AIUTO
RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto:
17.2003.46
Data decisione, Autorità:
19.04.2004, CCRP
Incarto n.
17.2003.46
Lugano
19 aprile 2004/dp
In nome
della Repubblica e Cantone
del Ticino
La Corte di cassazione e di revisione
penale del Tribunale d'appello
composta dei giudici:
Pellegrini, presidente,
G. A. Bernasconi e Cometta
segretario:
Isotta, cancelliere
sedente per statuire sul ricorso per cassazione del 7
agosto 2003 presentato da
__________,
(patrocinato dall'avv. __________)
contro
la sentenza emanata il 16 giugno 2003
della Corte delle assise criminali in Lugano nei suoi confronti;
esaminati gli atti,
posti i seguenti
punti di questione: 1. Se
dev'essere accolto il ricorso per cassazione;
- Il
giudizio sulle spese e sulle ripetibili.
Ritenuto
in fatto: A. Con sentenza del 16 giugno 2003 la Corte delle assise criminali in
Lugano ha riconosciuto __________ autore colpevole di infrazione aggravata alla
legge federale sugli stupefacenti, ripetuto riciclaggio di denaro (in parte
aggravato) e ripetuta organizzazione criminale. Per quanto riguarda la
violazione della legge federale sugli stupefacenti, la Corte ha accertato che,
facendo pervenire a Caracas (Venezuela) al narcotrafficante __________, boss di
“Cosa Nostra”, fr. 5'000'000.– provenienti dal traffico di droga, in precedenza
consegnati a __________ che fungeva da tramite, __________ aveva mediato il
finanziamento, rispettivamente aveva concorso al finanziamento di un traffico
di cocaina per quantità che sapeva o doveva presumere tali da mettere in pericolo
la salute di parecchie persone. Il traffico si era poi concretato per opera e
per mezzo di __________, __________ e altri e si era concluso il 5 marzo 1994 a
__________ con il sequestro di 5.4 t di cocaina da parte della polizia
italiana, poco prima che gli emissari di __________ e delle cosche della 'ndrangheta,
cui il carico era destinato, potessero recuperarlo.
Quanto al
ripetuto riciclaggio di denaro, la Corte ha accertato che __________ aveva
ripetutamente compiuto atti suscettibili di vanificare l'accertamento dell'origine,
il ritrovamento e la confisca di valori patrimoniali che sapeva,
rispettivamente doveva presumere essere provento di attività criminale.
Incontratosi con __________ e __________ tra il 10 e il 29 giugno 1993, in 12
occasioni egli aveva fatto cambiare, prima in franchi e poi in dollari, la
somma complessiva di Lit. 6'511'000'000, occultandola temporaneamente nel
tesoro del proprio studio, per consegnarla in seguito a __________ e
__________, salvo trasportarne personalmente a Caracas una parte (US$
1'900'000.00), insieme con __________, e consegnarla ad __________, di cui
__________ e __________ erano emissari. Inoltre, fra il 14 luglio e l'8 agosto
1993, in 19 occasioni __________ aveva fatto cambiare in franchi svizzeri
l'importo complessivo di Lit. 9'967'290'000, occultandolo dapprima nel tesoro
del proprio studio e consegnandolo poi in buona parte a __________ e al genero
di __________, __________. Nel luglio-agosto del 1993 l'imputato aveva pure occultato
nel tesoro del proprio studio somme consegnategli da __________ per complessivi
fr. 2'300'000.–, di cui fr. 900'000.– ricevuti il 27 luglio 1993 e fr.
1'400'000.– il 4 agosto successivo. Tra il 21 settembre 1993 e il 14 settembre
1995 egli aveva versato altresì, in 13 occasioni, la somma di fr. 1'302'000.–,
rimasta in suo possesso dopo svariate operazioni di cambio, sul conto
__________ Ltd presso l'allora __________ (attuale __________), fatta
accreditare in ragione di fr. 1'007'013.90, come da ordine ricevuto, su un
conto dello studio legale __________, nell'interesse di __________. Infine tra
l'autunno del 1997 e la primavera del 1998 __________ aveva concorso nel
rimettere fr. 65'000.– e complessivi US$ 750'000.00 nella disponibilità della
famiglia __________.
Riferendosi
al reato di ripetuta organizzazione criminale, la Corte ha accertato che
__________ aveva ripetutamente sostenuto organizzazioni criminose nella loro
attività, segnatamente nel contesto dell'operazione denominata __________ da
lui realizzata con soggetti facenti capo alle famiglie della 'ndrangheta
__________. In tale veste egli aveva promosso il trasferimento dall'Italia alla
Svizzera, in 14 occasioni tra l'estate del 1999 e l'agosto del 2000, di somme
di denaro per un totale di Lit. 55'524'523'000, somme che previa importazione
in Svizzera erano da lui fatte cambiare, prima in franchi svizzeri e poi parzialmente
in dollari. Dopo temporaneo deposito nel tesoro del proprio studio, egli
provvedeva a trasferire il denaro in Italia, rimettendolo nella disponibilità
delle organizzazioni criminali.
