AIUTO
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Numero d'incarto:
14.2001.00020
Data decisione, Autorità:
30.05.2001, CEF
Incarto n.
14.2001.00020
Lugano
30 maggio
2001
/CJ/fc/dp
In nome
della Repubblica e Cantone
del Ticino
La Camera
di esecuzione e fallimenti
del Tribunale d'appello
composta dei giudici:
Cometta,
presidente,
Pellegrini e Rusca
segretario:
Jaques,
vicecancelliere
statuendo nella causa a procedura
sommaria di cui all’inc.OS.2000.00030 della Pretura di Lugano a dipendenza
dell'istanza di sequestro del 13 aprile 1999 di
contro
nonché contro la società __________, e
__________, quali debitori solidali,
e della (nuova)
opposizione formulata il 10 novembre 2000 da
al decreto di
sequestro 14 aprile 1999 emanato dalla Pretore di Lugano, Sezione 5,
opposizione
respinta dalla stessa Pretore, che con decisione 8 febbraio 2001 ha così
statuito:
“1. L’istanza di opposizione al
sequestro no __________ decretato il 14 aprile 1999, presentata il 10 novembre
2000 da __________) contro __________ è respinta.
-
La tassa di giustizia in fr. 250.--, da anticipare
dalla parte opponente, è posta a suo carico, con l’obbligo di rifondere alla
controparte fr. 1'500.-- a titolo di indennità.
-
omissis.”
decisione
impugnata da __________, che con appello 19 febbraio 2001 chiede venga
giudicato:
“1. L'appello inoltrato in data
19 febbraio 2001 da __________ è integralmente accolto.
- Di conseguenza, il dispositivo della sentenza 9
febbraio 2001 del Pretore del Distretto di Lugano,________ è così modificato:
“1. L’opposizione al sequestro no __________,
decretato il 14 aprile 1999, presentata il 10 novembre 2000 da __________),
contro __________ è accolta.
-
Di conseguenza il sequestro no __________ del 14
aprile 1999 è annullato.
-
Protestate tasse spese e ripetibili”.
-
Protestate tasse, spese e ripetibili d’appello.”
Viste le osservazioni 16 marzo 2001 di __________.
Ritenuto
in fatto:
A. Con
istanza del 13 aprile 1999, __________, domiciliata in __________ ha richiesto
nei confronti della società __________ (in seguito ), __________ (),
nonché contro la società __________ (in seguito __________), __________, e
__________, domiciliato a __________ quali condebitori solidali, il sequestro
ex art. 271 cpv.1 n. 4 LEF presso le banche __________), __________, __________
e __________ e __________, tutte a __________, di tutti gli averi patrimoniali
di qualsivoglia natura e sotto qualsivoglia forma di cui i pretesi condebitori
fossero titolari, contitolari, procuratori o aventi diritto economico, fino a
concorrenza di un credito di Fr. 2'728'620.-- oltre interessi al 5% dal 10
aprile 1997.
B. Il 14 aprile 1999, il Pretore di Lugano ha ordinato il sequestro
come richiesto da __________ ed imposto a quest'ultima di prestare una garanzia
bancaria, o un altro titolo equivalente, di fr. 200'000.--.
C. Con
decisione 10 agosto 1999 (inc. OS.99.00002), il Pretore ha accolto
l’opposizione di __________ e annullato il sequestro 14 aprile 1999.
D. Con
sentenza 20 aprile 2000, questa Camera ha parzialmente riformato la decisione
pretorile nel senso di un’ammissione dell’opposizione di __________
limitatamente all’importo di fr.1'700'000.-- con interessi al 5% dal 14 luglio
1997 e agli averi patrimoniali di cui __________ fosse titolare o contitolare
presso la __________ (__________) di __________ e la __________, in particolare
le relazioni __________ presso la __________ e __________ presso la __________.
