Sentenza del 18 gennaio 2005 Corte dei reclami penali Composizione Giudici penali federali Emanuel Hochstrasser, Presi- dente, Tito Ponti e Barbara Ott, Cancelliere Giampiero Vacalli Parti A.______, attualmente detenuto,
reclamante
rappresentato dall’avv. Nadir Guglielmoni,
contro
Ministero pubblico della Confederazione,
opponente
Oggetto Sequestro di immobili e di veicoli (art. 65 PP)
Bundesstrafgericht Tribunal pénal fédéral Tribunale penale federale Tribunal penal federal Numero dell’incarto: BK_B 165/04
Fatti: A. A.______ è stato arrestato il 19 luglio 2004 nell’ambito di un’inchiesta di po- lizia giudiziaria aperta nei suoi confronti (e di altri) per titolo di infrazione al- la legge federale sugli stupefacenti (art. 19 n. 1 e 2 LStup), partecipazione a organizzazione criminale (art. 260ter CP) e infrazione alla legge federale sulle armi (art. 33 LArm) e posto immediatamente in detenzione preventiva. Il 21 luglio 2004 il giudice istruttore federale, ritenuta la sussistenza dei pe- ricoli di collusione e di fuga, ha convalidato il suo arresto.
B. Con decisioni del 4 e 6 ottobre 2004, il Ministero pubblico della Confedera- zione (MPC) ha ordinato l’identificazione e il blocco a registro fondiario de- gli immobili appartenenti alla famiglia di A.______ a X.______ (v. act. 1.1) nonché il sequestro di quattro autoveicoli e di un motoveicolo appartenenti all’indagato (v. act. 1.2).
C. Contro queste decisioni, l’11 ottobre 2004 A.______ è insorto con un re- clamo dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, chiedendone l’annullamento. Egli ritiene immotivate, ingiustificate e spro- porzionate le misure coercitive ordinate dall’autorità inquirente, rilevando che dalle indagini sinora esperite non emergono sufficienti indizi di colpevo- lezza a suo carico, segnatamente in merito all’imputazione di appartenenza ad organizzazione criminale. Ad ogni modo - osserva in seguito il recla- mante - non sarebbe adempiuto il requisito della connessione tra gli oggetti sequestrati e gli indizi di reato formulati a suo carico. Egli si duole inoltre di una violazione del diritto di essere sentito, nella misura in cui le decisioni del MPC sarebbero insufficientemente motivate.
D. Con osservazioni del 29 ottobre 2004, il MPC postula la reiezione del re- clamo nella misura della sua ammissibilità. L’autorità inquirente ribadisce che i provvedimenti litigiosi sono giustificati a fini probatori e di confisca, ri- levando che le modalità di acquisizione e/o finanziamento dei beni mobili e immobili posti sotto sequestro sono tuttora poco chiare e necessitano di ul- teriori verifiche in sede contabile. A questo proposito le spiegazioni sinora fornite dal reclamante sarebbero vaghe e contraddittorie; per il MPC, vi sa- rebbero peraltro sufficienti elementi per poter affermare che questi beni so- no direttamente o indirettamente riconducibili alle attività criminose di
A.______, tali da giustificare il mantenimento dei contestati provvedimenti cautelari. Il MPC osserva infine che le decisioni impugnate rispettano pie- namente le esigenze di motivazione e contengono tutte le indicazioni ne- cessarie perché ne sia compresa la loro portata.
E. Nella sua replica del 22 novembre 2004, il reclamante ha sostanzialmente ribadito le argomentazioni esposte in sede di reclamo, sottolineando l’infondatezza e la mancata proporzionalità dei provvedimenti impugnati. Asserisce inoltre che il MPC avrebbe omesso di prendere posizione su numerose censure da lui avanzate, con riguardo in particolare all’applicazione dell’art. 59 CP. Non è stata richiesta una duplica al MPC.