Prosciolto
dalle rimanenti imputazioni, __________, cui è stata riconosciuta una lieve
scemata responsabilità, è stato condannato a14 anni di reclusione e a una multa
di fr. 50'000.–. Inoltre egli è stato interdetto dall'esercizio dell'avvocatura
per cinque anni ed è stato sottoposto a trattamento ambulatoriale giusta l'art.
43 CP. La Corte ha ordinato infine varie confische, tra cui quella di fr.
11'949'160.–, somma sequestrata nel tesoro dello studio legale durante l'agosto
del 2000.
B. Contro la sentenza di assise __________ ha inoltrato il
17 giugno
2003 una dichiarazione di ricorso alla Corte di cassazione e di revisione
penale. Nella motivazione scritta, presentata il 7 agosto 2003, egli ha chiesto
il proscioglimento dalle imputazioni di violazione aggravata della legge
federale sugli stupefacenti e riciclaggio di denaro (limitatamente alla
fattispecie di cui al dispositivo n. 1.2.5 della sentenza impugnata), con
riduzione della pena – per i rimanenti reati – a 5 anni di reclusione. Nelle
sue osservazioni del 1° settembre 2003 il Procuratore pubblico ha proposto di
respingere il ricorso. All'odierno dibattimento il ricorrente si è confermato
nelle proprie allegazioni, specificandole e illustrandone ulteriormente
determinati passaggi. Il Procuratore pubblico ha postulato di nuovo il rigetto
del ricorso.
Considerando
in diritto: 1. Il ricorso per cassazione è un rimedio di mero diritto (art. 288
lett. a e b CPP). L'accertamento dei fatti e la valutazione delle prove sono
sindacabili unicamente qualora la sentenza impugnata denoti estremi di arbitrio
(art. 288 lett. c e 295 cpv. 1 CPP). Arbitrario non significa tuttavia
manchevole, discutibile o finanche erroneo, bensì apertamente insostenibile,
destituito di fondamento serio e oggettivo, in aperto contrasto con gli atti
(DTF 129 I 173 consid. 3.1 pag. 178 con richiami) o basato unilateralmente su
talune prove a esclusione di tutte le altre (DTF 118 Ia 28 consid. 2b pag. 30,
112 Ia 369 consid. 3 pag. 371). Per motivare una censura di arbitrio a norma dell'art.
288 lett. c CPP non basta dunque criticare la sentenza impugnata né contrapporle
una propria versione dell'accaduto, per quanto preferibile essa appaia, ma
occorre spiegare perché un determinato accertamento dei fatti o una determinata
valutazione delle prove siano viziati di arbitrio. Secondo giurisprudenza,
inoltre, per essere annullata una sentenza dev'essere arbitraria anche nel
risultato, non solo nella motivazione (DTF 129 I 173 consid. 3.1 pag. 178 con
rinvii).
-
Il ricorrente insorge anzitutto contro la condanna per violazione
aggravata della legge federale sugli stupefacenti riferita al fatto che egli ha
– secondo la Corte di assise – funto da intermediario, rispettivamente concorso
nel finanziamento di un traffico di cocaina, consegnando nell'agosto del 1993
al boss del narcotraffico __________, tramite __________, la somma di fr.
5'000'000.– proveniente da narcotraffico. Tale somma era poi stata reinvestita
in un traffico concretato da __________, __________ e altri soggetti dediti al
traffico di droga, traffico culminato il 5 marzo 1994 a __________ con il
sequestro, da parte della polizia italiana, di 5.4 t di cocaina nascosta in
container trasportati su una nave partita da Cartegena (Colombia) e diretta al
porto di Genova. Il ricorrente afferma che nessuna prova dimostra l'uso di
quella somma per l'acquisto della droga poi sequestrata in Italia, somma che
non è quella versata da __________ a __________ per tacitare narcotrafficanti
colombiani della cocaina destinata a cosche della 'ndrangheta, le quali si
apprestavano a recuperarla dopo le operazioni di scarico al porto di Genova.
Stando al ricorrente, manca in ogni modo la prova della sua consapevolezza
circa l'utilizzo, da parte di __________, del denaro riciclato nel predetto
traffico di cocaina.
