AIUTO RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto: 14.2003.2
Data decisione, Autorità: 07.04.2003, CEF
Incarto n. 14.2003.2
Lugano 7 aprile 2003CJ/fc/dp
In nome della Repubblica e Cantone del Ticino
La Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello
composta dei giudici:
Cometta, presidente, Pellegrini e Chiesa
segretario:
Jaques, vicecancelliere
statuendo sulla causa a procedura sommaria appellabile di cui all’inc. __________ della Pretura della Giurisdizione di Locarno-Città, a dipendenza dell'istanza di sequestro del 16 ottobre 2001 di
rappr. dall’avv. __________
Contro
entrambi rappr. dall’avv.
e dell'opposizione formulata il 16 ottobre 2001 da
al decreto di sequestro 19 settembre 2001 emanato dal Pretore della Giurisdizione di Locarno-Città;
opposizione respinta dallo stesso Pretore, che con decisione 12 dicembre 2002 ha così statuito:
“1. L’opposizione a sequestro inoltrata il 16 ottobre 2001 da __________ è respinta.
§ È di conseguenza confermato il sequestro decretato da questo Pretore il 19 settembre 2001 (__________).
Le spese e la tassa di giustizia per complessivi fr. 1’500.--, già anticipate dagli opponenti, rimangono a loro carico in solido. __________ rifonderanno in solido alla __________ l’importo di fr. 900.-- a titolo di ripetibili.”
omissis.”
decisione impugnata da __________, che con appello 23 dicembre 2002 chiedono venga giudicato:
“1. L’appello è accolto e l’impugnato giudizio riformato come segue:
§ È di conseguenza annullato e revocato il sequestro decretato dal Pretore di Locarno-Città il 19 settembre 2001 (__________).
Le spese e la tassa di giudizio per complessivi fr. 1'500.--, già anticipate dagli opponenti, sono integralmente a carico della convenuta la quale verserà a __________ un importo di fr. 900.-- a titoli di ripetibili.”
Protestate tasse spese e ripetibili di II. istanza.”
viste le osservazioni 10 febbraio 2003 di __________;
ritenuto
in fatto:
A. Il 19 settembre 2001, il Pretore della Giurisdizione di Locarno-Città ha decretato, su istanza 15 settembre 2001 di ______________ (in seguito __________), il sequestro ex art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF della “part. n. __________ RFD di __________, intestata a __________ ”, a concorrenza di fr. 56'972,45.--. Quale titolo del credito è stato indicato “contratto 31 marzo 2000, cifra 1”.
B. Con atto 16 ottobre 2001, __________ hanno congiuntamente formulato tempestiva opposizione, contestando sia la verosimiglianza del credito vantato dalla sequestrante, il quale sarebbe comunque da considerare estinto per compensazione, sia l’esistenza della causa di sequestro invocata (trafugamento di beni, latitanza, fuga e preparazione alla fuga) come pure l’appartenenza alla debitrice – ______________ – dell’immobile sequestrato, la stessa avendolo donato al figliastro __________ prima del sequestro.
All’udienza di discussione del 21 novembre 2002, la parte sequestrante ha prodotto un memoriale scritto di risposta, in cui, in sostanza, ha ribadito che i coniugi __________ si erano trasferiti in Italia senza indicare il loro effettivo nuovo indirizzo, che il trapasso dell’immobile sequestrato era da considerare nullo in quanto simulato e che il credito vantato dalla sequestrante derivava dall’impegno assunto dai coniugi __________ nell’ambito del contratto concluso con __________ per la cessione del pacchetto azionario di __________, tendente ad assumere tutti i debiti della società antecedenti il 30 aprile 2000.
Le parti sono rimaste sulle loro rispettive posizioni in sede di replica e di duplica.
C. Con sentenza 12 dicembre 2002, il Pretore della Giurisdizione di Locarno-Città ha respinto le opposizioni e confermato il sequestro.
In sostanza, il primo giudice ha ritenuto verosimile il credito vantato dalla sequestrante, per il motivo che la stessa, con il pagamento di debiti di __________ che __________ si erano personalmente impegnati a coprire, sarebbe stata surrogata nei diritti dei creditori tacitati. Invece, la contropretesa opposta in compensazione da __________ non è stata ritenuta verosimile.
Il giudice di prime cure ha pure considerato verosimili gli altri due presupposti, in base ad una serie di elementi scaturiti dalle tavole processuali:
l’improvviso trasferimento del marito della debitrice alla volta dell’Italia poco dopo la firma, il 31 marzo 2000, del contratto di cessione del pacchetto azionario di __________, malgrado egli si fosse impegnato a collaborare con l’acquirente __________ nella conduzione di quella società;
il fatto che la moglie, unitamente ai due figli minorenni, abbiano raggiunto il marito in Italia ufficialmente il 10 giugno 2000 ma in realtà già nel maggio 2000;
l’assenza d’indicazione del proprio indirizzo su scritti che __________, salvo su uno che quest’ultima contesta di aver ricevuto;
la donazione a __________ da parte di __________ dell’unico bene che sarebbe potuto servire per tacitare i creditori, per motivi per nulla chiari:
non è figlio di __________ di __________;
non ha addotto motivi economici per giustificare la donazione, ritenuto comunque come ella medesima affermi che l’immobile si “autofinanzia” tramite le pigioni incassate;
__________, pur essendo formalmente domiciliato a __________, risiede a __________ quale studente senza attività lucrativa e non disponeva al momento del trapasso dei mezzi finanziari per pagare gli oneri ipotecari, che sono stati coperti dalle pigioni solo a partire da febbraio 2001;
non è stato dimostrato come vengono pagati gli interessi ipotecari né se __________ sia o no stata effettivamente liberata dal suo debito dalla banca.
Il Pretore, in base a siffatti elementi, ha ritenuto che __________ fosse uno “__________ ” (prestanome) e la donazione un trafugamento di beni, la partenza della famiglia ______________ per l’estero costituendo un ulteriore indizio in tal senso.
