N 21 juin 1991
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Interpellation du groupe démocrate-chrétien
worden ist, mit Waffengewalt durchsetzen. Damit sich das Par- lament in politischer und rechtlicher Hinsicht ein vollständiges und objektives Bild machen kann, bitte ich den Bundesrat, die wichtigsten Uno-Resolutionen anzugeben, die nicht ange- wandt werden und sich auf die im vergangenen Jahrzehnt im Nahen und Mittleren Osten, in Europa oder in andern Regio- nen der Welt vorgekommenen Verletzungen des internationa- les Rechts, der Genfer Konventionen oder der kürzlich ge- schaffenen Charta von Paris für ein neues Europa beziehen. Zudem frage ich den Bundesrat, ob er eine Aktion der Schweiz vorsieht, um dazu beizutragen, dass die bis heute nicht befolg- ten Grundsätze und Vorschriften des internationalen Rechts respektiert werden.
Testo dell'interpellanza del 21 gennaio 1991
Nel momento in cui il mondo vive la tragedia della guerra del Golfo e che la «coalizione internazionale» contro l'Irak intende far rispettare con le armi le risoluzioni dell'ONU per il ripristino della sovranità dello Stato del Kuweit, occupato il 2 agosto 1990 delle forze armate irachene, interpello il Consiglio fede- rale (per una completa e corretta informazione politica e giuri- dica del Parlamento), invitandolo a documentare le Risolu- zioni più importanti dell'ONU non applicate e relative alla le- sione del diritto internazionale, delle Convenzioni di Ginevra e della recente Carta Europea di Parigi, perpetrate nel Medio Oriente e in Europa, oltre che in altre regioni del mondo, in questo ultimo decennio.
Infine, l'interpellante chiede al Consiglio federale se prevede un' azione della Svizzera per contribuire al rispetto dei principi e delle norme del diritto internazionale, fin'ora disattesi.
Texte de l'interpellation du 21 janvier 1991
Tandis que le monde vit la tragédie de la guerre du Golfe et que la «coalition internationale» contre l'Irak s'efforce au moyen des armes de faire respecter les résolutions de l'ONU exigeant la restauration de la souveraineté nationale du Ko- weit, occupé le 2 août 1990 par les forces armées irakiennes, je prie le Conseil fédéral de fournir au Parlement une informa- tion complète et précise sur les aspects politiques et juridi- ques des principales résolutions de l'ONU non appliquées qui concernent les violations, survenues au cours de la dernière décennie, du droit international, des conventions de Genève et de la Charte européenne récemment signée à Paris, que ces violations aient été perpétrées au Proche- et Moyen- Orient, en Europe ou dans d'autres régions du monde. L'interpellateur demande en outre au Conseil fédéral s'il pré- voit une action de la Suisse pour contribuer à assurer l'obser- vation des normes du droit international qui n'ont pas été ap- pliquées jusqu'ici.
Mitunterzeichner - Cofirmatari - Cosignataires: Bär, Brügger, Cavadini, Dubois, Hafner Rudolf, Jeanprêtre, Longet, Massy, Philipona, Pitteloud, Rebeaud, Rohrbasser, Salvioni, Schmid, Spälti, Stocker (16)
Schriftliche Begründung - Motivazione scritta - Développement par écrit
Dopo la guerra in Corea, l'impiego della forza militare contro l'Irak per affermare le finalità delle Risoluzioni dell'ONU a fa- vore del ripristino, sulla base del diritto internazionale, delle sovranità dello Stato del Kuweit, non conosce paragoni di si- milare, devastante ampiezza, riguardo situazioni in cui il ri- spetto delle risoluzioni votate dall'ONU è rimasto fin'ora lettera morta. Cito ad esempio, le risoluzioni a favore del diritto di au- todeterminazione del popolo palestinese e il relativo ritiro di Israele dai territori occupati e quelle concernenti l'occupa- zione da parte dell'esercito turco di una parte del territorio della Repubblica di Cipro. Altri, infausti esempi possono es- sere citati a dimostrazione del trascorso dispregio del rispetto del diritto internazionale e, parallelamente, delle Convenzioni di Ginevra, nell'arco degli ultimi dieci anni. L'interpellante ri- tiene opportuno, per un'informazione completa da un profilo politico e giuridico del Parlamento, che il Consiglio federale documenti questo drammatico e doloroso recente passato di inadempienze a livello della società internazionale. La ricerca
delle soluzioni di pace nelle conflittualità che da sempre lace- rano il mondo, è il primo impegno che deve scaturire dalla vo- lontà civile di far rispettare, nell'ambito del diritto internazio- nale, la convivenza fra i popoli.
