipendi e gli oneri sociali dei dipendenti; la documentazione da lei allestita veniva poi consegnata alla fiduciaria per la contabilità (testi __________ e __________). I coniugi __________ ben si può dire che gestissero insieme il ristorante, pur con compiti diversi: l'amministrazione corrente, rispettivamente la cucina: al proposito, il teste __________ ricorda come "i signori __________" (insieme) siano stati invitati a più riprese "a mutare l'impronta del ristorante" e come essi trattassero i problemi gestionali direttamente con l'amministrazione. D'altra parte essi furono licenziati insieme, per lo stesso termine, e i loro rapporti di lavoro (formalmente distinti) furono considerati insieme, separatamente da quelli degli altri dipendenti (testi __________ e __________). Non solo quindi essi si trovavano nella posizione di poter organizzare il lavoro come meglio credevano e quindi di non sottostare a nessuna imposizione di orario, né ad alcun controllo (teste __________), ma erano essi stessi (in particolare la signora __________) a dover tenere i conteggi dei giorni di libero (goduti e non) di tutti i dipendenti, quindi anche nei confronti di loro stessi. Sono pertanto malvenuti nel rimproverare alla controparte di non aver provato l'effettuazione da parte loro di giorni liberi, già perché la datrice di lavoro non disponeva dei mezzi di controllo adeguati (cfr. II CCA 25 novembre 1997 in re v.A. / G. SA). Né, al dilà di ogni considerazione sui loro diritti, è possibile conferire specifica forza probante al sommario conteggio da loro prodotto in causa: in tal senso la decisione pretorile non può essere condivisa. Né all'incarto esistono elementi o indizi per considerare in qualche modo accertato il diritto in questione: non solo risulta che essi abbiano goduto di periodi di vacanze (teste __________), ma -come già osservato- a dipendenza della loro collocazione nell'organizzazione del ristorante, era di loro competenza di riservarsi i giorni di libero previsti, oppure -fosse stato difficile o impossibile attenersi a quella regola per ragioni di gestione dell'esercizio pubblico- di notificare tempestivamente il fatto alla datrice di lavoro, così come impone il CCNL. Poiché l'istante non ha dimostrato il suo credito, esso non può essere ammesso e in tale limite la sentenza impugnata dev'essere riformata.

  3. Per quanto riguarda l'importo litigioso in questa sede, va precisato che il primo giudice ha considerato i crediti posti a giudizio al netto dei contributi sociali. Quindi, il credito di fr. 10'620.- per giorni di libero non goduti (sentenza impugnata, consid. 5) è stato accolto dal pretore in realtà per soli fr. 9'701.35. Deducendo questo importo dal totale di fr. 13'810.10 si ottiene una differenza di fr. 4'108.75, importo superiore al credito riconosciuto dall'appellante. Ma poiché per la differenza non v'è impugnativa, la convenuta dev'essere condannata al pagamento dell'importo superiore. Ciò non ostante la soccombenza in appello dell'istante può essere considerata integrale.

Per questi motivi,

richiamati per le spese l'art. 417 lett. e CPC e la TOA

pronuncia:

I. L'appello 25 ottobre 1999 di __________ è accolto. Di conseguenza la sentenza la sentenza 13 ottobre 1999 del Pretore di Lugano, Sezione 2, è così riformata:

  1. L'istanza è parzialmente accolta. Di conseguenza __________, è condannata a versare a __________, l'importo di fr. 4'108.75 più interessi al 5% a far tempo dal 31 ottobre 1995, oltre a fr. 100.- per spese PE.

  2. Limitatamente a questo importo viene rigettata in via definitiva l'opposizione interposta al PE __________ UE di Lugano.

  3. Non si prelevano né tasse né spese, la procedura essendo gratuita; __________ verserà a __________ la somma di fr. 400.- a titolo di ripetibili parziali.

II. Non si prelevano spese, né tassa di giustizia. __________ verserà all'appellante la somma di fr. 300.- a titolo di ripetibili d'appello.

III. Intimazione:


Comunicazione alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 2.

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il presidente Il segretario

Ultimo aggiornamento: 02.07.2026

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Keywords

employment contractunused rest daysburden of proofcollective agreementterminationsalary claimsappeal

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Key legal question

Whether the employee proved entitlement to compensation for unused weekly days off under the collective agreement.

Extracted holding

The employee did not prove the claimed entitlement; the claim for unused days off was not admitted.

Extracted reasoning

The employer had no adequate control records, but the employee and his spouse effectively managed the restaurant and were themselves responsible for tracking rest days. They failed to substantiate the claimed balance, and the file contained no sufficient evidence of the alleged unused days.

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