E. Mediante (nuova) opposizione 10 novembre 2000, __________ ha
nuovamente chiesto l’annullamento del sequestro n. __________ del 14 aprile
1999, facendo valere due fatti nuovi, ossia una sentenza 26 ottobre 2000 della
II. Camera civile del Tribunale di appello ed una sentenza 16 ottobre 2000 del
_____________, dai quali risulterebbe l’inesistenza di una qualsiasi
responsabilità di __________ nei confronti di __________, di modo che il
sequestro sarebbe da considerare decaduto.
F. Con
sentenza 8 febbraio 2001, la Pretore del Distretto di Lugano ha respinto
l’opposizione, a motivo che fatti nuovi intervenuti dopo l’esaurimento della procedura
d’opposizione non aprono, secondo la dottrina, la via a nuove opposizioni,
benché una simile facoltà sia stata ritenuta possibile dal Consiglio federale
nel Messaggio relativo alla revisione della LEF, senza però alcun riscontro in
tal senso nel tenore della legge.
G. __________
impugna ora quest’ultima sentenza, argomentando che lo stesso autore citato
dalla prima giudice a fondamento della sua decisione, __________, rileva come
il fatto che nel testo di legge non sia stata espressamente riportata la
possibilità di presentare, in pendenza dell’azione di convalida del sequestro,
una nuova opposizione basata su fatti nuovi intervenuti successivamente
rappresenti una dimenticanza del legislatore. Orbene, tale lacuna andrebbe
colmata nel senso di un’ammissione delle opposizioni fondate su fatti nuovi, in
base:
– alla
stessa volontà del legislatore, espressa nel Messaggio del Consiglio federale
(FF 1991 III 124);
– al
principio fondamentale in materia di misure provvisionali secondo il quale esse
possono sempre essere modificate o revocate in caso di mutamento delle
condizioni che le hanno giustificate (citati gli art. 83 cpv. 3 PCF e 384 CPC);
– al
fatto che sia il § 927 ZPO del diritto germanico che l’art. 669 decies del CPC
italiano prevedono la revoca del sequestro in caso di mutamento delle
circostanze;
– al
senso dell’equità che deve guidare il giudice chiamato a colmare una lacuna,
ritenuto che sarebbe inaccettabile che il debitore debba subire le pesanti
conseguenze finanziarie di un sequestro, che è in grado di dimostrare
infondato, per i lunghi tempi richiesti da una procedura ordinaria di convalida
del sequestro;
– al
parere di __________.
Ciò
posto, le decisioni della II. Camera civile del Tribunale di appello e del
_________ costituirebbero fatti nuovi idonei a giustificare l’annullamento del
sequestro.
H. Nelle sue osservazioni, __________ ribadisce che del passaggio del
Messaggio del Consiglio federale sul quale si fonda la controparte per
giustificare una nuova opposizione si è persa ogni traccia nel prosieguo dei
lavori parlamentari, di modo che non vi sarebbe alcuna lacuna bensì una scelta
mirata del legislatore fondata sul principio della res iudicata. La
sequestrante sottolinea inoltre come il Messaggio faccia riferimento ad una
modifica della situazione di fatto; orbene, le decisioni prodotte
dall’opponente a fondamento della sua nuova opposizione non costituirebbero
“fatti” e sarebbero comunque state emanate da giudici non competenti per
dirimere la questione del sequestro.
Considerando
in diritto:
-
Per crediti non
garantiti da pegno il creditore può chiedere il sequestro di beni del debitore,
quando sia data una causa di sequestro (cfr. art. 271 cpv. 1 n. 1 a 5 LEF). Nel
Cantone Ticino per valori superiori a 2'000 franchi competente per la concessione
del sequestro è il Pretore del luogo in cui si trovano i beni da sequestrare
indicati dal creditore (art. 14 cpv. 1 e 16 cpv. 3 LALEF, art. 5 cpv. 1 LOG).
La procedura, di natura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF), è retta dall’art.