Torti e ragioni, nelle diverse visioni politiche, culturali e reli- giose che caratterizzano il mondo, si oppongono sempre e, alla fine, la storia della vita umana le annulla sovente nell'irra- zionalità cruenta della guerra. Chi paga, finalmente, il prezzo umano delle stragi belliche, sono le popolazioni civili inermi, a detrimento delle verità storiche e del diritto delle genti, che deve essere protetto e promosso nella cultura della pacifica convivenza.
Schriftliche Stellungnahme des Bundesrates vom 17. April 1991 Risposta scritta del Consiglio federale del 17 aprile 1991 Rapport écrit du Conseil fédéral
du 17 avril 1991
Nell'ultimo decennio (1981-1990), l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha ratificato 2401 risoluzioni. Nel medesimo pe- riodo, il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ha sancito 201 risolu- zioni e il Consiglio economico e sociale 854.
La stragrande maggioranza di queste risoluzioni si riferisce a problemi singoli o a gruppi di problemi causati in un modo o nell'altro dal mancato rispetto di norme del diritto internazio- nale.
Come risulta da chiarimenti ricevuti dall'ONU a New York e a Ginevra le Nazione Unite non hanno fin'ora eseguito nessuno studio approfondito sull'applicazione delle risoluzioni del- l'ONU. (Una soluzione a mezzo di un'elaborazione elettronica dei dati non è praticamente attuabile a causa della comples- sità della questione).
Con i mezzi di cui dispone, il Consiglio federale non è nella possibilità di vagliare queste risoluzioni, di ordinarle per impor- tanza e di verificarne l'avvenuta applicazione. Un tale compito occuperebbe diversi funzionari per settimane, rappresen- tando un impegno sproporzionato particolarmente a causa della situazione problematica del personale.
Questa procedura risulta inoltre politicamente delicata: non spetta alla Svizzera, che non è membro delle Nazioni Unite, esprimersi pubblicamente sull'applicazione delle risoluzioni dell'ONU. Nell'ambito delle sue possibilità, il Consiglio fede- rale si è sempre adoperato per il rispetto del diritto internazio- nale e dei diritti dell'uomo. Questa prassi sarà continuata; nelle circostanze attuali, delle azioni speciali non sono previ- ste.
Präsident: Der Interpellant ist von der Antwort des Bundesra- tes nicht befriedigt.
91.3006
Interpellation der christlichdemokratischen Fraktion Friedenspolitik in den baltischen Staaten Interpellation du groupe démocrate-chrétien Politique de paix dans les pays baltes
Wortlaut der Interpellation vom 21. Januar 1991
Im Bericht 90 über die Sicherheitspolitik der Schweiz hält der Bundesrat fest, dass «die Schweiz als neutraler Staat den KSZE-Prozess fördern und mitgestalten muss». Er bekennt sich in diesem Zusammenhang zum Grundsatz der «friedli-
Interpellation der christlichdemokratischen Fraktion
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chen Streitbeilegung» und will sich «für die Entwicklung politi- scher und rechtlicher Regeln zum bessern Schutz der Men- schenrechte einsetzen».
Angesichts der beunruhigenden Entwicklung der politischen Situation in Osteuropa stellt die christlichdemokratische Frak- tion der Bundesversammlung dem Bundesrat folgende Fra- gen:
Was hat der Bundesrat bereits unternommen, um zu ge- währleisten, dass der KSZE-Vertrag von der Zentralregierung der UdSSR eingehalten wird?
Ist der Bundesrat bereit, sich im Rahmen der KSZE aktiv für eine friedliche und die Menschenrechte respektierende Rege- lung des Konflikts zwischen der UdSSR und den baltischen Staaten einzusetzen?