-
In virtù dell'art. 19 cpv. 7 LStup è punito con la detenzione o con
la multa chiunque finanzia un traffico illecito di stupefacenti o serve da
intermediario per il suo finanziamento. Nei casi gravi la pena è della
reclusione o della detenzione non inferiore a un anno. Secondo giurisprudenza
costante, riassunta nella sentenza del Tribunale federale 6S.101/2002 del 25
settembre 2002, consid. 3, la nozione di finanziamento va intesa in senso lato
(v. anche DTF 121 IV 293 consid. 2a pag. 295). Tale disposizione punisce chi
procura il denaro necessario per finanziare il traffico illecito, dandosi a una
riprovevole forma di complicità. In altri termini, chiunque presti, partecipi,
dia soldi o investa con l'intenzione di favorire un traffico di stupefacenti,
accettando per lo meno la probabilità del finanziamento, delinque con dolo (DTF
111 IV 28 consid. 4b; v. anche sentenza 6S.399/1988 del 1° dicembre 1988,
consid. 4a).
Il
Tribunale federale ha precisato altresì in DTF 122 IV 211, modificando in
seguito alla promulgazione dell'art. 305bis CP (riciclaggio di
denaro) la giurisprudenza pubblicata in DTF 115 IV 256, che fra riciclaggio di
denaro e infrazione alla legge federale sugli stupefacenti occorre distinguere
chiaramente (DTF 122 IV 211 consid. 3 pag. 217). Mentre il riciclaggio di
denaro proveniente da un traffico di stupefacenti ha per oggetto il beneficio
conseguito, allo scopo di vanificarne l'accertamento all'origine (DTF 122 IV
211 consid. 3b/bb/dd pag. 218 a 220), il finanziamento di un traffico di
stupefacenti (art. 19 n. 1 cpv. 7 LStup) riguarda un commercio di droga non
ancora avvenuto (DTF 122 IV 211 consid. 3b/bb pag. 218). Secondo la nuova giurisprudenza
l'art. 19 n. 1 cpv. 7 LStup va interpretato in modo rigoroso, senza sussumervi
atti di riciclaggio (reiner Finanzierungstatbestand: DTF 122 IV 211 consid. 3b/bb pag. 218). Commette entrambi i reati
chi – da un lato – finanzia direttamente (anche con mezzi provenienti da
attività lecita) un traffico di stupefacenti o reinveste in un traffico di
droga denaro proveniente dal narcotraffico e – dall'altro – investe nell'economia
denaro proveniente dal narcotraffico o lo ricicla in funzione di un futuro investimento
legale o illegale, ad esempio in un commercio di droga (DTF 122 IV 211 consid.
5 pag. 223; v. anche Corboz, Les
infractions en droit suisse, vol. II, n. 59 ad art. 305bis CP). Chi
viola la legge federale sugli stupefacenti, ma compie anche atti suscettibili
di vanificare la confisca dei valori patrimoniali provenienti dall'attività
criminosa, può risultare colpevole di riciclaggio, fermo restando che tra le
due norme (l'art. 305bis CP e l'art. 19 n. 1 cpv. 7 LStup) sussiste
concorso reale giusta l'art. 68 n. 1 CP (DTF 122 IV 211 consid. 4 e 5; CCRP,
sentenza inc. 17.2001.22/23 del 21 febbraio 2002, consid. 10).
Recentemente
il Tribunale federale ha soggiunto che lo scopo della sentenza pubblicata in
DTF 122 IV 211 è quello di differenziare con chiarezza tra il riciclaggio e il
finanziamento di un traffico di stupefacenti, ancorché tale sentenza non evochi
in modo specifico il rigore chiesto in materia di indizi per sostanziare un
collegamento fra il denaro riciclato e poi riutilizzato in un ulteriore
traffico di stupefacenti. Di per sé – ha continuato il Tribunale federale –
dati i problemi di prova che si pongono in simili casi, un'alta verosimiglianza
potrebbe essere sufficiente, quest'ultima dovendosi comunque fondare su un
certo numero di elementi concreti e non solo sul fatto notorio che la Colombia
sia un paese produttore ed esportatore di cocaina. Quanto all'aspetto soggettivo,
occorre accertare la volontà o quanto meno la consapevolezza dell'autore, il
quale deve sapere che i soldi riciclati con il suo ausilio sono destinati ad
altri traffici di stupefacenti. La mera possibilità che un trasferimento di
denaro riciclato possa essere connesso con un'infrazione della legge federale
sugli stupefacenti non basta, invece, per ravvisare un finanziamento di tali infrazioni
(sentenza 6S.131/2002 del 25 settembre 2002, consid. 6).