19 LALEF che non prevede il contraddittorio.
-
Prima di concedere
il sequestro il giudice esamina, sulla base dei soli elementi addotti dal
creditore, se è stata resa sufficientemente verosimile l’esistenza del credito,
di una causa di sequestro nonché di beni appartenenti al debitore (art. 272
LEF). Il grado di verosimiglianza ex art. 271-272 LEF richiesto per valutare se
vi è un credito, se nel circondario di sua competenza vi sono beni appartenenti
al debitore e se si realizza almeno una delle cause di sequestro fatte valere
dal creditore è in linea di principio nel senso che la tesi del creditore deve
risultare plausibile e l’esame puntuale delle allegazioni e della
documentazione prodotta dal creditore deve permettere al giudice di convincersi
‑ sulla base di elementi oggettivi, non bastando di regola fatture o
altri elementi allestiti unilateralmente dal creditore sequestrante o da suoi
organi o persone ausiliarie ‑ che in concreto le circostanze di fatto
rilevanti si sono realizzate, senza per questo poter già escludere il contrario
(cfr. Walter Stoffel, Le
séquestre, in: La LP révisée, collana CEDIDAC, vol. 35, Losanna 1997, p. 280
s.; Pierre-Robert Gilliéron, Le séquestre dans la LP révisée, in:
BlSchK 1995, p. 132 e rif.; Bertrand Reeb,
Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, p.
466; Amonn/Gasser, Grundriss des Schuldbetreibungs- und
Konkursrechts, 6. ed., Berna 1997, n. 2 ad § 51; Rudolf Ottomann, Der Arrest, in: ZSR 1996/I, p. 253, n.
32).
-
Concesso il
sequestro, chi è toccato nei suoi diritti, può fare opposizione al giudice del
sequestro entro dieci giorni da quando ne ha avuto conoscenza (art. 278 cpv.1
LEF. In tal caso il giudice, in una procedura pure sommaria retta dagli art. 20
ss. LALEF, sottopone il sequestro a nuovo esame, dando agli interessati la
possibilità di esprimersi (cfr. art. 278 cpv. 2 LEF), rispettivamente di
addurre fatti nuovi. In caso di tempestiva opposizione al sequestro, il giudice
che lo ha concesso deve chinarsi dunque nuovamente sulla domanda di sequestro e
verificare ‑ pur con il medesimo potere di cognizione esercitato in
precedenza (cfr. Reeb, op. cit., p. 478; Gilliéron, op. cit., p. 135) ‑
se alla luce di quanto emerso dal contraddittorio tutte le condizioni del
sequestro ‑ contestate dall’opponente ‑ risultano ancora sufficientemente
verosimili, se cioè in relazione alle stesse è ancora soddisfatto quel grado di
verosimiglianza necessario per la sua concessione (cfr. Amonn/Gasser, op. cit., n. 71 ad § 51), atteso che resta onere del
creditore sequestrante fornire al giudice gli elementi sufficienti (cfr. Hans Reiser, Basler Kommentar zum
SchKG, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, vol. III, n. 38 ad art. 278).
-
La nuova decisione
(sull’opposizione) ‑ sia essa di annullamento o di conferma del sequestro
(cfr. Reiser, op. cit., n.
44-45 ad art. 278) ‑ può essere a sua volta impugnata entro dieci giorni
davanti all’autorità giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 primo periodo LEF) ‑,
nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e fallimenti con il rimedio
dell’appello (art. 22 LALEF nonché 14 e 22 lett. c LOG), rispettivamente, in
caso di valore inferiore agli fr. 8'000.--, la Camera di cassazione civile con
ricorso per cassazione (art. 22 LALEF nonché 5, 13 e 22 lett. b LOG).