Sieht der Bundesrat eine Möglichkeit, den Demokratisie- rungsprozess innerhalb der UdSSR durch eine Intensivierung der Zusammenarbeit mit den verschiedenen Sowjetrepubli- ken zu fördern?
Texte de l'interpellation du 21 janvier 1991
Dans son Rapport 90 sur la politique de sécurité de la Suisse, le Conseil fédéral admet que «la Suisse en tant qu'Etat neutre doit participer activement au processus de la CSCE et l'encou- rager». A ce propos, il s'engage à faire prévaloir «le principe du règlement pacifique des différends» et à «promouvoir le déve- loppement de règles politiques et juridiques permettant de mieux protéger les droits de l'homme.»
Eu égard à l'évoluton inquiétante de la situation politique en Europe de l'est, le groupe PDC de l'Assemblée fédérale, adresse les questions suivantes au Conseil fédéral:
Quelles sont les actions déjà engagées par le Conseil fédé- ral, afin de garantir le respect du traité de la CSCE par le gou- vernement central de l'URSS?
Dans le cadre de la CSCE, le Conseil fédéral accepte-t-il de s'engager activement en faveur d'un règlement pacifique et respectueux des droits de l'homme du conflit entre l'URSS et les pays baltes?
Le Conseil fédéral voit-il une possibilité de promouvoir le processus de démocratisation à l'intérieur de l'URSS par l'in- tensification d'une coopération avec les différentes républi- ques de l'Union soviétique?
Sprecher - Porte-parole: Dietrich
Schriftliche Begründung
Die Urheber verzichten auf eine Begründung und wünschen eine schriftliche Antwort.
Développement par écrit Les auteurs renoncent au développement et demandent une réponse écrite.
Schriftliche Stellungnahme des Bundesrates
vom 17. April 1991
Die KSZE-Dokumente sind keine internationalen Abkommen im eigentlichen Sinn. Mit der Annahme der KSZE-Dokumente - von den wichtigsten sind die Schlussakte von Helsinki (1975), das Abschliessende Dokument des Wiener Treffens (1989) und die Charta von Paris für ein neues Europa (1990) zu nennen - gehen die KSZE-Teilnehmerstaaten die politische Verpflichtung ein, ihre Politik und Gesetzgebung dem Buch- staben und Geist der KSZE anzupassen.
Durch die Annahme der Pariser Charta hat sich die Sowjet- union verpflichtet, die Demokratie als einzige Regierungsform zu verwirklichen. Sie hat ausdrücklich anerkannt, dass die Menschenrechte und Grundfreiheiten dem Menschen um sei- ner selbst willen zukommen, dass sie unverzichtbar sind und durch das Recht garantiert sein müssen. Es liegt in der vorder- sten Verantwortung der Regierungen, sie zu schützen und zu fördern. In Uebereinstimmung mit der Pariser Charta aner- kennt die Sowjetunion, dass eine demokratische Regierung auf dem Volkswillen beruht, dem regelmässig durch freie und gerechte Wahlen Ausdruck gegeben wird. Die Demokratie gründet auf der Achtung vor dem Menschen und dem Rechts- staat.
Der am 13. Januar 1991 im Stadtzentrum von Wilna (Litauen) erfolgte Einsatz der sowjetischen Streitkräfte, die den Fernseh- turm stürmten und dadurch den Tod von 14 Zivilpersonen ver- ursachten, steht in offenem Widerspruch zu den Zielen und Prinzipien der KSZE.
Das EDA hat sofort auf diese Ereignisse reagiert. Am 16. Ja- nuar hat die schweizerische Delegation bei einem Ad-hoc- Expertentreffen der KSZE zusammen mit anderen Delegatio- nen gefordert, ein zusätzliches, der baltischen Krise gewidme- tes Treffen abzuhalten. Da in der KSZE das Konsensprinzip herrscht, hat die Ablehnung dieses Vorschlages durch die So- wjetunion das Treffen verhindert. Die schweizerische Delega- tion hat die sowjetische Haltung, welche der Charta von Paris widerspricht, bedauert. Sie hat die militärischen Aktionen, die der Forderung nach einem zusätzlichen Treffen zugrunde la- gen, verurteilt.