D. Con appello 23 dicembre 2002, __________ si sono aggravati contro la sentenza pretorile, ribadendo che il creditore non aveva reso verosimile nessuno dei tre presupposti per l’ottenimento del sequestro.
Gli appellanti contestano nuovamente l’esistenza del credito vantato dalla sequestrante, asserendo che il Pretore avrebbe applicato criteri di giudizio diversi per apprezzare la verosimiglianza di tale asserito credito e quello opposto in compensazione da __________.
In merito alla causa del sequestro, gli appellanti evidenziano come __________ abbia annunciato la propria partenza all’Ufficio controllo abitanti di __________ e indicato quale recapito in Svizzera quello di __________ a , di modo che non si poteva trattare di fuga ai sensi dell’art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF. L’improvvisa partenza di __________ era d’altro canto dovuto ai problemi di salute di sua madre e dei suoi propri, che gli appellanti hanno documentato con la produzione in sede d’appello di certificati medici. La moglie non l’avrebbe raggiunto in Italia nel maggio 2001 ma solo nel giugno 2001. Dopo il loro trasferimento in quel paese, i coniugi ______________ avrebbero risieduto solo in due posti: nei Comuni di __________ () e __________. La mancata indicazione del recapito in Italia sulle lettere inviate via fax sarebbe dovuta al fatto che inizialmente la famiglia ______________ non si era stabilita in modo definitivo in un luogo preciso. __________ si è del resto preoccupato di ottenere una proroga della validità del permesso C fino a due anni, ciò che escluderebbe l’ipotesi che egli abbia voluto sottrarsi ai propri obblighi. Egli ha per di più pagato il suo debito nei confronti di __________ durante la procedura in esame.
Gli appellanti contestano che la donazione dell’immobile sequestrato possa configurare un trafugamento. Essa è stata conclusa il 20 settembre 2000, dopo oltre 3 mesi dalla partenza di ______________ e ad un momento in cui essa non sarebbe potuta ancora essere a conoscenza dell’esistenza delle pretese della sequestrante. L’iscrizione a registro fondiario è intervenuta solo il 23 novembre 2000, a dimostrazione dell’assenza di volontà della debitrice di sottrarre alcunché ai propri presunti creditori. L’immobile di __________ non è d’altronde l’unico bene dei coniugi __________, poiché il prezzo della vendita delle azioni di __________ da loro incassato era di gran lunga superiore al valore commerciale del fondo sequestrato.
E. Delle osservazioni di __________ si dirà per quanto necessario ai fini del giudizio nei considerandi di diritto.
Considerando
in diritto:
1.1. Per crediti non garantiti da pegno il creditore può chiedere il sequestro di beni del debitore, quando sia data una causa di sequestro (cfr. art. 271 cpv. 1 n. 1 a 5 LEF). Nel Cantone Ticino per valori superiori a fr. 2'000.-- competente per la concessione del sequestro è il Pretore del luogo in cui si trovano i beni da sequestrare indicati dal creditore (art. 14 cpv. 1 e 16 cpv. 3 LALEF, art. 5 cpv. 1 LOG). La procedura, di natura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF), è retta dall’art. 19 LALEF che non prevede il contraddittorio.
1.2. Prima di concedere il sequestro il giudice esamina, sulla base dei soli elementi addotti dal creditore, se è stata resa sufficientemente verosimile l’esistenza del credito, di una causa di sequestro nonché di beni appartenenti al debitore (art. 272 LEF). Il grado di verosimiglianza ex art. 271-272 LEF richiesto per valutare se vi è un credito, se nel circondario di sua competenza vi sono beni appartenenti al debitore e se si realizza almeno una delle cause di sequestro fatte valere dal creditore è in linea di principio nel senso che la tesi del creditore deve risultare plausibile e l’esame puntuale delle allegazioni e della documentazione prodotta dal creditore deve permettere al giudice di convincersi – sulla base di elementi oggettivi, non bastando di regola fatture o altri elementi allestiti unilateralmente dal creditore sequestrante o da suoi organi o persone ausiliarie – che in concreto le circostanze di fatto rilevanti si sono realizzate, senza per questo poter già escludere il contrario (cfr. Walter Stoffel, Le séquestre, in: La LP révisée, collana CEDIDAC, vol. 35, Losanna 1997, p. 280 s.; Pierre-Robert Gilliéron, Le séquestre dans la LP révisée, in: BlSchK 1995, p. 132 e rif.; Bertrand Reeb, Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, p. 466; Amonn/Gasser, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 6. ed., Berna 1997, n. 2 ad § 51; Rudolf Ottomann, Der Arrest, in: ZSR 1996/I, p. 253, n. 32).
1.3. Concesso il sequestro, chi è toccato nei suoi diritti, tranne il sequestrante, può fare opposizione al giudice del sequestro entro dieci giorni da quando ne ha avuto conoscenza (art. 278 cpv.1 LEF. In tal caso il giudice, in una procedura pure sommaria retta dagli art. 20 ss. LALEF, sottopone il sequestro a nuovo esame, dando agli interessati la possibilità di esprimersi (cfr. art. 278 cpv. 2 LEF), rispettivamente di addurre fatti nuovi. In caso di tempestiva opposizione al sequestro, il giudice che lo ha concesso deve chinarsi dunque nuovamente sulla domanda di sequestro e verificare – pur con il medesimo potere di cognizione esercitato in precedenza (cfr. Reeb, op. cit., p. 478; Gilliéron, op. cit., p. 135) – se alla luce di quanto emerso dal contraddittorio tutte le condizioni del sequestro – contestate dall’opponente – risultano ancora sufficientemente verosimili, se cioè in relazione alle stesse è ancora soddisfatto quel grado di verosimiglianza necessario per la sua concessione (cfr. Amonn/Gasser, op. cit., n. 71 ad § 51), atteso che resta onere del creditore sequestrante fornire al giudice gli elementi sufficienti (cfr. Hans Reiser, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, Vol. III, n. 38 ad art. 278).
