Art. 31 CF; cantonal rules on Sunday rest and shop closure in the bakery trade; equality of treatment among competitors. The cantons may, in the interest of public order and social hygiene, prescribe weekly rest periods and forbid the sale of goods during those periods, even if this entails closure of shops belonging to bakers. A work ban extending to business owners is likewise admissible where necessary to secure effective enforcement and to prevent circumvention by employing workers in the prohibited period; such a measure is not contrary to equality, but may restore parity between owner-operated and non-owner-operated businesses (consid. 2). A complainant lacks standing to challenge provisions that do not concern him personally and directly in the capacity invoked (consid. 1).
Il divieto di vendere pa Re freseo e di importanza minore di quello ehe consistesse nell'ordinare Ia chiusura com- pieta dei magazzeni (dunque anche di quelli dei fornai) in dati giorni ed ore. Ma anchc se il divieto fosse generale e equivalesse, per i fornai, aUa ehiusura completa, esso non sarebbe me no eostituzionalmente tollerabile, eome risulta daHa eostante pratiea delle Autorita federali, seeondo la qualc malgracto il disposto dell'art. 31 CF, i Canto ni sono liberi di fissare delle are e dei giorni di riposo e specialmente di ordinare la chiusura dei magaz- zeni (v. SALIS N. 1012 e seg.; 776, 984 e 985; Foglio federnle ed. fran ;ese 1907 4 p. 641 e seg. ; 1911 1 p. 156 ; RU 20 p. 270 e 35 I p. 721 e le sentenze ivi citate). Nen v'ha motivo per dissentire da questa antica eben 8ta- bilita giurisprudenza. Tutti i Cantoni eonoseono delle restrizioni di questa natura ed anche ii legislatore fede- rale le ha ritenuto indispcnsabili nel dominio di sua competenza, eioe dell'esercizio delle fabbriehe (sentenza 24 maggio 1917 neUa causa Bouvier eontro Ginevra, eon- siderando 3°). Dato quindi ehe il divieto di vendita deI pane freseo in domeniea non e eensurabile per motivi costituzio- nali, Ia questione den' obbligo fatto ai fornai (padroni ed operai) di astenersi dal lavoro in certe ore deI sabato edella domenica, diventa, se non oziosa, almenD di esigua importanza. E ovvio, infatti, ehe se i fornai inten- dono Iavorare la notte dal sabato aHa domenica, si e per poter vendere la domeniea il pane freseo eotto Ia notte antecedente e non per smerciare il Iunedi mattina il pane di sabato notte 0 di domenica mattina, diventato nel frattempo stantio. Ma se pure si vuol eonsiderare questa questione in- dipendentemente daHa prima ed attribuirle valore pai- ticolare, basta rilevare : Il divieto fatto anche ai padroni di Iavorare neHe ore precitate sarebbe incostituzionale dal punto di vista deU'art. 4 e anehe deU'art. 31 CF, se a suo favore non potesse venir addotta ragione seria ed Handels-und Gewerbefreiheit. N0 31.
indubbiamente ammissibile. Ma ci6 non e. Nella sua risposta al rieorso, il Consiglio di Stato asserisee : Se si dovesse lasciare faeoltativo ai padroni il lavoro festivo e Ia vendita di pane freseo in domeniea, si yerrebbe a togliere ogni possibilita di eontrollo ed a ereare una disparita di trattamento a dan no dei proprietari ehe non esercitano essi medesimi Ia professione deI panettiere edel pasticeiere e tale disparita di trattamento sarebbe preeisamente contraria all'art. 4 CF. )) Questi motivi non sono inammissibili. E ovvio, infatti, ehe ove il Iavoro fosse lecito ai padroni, grande sarebbe Ia Ioro tentazione di adibire ad esso anehe degli operai, mentre poi, trattandosi di lavoro notturno, ehe si pUD fare e si fa ordinariamente in retro-botteghe e, coi metodi moderni, pUD essere eompiuto senza molto rumore, diffieiIe sarebbe agli agenti di polizia il sopprimere gli abusi. Aeeettabile e pure il seeondo argomento, quello della disparita di trattamento ehe sorgerebbe ove il Iavoro fosse Iecito ai padroni. E bensi vero ehe questo argo- mento e di indole piuttosto eeonomiea e ehe la res tri- zione invade il eampo deHa libera eoneorrenza in materia commerciale. Ma, come questo giudiee ebbe gia a diehiarare, non sempre le disposizioni ehe interessano ed intraleiano iI giuoeo deHa libera eoneorrenza possono essere