Am 20. Januar 1991 haben sowjetische «Schwarze Barets» in Riga ein Gebäude gestürmt und dadurch fünf Todesopfer ver- ursacht. Angesichts dieser Zuspitzung der Lage und der so- wjetischen Weigerung, ein zusätzliches Treffen abzuhalten, hat das EDA, gestützt auf das Abschliessende Dokument des Wiener Treffens (1989), den Mechanismus in der menschli- chen Dimension der KSZE angewendet. Die schweizerischen Behörden haben so die sowjetischen Behörden gebeten, ih- nen Informationen über die obenerwähnten tragischen Ereig- nisse zu geben.
Am 25. Januar wurden sowohl in Bern als auch in Moskau par- allele Vorstösse unternommen. Dabei haben es die schweize- rischen Vertreter nicht unterlassen, die Betroffenheit der schweizerischen Bevölkerung, die durch die Ereignisse in Wilna und Riga hervorgerufen wurde, mitzuteilen. Beim ersten Treffen des Ausschusses Hoher Beamter der KSZE, das am 28. und 29. Januar in Wien stattfand, hat die Vertreterin der Schweiz die grosse Besorgnis der Schweiz über die Lage in den baltischen Republiken ausgedrückt und darauf hingewie- sen, dass dieser Zustand negative Auswirkungen haben könnte, namentlich auf die Zusammenarbeit in Europa.
Diese Aufzählung der vom Bundesrat unternommenen Hand- lungen - die meisten europäischen Regierungen haben glei- che Interventionen gemacht - zeigt, dass das EDA nicht untä- tig geblieben ist, nachdem sich die Lage in der Sowjetunion merklich verschlechtert hat. Alle diese Handlungen bleiben je- doch ohne greifbare Resultate, solange sich die sowjetische Regierung unzugänglich zeigt und dadurch den Konsens in der KSZE verhindert.
Obwohl der Bundesrat die Haltung der sowjetischen Regie- rung bedauert und verurteilt, schimmert in der von der Sowjet- union verfolgten Linie doch die Absicht durch, die Konflikte in Zukunft ohne Gewaltanwendung zu regeln. In ihrer Antwort auf die Anwendung des Mechanismus in der menschlichen Di- mension hat die sowjetische Seite nämlich erklärt, dass sie al- les unternehmen werde, um den von ihr eingegangenen inter- nationalen Verpflichtungen nachzukommen, namentlich im Bereich der Menschenrechte. Die Ereignisse von Wilna und Riga werden in der Antwort als «tragisch» bezeichnet, Untersu- chungen seien im Gange, und die Schuldigen sollen bestraft werden. Ausserdem hat der Föderationsrat der UdSSR erklärt, dass eine Intervention der Streitkräfte bei der Lösung von poli- tischen Fragen unzulässig sei.
Trotz der baltischen Krise ist der Bundesrat bemüht, die Politik des Dialoges mit den sowjetischen Behörden aufrechtzuerhal ten. Er ist bestrebt, die Absichtserklärung über die Zusammen- arbeit zwischen dem Bundesrat und der Regierung der UdSSR einzuhalten und auszubauen, so wie sie im Dezember 1990 von Bundesrat Felber und Aussenminister Scheward- nadse unterzeichnet wurde. In dieser Absichtserklärung hat die UdSSR ausdrücklich betont, dass sie ihr politisches und wirtschaftliches System reformieren will, und die Eidgenos- senschaft hat sich bereit erklärt, diesen Prozess zu unterstüt- zen.
Was die Frage 3 betrifft, ist zu unterstreichen, dass der Bun- desrat parallel zu den soeben erwähnten Demarchen es auch nicht unterlässt, Kontakte mit den frei gewählten Behörden der baltischen Republiken zu knüpfen und die Zusammenarbeit mit diesen zu vertiefen. Es haben bereits mehrere Begegnun-
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Interpellation du groupe démocrate-chrétien
gen mit Vertretern der drei baltischen Republiken stattgefun- den. Im Jahre 1990 haben die schweizerischen Behörden den Präsidenten von Litauen, Herrn V. Landsbergis, und etwas später die damalige Premierministerin Frau K. Prunskiene so- wie vor kurzem Herrn Lenart Meri, Aussenminister von Est- land, und andere Vertreter der Region empfangen.