Diritto:
Analogamente alla Camera d’accusa del Tribunale federale, dissolta il 31 marzo 2004, la Corte dei reclami penali esamina d’ufficio l’ammissibilità del rimedio esperito senza essere vincolata, in tale ambito, dalla denominazio- ne dell’atto o dall’autorità indicata come competente nello stesso (DTF 122 IV 188 consid. 1, pag. 190 e giurisprudenza citata). 1.1 Il reclamante, proprietario o comproprietario dei beni immobili e mobili menzionati nelle decisioni impugnate, è senz’altro legittimato a contestare il loro sequestro a fini probatori e di confisca, giacché direttamente toccato dal provvedimento ordinato dal MPC (art. 214 cpv. 2 PP). Il rimedio, inoltra- to entro il termine di cinque giorni di cui all’art. 217 PP, è tempestivo e per- tanto ricevibile in ordine.
Il sequestro costituisce una misura processuale provvisionale, volta ad as- sicurare i mezzi di prova nel corso dell’inchiesta (art. 65 n. 1 PP; DTF 124 IV 313 consid. 4 e riferimenti); parimenti, si possono sequestrare oggetti e beni patrimoniali sottostanti presumibilmente a confisca ai sensi dell’art. 59 n. 1 CP . Per sua natura, tale provvedimento va preso rapidamente, ritenu- to che, di regola, spetterà al giudice di merito pronunciare le misure definiti- ve e determinare i diritti dei terzi sui beni in questione. Come in tutti gli isti- tuti procedurali che intaccano eccezionalmente i diritti individuali per preva-
lenza di interesse pubblico, il sequestro è legittimo unicamente in presenza concorrente di sufficienti indizi di reato e di connessione tra questo e l’oggetto che così occorre salvaguardare agli incombenti dell’autorità requi- rente ed inquirente; la misura ordinata deve inoltre essere rispettosa del principio della proporzionalità (DTF 125 IV 185 consid. 2a; PIQUEREZ, Pro- cédure pénale suisse, Zurigo 2000, n. 2554 e segg., pag. 549). Nelle fasi iniziali dell’inchiesta penale non ci si dovrà mostrare troppo esigenti quanto al fondamento del sospetto: è infatti sufficiente che il carattere illecito dei fatti rimproverati appaia verosimile (HAUSER/SCHWERI, Schweizerisches Strafprozessrecht, 5a ediz., Basilea 2002, § 69, n. 1; PIQUEREZ, op. cit., n. 2553, pagg. 548-549). Adita con un reclamo, la Corte dei reclami penali (come già la Camera d’accusa prima di essa), non può peraltro statuire sul merito del procedimento penale, ma deve limitarsi all’esame dell’ammissibilità del sequestro in quanto tale (DTF 119 IV 326 consid. 7c e d). Secondo costante giurisprudenza, finché sussiste una possibilità di con- fisca, l’interesse pubblico impone di mantenere il sequestro penale (DTF 125 IV 222 consid. 2 non pubblicato; 124 IV 313 consid. 3b e 4; SJ 1994 p. 97, 102). Trattandosi di un valore patrimoniale appartenente ad una perso- na sospettata di partecipazione o sostegno ad un’organizzazione criminale, esso può essere sequestrato allorquando il detentore non può provare im- mediatamente, senza ulteriori atti ed in maniera chiara, che del bene in questione l’organizzazione criminale non ha, né direttamente né indiretta- mente, la facoltà di disporne (art. 59 n. 3 CP; v. sentenza del Tribunale pe- nale federale BK_B 082/04 del 25 agosto 2004, consid. 4.2).
