AIUTO
RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto:
12.2000.43
Data decisione, Autorità:
10.05.2000, IICCA
Incarto n.
12.2000.00043
Lugano
10 maggio
2000/fb
In nome
della Repubblica e Cantone
del Ticino
La
seconda Camera civile del Tribunale d'appello
composta dei giudici:
Cocchi, presidente
Chiesa e Zali
segretario:
Petrini
sedente per giudicare nella causa ordinaria appellabile OA.95.1425
della Pretura del distretto di Lugano, sezione 3, promossa con petizione 13
settembre 1995 da
rappr.
dall'avv. __________
contro
rappr.
dalla lic. jur __________
con
cui l'attrice ha chiesto la condanna della convenuta al pagamento di fr.
12'241.-- oltre interessi a titolo di mercede dell'appaltatrice;
Domanda avversata dalla convenuta, che ha postulato la reiezione
della petizione, e che il Pretore con sentenza 16 febbraio 2000 ha ammesso per
fr. 10'171.40 oltre interessi;
Appellante la convenuta, che con atto di appello dell'8 marzo 2000
chiede la riforma del querelato giudizio nel senso di respingere la petizione;
Mentre l'attrice con osservazioni 10 aprile 2000 postula la
reiezione del gravame con protesta di spese e ripetibili;
Letti
ed esaminati gli atti e i documenti prodotti,
posti
a giudizio i seguenti punti di questione
-
- se deve essere accolto l’appello
-
- tassa di giustizia e ripetibili
Ritenuto
in fatto:
A. L'attrice sostiene di avere effettuato nel 1993 opere da gessatore
nella costruenda casa d'abitazione della convenuta. A fronte di une mercede
contrattuale di fr. 32'241.--, la convenuta avrebbe pagato solo fr. 20'000.-- e
rifiuterebbe il pagamento del saldo adducendo, pretestuosamente, la difettosità
dell'opera, atteso che vi sarebbe unicamente un piccolo problema attorno alle
finestre, risolvibile con l'esecuzione del taglio svedese, che l'attrice
avrebbe prontamente offerto di sistemare, offerta rifiutata dalla convenuta.
B. La convenuta si è opposta alla petizione, adducendo avantutto
l'inesigibilità del saldo per effetto della mancata consegna della garanzia
bancaria o assicurativa da parte dell'appaltatrice.
Le
parti avrebbero inoltre pattuito una mercede forfetaria di fr. 28'959.50, come
ammesso dalla stessa attrice in sede di rigetto provvisorio dell'opposizione,
motivo per cui essa non potrebbe ora ritenere dovuta una mercede di fr.
32'241.--, mentre del tutto contestate sarebbero anche le pretese per opere a
regia e sarebbe da ridurre la mercede per le finiture delle pareti esterne,
avendo l'attrice adottato una soluzione più onerosa di quella prevista dal
contratto, obiezioni che giustificherebbero la riduzione della mercede a fr.
22'368.45.
L'opera
sarebbe poi gravemente difettosa, essendosi nel frattempo formate vistose
crepe. Non essendo l'attrice stata disposta alla riparazione, la convenuta
potrebbe richiedere il minor valore dell'opera, così che, stante il pagamento
degli acconti, più nulla le sarebbe dovuto.
C. Le parti hanno in seguito sostanzialmente confermato le rispettive
tesi e domande, contestando nel contempo quelle della parte avversaria.
D. Il Pretore, posta l'esistenza tra le parti di un contratto di
appalto, ha dapprima respinto l'eccezione di inesigibilità della mercede, ed in
seguito, in applicazione dell'art. 372 CO, l'ha determinata in fr. 30'171.40,
avendo egli riconosciuto, oltre alla mercede contrattuale, anche parte della
pretesa per opere a regia. Quanto agli asseriti difetti, gli stessi non
sarebbero ascrivibili all'operato dell'impresa attrice, ragione per cui nessuna
riduzione della mercede potrebbe essere effettuata per questo motivo.
Dal
che, dopo computo degli acconti, l'accoglimento della petizione per fr.
10'171.40 oltre interessi.
E. Delle argomentazioni dell'appellante -che postula la riforma del
querelato giudizio nel senso della reiezione della petizione- e di quelle della
resistente -che chiede invece che l'appello sia respinto con protesta di spese
e ripetibili- si dirà, per quanto necessario, nei successivi considerandi.