- Dalla sentenza impugnata risulta che in esito alla perquisizione
eseguita nello studio del ricorrente la polizia ha trovato, fra l'altro, una
cartella gialla (“Biella” 170/400 Jura) con la dicitura “cambio soldi clienti”
(cubo A, act. 14). Invitato a spiegare di che si trattasse, l'imputato ha
riconosciuto di avere personalmente allestito i conteggi – rinvenuti in parte
stampando i files contenuti nell'ordinatore nel suo studio legale – e i
documenti dattiloscritti, e di averli consegnati ad __________. Tali conteggi
hanno permesso di ricostruire la cosiddetta “operazione __________ ”, ossia
un'operazione di cambio di lire in franchi e poi – in parte – in dollari, per
un valore complessivo di sedici miliardi e mezzo di lire, con ogni evidenza
provenienti dal narcotraffico, curata dal ricorrente per conto di terzi (e
materialmente eseguita dal cambista __________). Tale operazione, si è
concretata per lo più nei mesi di giugno, luglio e agosto del 1993 (sentenza,
pag. 69 seg.).
Ripercorrendo
l'operazione, la Corte ha accertato che nel corso di quei mesi l'imputato aveva
preso in consegna da __________ e __________, emissari del narcotrafficante
__________, boss di “Cosa Nostra”, a scaglioni di mezzo miliardo di lire l'una,
la totalità della somma. In tale periodo egli aveva fatto cambiare le lire da
__________ prima in franchi svizzeri e poi, in parte, in dollari americani,
ritenuto che per i franchi __________ consegnava al prevenuto banconote da fr.
1'000.–. Per contro, sempre secondo la Corte, la riconsegna delle somme
cambiate non avveniva a scaglioni (dato che in Venezuela – ove risiedeva
__________ – non vigevano restrizioni valutarie), bensì in grossi importi,
ottenuti di regola raggruppando i cambi di alcuni giorni. Così, le due prime
“tranches” da mezzo miliardo di lire l'una, arrivate il 10 e il 14 giugno 1993,
dedotta la commissione di trasporto pari all'1% e un'ulteriore provvigione di
fr. 10'000.– circa, sono state consegnate in ragione di fr. 945'945.– a
__________ quello stesso 14 giugno 1993. Le altre “tranches” in lire arrivate
tra il 14 e il 21 giugno successivo, previo cambio in franchi e in dollari,
sono state consegnate in ragione di U$S 1'253'200.00 allo stesso __________ il
22 o il 24 giugno 1993, mentre ulteriori US$ 1'900'000.00 sono stati
trasportati dal ricorrente e da __________ a Caracas, ove il ricorrente si è
recato il 28 giugno 1993 rimanendovi fino al 3 luglio, quando ha conosciuto
__________ (sentenza, pag. 70 seg.).
Dopo il
ritorno di lui in Svizzera, il 14 luglio 1993, sono ricominciati gli arrivi
dall'Italia di versamenti di circa mezzo miliardo di lire l'uno, per circa 10
miliardi complessivi, in 19 occasioni fino al 2 agosto 1993 (sentenza, pag.
71), denaro che il ricorrente ha cambiato in franchi (non in dollari). Il 27
luglio e il 4 agosto 1993 il ricorrente ha poi ricevuto altre due somme, già in
valuta svizzera, ossia fr. 900'000.– e fr. 1'400'000.–. Dedotte spese e commissioni,
egli ha restituito il 5 (o forse il 7) agosto 1993 fr. 3'315'164.– a
__________, il 6 agosto 1993 fr. 5'000'000.– a __________ e l'11 ottobre 1993
fr. 2'000'000.– al genero di __________, __________, che aveva appena sposato
__________, la quale aveva trascorso a Lugano qualche giorno in viaggio di
nozze prima di rientrare in Venezuela (sentenza, pag. 71). In possesso del
ricorrente sono rimasti fr. 1'302'000.–, che lo stesso ricorrente ha fatto
pervenire in 12 versamenti, tra il 21 settembre e il 7 ottobre 1993, sul conto
della società __________ da lui gestito. Successivamente, dal 10 febbraio 1995
in poi, egli ha trasferito il denaro negli Stati Uniti, presso una banca di
Nuova York, a favore – per finire – di __________ (sentenza, pag. 71).