1.4. La nuova decisione (sull’opposizione) – sia essa di annullamento o di conferma del sequestro (cfr. Reiser, op. cit., n. 44-45 ad art. 278) – può essere a sua volta impugnata entro dieci giorni davanti all’autorità giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 primo periodo LEF), nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e fallimenti con il rimedio dell’appello (art. 22 LALEF nonché 14 e 22 lett. c LOG), rispettivamente, in caso di valore inferiore a fr. 8'000.--, la Camera di cassazione civile con ricorso per cassazione (art. 22 LALEF nonché 5, 13 e 22 lett. b LOG). L’autorità superiore deve verificare – sulla base delle allegazioni e dei documenti prodotti dalle parti ed eventualmente anche dei fatti nuovi di cui le stesse si possono avvalere (art. 278 cpv. 3 secondo periodo LEF) – se nel caso concreto in relazione al realizzarsi delle condizioni del sequestro addotte dal creditore – e contestate dalle controparti – è raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per il mantenimento del provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo annullerà la decisione del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro rispettivamente confermerà la decisione che lo ha annullato, riservate soluzioni intermedie (cfr. Amonn/ Gasser, op. cit., n. 74 ad § 51; Reeb, op. cit., p. 482).
1.5.
a) Tutte le decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze, vanno pronunciate in procedura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme cantonali che reggono tale tipo di procedura devono rispettare la massime dispositiva ("Dispositionsmaxime"), il principio attitatorio ("Verhandlungsmaxime"), nonché le massime di celerità e di concentrazione (cfr. Jérôme Piégai, La protection du débiteur et des tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, p. 213 ss. con rif.; Yvonne Artho von Gunten, Die Arresteinsprache, tesi Zurigo 2001, p. 73 ss.). Detto altrimenti, il giudice non agisce d'ufficio, egli esamina solo ciò che è stato allegato e decide unicamente in base alle prove addotte dalle parti ("quod non est in actis, non est in mundo") e che possono essere assunte seduta stante ("Beweismittelbeschränkung"), salvo che il fatto allegato sia stato ammesso o non contestato dalla controparte non contumace (Vogel/ Spühler, Grundriss des Zivilprozessrechts, 7a ed., Berna 2001, n. 24 ad cap. 6 e n. 12 ad cap. 10; di diverso parere: Artho von Gunten, op. cit., p. 79 s., che però non convince, cfr. CEF 15 maggio 2002 [14.2002.6], cons. 1.5a).
Il giudice può accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti ("Beweisstrengebeschränkung") ed esaminare sommariamente i punti di diritto ("prima facie cognitio"), nella misura compatibile con l'esigenza di celerità (cfr. Fabienne Hohl, La réalisation du droit et les procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453; Gilliéron, op. cit., p. 138, B; Piégai, op. cit., p. 212; Artho von Gunten, op. cit., p. 85 ss.). Il giudice apprezza liberamente le prove (art. 20 cpv. 5 LALEF).
b) I principi di celerità e di concentrazione impongono in particolare alle parti alte esigenze di motivazione per poter giungere ad un giudizio sollecito. Il giudice del sequestro non deve ricercare tra tutti i documenti prodotti quelli che potrebbero essere determinanti a sostegno delle allegazioni della parte. Quest'ultima non può limitarsi ad indicare tesi descrittive – sia fattuali che in diritto – ma deve sostanziarle con riferimenti puntuali e d'immediato riscontro ai documenti topici a sostegno. In caso di omissione, le allegazioni non debitamente motivate saranno ignorate per carenza di forma del gravame.
I principi di celerità e di concentrazione vietano altresì tutte le operazioni che non siano compatibili con le esigenze di una procedura sommaria (cfr. art. 20 cpv. 6 LALEF), in particolare i richiami di incarti così come le richieste di edizione (__________).
c) Vi è verosimiglianza quando esiste una certa probabilità che i fatti allegati corrispondano al vero (Piégai, op. cit., n. 792, p. 173).
aa) Il grado di verosimiglianza richiesto è oggetto di apprezzamenti divergenti. Secondo la giurisprudenza recente di questa Camera, la verosimiglianza è data a due condizioni cumulative (__________):
vi è un “inizio di prova” (“commencement de preuve”, DTF 107 III 36, 39 e 40, cons. 3 e 5; Walter A. Stoffel, Basler Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 3 ad art. 272), ossia indizi oggettivi e concreti a conforto della tesi del sequestrante;
dall’esame degli allegati e mezzi di prova si ricava l’impressione che i fatti rilevanti per il giudizio si siano comunque realizzati, pur senza poter escludere la probabilità nello stesso ordine di grandezza di una realtà di segno opposto; detto altrimenti, si ha verosimiglianza (semplice) quando sono possibili anche altre soluzioni altrettanto probabili; viceversa, un fatto è da ritenere inverosimile, quando si ha la netta impressione che i fatti si siano svolti diversamente da quanto affermato dal sequestrante.