Considerato
in diritto:
- L'appellante ripropone anche in questa sede la tesi
dell'inesigibilità della pretesa dell'attrice per il motivo che essa non
avrebbe consegnato la garanzia prevista dal contratto sotto forma garanzia
bancaria o assicurativa per un importo pari al 10% della mercede contrattuale
durante un periodo di 2 anni.
La
censura, specie alla luce del doc. U del quale la convenuta è beneficiaria
indipendentemente dalla consegna del documento, è ai limiti del temerario.
Scopo
di siffatta garanzia è infatti comunque quello di tutelare il committente che
ha pagato l'intera mercede contrattuale contro la possibile insolvenza dell'appaltatore
durante il periodo di garanzia dell'opera per l'eventualità che questa
risultasse difettosa.
La
convenuta sembra invece dimenticare che a circa 7 anni dal compimento dei
lavori essa trattiene circa 1/3 della mercede contrattuale, ragione per cui
essa, senza subire pregiudizio alcuno, si è posta in una situazione ben
migliore di quella che le avrebbe conferito la costituzione della garanzia
prevista dal contratto, ragione per cui la doglianza risulta manifestamente
pretestuosa, se non addirittura costitutiva di abuso di diritto da parte sua, e
non merita perciò tutela di sorta.
- La ricorrente solleva poi delle critiche al giudizio pretorile in
merito alla determinazione della mercede.
2.1 Essa in primo luogo (punto 3, pag. 3) ripropone acriticamente la
propria tesi circa l'avvenuta pattuizione di una mercede forfetaria per il
motivo che la stessa parte attrice si sarebbe espressa in tal senso in sede di
rigetto provvisorio dell'opposizione.
Si
tratta anche in questo caso di un'argomentazione a prima vista del tutto
infondata: il genere di mercede applicabile al contratto -a corpo ai sensi dell'art.
373 CO oppure secondo il valore del materiale e del lavoro ex art. 374 CO- è
infatti frutto di una concorde pattuizione delle parti al momento della
conclusione del contratto, e si determina perciò, se il contratto non è
esplicito, in via interpretativa.
Totalmente
irrilevante è invece l'opinione che le parti possono avere circa il tipo di
mercede che è stato stipulato: il fatto che l'attrice in procedura sommaria
abbia ritenuto di avere stipulato una mercede a corpo è una semplice
affermazione di parte su di un tema giuridico, esattamente come lo è la
corrispondente affermazione della convenuta in questa sede.
La
realtà giuridica è però differente, e non è evidentemente influenzata dalle
irrilevanti opinioni che su di essa hanno le parti.
Il
Pretore, peraltro giustamente, ha ritenuto che in questo caso è stata pattuita
una mercede ai sensi dell'art. 374 CO, con argomentazioni che la convenuta ben
si guarda dal criticare, e alle quali si può perciò tranquillamente rinviare,
mentre che della stipula di una mercede a corpo non v'è neppure l'ombra
(esplicito in senso contrario il doc. D, pag. 2, art. 1, che parla di
"importo approssimativo").
2.2 La ricorrente (punto 4, pag. 4) critica in seguito la decisione
pretorile laddove ha parzialmente ammesso la pretesa dell'attrice per opere a
regia, sostenendo che gli applicabili art. 44 e 45 della norma SIA 118
stabilirebbero che se i lavori a regia non sono previsti in modo chiaro e
dettagliato dal contratto, gli stessi possono essere eseguiti unicamente se
urgenti e necessari alla prevenzione di un difetto o di un danno.
A
torto.
Vero
è invece che le norme SIA 118 stabiliscono che il contratto di appalto può
prevedere fin dall'inizio che determinati lavori saranno retribuiti a regia (art.
44 cpv. 1), il che, contrariamente alle affermazioni dell'appellante, è in
parte avvenuto nella specie, atteso che l'offerta doc. B prevede fr. 800.-- di
lavori e materiali a regia (punto 1.18, pag. 4); vi è inoltre il caso
particolare in cui la direzione lavori ordina lavori a regia allo scopo di
prevenire un danno (art. 44 cpv. 2), ma si tratta di una norma di importanza
marginale e che la convenuta invoca erroneamente.
Infatti,
la norma determinante nella fattispecie è quella dell'art. 45 cpv. 1 della
norma SIA 118, chiaramente fraintesa dalla ricorrente, per cui la direzione dei
lavori ha la facoltà di deliberare a regia dei lavori non previsti dal
contratto di appalto.
La
stessa convenuta ammette esplicitamente (pag. 4) che le opere a regia non erano
in questo caso incluse nel capitolato di appalto, è inoltre indubbio che queste
-almeno nella misura ammessa dal Pretore- siano state richieste da direttore dei
lavori, ed il perito giudiziario ne ha confermato sia l'esecuzione che la
correttezza della loro fatturazione.