Per quel
che è del contesto in cui si è svolta l'operazione, la Corte ha ricordato anzitutto
come al dibattimento l'accusato abbia dichiarato di esservi stato coinvolto da
__________ (già condannato a Bologna per traffico di stupefacenti e, a quel momento,
agli arresti domiciliari dopo una nuova carcerazione durata dal 3 dicembre 2990
al 25 marzo 1993), verosimilmente nella primavera del 1993, quando lo ha incontrato
presso B__________ (Milano) e ha fatto anche la conoscenza di __________, il
quale era intenzionato a un cambio di valuta per 16–19 miliardi di lire. Il ricorrente
ha poi incontrato di lì a poco lo stesso __________ nel proprio studio a
__________, ricevendo in consegna una borsa piena di lire da cambiare, ciò che
egli ha fatto tramite il cambista __________. L'accusato – ha rilevato la Corte
– ha ammesso di avere capito fin dall'inizio che l'origine del denaro,
destinato a terzi, era dubbia, sia perché __________ gli era stato presentato
da __________, sia perché il denaro non poteva essere cambiato in banca. Anzi,
egli ha ammesso di non avere posto domande sulla provenienza perché “aveva già
capito tante cose” (pag. 71 seg.). Ciò premesso, ha continuato la Corte, il
ricorrente aveva intuito subito che il denaro era di illecita provenienza,
anche per l'ingente somma in gioco e per le particolari modalità messe in atto
nelle operazioni di cambio (sentenza, pag. 73). Né egli è mai stato in buona
fede, poiché sapeva già in partenza che l'origine del denaro era sospetta,
molto verosimilmente riconducibile al narcotraffico (sentenza, pag. 73). Fino
ad averne certezza, per propria ammissione, quando nell'estate del 1993 si è
recato a Caracas insieme con __________, portando la somma di US$ 1'900'000.00.
Lì aveva conosciuto, il 3 luglio 1993, il boss mafioso __________, il quale
aveva ereditato in Venezuela l'“impero malavitoso” dei fratelli __________, nel
frattempo arrestati. La Corte non ha creduto invece che l'imputato avesse proseguito
nelle operazioni di cambio, una volta tornato in Svizzera, per il timore di
__________ e dei suoi emissari. Onde il reato di ripetuto riciclaggio di denaro
aggravato, siccome commesso per mestiere, realizzando un guadagno considerevole,
dapprima dubitando e poi, dopo avere conosciuto __________, sapendo con certezza
che si trattava di “narcodenaro” (sentenza, pag. 81). La Corte non ha ravvisato
per contro gli estremi dell'art. 260ter CP (organizzazione criminale),
dato che buona parte dell'operazione __________ risaliva al 1993, mentre l'art.
260ter CP è entrato in vigore il 1° agosto 1994. Per le rimanenti
consegne di “narcofranchi” essa non ha riscontrato nemmeno concorso tra l'art.
305bis e l'art. 260bis CP (sentenza, loc. cit.).
- Riferendosi ad __________, la Corte ha rammentato in primo luogo che
costui è stato condannato il 30 luglio 1997 dalla Corte di appello di Palermo a
21 anni e 2 mesi di reclusione per associazione di stampo mafioso in relazione
a reati commessi a Palermo dal 29 settembre 1982 al 23 settembre 1985 e per
violazione della disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope. Con
__________ erano stati giudicati anche __________ e __________, come pure
__________. Dagli atti di quel processo – ha soggiunto la Corte – risulta che
già negli anni 50 taluni membri della famiglia __________ si erano trasferiti
dalla Sicilia in Canada. Alleandosi attraverso matrimoni con altre famiglie di
“Cosa Nostra”, come quelle dei __________ e dei __________, costoro hanno
gestito per anni il traffico internazionale di droga. In seguito alcuni membri
di tali famiglie avevano allargato la loro sfera d'interessi, trasferendosi nel
Sudamerica, soprattutto in Venezuela e in Brasile, ove hanno posto nuove basi
per traffici ancor più importanti. Proprio dal Venezuela __________, grazie ad
accordi con famiglie della 'ndrangheta calabrese e al coinvolgimento di altri
membri della criminalità organizzata, è riuscito a concretare tra il 1990/91 e
la fine del 1993 o l'inizio del 1994 un traffico di complessive 11 t di
cocaina, celate su navi che partivano dal Sudamerica alla volta dell'Italia.
Scoperto quel traffico, __________ e __________, suo uomo di riferimento in
Italia, sono stati rinviati a giudizio a Torino nell'ambito del cosiddetto
procedimento __________ (sentenza, pag. 92 a 83).
La Corte
ha ricordato inoltre che __________, imparentato con __________, ha una figlia
di nome __________, la quale nell'agosto-settembre del 1993 si è sposata in
Venezuela con __________. Durante la festa di nozze taluni membri della criminalità
organizzata, fra cui lo stesso __________, __________, __________ e __________,
hanno messo in piedi quello che sarebbe stato l'ultimo carico di cocaina dal
Sudamerica all'Italia. Si trattava di quasi 5.5 t di cocaina, poi sequestrata
il 5 marzo 1994 dalla polizia italiana a __________ (sentenza, pag. 84) nel quadro
appunto dell'operazione __________ (dalla città colombiana di Cartegena de Indias,
da cui era partita la nave con il carico). Il sequestro della cocaina, pura all'81.73%,
è stato possibile grazie anche a segnalazioni confidenziali, la prima del 20
gennaio 1994 partita dall'ufficio della Dea statunitense di Bogotá che indicava
l'arrivo in Italia di due container di cocaina, la seconda proveniente da
__________, il quale si era rivolto a un graduato dei carabinieri rivelando
l'arrivo di una nave in cui era stata nascosta una gran quantità di droga. Un
container proveniente dalla Colombia e destinato alla Svizzera è arrivato nel
porto di Genova il 27 gennaio 1994 e lì è rimasto fino al 5 marzo successivo,
quando è stato scaricato e messo su un camion che le forze dell'ordine hanno
fermato, arrestando gli autisti e le altre persone che si trovavano nel
deposito dove la cocaina avrebbe dovuto essere custodita (sentenza, pag. 89).