bb) Il grado di verosimiglianza richiesto, così come risulta dal testo dell’art. 272 cpv. 1 LEF, è lo stesso per i tre presupposti. L’opinione diversa di Peter Breitschmid (Übersicht zur Arrestwilligungspraxis nach revidiertem SchKG, AJP 1999, p. 1010-1011, ad 2.2.1), che segue la giurisprudenza zurighese pure citata dalla parte appellata, secondo la quale per la questione della verosimiglianza dell’appartenenza dei beni al sequestrato andrebbero poste delle esigenze meno strette che per gli altri due presupposti, non è condivisa da questa Camera (__________) cons. 1.5e; ____, cons. 1.5d; nello stesso senso, cfr. pure Artho von Gunten, op. cit., p. 89 ad 1.2, che sembra però condividere la tesi zurighese in sede d’istanza di sequestro; Matteo Pedrotti, Le séquestre international, tesi Friborgo 2001, p. 271 s.), e nemmeno la tesi inversa di Ottomann (op. cit., p. 254, n. 2), che vorrebbe alzare l’asticella a tutela dei terzi (________). Parimenti, va rigettata la tesi di Piégai (op. cit., p. 174-175) – apparentemente seguito da Pedrotti (op. cit., p. 268 s. ad 3) – che distingue tra le “condizioni di diritto materiale” (esistenza del credito e appartenenza dei beni sequestrati al debitore), che sarebbero da ritenere adempiute in tutti quei casi in cui il debitore sequestrato non sarebbe riuscito a recare una prova completa dell'inesistenza della circostanza allegata dal sequestrante, e le “condizioni di diritto esecutivo” (causa del sequestro ed esistenza di un pegno), per le quali il debitore, per far annullare il sequestro, potrebbe limitarsi a rendere verosimile che non sono realizzate. Oltre al testo dell’art. 272 LEF che non opera distinzioni e pone esplicitamente a carico del sequestrante l’onere di rendere verosimili le condizioni del sequestro, non convince l’argomentazione secondo la quale il mantenimento del sequestro sarebbe necessario per non vanificare la procedura di convalida di sequestro, poiché siffatta procedura esiste solo se il sequestro è mantenuto e, se il sequestro è revocato, niente impedisce il creditore, che disporrebbe di argomenti tali da poter vincere una causa ordinaria (sia di accertamento del suo credito, sia di contestazione di rivendicazione ex art. 106 ss. LEF), di chiedere un nuovo sequestro.
cc) Per garantire i diritti del sequestrato, il giudice dovrà tuttavia esigere dal sequestrante – dandosene gli ulteriori presupposti, ovviamente diversi dal profilo fattuale in funzione dello stato degli atti e dello stadio processuale raggiunto – una garanzia ai sensi dell'art. 273 cpv. 1 LEF tanto più elevata quanto più bassa si rivela la verosimiglianza della realizzazione delle condizioni del sequestro (cfr. Gilliéron, BlSchK 1995, p. 132; Piégai, op. cit., p. 306), nei limiti dell’entità del danno di cui il sequestrato potrebbe verosimilmente patire in caso di sequestro ingiustificato e senza che l'imposizione di una garanzia possa supplire l'assenza di un presupposto del sequestro (cfr. Michel Criblet, La problématique des sûretés et de la responsabilité de l'Etat, in: Le séquestre selon la nouvelle LP, Zurigo 1997, p. 80; Reeb, op. cit., p. 467 s.).
d) Secondo l'art. 278 cpv. 3, 2. periodo LEF, le parti possono, nell'ambito del ricorso contro la decisione su opposizione, avvalersi di fatti nuovi. Il testo legale non precisa se sono ammessi solo veri nova (ossia fatti che si sono prodotti dopo la sentenza di prima istanza) oppure anche pseudonova (cioè fatti che sono avvenuti prima della sentenza sull'opposizione ma che la parte che se ne prevale non aveva allora allegato per negligenza o ignoranza; sui due tipi di nova, v. p. es. Vogel/Spühler, op. cit., n. 43 ad cap. 13). Questa Camera ha già avuto modo di pronunciarsi sulla questione, in un senso positivo (). Con riferimento all’art. 174 nLEF – pure esso modificato dalla revisione del 16 dicembre 1994 – che distingue espressamente gli pseudo dai veri nova sottoponendoli a regimi giuridici diversi, si può sostenere a contrario che l’art. 278 cpv. 3 secondo periodo LEF, con l'espressione generica "fatti nuovi", autorizza entrambi i tipi di nova. Tale interpretazione pare confermata dal messaggio del Consiglio federale relativo a tale norma (), secondo il quale “anche i cosiddetti nova in senso proprio" (“Auch sogenannte echte Nova …”; “Il est également possible de faire valoir auprès de l’instance supérieure des faits nouveaux proprement dits …”; sottolineatura del redattore) vanno ammessi. L’interpretazione teleologica giunge allo stesso risultato delle interpretazioni letterale e storica: vale in effetti altresì per gli pseudonova la ratio invocata dal Consiglio federale per l'ammissione dei veri nova, ossia il fatto che il sequestro costituisce una misura di garanzia molto incisiva che va revocata appena le sue condizioni non sono più adempiute, ad esempio in caso di pagamento del debito. Apparirebbe difatti urtante che il pagamento effettuato un giorno prima della sentenza su opposizione (o prima del termine dello scambio degli allegati) non possa essere invocato in sede di appello, mentre se fosse avvenuto un giorno dopo sarebbe ricevibile quale vero novum; per il principio di parità delle armi, pure il sequestrante deve essere ammesso ad invocare pseudonova.
La dottrina maggioritaria si pronuncia del resto pure a favore della ricevibilità degli pseudonova in virtù del diritto federale (Dominik Gasser, Das Abwehrdispositiv der Arrestbetroffenen nach revidiertem SchKG, ZBJV 1994, p. 616, let. d; Jürgen Brönnimann, Festellung des neuen Vermögens, Arrest, Anfechtung in: Das revidierte SchKG, Berna 1995, p. 134 let g; Ottomann, op. cit., p. 259, Jaeger /Walder/Kull/Kottmann, Bundesgesetz über Schuldbetreibung und Konkurs, vol. II, Zurigo 1997/1999, n. 28 ad art. 278; Artho von Gunten, op. cit., p. 147 s. ad 2). Solo Stoffel (op. cit. [CEDIDAC], p. 290) – e apparentemente Reiser (op. cit., n. 47 ad art. 278; cfr. però n. 49, in cui cita l’opinione di Ottomann quale riserva al principio posto da Stoffel) – scrive che tale questione dipende dal diritto cantonale. Gli autori che sostengono la ricevibilità degli pseudonova in base al diritto federale – ad eccezione di Artho von Gunten – ne limitano la portata, senza motivazione (probabilmente per analogia con la soluzione comunemente praticata in materia di ricorso ordinario di diritto cantonale, v. Vogel/Spühler, op. cit., n. 47 ad cap. 13), ai nova che la parte non ha allegato in prima istanza senza colpa. Con (reiterato) riferimento all’art. 174 cpv. 1 nLEF va al contrario ritenuto che gli pseudonova possono essere addotti senza restrizione (cfr. Amonn/ Gasser, op. cit., n. 57 ad § 36; Roger Giroud, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, vol. I, n. 19 ad art. 174); della colpa della parte si dovrebbe però tenere conto per la questione delle spese e delle indennità (cfr. Artho von Gunten, p. 148 ad 2). La possibilità di addurre fatti nuovi comprende quella di produrre nuovi mezzi di prova (Vogel/Spühler, op. cit., n. 42 ad cap. 13).