Vom 19. bis 24. Februar 1991 hat sich eine schweizerische De- legation in die drei Republiken begeben. Diese Mission hatte in erster Linie einen humanitären Charakter. Im Gefolge von Anfragen dieser drei Republiken hat ein Delegierter des Schweizerischen Katastrophenhilfekorps in Begleitung des mit dem Dossier «Sowjetunion» betrauten EDA-Beamten der Politischen Direktion an Ort die Bedürfnisse an medizinischem Material und, soweit nötig, die Transport- und Verteilungsmo- dalitäten abgeklärt. Diese erste Mission in die baltischen Re- publiken ist erst ein Anfang: weitere Massnahmen im Hinblick auf eine Zusammenarbeit auf verschiedenen Gebieten (Kultur, Unterricht usw.) werden folgen.
Der Bundesrat ist der Auffassung, dass die Mittel, die ihm die verschiedenen KSZE-Dokumente geben, voll ausgeschöpft wurden. Da ein Dringlichkeitsmechanismus im Rahmen der KSZE noch fehlt, ist der Bundesrat bestrebt, in Uebereinstim- mung mit den anderen Teilnehmerstaaten die Möglichkeit zu prüfen, einen solchen Mechanismus einzuführen. Dadurch wären die KSZE-Teilnehmerstaaten in einer besseren Lage, solche Krisen zu bewältigen. Diese tragen, wie man gesehen hat, das Risiko in sich, den Fortschritt zu gefährden, den die auf den Menschenrechten begründete Demokratie, der Rechtsstaat und die Grundfreiheiten sowie die Sicherheit, die sich zwischen den KSZE-Teilnehmerstaaten entwickelt hat, in den letzten beiden Jahren gemacht haben.
Es versteht sich von selbst, dass es der Bundesrat nie aufge- geben hat, sich für ein System der friedlichen Beilegung von Streitfällen einzusetzen, ein Prinzip, das die schweizerische Diplomatie hochhält. Gemäss der Schlussakte von Helsinki (1975) regelt Prinzip V die Beziehungen zwischen den KSZE- Staaten. Seit den Anfängen der KSZE bemüht sich die Schweiz, Mechanismen für die friedliche Regelung von Streit- fällen auszuarbeiten. Daher hat die Schweiz sehr aktiv an der Ausarbeitung des Mechanismus für die friedliche Streitbeile- gung teilgenommen, wie er an dem kürzlich in Valletta zu die- sem Thema durchgeführten Treffen angenommen worden ist. Es ist übrigens das erste Mal, dass ein solcher Mechanismus im Rahmen der KSZE geschaffen wurde.
Schliesslich möchte der Bundesrat in Erinnerung rufen, dass die Mittel, über die ein Staat verfügt, um den Demokratisie- rungsprozess in der Sowjetunion positiv zu beeinflussen, na- turgemäss beschränkt sind.
Rapport écrit du Conseil fédéral du 17 avril 1991
Les documents de la CSCE ne constituent pas des traités internationaux proprement dit. Cependant, en adoptant les documents de la CSCE - parmi les plus importants, il convient de nommer l'Acte Final d'Helsinki (1975), le Document de clô- ture de la Réunion de Vienne (1989) et la Charte de Paris pour une nouvelle Europe (1990) - les Etats participant à la CSCE s'engagent de manière politique à adapter leur politique et leur législation à l'esprit et à la lettre de la CSCE.
En approuvant la Charte de Paris, l'Union Soviétique s'est en- gagée à édifier la démocratie comme seul système de gouver- nement. Elle a expressément accepté que les droits de l'homme et les libertés fondamentales sont inhérents à tous les êtres humains, inaliénables et garantis par la loi. La respon- sabilité première des gouvernements est de les protéger et de les promouvoir. Selon cette même Charte, l'Union Soviétique reconnaît qu'un gouvernement démocratique repose sur la volonté du peuple, exprimée à intervalles réguliers par des élections libres et loyales. La démocratie est fondée sur le res- pect de la personne humaine et de l'Etat de droit.