Sono seguiti altri arresti, tra cui quello di __________, le cui deposizioni
hanno consentito di ricostruire il traffico (sentenza, pag. 90). Al processo,
celebratosi a Torino, si sono trovati alla sbarra 69 imputati, compresi
__________ e __________. __________, __________ e altri ancora sono stati
giudicati separatamente. __________, divenuto collaboratore di giustizia, si è
visto infliggere il 7 marzo 2000 una pena di 18 anni di reclusione, mentre
__________ è stato condannato il 29 settembre 2001 a 8 anni di reclusione
(sentenza, pag. 90).
Nel
fondarsi sulle sentenze emanate in esito ai vari processi italiani, nelle quali
figurano anche le dichiarazioni di __________ e di __________, la Corte ha
elencato i ripetuti carichi di cocaina organizzati da __________, rilevando che
il primo (di 130–140 kg) era partito da Santos (Brasile) il 20 settembre 1990
ed era arrivato a Genova il 22 ottobre 1990, il secondo (di 150 kg) era partito
il 16 dicembre 1990 da San Paolo (Brasile) ed era giunto a Genova il 6 gennaio
1991, il terzo (di circa 250 kg) era partito da Santos (Brasile) il 24 aprile
1991 ed era giunto a Genova il 10 maggio 1991 (sentenza, pag. 96 seg.). Il
quarto carico, di cui aveva riferito __________, era in realtà il quinto, un
altro carico essendo partito nel frattempo da Santos (Brasile) il 9 giugno 1991
per giungere a Genova il 3 luglio 1991 (sentenza, pag. 97). E il quinto carico
era partito da Panama il 9 aprile 1992 per arrivare a Genova il 27 maggio 1992.
Un successivo carico (600 kg di cocaina, secondo __________), al quale aveva
partecipato __________ (stando al quale si trattava di 400 kg di cocaina) era
poi partito da Puerto Cabello (Venezuela) il 30 giugno 1992 ed era giunto a
Massa Carrara il 26 luglio successivo. Un ulteriore carico (di 1050 kg secondo
__________, di 1'100 o 1'200 kg secondo __________) era partito dal Venezuela
il 2 febbraio 1993 ed era arrivato a Genova il 17 marzo successivo. Si
trattava, secondo __________, del sesto carico, ma in realtà si trattava del
settimo, e per quanto riguardava __________ del secondo (sentenza, pag. 97).
Stando ai documenti doganali, inoltre, il 28 luglio 1993 è stato sequestrato a
Rio Grande (Brasile) un carico di 2'100 kg di cocaina che stava per partire in
direzione di Genova, trasporto noto a __________. L'ultimo carico (l'ottavo, secondo
__________, il nono secondo le bolle doganali) era quello – sia per __________,
sia per __________ – partito da Cartegena il 20 dicembre 1993 e arrivato a
Genova il 27 gennaio 1994 (sentenza, pag. 97 seg.).
Per
quanto attiene alle quantità di droga giunte in Italia, la Corte ha rilevato
che tutti i carichi descritti hanno avuto, come perno in Sudamerca,
l'organizzazione criminale capeggiata da , il cui uomo di fiducia era
principalmente __________ (sentenza, pag. 101). Il commercio di droga era
frutto di un accordo intervenuto fra lo stesso __________ e la famiglia dei
Ma, legata anch'essa alla 'ndrangheta, il cui riferimento “al fronte”
era __________. __________ e __________ provvedevano in buona sostanza a
ritirare il carico dalle navi e a depositarlo in luogo sicuro. __________
curava in seguito il rifornimento ai __________, e inizialmente anche ai clan
dei __________, attraverso __________. Successivamente, __________ e uno dei
fratelli __________ essendo stati in carcere assieme, i __________ si sono
riforniti direttamente da __________, ritirando partite di cocaina trattate da
__________ (sentenza, pag. 101). La Corte ha ricordato altresì che __________
era l'uomo incaricato di raccogliere il denaro, cioè il prezzo della droga
fornita, sia di quella che vendeva personalmente per __________, sia di quella
che veniva consegnata a gruppi facenti capo ai __________. Inoltre __________
curava, in modo non noto ad __________, il rientro dei narcodollari presso
__________ a mano a mano che i carichi si succedevano. Se non che, a un certo
punto __________ è venuto a trovarsi in difficoltà, sicché __________ gli ha
presentato __________, il quale pretendeva di essere inserito nel mondo della
finanza. Costui è riuscito a far giungere alle destinazioni che gli erano di
volta in volta indicate non meno di 27 miliardi di lire (sentenza, pag. 102).