senz'altro dichiarate inconciliabili coll'art. 31 CF. Non 10 saranno specialmente quelle ehe tendono a ristabilire, tra professionisti deHa stessa categoria, Ia parita di trattamento ehe si troverebbe lesa da misura statale lecita e dettata da motivi di ordine pubblieo. Se il divieto in diseorso, in se leeito, non fosse applicato ai padroni, ne soffrirebbero, come rettamente osserva il Consiglio di Stato, quei negozi ehe non sono diretti da un padrone. Si e quindi Ia parita di trattamento ehe il disposto delI'art. 3 deI deereto intende -a ragione -ripristinare (efr. RU 44 I p. 4 e seg., specialmente p.l0). Infine si rileva ehe il decreto legislativo querelato fu
provocato dall'associazione ticinese dei proprietari di forni (memoria 7 luglio 1912 al Dipartimento cantonale deI lavoro) e fu poscia approvato da tutti i rappresen- tanti delle associazioni padronali panettieri e pasticcieri esistenti nel Cantone (v. risposta deI Consiglio di Stato) ; inoltre, ehe fra tutti i fornai stabiliti nel Ticino, solo il ricorrente si e lagnato di una legge ehe, fatta a loro is- tanza, non puö lederne sensibilmente gli interessi profes- sionali ; ehe le disposizioni eoncernenti la limitazione deI lavoro settimanale ed il riposo festivo sono ispirate da considerazioni d'ordine generale e d'igiene sociale ehe soverchiano l'interesse privato (sentenza Bouvier contro Ginevra preeitata, p. 5 eons. 30) e, finalmente, ehe anehe altri Cantoni conoscono il divieto di Iavoro festivo entro eerte ore deI sabato e la domeniea, senza distiu- guere tm padrone ed operai (ad es. i Cantoni di Argo- via, Basilea-Citta, Zurigo, San-Gallo ecc.). Nel suo decreto den' 11 agosto 1917 il Cantone di Friborgo ha disposto affatto analoga a quello delI'art. 3 querelato. II Tribunale tederale pronuncia : Il ricorso e respinto. III. POLITISCHES STIMM-UND WAHLRECHT DROIT ELECTORAL ET DROIT DE VOTE 32. Arr6t du 18 ;uillet 1923 dans la canse Blanc et consorts contre Conseil d'Etat du canton de Fribourg. I.omputation de delais en matiere d'exercice de droits politiques. A. -Le 15 janvier 1923, le Grand Conseil du canton de Fribourg a vote une loi instituant des pensions de Politisches Stimm-und Wahlrecht. N° 32. 233 retraite en faveur des Conseillers d'Etat. Cette loi a ete publiee, pour la derniere fois, dans la Feuille offi- eielle du canton de Fribourg dn samedi 3 mars 1923. Le lundi 19 mars, Louis Blanc, depute a Bulle, a depose a la Chancellerie d'Etat une demande signee par trente citoyens et tendante a soumettre eette loi a l'approbation des electeurs dans la forme prevue par la loi du 13 mai 1921 sur l'exereice du droit d'ini- tiative constitutionnelle et legislative des citoyens et du droit de referendum . Le 7 avril 1923, le Conseil d'Etat de Fribourg, sta- tuant sur eette demande, a rendu l'arrete suivant: La demande de referendum deposee au sujet de la loi du 15 fevrier 1923, instituant des pensions de retraite en faveur des Conseillers d'Etat, est declaree tardive et ne peut, en consequenee, etre publiee . Cette decision est motivee en substance comme suit : La loi du 13 decembre 1921 dispose, a son art. 24 que la demallde de referendum est deposee a la Chan- cellerie d'Etat, munie des signatures d'au mohls vingt cinq citoyens, dans le delai de 15 jours a partir de la derniere publication de la loi ou du decret dans la Feuille officielle . La derniere publication de la loi du 15 fe- vrier 1923 ayant paru le samedi 3 mars, le delai ponr le depot de. la demande. de referendum expirait done le 18 mars. Peu importe que ce jour la rat un dimanche. La procedure de referendum releve du droit public. 01' il est de regle, en droit public, qu'a moins d'une disposition expresse les deIais sont appliques strictement et ne peuvent etre prolonges meme si le terme echoit un dimanche ou un jour ferie. C'est ainsi, d'ailleurs, que la Cour de cassation a toujours interprete I'art. 474 al. 1 code proc. pen. en ce qui concerne le pourvoi en cassation et il y a lieu de relever qu'il y a identite de termes entre cette disposition et l'art. 24 de la loi du 13 decembre 1921. Cette opinion est du reste conforme au but de l'art. 29 precite. L'intention du legislateur,