Il va de soi que l'engagement des forces armées soviétiques, le 13 janvier 1991, dans le centre de la ville de Vilnius (Litua- nie), prenant d'assaut la tour de la télévision et provoquant ainsi la mort de 14 personnes civiles, est contraire à l'esprit, aux engagements et aux desseins de la CSCE.
Le DFAE a immédiatement réagi à ces événements. Le 16 janvier, lors d'une réunion administrative dans le cadre de la CSCE, la délégation suisse, de concert avec d'autres délé- gations, a exigé de convoquer d'urgence une réunion supplé- · mentaire, consacrée à la crise balte. Les règles de la CSCE prescrivant le consensus, le rejet de cette proposition par la délégation soviétique a empêché la tenue d'une telle réunion. La délégation suisse a déploré cette attitude soviétique, qui va à l'encontre de la Charte de Paris. Elle a condamné les actions militaires, ces interventions étant à l'origine de la demande d'une réunion supplémentaire.
Au vu de la tournure des événements - le 20 janvier 1991, des «bérêts noirs» soviétiques donnèrent, à Riga, l'assaut d'un im- meuble, provoquant la mort de cinq personnes - et du refus soviétique de convoquer une réunion supplémentaire, le DFAE a eu recours au mécanisme de la dimension humaine (MDH) de la CSCE, tel que le Document de clôture (1989) de la Réunion de Vienne le prévoit. En invoquant ce mécanisme, les autorités suisses ont invité les autorités soviétiques à leur four- nir des informations sur les événements tragiques susmen- tionnés.
Le 25 janvier, les démarches y relatives ont été faites parallèle- ment et à Berne et à Moscou. A ces occasions, les représen- tants suisses n'ont pas manqué de faire part des sentiments de consternation que les incidents à Vilnius et Riga ont provo- qués dans l'opinion publique suisse. Lors de la première conférence du Conseil de hauts fonctionnaires de la CSCE, réunion qui s'est tenue les 28 et 29 janvier à Vienne, la repré- sentante de la Suisse a exprimé la vive préoccupation de la Suisse face à la situation dans les Républiques baltes et indi- qué que cet état risquerait de produire des effets négatifs, no- tamment sur la coopération en Europe.
Cette énumération des actions engagées par le Conseil fédé- ral - ces démarches se sont associées aux interventions de la plupart des gouvernements européens - démontre que le DFAE n'est pas resté inactif lorsque la situation s'est sensible- ment détériorée en Union soviétique. Toutes ces actions de- meurent cependant sans résultats tangibles tant que le gou- vernement soviétique se montre récalcitrant, empêchant de la sorte le consensus au sein de la CSCE.
Tout en déplorant et condamnant cette attitude du gouverne- ment soviétique, le Conseil fédéral décèle, dans la ligne obser- vée par l'Union soviétique, la volonté de régler désormais le conflit sans recourir à la force. En effet, dans la réponse soviéti- que suite à l'invocation du MDH, la partie soviétique déclare qu'elle fera tout le nécessaire afin de respecter sur son terri- toire les obligations internationales prises, y compris celles ayant trait aux droits de l'homme. Les événements de Vilnius et Riga y sont qualifiés de «tragiques», des enquêtes sont en cours, les coupables devant être punis. D'autre part, le Conseil de la Fédéraiton de l'URSS a déclaré que l'engagement des forces armées est inadmissible dans la solution de questions politiques.
Malgré la crise balte, le Conseil fédéral s'efforce de maintenir sa politique de dialogue avec les autorités soviétiques. Il en- tend maintenir et élargir ce dialogue selon les principes établis dans la déclaration d'intention sur la coopération entre le Conseil fédéral et le gouvernement de l'URSS, signée en dé- cembre 1990 par M. Felber, conseiller fédéral, et M. Che- vardnaze, ministre des affaires étrangères. Dans cette déclara- tion d'intention, l'URSS a notamment souligné sa volonté de réformer son système politique et économique et la Confédé- ration s'est déclarée prête à soutenir ce processus.