Altri 16 miliardi di lire sono stati trasferiti poi dal ricorrente nell'ambito
dell'operazione __________ (sentenza, pag. 102). Se quindi __________ ha
presentato __________ a __________, il ricorrente è stato presentato a
__________ da __________, legato alla famiglia dei __________, a sua volta
legata a __________. In sintesi, __________, che si riforniva di cocaina
proveniente dai carichi gestiti da __________, è fratello di __________,
cognato di __________. Ma __________ è anche fratello di __________, il membro
della famiglia __________ che ha conosciuto __________ in carcere (sentenza,
loc. cit.).
Per
finire, la Corte ha ritenuto dimostrato che tra le cosche della 'ndrangheta che
si approvvigionavano di cocaina presso __________ – e si trattava della cocaina
facente parte dei carichi organizzati dal clan __________ – vi era anche quella
dei __________, particolarmente legata a quella dei cugini __________,
all'epoca capeggiata da __________ (sentenza, pag. 103). Secondo la Corte, ciò
spiega l'entrata del ricorrente nel giro, con il compito di cambiare le lire in
franchi o in dollari: da __________ ai __________, dai __________ a __________
e da __________ al ricorrente. Mentre la cocaina passava da __________ ai
__________, le “narcolire” passavano da __________ a __________ e – grazie al
ricorrente – diventavano narcodollari o “narcofranchi”, che tornavano in
Venezuela affinché __________ e accoliti potessero caricare un'altra nave
(sentenza, pag. 104).
- La Corte di assise si è soffermata anche sulle dichiarazioni rese da
__________ nell'ambito dell'inchiesta __________ (sequestro di 5.4 t di cocaina
a __________), dichiarazioni che hanno chiarito la cronistoria di alcuni
carichi di cocaina giunti in Italia. __________ era entrato nel giro di
__________ mettendo quest'ultimo in relazione con il capo del cartello di
Bogotá, __________. Grazie a tale intervento, le partite di cocaina erano
passate da qualche centinaio di chili a quantità sempre maggiori, con guadagni
viepiù consistenti (sentenza, pag. 105). In un verbale del 20 maggio 1999
(sentenza, pag. 110 segg.) __________, diventato collaboratore di giustizia,
aveva situato un primo viaggio (400 kg di cocaina) tra l'aprile o il maggio
(inizio delle trattative) e il settembre o l'ottobre del 1991 (invio della
droga). Un secondo carico (circa 1'200 kg di cocaina) era stato organizzato
dopo un mese e mezzo dalla ricezione del danaro relativo alla prima spedizione.
Cronologicamente egli lo ha collocato nel 1992, precisando che tra l'invio
della merce e il pagamento erano trascorsi da tre mesi a tre mesi e mezzo
(sentenza, pag. 120). Nello stesso verbale __________ ha ammesso di avere
organizzato qualche mese dopo il secondo viaggio una terza spedizione, di 1'200
kg di cocaina (sentenza, pag. 123), non senza precisare che nel lasso di tempo
intercorso tra il secondo e il terzo viaggio __________ si era recato a Caracas
“insieme a una persona” per portare franchi svizzeri ad __________ e per
presentargli tale suo accompagnatore. Il quale, secondo __________, era
incaricato di ritirare il container dal porto di Genova. Riferendosi al terzo
viaggio, __________ ha raccontato altresì di non avere partecipato alla
confezione della cocaina, dato che doveva occuparsi di organizzare il carico
successivo, di oltre 5 t (sentenza, pag. 123).
Nel
medesimo verbale __________ ha raccontato che il primo incontro in cui si è
parlato del carico di 5'000 kg di cocaina è avvenuto a Caracas in concomitanza
con il matrimonio di una figlia __________ di __________ (sentenza, pag. 124).