Per evidenti ragioni pratiche, riconducibili al principio di celerità, i nova di ogni tipo possono essere addotti solo fino alla fase dello scambio degli allegati ________.
1.6. La sentenza impugnata è stata intimata per raccomandata il 12 dicembre 2002 ed è stata ritirata dagli appellanti il giorno seguente, che non va compreso nel computo del termine per ricorrere (cfr. art. 31 cpv. 1 LEF). L’appello, inoltrato presso la Pretura della Giurisdizione di Locarno-Città il 23 dicembre 2002, ossia il decimo giorno di siffatto termine, è quindi tempestivo (cfr. art. 278 cpv. 3 LEF e 22 cpv. 1 LALEF).
1.7. La parte appellata ritiene l’atto di appello inammissibile ai sensi dell’art. 309 cpv. 2 lett. f CPC (per il rinvio dell’art. 22 LALEF) in quanto i motivi di fatti e di diritto presentati da __________, le cui posizioni procedurali non possono essere assimilate l’una all’altra, non sono distinti. D’altronde, l’opposizione interposta nell’interesse di un terzo è irricevibile.
Nel caso concreto tuttavia, ciascun degli appellanti agisce nel proprio interesse, pur diverso l’uno dall’altro. Poiché sia il debitore sequestrato sia i terzi “toccati” dalla misura cautelare possono invocare tutte le censure ammissibili in sede di opposizione e in particolare contestare la realizzazione di ciascuno dei tre presupposti del sequestro (cfr. Artho von Gunten, op. cit., p. 127, con rif.; Walter A. Stoffel, Voies d’exécution, Berna 2002, n. 78 e 95 ad § 8), si può ritenere che l’atto di appello è composto di due appelli di stesso contenuto, che adempiono ai requisiti posti all’art. 309 CPC e che giungono alle stesse conclusioni; le procedure vanno quindi considerate come connesse ai sensi dell'art. 320 CPC (per rinvio dell’art. 25 LALEF) e possono essere congiunte ed evase con una sola sentenza, pur mantenendo la loro autonomia nel senso che i dispositivi restano separati e possono essere impugnati anche singolarmente. Certo, formalmente gli appellanti avrebbero dovuto presentare due atti di ricorso distinti, ma secondo la prassi di questa Camera, siffatta esigenza non viene imposta in ossequio del divieto del formalismo eccessivo.
Giusta l’art. 272 cpv. 1 LEF, il sequestro viene concesso dal giudice del luogo in cui si trovano i beni, purché il creditore renda verosimile l'esistenza:
del credito;
di una causa di sequestro;
di beni appartenenti al debitore.
Sull’esistenza del credito
3.1. Come rettamente esposto nella sentenza impugnata, nell’accordo sottoscritto il 31 marzo 2000 da __________ e __________ che verteva sulla cessione delle azioni della prima società alla seconda, i coniugi __________ si erano impegnati personalmente a pagare i debiti della società ceduta sorti prima del 30 aprile 2000 (doc. C annesso all’istanza di sequestro, ad 1, 2. periodo). Ora, risulta in apparenza dai doc. P e Q che alcuni debiti della società antecedenti questa data non sono stati pagati (ad esempio: contributi AVS per il periodo intercorrente tra il 1. gennaio 1999 ed il 30 aprile 2000 per un importo di oltre fr. 20'000.--, cfr. doc. P; imposte cantonali e del Comune di __________ dal 13 ottobre 1998 al 30 aprile 2000 per un importo di circa fr. 8'000.--, cfr. doc. Q; imposte alla fonte per il periodo dal 1. aprile 1999 al 30 aprile 2000 per oltre fr. 4'600.-- cfr. doc. Q). Ciò costituisce una violazione del contratto 31 marzo 2000. Poiché gli appellanti sono stati diffidati a saldare tali debiti (cfr. doc. M e R) e che appare verosimile che la sequestrante li abbia nel frattempo pagati in quanto ne è direttamente debitrice nei confronti dei terzi nella sua qualità di cessionaria delle azioni di __________, si può ammettere che essa possa vantare contro gli appellanti un credito in risarcimento del danno subito. Invero, ci si potrebbe chiedere se veramente siffatto credito ammonti almeno all’importo di fr. 56'972,45.-- indicato nel decreto di sequestro. Il doc. R in cui viene formulata questa cifra costituisce infatti una semplice affermazione di parte, mentre l’importo richiesto con il doc. Q è inferiore (fr. 49'263,50) e comunque la sequestrante non l’ha sostanziato in tutti i suoi punti con riferimenti puntuali e d'immediato riscontro ai numerosi documenti costituenti il plico registrato sub lettera Q. Occorre tuttavia osservare come, da una parte, la sequestrante sia stata inoltre convenuta in giudizio in Italia da __________ per l’incasso di una serie di crediti non soluti sotto la gestione __________ per un totale di circa Lit. 50'000'000.-- (cfr. doc. U), e dall’altra sia confrontata con pretese da parte di __________ per un totale di fr. 167'857,80 (cfr. doc. V e FF [quest’ultimo prodotto con le osservazioni all’appello]; osservazioni, p. 6). Complessivamente, vi sono pertanto indizi oggettivi e concreti sufficienti ai sensi della giurisprudenza di questa Camera (cfr. supra cons. 1.5c aa) per ritenere che la sequestrante possa verosimilmente far valere con successo contro gli appellanti pretese per almeno fr. 56'972,45.--. Del resto, gli appellanti hanno omesso di confrontarsi con le allegazioni e i documenti (segnatamente P, Q, U e V) addotti dalla sequestrante, limitandosi ad una generica contestazione inammissibile in questa sede (cfr. supra cons. 1.5b). Essi non hanno nemmeno asserito – e ancora meno reso verosimile – di aver saldato tali debiti né che questi non erano dovuti o sarebbero dovuti essere pagati con la cifra d’affari della società conseguita prima del 30 aprile 2000. Il motivo per il quale i debiti non soluti dai coniugi __________ sono da pagare dalla sequestrante è peraltro evidente: __________ appartiene ora a quest’ultima.