L’autorità superiore deve verificare ‑ sulla base delle allegazioni e dei
documenti prodotti dalle parti ed eventualmente anche dei fatti nuovi di cui le
stesse si possono avvalere (art. 278 cpv. 3 secondo periodo LEF) ‑ se nel
caso concreto in relazione al realizzarsi delle condizioni del sequestro
addotte dal creditore ‑ e contestate dalle controparti ‑ è raggiunto
il grado di verosimiglianza necessario per il mantenimento del provvedimento
conservativo, atteso che in caso negativo annullerà la decisione del giudice di
prime cure che ha confermato il sequestro rispettivamente confermerà la decisione
che lo ha annullato, riservate soluzioni intermedie (cfr. Amonn/ Gasser, op. cit., n. 74 ad § 51; Reeb, op. cit., p. 482).
-
Ai sensi letterali
dell’art. 278 cpv. 2 LEF, la (nuova) opposizione di __________ è ovviamente
tardiva.
5.1. Come rettamente
rilevato dall’appellante, il Consiglio federale, nel suo Messaggio dell’8
maggio 1991 relativo alla revisione della LEF, ha tuttavia osservato che “se la
situazione di fatto si modifica dopo che il decreto di sequestro è diventato
definitivo (p. es. il debitore ha nel frattempo eletto un domicilio), il
debitore potrà far valere le mutate circostanze con una nuova opposizione. Non
ne risulta alcun pregiudizio per l’effetto di cosa giudicata del decreto di
sequestro, poiché è una vera e propria nuova pretesa che viene sottoposta
all’esame del giudice” (FF 1991 III 124 ad n. 208.7).
5.2. Vigente il diritto
precedente, la dottrina non era unanime sulla questione. Per Fritzsche/Walder (Schuldbetreibung
und Konkurs nach schweizerischem Recht, vol. II, 3a. ed., Zurigo 1993, n. 5 ad
§ 59, p. 481), fatti verificatisi dopo l’emanazione del decreto di sequestro
potevano essere fatti valere dal sequestrante per giustificare la reiezione
dell’azione di contestazione della causa del sequestro ex art. 279 vLEF. Questi
autori non si pronunciavano però in modo esplicito sulla possibilità
dell’inoltro di una simile azione dopo lo scadere del termine di 5 giorni
previsto dalla stessa norma. Carl Jaeger
(Das Bundesgesetz betreffend Schuldbetreibung und Konkurs, 3. ed.,
Zurigo 1911, n. 5 ad art. 279) riteneva invece che il sequestro giustificato
rimaneva in vigore senza riguardo ad eventuali ulteriori modifiche (pure in
questo senso: Pierre-Robert Gilliéron,
Poursuite pour dettes, faillite et concordat, 3a. ed., Losanna 1993, p. 388, ad
B; DTF 54 III 145; CEF 13 maggio 1954, Rep. 1955, 47).
5.3. A proposito del nuovo
diritto, voci divergenti sono state espresse. Dominik Gasser (Das
Abwehrdispositiv der Arrestbetroffenen nach revidiertem SchKG, ZBJV 1994, p.
615-616, ad n. 6d), fondandosi sul citato passo del Messaggio del Consiglio
federale, ritiene che i veri nova verificatisi dopo lo scadere del termine di
ricorso contro la decisione su opposizione possano essere sollevati mediante
nuova opposizione, non senza però porre il quesito di sapere “ob das praktisch
ist”. La dottrina maggioritaria critica tuttavia questa soluzione, in quanto
non sorretta dal testo di legge (cfr. Jürgen
Brönnimann, Feststellung des neuen Vermögen, Arrest, Anfechtung, in:
Das revidierte Schuldbetreibungs- und Konkursgesetz (SchKG), Berna 1995, p. 134
ad h; Ottomann, op. cit., p. 259; Reeb, op. cit., p. 482; Jaeger/Walder/Kull/Kottmann, Bundesgesetz über Schuldbetreibung
und Konkurs, vol. II, 4a ed., Zurigo 1997/1999, n. 19 ad art. 278; Reiser, op. cit., n. 2 ad art. 278: contrariamente a
quanto sostenuto dall’appellante, quest’autore non parla di dimenticanza del
legislatore). Brönnimann
ritiene però che la soluzione del Consiglio federale potrebbe essere fondata
sul principio secondo il quale le misure provvisionali devono essere adattate
alle mutate circostanze. Ottomann considera
invece che il debitore sequestrato sia comunque sufficientemente protetto con
la possibilità di chiedere la prestazione da parte del creditore di una
garanzia oppure il suo aumento. Da parte sua, Reeb sostiene che i fatti avvenuti dopo la crescita in
giudicato del decreto di sequestro potrebbero essere invocati nell’ambito di una
procedura di revisione della decisione su opposizione.