Non
si vede perciò in quale modo si potrebbe derogare da quanto deciso in proposito
dal primo giudice, non avendo alcuna importanza nemmeno l'invocata successiva
revoca del mandato al direttore dei lavori, essendo sufficiente ai sensi dell'art.
45 cpv. 1 della norma SIA la sua facoltà di vincolare i committenti al momento
della delibera di tali lavori.
2.3 L'appellante insorge infine contro il maggior costo di fr. 2'369.45
per la posa di una stabilitura al minerale per facciate di tipo __________,
sostenendo di non avere richiesto questa modifica di materiali (punto 4.1, pag.
5).
Il
Pretore (consid. 7, pag. 7) è giunto alla conclusione contraria sulla base
delle modifiche manoscritte effettuate dal direttore dei lavori sulla fattura
dell'attrice, deducendone perciò il consenso all'esecuzione dell'opera.
Questo
accertamento, e la pertinente deduzione che ne ha tratto il Pretore, non
vengono affrontati dall'appellante, che ha del tutto ignorato la motivazione
pretorile e si è limitata ad argomentare sulla scorta delle modifiche
manoscritte eseguite sul capitolato d'opera.
Non
può perciò che conseguirne la conferma del giudizio impugnato anche su questo
punto, sulla base del semplice rilievo per cui le motivazioni addotte in
proposito dal primo giudice sono all'atto pratico rimaste incontestate.
- L'appellante mantiene le proprie tesi anche al proposito dell'asserita
difettosità dell'opera, segnatamente per le crepe intorno alle finestre, per le
crepe nel vano scala, per le lastre esterne rotte, per la gessatura esterna
sporca e per la mancanza del raccordo al pannello elettrico in bagno.
3.1 Per quanto riguarda le crepe apparse intorno alle finestre, il
perito giudiziario ha chiaramente indicato che esse sono dovute al ritiro del
legname, circostanza che a mente dell'esperto sarebbe positivamente dimostrata
dal fatto che vi è stato "ritiro tra legno e legno del telaio stesso".
La
convenuta solleva delle generiche critiche all'operato del perito giudiziale
(punto 5.1, pag. 5 e 6), ma, capziosamente, effettua una solo parziale
citazione del referto, omettendo di confrontarsi con quella qui sopra
riportata. Vero è invece che, prese nella loro globalità, le affermazioni del
perito non sono per nulla contraddittorie: egli non aveva mai visto dei
serramenti in legno ritirarsi, ma ciò è nondimeno accaduto nella fattispecie,
come da lui constatato. La convenuta non afferma e non dimostra che il ritiro
dei serramenti in legno sarebbe tecnicamente impossibile, e neppure afferma e
dimostra che il perito sarebbe incorso in errore accertando questa situazione.
Ne discende, a dispetto di tutte le censure della ricorrente, che la causa di
queste crepe è effettivamente il movimento del legno e non l'opera del gessatore,
e ciò nonostante che l'attrice medesima, incorrendo in errore, avesse in un
primo tempo ritenuto che la causa fosse la mancata esecuzione del taglio
svedese.
E'
ben vero che, a titolo generale, il taglio svedese è un accorgimento previsto
dalle regole dell'arte, ma la sua mancata esecuzione attorno alle finestre
(oltretutto non prevista dal capitolato d'opera) non è in concreto la causa del
difetto ed inoltre, come con molto buon senso afferma il perito giudiziario
(complemento, pag. 2), le crepe perimetrali venutesi a creare attorno alle
finestre "sono di fatto dei tagli svedesi", ragione per cui appare
del tutto inutile eseguire quanto proposto dal perito di parte arch. __________,
ossia togliere due cm di intonaco per poi rimetterli ed eseguire il taglio
(doc. 26), rimanendo in tal caso comunque l'inestetica (ancorché in tal caso
più regolare) fessurazione, mentre molto più ragionevole (ed economico) risulta
procedere direttamente alla siliconatura delle crepe proposta dal perito
giudiziario, operazione di cui dovrà in ogni caso farsi carico la convenuta.
3.2 Per le crepe del vano scala la convenuta (punto 5.3, pag. 7) ignora
completamente la motivazione di cui al giudizio impugnato (consid. 8.2d, pag.
11), che sulla base degli accertamenti peritali ha ascritto il fenomeno
all'assestamento della costruzione, limitandosi ad invocare la diversa opinione
del perito di parte.