3.2. Il credito che _________ oppone in compensazione non è stato sostanziato né in sede d’opposizione (cfr. n. 6.1 dell’opposizione: “La signora __________ vanta oltretutto un credito nei confronti della __________ di gran lunga superiore”) né in sede d’appello (cfr. n. 5.1 dell’appello). Contrariamente alla parte appellata, gli appellanti non hanno citato nemmeno un documento a sostegno dell’asserito credito di __________. La compensazione invocata non appare quindi verosimile.
4.1. Ex art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF, per i crediti scaduti, in quanto non siano garantiti da pegno, il creditore può chiedere il sequestro dei beni del debitore quando questi, nell’intenzione di sottrarsi all’adempimento delle sue obbligazioni, trafughi i suoi beni, si renda latitante o si prepari a prendere la fuga.
La realizzazione di questa causa di sequestro presuppone quindi la riunione di una circostanza oggettiva (trafugamento di beni, latitanza o preparazione alla fuga) e di una circostanza soggettiva (intenzione di sottrarsi all’adempimento delle sue obbligazioni) (cfr. Amonn/ Gasser, op. cit., n. 14 ad § 51; Stoffel, op. cit., n. 62-64 ad art. 271). Un trafugamento si realizza quando il debitore nasconda, regali, venda a prezzo irrisorio o trasferisca all’estero i suoi beni (cfr. Flavio Cometta, Assistenza giudiziaria internazionale in materia esecutiva, in: Assistenza giudiziaria internazionale in materia civile, penale amministrativa ed esecutiva, CFPG n. 20, Lugano 1999, p. 160 ad 2.2.4.2, con rif.). La fuga o la preparazione alla fuga si avvera quando il debitore abbandona o manifesta l’intenzione di abbandonare il suo domicilio senza crearsene un nuovo, oppure precipitosamente o di nascosto (cfr. Stoffel, op. cit., n. 63 ad art. 271). Dal profilo soggettivo, vi devono essere indizi oggettivi e concreti che il debitore fosse cosciente (intenzione o dolo eventuale) che il suo comportamento fosse idoneo ad ostacolare l’esercizio dei diritti del creditore o almeno a renderlo (molto) più difficile (cfr. Jaeger/Walder/Kull/Kottmann, op. cit., n. 25 ad art. 271).
4.2. In concreto, né il primo giudice né la parte appellata ritengono che la debitrice si sia data alla fuga ai sensi dell’art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF. Del resto, un trasferimento di dimora non dissimulato non viene equiparato ad una fuga (cfr. Stoffel, op. cit., n. 63 ad art. 271). Ciononostante, come si vedrà (infra ad 4.3b/3), lo spostamento della debitrice e della sua famiglia verso l’Italia assume un significato particolare dal profilo della condizione soggettiva (intenzione di sottrarsi all’adempimento delle sue obbligazioni).
4.3. La debitrice appare invece aver trafugato l’unico suo bene realizzabile in Svizzera.
a) La donazione del fondo sequestrato a __________ costituisce infatti, dal profilo oggettivo, un trafugamento di beni.
b) Vi sono d’altronde diversi indizi concreti e oggettivi dell’intenzione della debitrice di sottrarsi all’adempimento delle sue obbligazioni (condizione soggettiva):
la donazione non è stata concepita a causa di morte e non era comunque necessaria perché __________ potesse viverci o amministrarlo durante il soggiorno – inizialmente progettato come temporaneo – dei coniugi __________ in __________;
del resto __________ risiedeva e studiava a __________ e non aveva quindi necessità oggettiva di doversi stabilire definitivamente a __________;
pur avendo – secondo gli appellanti (cfr. verbale 21 novembre 2002, ad 5) – terminato gli studi, egli risulta tuttora domiciliato a __________ (cfr. appello, p. 1) e non allega di aver progetti di vita o di lavoro in Ticino;
gli appellanti non hanno reso verosimile, come sarebbe stato loro onere se avessero voluto efficacemente contestare le risultanze apparenti derivanti dalle circostanze rese verosimili dalla sequestrante, che ________, studente al momento del trapasso di proprietà, disponeva dei mezzi finanziari necessari a pagare gli interessi ipotecari maturati su un prestito di fr. 650'000.--, dato che gli stessi sono stati coperti dagli affitti solo a partire dal mese di febbraio 2001 (ciò che non è contestato, cfr. appello, p. 8);
siccome i coniugi __________, almeno al momento della donazione, intendevano ritornare in Svizzera, __________ avendo chiesto di poter prorogare la validità del permesso C fino a due anni (cfr. appello, p. 6, e l’allegato doc. E), appare strano che abbiano donato la casa in cui sarebbero dovuti tornare ad abitare al loro rientro in Svizzera;
riguardo al tempo intercorso tra la sottoscrizione del contratto di donazione e l’iscrizione del trapasso a registro fondiario, appare più verosimile la tesi della parte appellata secondo la quale __________ ha così probabilmente cercato di sostanziare la pratica volta all’ottenimento del permesso C, visto che nella domanda 12 settembre 2000 (doc. E annesso all’appello), in merito all’intenzione del richiedente di rientrare in Svizzera prima della scadenza del permesso di domicilio, viene proprio menzionato il fatto che __________ risulta “ancora” proprietaria dell’abitazione di __________.