5.4. Per l’Obergericht
zurighese (cfr. NN980148 del 19 febbraio 1999, in: ZR 1999, n. 58, p. 285 ss.,
citato da Peter Breitschmid, Übersicht zur Arrestbewilligungspraxis
nach revidiertem SchKG, AJP 1999, p. 1024 s. ad 4.2.3), la causa di sequestro
deve essere data al momento dell’emanazione della decisione, di primo o secondo
grado, sull’opposizione al sequestro; in particolare e salvo abuso di diritto,
il sequestro va revocato se il debitore ha preso domicilio in Svizzera prima
della decisione su opposizione, seppur dopo l’emanazione del decreto di
sequestro, quando non è stata resa verosimile un’altra causa che quella
dell’art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF. Dai fatti esposti nella sentenza risulta che un
simile cambiamento possa anche essere fatto valere dopo la scadenza del termine
di opposizione di 10 giorni dell’art. 278 cpv. 2 LEF.
5.5. Questa Camera non si è
ancora pronunciata sulla questione in esame, ma ha già avuto modo di decidere
che per “fatti nuovi” ai sensi dell’art. 278 cpv. 3 LEF si deve intendere sia i
veri che gli pseudonova, ritenuto però che per evidenti
ragioni pratiche, riconducibili al principio di celerità, i nova di ogni tipo
possono essere addotti solo fino alla fase dello scambio degli allegati
(cfr. CEF [10 aprile 2000] 14.99.82, cons. 1.5e,
nota alle parti che ne sono i protagonisti).
- Il
metodo d’interpretazione della legge preconizzato dal Tribunale federale da
qualche anno è quello del “pluralismo metodologico pragmatico” (“pragmatischer
Methodenpluralismus”, cfr. rif. citati in nota 1 da Pascal Pichonnaz / Stefan Vogenauer, Le “pluralisme
pragmatique” du Tribunal fédéral: une méthode sans méthode ?, in AJP 1999, p.
417 ss.).
6.1. Secondo una formula costante “Das Gesetz muss in erster
Linie aus sich selbst heraus, dass heisst nach Wortlaut, Sinn und Zweck und den
ihm zugrunde liegenden Wertungen auf der Basis einer teleologischen
Verständnismethode ausgelegt werden” (DTF 121 III 225). Ci si può a
ragione chiedere se, con la rinuncia “pragmatica” ad adottare criteri di scelta
tra i vari tipi di interpretazione, il Tribunale federale non faccia uso in
realtà di un “metodo senza metodo”, che aumenta il rischio che il giudice
sostituisca la soluzione voluta dal legislatore con la propria ritenuta
soggettivamente più “giusta” (giudizio “in equità”) e riduca così in modo
eccessivo la prevedibilità del diritto (cfr. in tal senso Pichonnaz/Vogenauer, p. 417 i.f. e
424 ss.). Non è tuttavia contestabile che la legge deve essere interpretata con
tutte le risorse della scienza dell’interpretazione (principio di saturazione
dei criteri d’interpretazione, cfr. Robert
Alexy, Theorie der juristischen Argumentation, 3. ed., Francoforte
sul Meno 1996, p. 293) e che un testo legale (apparentemente) chiaro, qualora
vi siano fondati motivi di farlo in base agli altri elementi interpretativi,
può essere esteso per via di analogia ad uno stato di fatto non coperto dalla
norma – interpretazione “praeter verba”, ma “secundum rationem legis” – oppure,
all’inverso, per riduzione teleologica, non essere applicato ad un determinato
caso di specie apparentemente contemplato dalla legge – interpretazione “contra
verba”, ma “secundum rationem legis” (cfr. DTF 121 III 224-225; Pichonnaz/Vogenauer, p. 424-425; Manuel Jaun, Die teleologiche
Reduktion im schweizerischen Recht, tesi Berna 2000, passim, segnatamente p.