dio preliminare dell’inchiesta di polizia giudiziaria - per decretare l’adozione di provvedimenti conservativi quali un sequestro ai sensi dell’art. 65 PP. 3.2 Il reclamante contesta inoltre che, nella pur denegata ipotesi di sufficienti indizi di reato a suo carico anche per il titolo di appartenenza ad organizza- zione criminale ai sensi dell’art. 260ter CP, vi sia la necessaria connessio- ne tra questi indizi e gli oggetti sequestrati, dato che egli avrebbe già fornito agli inquirenti informazioni esaurienti sulle modalità di finanziamento dell’acquisto degli immobili e dei veicoli, tali da escludere l’ipotesi di un re- investimento di denaro provento di attività criminali. 3.2.1 Tra gli oggetti sequestrati dall’autorità inquirente figurano in particolare quattro automobili e un motoveicolo appartenenti all’imputato. Ora, benché non risulti chiaramente dal testo letterale dell’art. 59 n. 3 CP, che si riferisce genericamente a „valori patrimoniali“, il legislatore ha voluto includere tra i valori suscettibili di confisca (e quindi, preventivamente, di sequestro) ai sensi di questa norma tutti gli oggetti dotati di un valore commerciale de- terminato o facilmente determinabile (v. N. SCHMID, n. 17-19 in relazione al n. 128, nonché n. 133 e 193 ad art. 59 CP, in: SCHMID (Hrsg.), Kommentar Einziehung, organisiertes Verbrechen und Geldwäscherei, Tomo I, Zurigo 1998). Gli autoveicoli, per quanto dotati di un valore commerciale, fanno quindi parte dei valori patrimoniali soggiacenti a confisca nella misura in cui l’organizzazione criminale (o uno dei suoi membri) ne possa disporre (v. sentenze del Tribunale penale federale BK_B 081/04 del 20 settembre 2004, consid. 4.2, con la dottrina e la giurisprudenza citata, e BK_B 134/04 del 4 novembre 2004, consid. 2.3, ultimo capoverso). In concreto, il reclamante non nega di essere il proprietario o quantomeno il detentore degli autoveicoli e del motoveicolo sequestrati; si tratta pertanto di valori patrimoniali su cui la persona sospettata di appartenere all’organizzazione criminale ha un potere di disposizione fattuale ai sensi dell’art. 59 n. 3 CP. L’indagato non ha d’altronde apportato prova immedia- ta e chiara del contrario (v. art. 59 n. 3 seconda frase CP), per cui, relati- vamente a questi beni, il sequestro cautelare ordinato dal MPC deve per il momento essere confermato. Quanto alle modalità di acquisto di tali veicoli, nel suo verbale di interrogatorio del 16 agosto 2004 (v. act. 5.4), l’indagato ha dichiarato di aver acquistato la BMW 530TD nel 1999 per fr. 35'000.-- (in leasing), la Chrysler Voyager nel 2002 per fr. 10'000.--, la Lancia K nel 1997/98 per fr. 12'000.-- e la Peugeot 405 nel 2000 per fr. 2’000.--; la mo- tocicletta Yamaha “YP 125” sarebbe invece stato acquistato nel 1998/99 per un importo di “circa 2000.-- franchi”. Pur se le cifre indicate non sono di grande entità (ma le stesse vanno comunque sottoposte a verifica), se ne deduce che i veicoli in questione – anche se presumibilmente di seconda
mano - dispongono ancora di un valore commerciale apprezzabile; il re- clamante non ha inoltre fornito agli inquirenti spiegazioni dettagliate in meri- to all’origine del denaro utilizzato per l’acquisto di tali beni, per cui sussiste il dubbio che la loro acquisizione possa essere stata finanziata (anche) con i proventi risultanti dall’attività criminale a lui imputata (traffico di stupefa- centi in particolare). In simili evenienze, e in attesa di ulteriori accertamenti, il mantenimento del sequestro cautelare dei veicoli è senz’altro ammissibile; dal profilo della proporzionalità, appare comunque opportuno lasciare a disposizione della moglie dell’imputato almeno una delle autovetture sequestrate per le in- combenze quotidiane della famiglia. 3.2.2 Decisamente contestato è anche il sequestro – tramite blocco a registro fondiario – dei due appartamenti di cui il reclamante è proprietario a X.______ (uno a titolo di abitazione famigliare e l’altro dato in locazione). Egli sostiene infatti di aver già fatto piena luce sulla modalità di finanzia- mento di tali beni, producendo anche documentazione probante; inoltre, detti appartamenti sarebbero gravati da pesanti oneri ipotecari, cosicché è escluso che lo Stato disporrebbe di valori patrimoniali confiscabili. Tali argomentazioni non sono però sufficienti per ordinare un’immediata re- voca del provvedimento coercitivo, perlomeno a questo stadio dell’inchiesta. Come rilevato dal MPC nelle proprie osservazioni al reclamo (v. act. 5, pag. 2), l’inchiesta è finalizzata anche alla verifica della compati- bilità fra l’attività lavorativa del reclamante quale gerente del locale pubblico “Spielsalon” di X., a cui è stato assegnato in maniera poco verosimi- le un altro grado di redditività (nell’ordine di guadagni mensili oscillanti tra i fr. 10'000.