Quando ha consentito alla donazione l’11 settembre 2000 (cfr. procura annessa al doc. N), __________ non poteva ignorare che contro _____________ esistevano numerosi crediti – in particolare di diritto pubblico (oneri sociali, imposte, cfr. doc. Q e supra cons. 3.1) – sorti prima del 30 aprile 2000, come pure gravose pretese riferite al periodo antecedente questa data (cfr. doc. V e FF), ai quali lei, solidalmente con il marito, avrebbe dovuto far fronte in conformità del contratto di cessione 31 marzo 2000 (cfr. doc. C). La debitrice non poteva neanche ignorare che __________ avrebbe presto scoperto tale situazione e gliene avrebbe chiesto conto. Pertanto, anche se apparentemente la prima formale richiesta di pagamento di __________ risale al 29 novembre 2002 (cfr. doc. L), il debito esisteva già al momento della donazione, sebbene si potrebbe discutere sulla sua esigibilità, questione comunque irrilevante siccome il trafugamento di beni costituisce una causa di sequestro anche per i crediti non scaduti (cfr. art. 271 cpv. 2 LEF); del resto, questa Camera ha già ammesso che la condizione soggettiva possa essere realizzata quando vi sono indizi per ritenere che il presunto debitore abbia voluto sottrarsi ai propri impegni seppur futuri, purché essi appaiano così concreti ed imminenti per il debitore da poter essere messi in relazione con il trafugamento (__________), cons. 4.4; per analogia, __________., in cui il TF ha considerato che non è arbitrario dichiarare il fallimento senza preventiva esecuzione in base all’art. 190 cpv. 1 n. 1 LEF, quand’anche la pretesa del creditore sia sorta dopo l’occultamento di beni).
L’improvvisa partenza di ______________ per l’Italia nel corso del mese di aprile 2000 (cfr. appello, ad 5.3, e dichiarazione scritta di __________, doc. AA), presto raggiunto dai famigliari (cfr. doc. AA e F; il doc. Z non è determinante, perché il dato anagrafico dipende dal momento dell’annuncio della partenza che non necessariamente corrisponde alla realtà, come dimostra l’informazione relativa ad __________, dato partente il 31 agosto 2000, mentre nei fatti si era trasferito in Italia già diversi mesi prima; il doc. B addotto in appello non ha un valore probatorio superiore ad una dichiarazione di parte), costituisce un ulteriore indizio della volontà dei coniugi ______________ di sottrarsi ai propri impegni. Non si può escludere che motivi di salute siano stati all’origine del trasferimento. Appare invece insolito che, pure per le medesime ragioni, la famiglia si sia definitivamente stabilita in Italia, __________ cessando addirittura sine die la propria attività in seno a _____________ in violazione del contratto di cessione che prevedeva un termine di disdetta di 2 mesi (cfr. doc. C ad 7). Disturba poi il fatto che tutta la corrispondenza spedita dai coniugi ______________ a _, salvo lo scritto 21 aprile 2000 (doc. 1), che quest’ultima nega peraltro di aver ricevuto, non indichi, contrariamente alle usanze, alcun indirizzo del mittente (cfr. doc. D, F, G, I e L) oppure unicamente quello del figlio (cfr. doc. O).Il fatto che inizialmente la famiglia __________ non si era stabilita in modo definitivo in un luogo preciso non è argomentazione convincente. Quanto alla questione dei luoghi in cui la famiglia __________ ha soggiornato in Italia occorre osservare come la spiegazione degli appellanti sia impossibile da verificare in assenza di documenti (carta geografica, ecc.) a sostegno (cfr. supra cons. 1.5b).
Il fondo donato e poi sequestrato costituisce apparentemente l’unico bene di __________ e comunque il solo che la sequestrante possa far realizzare in Svizzera. Gli appellanti fanno sì riferimento all’importo di fr. 1'450'000.-- ricevuto per la cessione delle azioni di __________ (cfr. doc. C, ad 8), ma non rendono verosimile il fatto di tuttora disporne. In ogni caso, la donazione rende molto più difficile l’esercizio dei diritti della creditrice (cfr. supra ad 4.1 i.f.), ciò di cui __________ avrebbe dovuto essere cosciente.
4.4. Riassumendo, la sequestrante ha reso verosimile, fornendo indizi concreti ed oggettivi, che con la donazione del fondo sequestrato la debitrice abbia voluto sottrarsi all’adempimento delle proprie obbligazioni ai sensi dell’art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF, donde l’esistenza di una causa di sequestro. Siffatta tesi è in ogni caso non meno verosimile di quella difesa dagli appellanti.