40-41, 57-62 nonché 259-261; Ernst Kramer,
Juristische Methodenlehre, Berna/Monaco 1988, p. 144).
In altre parole, occorre
in ogni ipotesi chiedersi se una norma giuridica sia lacunosa – sia perché “non
ne dice abbastanza” (lacuna detta “aperta” o “per difetto”) sia perché “ne dice
troppo” (lacuna detta “occulta” o “per eccesso) – e se l’apparente lacuna è
voluta o meno dal legislatore (problema del “silenzio qualificato”) (cfr. Henri Deschenaux, Le titre
préliminaire du Code civil, Traité de droit privé suisse, vol. II/1, Friborgo
1969, p. 93-94; per una critica della sovrabbondanza terminologica: Jaun, op. cit., p. 257-259).
6.2. Determinare
se il testo di una disposizione sia chiaro o no esige quindi in ogni caso un
esame dell’oggetto, dello scopo e della sistematica della norma, che va
completato con un’interpretazione storica qualora la rispondenza tra la lettera
del testo e lo scopo della norma non appaia perfetta.
6.3. In
principio, tutti i tipi di elementi interpretativi hanno a priori lo stesso
peso (cfr. in particolare l’art. 1 cpv. 1 CC che mette sul medesimo piano la
lettera ed il senso di una disposizione di legge; cfr. pure Jaun, op. cit., p. 43 ss.),
intervenendo la ponderazione d’insieme in funzione della forza di convinzione
di ognuno di essi. In applicazione del principio della legalità ora consacrato
all’art. 191 nCost. (cfr. Jaun,
p. 147 ad b), un maggior peso va tuttavia dato al testo rispetto agli altri
elementi interpretativi (in dubio pro verba) quando la lettera della norma è
univoca, ossia risponde direttamente al quesito che si pone l’interprete.
- In
casu, il testo dell’art. 278 LEF è chiaro: un’opposizione interposta più di 10
giorni dopo la presa di conoscenza del decreto di sequestro è irricevibile. La
legge non prevede eccezioni in caso di fatti nuovi, salvo in caso di ricorso ex
art. 278 cpv. 3.
7.1. Vero è che in base al
citato passo del Messaggio del Consiglio federale si potrebbe sostenere,
operando una riduzione teleologica del testo della norma legale,
l’ammissibilità delle opposizioni fondate su fatti nuovi. In realtà,
quand’anche il tenore dell’art. 278 del progetto commentato è lo stesso (tranne
una precisazione introdotta più tardi nel capoverso 5) di quello adottato,
senza discussioni, dalle Camere federali (cfr. NN980148 del 19 febbraio 1999,
in: ZR 1999, p. 287 ad 4.2.3 ee δ), non vi è alcuna certezza, in
assenza appunto di dibattimento sul tema, che il legislatore abbia condiviso la
tesi del Consiglio federale, non concretizzata nel testo legale.