-- e i fr. 15'000.--), e il tenore di vita dello stesso imputato. In quest’ambito, l’acquisto in tempi abbastanza ravvicinati (4 anni), di due ap- partamenti per un controvalore di fr. 450'000.-- e, rispettivamente fr. 350- 375'000.-- assume una particolare valenza: nelle circostanze sopra indicate e considerata la natura dei reati contestati al reclamante, non può infatti essere escluso che almeno parte del capitale necessario per finanziare questi acquisti sia provento di attività illecite. Le spiegazioni fornite dall’interessato in proposito non sono del tutto convincenti, soprattutto se si tiene conto del fatto che parte del capitale necessario all’acquisto del se- condo appartamento sarebbe, a suo dire, stato prelevato dal conto di uno dei figli minorenni e persino regalato da amici o conoscenti (v. verbale di in- terrogatorio del reclamante del 23 settembre 2004, pag. 3 in alto, act. 5.5). Dalla documentazione bancaria sequestrata relativa al conto intestato al fi- glio minorenne B. (oggetto di un precedente reclamo alla Corte dei reclami penali), si evince peraltro che sul conto in questione l’imputato ha
effettuato numerose transazioni anche di notevole entità (fino a fr. 20'000.-- ), transazioni che poco si conciliano con l’usuale e normale amministrazio- ne di un conto risparmio aperto in favore di un figlio minorenne in tenera età (v. sentenza BK_B 159/04 del 1° dicembre 2004, consid. 3.2). L’obiezione secondo la quale non vi sarebbe connessione tra le attività de- littuose imputate al reclamante e il sequestro degli appartamenti di sua proprietà a X.______, e che pertanto questi dovrebbero essere immedia- tamente dissequestrati, non regge; anzi, sarà proprio l’inchiesta in corso che dovrà stabilire l’origine lecita o meno dei fondi utilizzati per l’acquisto di detti immobili, tramite un esame minuzioso della documentazione contabile delle attività del reclamante nel periodo considerato. 3.3 L’insorgente non può infine pretendere l’annullamento dei provvedimenti impugnati per il fatto che questi sarebbero intervenuti tardivamente, a oltre due mesi dal suo arresto. Nell’ambito della fase delle indagini preliminari il procuratore pubblico, al quale compete l’esclusiva direzione delle indagini (art. 104 PP), è infatti libero di prendere in ogni momento qualsiasi disposi- zione ritenuta utile o necessaria per il proseguimento delle indagini, com- presi i provvedimenti cautelari di sequestro a scopo probatorio o confiscato- rio ai sensi dell’art. 65 PP; contrariamente alle disposizioni previste per l’arresto o la detenzione (ad esempio l’art. 47 cpv. 1 o l’art. 51 cpv. 2 PP) la legge non indica termini perentori entro i quali questi provvedimenti – detta- ti perlopiù dall’evoluzione dell’indagine – devono essere adottati.
Nelle circostanze concrete, in assenza di altra soluzione equivalente nei suoi risultati ma meno incisiva, e tenuto conto dei sufficienti indizi di reato emersi dall’inchiesta, i provvedimenti impugnati non possono essere consi- derati lesivi del principio della proporzionalità. Non vi è quindi ragione di annullarli in questo momento, come chiesto dal reclamante.
Viste le considerazioni che precedono, il reclamo deve essere respinto. Conformemente al nuovo art. 245 PP, in vigore dal 1° aprile 2004, le spese processuali sono poste a carico della parte soccombente (art. 156 cpv. 1 OG); queste sono calcolate giusta l’art. 3 del Regolamento sulle tasse di giustizia del Tribunale penale federale (RS 173.711.32) e ammontano nella fattispecie a fr. 1’500.--. Dedotto l’anticipo spese di fr. 500.--, il reclamante è invitato a versare il saldo di fr. 1'000.--.
Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia:
Bellinzona, 20 gennaio 2005
In nome della Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale Il Presidente: Il Cancelliere:
Comunicazione a
Informazione sui rimedi giuridici : Le decisioni della Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili mediante ricorso al Tribunale federale entro 30 giorni dalla notifica, per violazione del diritto federale. La pro- cedura è retta dagli art. 214-216, 218 e 219 della legge federale del 15 giugno 1934 sulla procedu- ra penale applicabile per analogia (art. 33 cpv. 3 lett. a LTPF). Il ricorso non sospende l’esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in cui l’autorità di ricorso o il suo presidente lo ordini.