5.1. Nelle sue osservazioni la parte appellata sostiene che la censura relativa all’appartenenza del fondo sequestrato sarebbe improponibile, avendo la stessa inoltrato un’azione di contestazione della rivendicazione di ______________ presso la Pretura di Locarno-Città, la quale sarebbe tuttora pendente. A torto. Da una parte, in detta procedura, la cui esistenza non è del resto stata resa verosimile, non vi è ancora alcuna sentenza definitiva che possa vincolare questa Camera. Dall’altra, non si può nemmeno invocare la litispendenza, siccome l’oggetto (contestazione del sequestro in un caso, rivendicazione di un diritto di cui si debba tenere conto nell’esecuzione nell’altro) e soprattutto il tipo di procedura (sommaria nel primo caso [cfr. art. 25 n. 2 lett. a LEF], ordinaria accelerata nel secondo [cfr. art. 109 cpv. 4 LEF per il rinvio dell’art. 275 LEF]) sono diversi in un procedimento e nell’altro. Così si ritiene ad esempio che non vi possa essere litispendenza tra la procedura di rigetto dell’opposizione – pure retta dal rito sommario – e quella ordinaria di riconoscimento di debito (cfr. Fabienne Hohl, Procédure civile, vol. I, Berna 2001, n. 284). Lo stesso vale per il rapporto tra procedura di opposizione al sequestro e rivendicazione, ritenuto che la prima non costituisce una specie particolare di procedura sommaria di rivendicazione (cfr. Stoffel, op. cit. [CEDIDAC], p. 293 ad 2°; lo stesso, Voies d’exécution, n. 96 ad § 8).Del resto, pur volendo riconoscere l’ammissibilità dell’eccezione di litispendenza, si dovrebbe sospendere la causa promossa per ultima, ossia quella di rivendicazione. In pratica è d’altronde proprio quella la soluzione voluta dal legislatore, che ha inteso concedere al terzo la facoltà di procrastinare la rivendicazione fintanto che il sequestro non sia esecutivo, vale a dire fino al termine della procedura di opposizione (cfr. FF 1991 III 121 ad art. 275; Amonn/Gasser, op. cit., n. 79 ad § 51; Artho von Gunten, op. cit., p. 155). Certo, l’accoglimento dell’opposizione fondata sulla censura secondo cui i beni sequestrati appartengono ad un terzo vanificherebbe l’azione di rivendicazione ex art. 106 ss. LEF (per il rinvio dell’art. 275 LEF), la quale diventa priva d’oggetto con la revoca del sequestro. È però la conseguenza del sistema legale secondo cui il sequestro non va concesso se il sequestrante non ha reso almeno verosimile la proprietà o la titolarità del debitore sui beni sequestrati (cfr. art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF). Come visto, il sequestrante può evitare l’inoltro di un’azione che potrebbe poi rivelarsi inutile, semplicemente aspettando l’esito della procedura d’opposizione. La relazione tra opposizione ex art. 278 LEF e rivendicazione è, per la questione dell’appartenenza dei beni sequestrati, analoga a quella tra opposizione e convalida del sequestro (art. 279 LEF) per la questione dell’esistenza del credito posto a fondamento del sequestro: in entrambi i casi l’opposizione va vagliata per prima (cfr. art. 278 cpv. 5 LEF). Non può quindi essere condivisa la tesi di Piégai (op. cit., p. 174 ss.; nello stesso senso: 1ère Section de la Cour de Justice del Canton Ginevra, in SJ 2000 I 332 s. ad cons. 3, citata da Stoffel, Voies d’exécution, n. 100 ad § 8; cfr. pure Pedrotti, op. cit., p. 268 s. ad 3), secondo cui i procedimenti di opposizione e di rivendicazione possono coesistere parallelamente, l’opposizione ex art. 278 LEF potendo però essere ammessa, per le questioni d’esistenza del credito e d’appartenenza dei beni sequestrati, solo nei casi in cui il sequestrante ne ha recato la prova completa: essa è infatti contraria al testo dell’art. 272 LEF (cfr. supra ad cons. 1.5e bb; __________, cons. 2.2a).
5.2. Il sequestro può colpire soltanto beni di proprietà del debitore rispettivamente crediti di cui egli è titolare (cfr. art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF; DTF 105 III 112), atteso che secondo la costante giurisprudenza del Tribunale federale determinante è in linea di principio la realtà giuridica, e non quella economica (__________. 1; Amonn/Gasser, op. cit., n. 7 ad §51): sono quindi esclusi dal sequestro, in quanto considerati beni di terzi, tutti quelli che secondo le regole del diritto civile appartengono ad una persona fisica o giuridica diversa dal debitore __________). Soltanto in casi eccezionali si può tenere conto dell’identità economica fra il debitore escusso e il __________). Pertanto, nella misura in cui i beni di cui è chiesto il sequestro si trovino in possesso di un terzo o figurino a nome di un terzo, il creditore sequestrante deve rendere verosimile che quei beni appartengono in realtà al debitore sequestrato (cfr. art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF; Messaggio concernente la revisione della LEF dell’8 maggio 1991, in: FF 1991 III p.1 19; Stoffel, op. cit., n. 61 ss. ad art. 271 LEF, n. 25 e 26 ad art. 272 LEF).
5.3. Come giustamente ricordato dalla parte appellata, in casi eccezionali non è pertanto escluso il sequestro di un immobile intavolato a nome di un terzo. Questa Camera ha infatti già avuto modo di stabilire l’ammissibilità di un sequestro di questo genere, in un caso in cui il sequestrante aveva reso verosimile il carattere manifestamente abusivo dell’opposizione al sequestro interposta dal debitore sequestrato, in quanto lo stesso aveva, in apparenza almeno, costituito una società allo scopo di farle comprare una villa di cui sarebbe poi divenuto inquilino (5 luglio 2000; apparentemente nello stesso senso la giurisprudenza zurighese, cfr. Breitschmid, op. cit., p. 1014 ad n. 2.4.2). Tale decisione si fonda sulla teoria della trasparenza (“Durchgriff”) dedotta dall’art. 2 CC (cfr. DTF 85 II 114, c. 3; 102 III 170, cons. 1; 108 II 214-215, c. 3; 113 II 36-37, cons. 2c; 121 III 321, c. 5a aa; SJ 2001 I 165 ss.). Va in particolare ritenuta abusiva l’opposizione al sequestro fondata sul fatto che proprietario o titolare dell’oggetto sequestrato sia un terzo, quando il diritto di quest’ultimo è stato costituito con l’unico scopo di impedirne il sequestro ().
5.4. Viste le considerazioni espresse in merito alla causa di sequestro (cfr. supra cons. 4.3), al termine delle quali questa Camera è giunta alla conclusione che la donazione del fondo sequestrato configurava un caso di trafugamento ai sensi dell’art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF (cfr. supra cons. 4.4), si può senz’altro considerare manifestamente abusiva la censura appellatoria fondata sull’appartenenza formale del mappale posto sotto sequestro. Anche il terzo presupposto è quindi da ritenere adempiuto.
Richiamati gli art. 271, 278 LEF, 20 LALEF e, per le spese, la vigente OTLEF,
pronuncia:
Le procedure dipendenti dal ricorso 23 dicembre 2002 interposto da __________ e __________ sono congiunte.
L’appello 23 dicembre 2002 di __________, è respinto.
L’appello 23 dicembre 2002 di __________, è respinto.
La tassa di giustizia di fr. 750.--, già anticipata dagli appellanti rimane a loro carico in solido, con l’obbligo di rifondere in solido a __________ fr. 1'000.-- a titolo di indennità.
Intimazione a: - ___________
Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello
Il presidente Il segretario
Ultimo aggiornamento: 11.06.2026
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