En ce qui concerne la question 3, le Conseil fédéral ne man- que pas de nouer, parallèlement aux échanges susmention- nés, des contacts avec les autorités des Républiques baltes, issues d'élections libres, et d'intensifier la coopération avec celles-ci. En effet, plusieurs rencontres ont eu lieu avec des re- présentants des trois Républiques baltes. Les autorités suis- ses ont reçu, en 1990, le Président de Lituanie, M. V. Landsber- gis, et plus tard le Premier Ministre d'alors, Mme K. Pruns- kiene, ainsi que récemment M. Lenart Meri, ministre des affai- res étrangères d'Estonie, et autres représentants de la région. Du 19 au 24 février 1991, une délégation suisse s'est rendue dans les trois Républiques. Le caractère de cette mission était
Interpellation Müller-Meilen
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d'abord humanitaire. En effet, à la suite de demandes formu- lées par ces trois Républiques, un délégué du Corps Suisse pour l'aide en catastrophes, accompagné par le fonctionnaire responsable du dossier URSS à la Direction Politique du DFAE, a examiné sur place les besoins en matériel médical ainsi que, le cas échéant, les modalités d'acheminement et de distribution. Cette première mission dans les Républiques bal- tes n'est qu'un début, d'autres mesures suivront en vue d'une coopération dans de divers domaines (culture, instruction, etc.).
Le Conseil fédéral est d'avis que les moyens que lui offrent les divers Documents de la CCE ont été pleinement utilisés. Un mécanisme d'urgence faisant encore défaut au sein de la CSCE, il s'efforcera, d'entente avec les autres Etats partici- pants, d'examiner la possibilité d'introduire ce mécanisme. Munis de ces dispositions, les Etats de la CSCE seront alors en meilleure position pour faire face à de telles crises qui, on le voit, risquent de porter des coups au progrès qu'ont pris ces deux dernières années la démocratie fondée sur les droits de l'homme, l'Etat de droit et les libertés fondamentales tout comme la sécurité qui s'est développée entre l'ensemble des Etats de la CSCE.
Il va sans dire que le Conseil fédéral n'a cessé d'oeuvrer en fa- veur du règlement pacifique des différends, principe cher à la diplomatie helvétique. En effet, la Suisse s'efforce depuis les débuts de la CSCE d'élaborer des mécanismes de règlements pacifiques des différends qui est, selon l'Acte Final d'Helsinki (1975), le Principe V régissant les relations entre les Etats de la CSCE. Au demeurant, la Suisse a participé activement à l'éla- boration du mécanisme de règlement pacifique des différends qui a été adopté lors de la récente réunion de La Valette consa- crée à ce sujet. C'est d'ailleurs la première fois qu'un tel méca- nisme est mis en oeuvre dans le cadre de la CSCE.
Enfin, le Conseil fédéral voudrait rappeler que les moyens qu'un Etat possède pour influencer positivement le processus de démocratisation de l'Union Soviétique restent, par la force des choses, limités.
Präsident: Die Interpellanten sind von der Antwort des Bun- desrates befriedigt.
91.3011
Interpellation Aubry Golfkrieg und Erklärungen des Bundesrates Guerre du Golfe et déclarations du Conseil fédéral
Wortlaut der Interpellation vom 22. Januar 1991
In einem Interview des Westschweizer Fernsehens hat der Chef des EDA in Zusammenhang mit dem Golfkrieg erklärt, es handle sich um einen Konflikt zwischen den Vereinigten Staa- ten und dem Irak. Die Hörer und Zuschauer waren betroffen darüber, dass der Chef des Departementes für auswärtige An- gelegenheiten das Engagement von 29 Uno-Staaten gegen den Irak auf einen bilateralen Konflikt reduziert.
Diese antiamerikanische Aeusserung hat einige alliierte Staa- ten verletzt. Ich bitte daher den Bundesrat, die Aussage zu be- richtigen, denn in dieser Frage ist die gesamte Regierung an- gesprochen.
Und weshalb hat der Bundesrat nicht am letzten Montag vor dem Parlament durch den Bundespräsidenten die gegen die Genfer Konvention verstossende Folterung der alliierten Kriegsgefangenen durch die irakischen Behörden verurteilt?