7.2. La soluzione della
dottrina dominante appare pure fondata dal profilo teleologico.
a) Come rettamente
rilevato dall’appellante, in materia di procedura civile vige
il principio secondo il quale le misure provvisionali possono
sempre essere modificate o revocate in caso di mutamento delle condizioni che
le hanno giustificate (cfr. art. 83 cpv. 3 PCF e 384 CPC, nonché i riferimenti
citati da: Max Guldener,
Schweizerisches Zivilprozessrecht, 3. ed., Zurigo 1979, nota 44 p. 583; cfr.
pure Hans Ulrich Walder,
Zivilprozessrecht, 4. ed., Zurigo 1996, n. 28 ad § 32). In altri termini, le
decisioni sulle misure cautelari acquisiscono sì forza di cosa giudicata
(formelle Rechtskraft) ma non autorità di cosa giudicata (materielle
Rechtskraft) – o almeno non completamente (cfr. I. CC 31 luglio 1996 in re A c/
P, cons. 4, con rif., in: Rep. 1996, n. 36, p. 123; Cocchi/Trezzini, CPC commentato,
Lugano 2000, n. 1 ad art. 384, p. 854-855; Angelo
Olgiati, Le norme generali per il procedimento civile nel Canton
Ticino, tesi Zurigo 2000, p. 368 ad e); in realtà, essendo i fatti a fondamento
della nuova domanda per definizione diversi, il precedente giudizio pare
comunque non essere un ostacolo all’emanazione di una nuova decisione.
b) Altra
è tuttavia la questione di sapere se lo stesso principio valga o no in materia esecutiva.
Contrariamente a quanto succede nella procedura civile, in cui il giudice delle
misure cautelari coincide di regola con il giudice del merito (ad. es. art. 80
PCF; 377 cpv. 1 e 2 CPC; cfr. però gli art. 33 LForo, 10 LDIP o 24 CL), il
giudice del sequestro è invece un’autorità speciale diversa funzionalmente dal
giudice del merito. Una volta il sequestro diventato definitivo e la procedura
di convalida iniziata, apparirebbe lesivo dei principi dell’economia
processuale e della celerità della procedura di convalida permettere alle parti
di rimettere in questione la decisione sul sequestro in una procedura sommaria
parallela a quella ordinaria di convalida, per motivi che sarebbero nella
maggioranza dei casi identici nelle due cause. Qualora un presupposto del
sequestro dovesse venir a mancare, in modo manifesto (ad es. pagamento del
credito garantito), durante la procedura di convalida, il sequestro decadrà
comunque ex lege con la sentenza di merito (cfr. art. 280 LEF).
c) In
ogni caso, il debitore sequestrato, per premunirsi contro un eventuale danno
causato dal mantenimento di un sequestro diventato successivamente
ingiustificato, può comunque imporre in ogni tempo al sequestrante la
prestazione di una garanzia oppure il suo aumento.
7.3. Da una
valutazione globale degli elementi interpretativi a disposizione, e in
particolare dal testo dell’art. 278 LEF, che riveste in casu un carattere
determinante in assenza di elementi indiscutibili in senso contrario, risulta
che fatti, anche nuovi, presentati dopo la crescita in giudicato della sentenza
di sequestro sono irricevibili.
- L’appello
19 febbraio 2001 __________, è irricevibile.
Tassa di
giustizia ed indennità seguono la soccombenza.
Richiamati
gli art. 278 LEF, 22 LALEF, 1 CC, 340, 346, 384 CPC e, per le spese, la vigente
OTLEF,
pronuncia:
-
L’appello
19 febbraio 2001 __________, è irricevibile.
-
La
tassa di giustizia della presente decisione di fr. 1’500.--, già anticipata
dall’appellante per fr. 400.--, è posta a suo carico, con l’obbligo di
rifondere a __________), fr. 3’000.-- a titolo di indennità.
-
Intimazione
a: - __________;
Comunicazione
a: - Pretura di Lugano;
- Ufficio
esecuzioni di Lugano.
Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale
d’appello
Il presidente
Il segretario
Ultimo aggiornamento: 02.07.2026
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