Ne
consegue che quanto appurato da perito e dal Pretore, e cioè che l'intonaco è
rimasto perfettamente ancorato al supporto e non vi è perciò cattiva esecuzione
da parte del gessatore, rimane all'atto pratico inimpugnato, con il che la
censura dell'appellante non può che venire disattesa.
3.3 L'appellante
addebita all'appaltatrice il fatto che l'intonaco esterno si sia sporcato, in
quanto essa avrebbe effettuato il lavoro di intonacatura troppo presto ed
avrebbe omesso di proteggerlo con dei teli.
Nuovamente,
la ricorrente con le proprie apodittiche affermazioni omette di confrontarsi
con gli accertamenti del Pretore, secondo cui al momento dell'esecuzione di
quell'opera sul cantiere vi erano solo altri due operai intenti a smantellare i
ponteggi, dal che la palese mancanza di fondamento dell'obiezione relativa alla
prematura esecuzione dell'opera, atteso che comunque l'artigiano soggiace in
ciò alla coordinazione effettuata dalla direzione dei lavori, alla quale
andrebbe perciò rivolto un eventuale rimprovero in tal senso.
Né
può essere seriamente ascritta all'attrice una qualsivoglia responsabilità per
non avere protetto la propria opera con dei teli, non potendosi ragionevolmente
esigere dall'artigiano -come invece implicitamente pretende la convenuta- che
esso avvolga l'intera superficie perimetrale delle facciate della casa con dei
teli di plastica (consid. 8.2c: l'acqua sporca non rimbalzava infatti solo in
prossimità del suolo, ma colava contro le facciate anche dai ponteggi) e ve li
lasci durante 6 mesi (tanto occorre per fare crescere l'erba).
Vero
è invece che l'artigiano ha fornito un'opera esente da difetti, e che si è in
presenza di un problema causato dalla direzione lavori, che ha fatto eseguire
l'opera senza prima provvedere ad una ragionevole sistemazione esterna, e che
risponde quindi per il danno causato all'opera dell'attrice (sulla
responsabilità del progettista e direttore dei lavori per le macchie causate
dal rimbalzo dell'acqua piovana: II CCA 15 febbraio 2000 in re B./arch.
F e llcc.).
3.4 La convenuta afferma poi, senza fornire alcuna prova in proposito,
che le soglie delle porte finestre si sarebbero rotte per il motivo che la
ditta attrice non ha posato alcun elemento elastico tra l'intonaco esterno e le
soglie in granito (punto 5.5, pag. 8).
Atteso
che il Pretore ha respinto gli addebiti mossi all'attrice proprio per il motivo
che nulla dimostrerebbe che il danno sia in qualche modo riconducibile al di
lei operato e che semmai la perizia giudiziaria depone in senso contrario (consid.
8.2b, pag. 8), non può che essere confermato il giudizio pretorile che la
convenuta nemmeno giunge a mettere seriamente in discussione.
3.5 L'appellante censura infine la mancata esecuzione del raccordo tra
il muro e l'armadietto di riscaldamento, ma il rimprovero è addirittura
incomprensibile posto che detto armadietto è stato posato dopo la formazione
dell'intonaco (perizia, pag. 2, punto 4), ragione per cui si tratta di opera
che non poteva essere contrattualmente a carico dell'attrice, ma -come rileva
giustamente il Pretore (consid. 8.2.a, pag. 8)- era semmai chi ha posato detto
armadietto a doversi preoccupare di raccordarlo al muro con il semplice
accorgimento, indicato dall'appellante medesima (punto 5.6, pag. 8),
consistente nella chiusura della fessura con silicone.
Ne
discende la reiezione del gravame, infondato in ogni suo punto.
Tassa
di giustizia, spese e ripetibili, seguono la soccombenza (art. 148 CPC).
Per i quali motivi,
richiamati gli art. 148 CPC e la TG
dichiara e pronuncia
I. L'appello
8 marzo 2000 dell'avv. __________ è respinto.
II. Le
spese della procedura di appello consistenti in:
a)
tassa di giustizia fr. 580.--
b)
spese fr. 20.--
T
o t a l e fr. 600.--
già
anticipati dall’appellante, restano a suo carico, con l’obbligo di rifondere a
controparte fr. 900.-- per di ripetibili di appello.
III. Intimazione: -
Comunicazione
alla Pretura del distretto di Lugano, sezione 3.
Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello
Il presidente Il
segretario
Ultimo aggiornamento: 02.07.2026
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