Texte de l'interpellation du 22 janvier 1991
Lors d'une interview à la TV romande, on a entendu le chef du DFAE déclarer au sujet de la guerre du Golfe que c'était un
conflit «entre les Etats-Unis et l'Irak». Les auditeurs et téléspec- tateurs ont été choqués que le chef du Département des affai- res étrangères limite à un conflit bilatéral l'engagement de 29 pays des Nations Unies contre l'Irak.
Cet antiaméricanisme a blessé certains pays alliés et je de- mande au Conseil fédéral de rétablir la vérité, car c'est le gou- vernement tout entier qui est engagé.
Et pourquoi le Conseil fédéral n'a-t-il pas dénoncé par la voix du président de la Confédération lundi devant le Parlement la torture des prisonniers de la coalition par les autorités irakien- nes, ce qui provoque le non-respect de la Convention de Ge- nève?
Mitunterzeichner - Cosignataires: Keine - Aucun
Schriftliche Begründung - Développement par écrit L'auteur renonce au développement et demande une réponse écrite.
Schriftliche Stellungnahme des Bundesrates vom 17. April 1991 Rapport écrit du Conseil fédéral du 17 avril 1991
Il est exact que le chef du Département fédéral des affaires étrangères, à l'occasion d'une interview donnée à la TV ro- mande le 16 janvier dernier, a déclaré que, selon une interpré- tation avancée à diverses reprises, la guerre du Golfe présen- tait l'aspect d'un conflit entre les Etats-Unis et l'Irak. Une telle assimilation de l'ensemble d'une coalition à un seul de ses membres, à savoir les Etats-unis, était due, avait-il alors dé- claré, à la rhétorique politique à laquelle avaient recours ces deux protagonistes du conflit - cela ne signifiait donc pas qu'il s'agissait d'une interprétation personnelle. Telle était aussi l'image transmise par la plupart des chaînes de télévision, elles aussi sous l'effet provoqué par le contexte strictement bi- latéral de la rencontre entre le secrétaire d'Etat James Baker et le ministre irakien des affaires étrangères Tarek Aziz, quelques jours auparavant, le 9 janvier, à Genève.
Quant aux mauvais traitements exercés sur des prisonniers de la coalition par les autorités irakiennes, le président de la Confédération ne pouvait y faire allusion, dans son discours du 21 janvier 1991, puisque les images en question furent dif- fusées par la chaîne de télévision américaine CNN au moment même où il s'adressa au Parlement. Le Conseil fédéral n'a pas manqué toutefois de lancer peu après, le 23 janvier 1991, un appel pressant aux Etats impliqués dans le conflit du Golfe afin qu'ils respectent l'ensemble des dispositions du droit interna- tional humanitaire applicable en cas de conflit armé, leur rap- pelant par la même occasion que les prisonniers de guerre de- vaient être traités en tout temps avec humanité et, plus particu- lièrement, qu'ils devaient être protégés de la curiosité publi- que.
Präsident: Die Interpellantin ist von der Antwort des Bundes- rates nicht befriedigt.
91.3081
Interpellation Müller-Meilen Neutralität und IKRK Activité humanitaire du CICR et neutralité suisse
Wortlaut der Interpellation vom 20. März 1991
Das Internationale Komitee vom Roten Kreuz (IKRK) hat vor dem Golfkrieg, während und nach den kriegerischen Ereignis- sen vorwiegend im Stillen eine segensreiche Tätigkeit ausge- übt. Dies ist nur ein kleiner Teil der gewaltigen humanitären
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Schweizerisches Bundesarchiv, Digitale Amtsdruckschriften Archives fédérales suisses, Publications officielles numérisées Archivio federale svizzero, Pubblicazioni ufficiali digitali
Interpellation der christlichdemokratischen Fraktion Friedenspolitik in den baltischen Staaten Interpellation du groupe démocrate-chrétien Politique de paix dans les pays baltes
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Amtliches Bulletin der Bundesversammlung Bulletin officiel de l'Assemblée fédérale Bollettino ufficiale dell'Assemblea federale
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1991
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Anno
Band
III
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Volume
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Sommersession
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Session d'été
Sessione
Sessione estiva
Rat
Nationalrat
Conseil
Conseil national
Consiglio
Consiglio nazionale
Sitzung
16
Séance
Seduta
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Datum 21.06.1991 - 08:00
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