Descritti i passi poi intrapresi per concretare l'operazione, in un successivo
verbale del 21 maggio 1999 egli è stato invitato dagli inquirenti a precisare
le circostanze in cui ha conosciuto la persona incaricata, a detta di
, di sdoganare i container a Genova. Egli ha dichiarato di avere
incontrato tale persona in un albergo del centro di Caracas, verosimilmente
l'“ ”, poi identificato nell'“Hotel __________ ” (sentenza, pag. 129
seg.). All'incontro avevano partecipato lui medesimo, __________ e __________,
il quale gli aveva indicato il quarto soggetto come la persona preposta allo
svincolo del container a Genova (sentenza, pag. 130). Egli ha specificato però
di avere assistito alla riunione in disparte, di non avere notato consegne di
denaro, ma di avere pensato nondimeno che lo sconosciuto fosse venuto a Caracas
con soldi contanti, dato che pochi giorni dopo __________ gli aveva affidato 5
milioni di franchi svizzeri (in biglietti da fr. 1'000.–) e 700 milioni di lire
per comperare la cocaina, verosimilmente la partita di 5 t. __________ ha
soggiunto di non ricordare con esattezza quando gli fosse stata consegnata tale
somma, ma ha affermato di avere dato il denaro a una cambista di __________
(sentenza, pag. 130). Egli non è stato in grado nemmeno di riconoscere la
persona vista all'“Hotel __________ ”, nonostante le fotografie mostrategli
dagli inquirenti (fra cui quella di __________, presente anch'egli all'incontro,
e di __________). Ha ammesso in ogni modo che il nome di __________ non gli era
nuovo, essendogli stato evocato tanto da __________ quanto da __________, e non
ha escluso che quel nome gli fosse stato fatto proprio per indicare la persona
incaricata di sdoganare i container a Genova (sentenza, pag. 133).
Informato
dagli inquirenti che l'incontro all'“Hotel __________ ” era avvenuto, secondo
le dichiarazioni di __________ e __________, il 6 e il 7 aprile 1993 e
sollecitato a chiarire se, partendo da tale data, egli fosse in grado di
ricostruire la successione dei carichi di cocaina, sempre nel verbale del 21
maggio 1999 __________ ha risposto che l'incontro in questione era avvenuto
sicuramente dopo il secondo carico (sentenza, pag. 134), ma non è riuscito a
mettere bene a fuoco la successione degli eventi. Ha comunque raccontato che
il secondo carico risaliva a tre o quattro mesi prima dell'incontro all'“Hotel
__________ ” e circa cinque mesi dopo il ritiro del denaro correlato al primo
carico. Relativamente a quest'ultimo, egli ha dichiarato che fra la consegna
della cocaina e la spedizione della stessa in Italia erano intercorsi non solo
3 o 4 mesi, come aveva detto in un primo momento, bensì 2 o 3 mesi in più.
Tutti i viaggi – egli ha proseguito – erano avvenuti tra la fine del 1991 e la
fine del 1993. Da ultimo egli ha sostenuto, quanto al secondo viaggio (1'200 kg
di cocaina), che la consegna da parte dei colombiani era avvenuta in tre
scaglioni, così come nell'ambito del carico successivo, quello che ha preceduto
l'invio più consistente (sentenza, pag. 135).
- Nell'affrontare infine l'accusa legata al finanziamento di un traffico
di stupefacenti con atti di riciclaggio, la Corte di assise ha spiegato che il
capo d'imputazione si riferisce al carico sequestrato a Fortaleza (Rio Grande)
il 2 luglio 1993 e alle oltre 5 t di cocaina sequestrate a __________ il 5
marzo 1994. Essa non ha mancato di precisare che l'imputazione poteva entrare
in linea di conto solo dal momento in cui il ricorrente aveva avuto piena
consapevolezza che il denaro consegnatogli per il cambio di valuta o per la
custodia era provento di narcotraffico, ossia dal 3 luglio 1993, giorno in cui
__________ si era rivelato per quello che era, ovvero un pericoloso boss di
“Cosa Nostra” (sentenza, pag. 150).
La Corte
ha quindi esaminato se – oggettivamente – __________ avesse reinvestito il
denaro consegnatogli dal ricorrente in un nuovo traffico, segnatamente in
quello prospettato nell'atto di accusa e oggetto del sequestro italiano del 5
marzo 1993. A tal fine essa si è dipartita dalla consegna di denaro ad
__________ avvenuta il 6 agosto 1993 (fr. 5'000'000.–), per il tramite di
__________, e da quella avvenuta il 1° ottobre 1993 (fr. 2'000'000.–) per il
tramite di __________ “in quanto certe, sicure e incontestate”. Successivamente
a tali consegne __________, unitamente a __________, __________, __________ e
altri avevano messo in atto un ulteriore traffico di cocaina, quello partito da
Cartagena il 20 dicembre 1993, giunto a Genova il 27 gennaio 1994 e sequestrato
all'inizio del marzo successivo (sentenza, pag. 154). La Corte si è quindi
domandata se, almeno a livello di alta verosimiglianza, esistesse un collegamento
tra le descritte consegne di “narcolire”, almeno in parte, e il loro riutilizzo
da parte di __________ nel traffico di 5.5 t di cocaina, giungendo alla
conclusione che, nei limiti di fr. 5'000'000.– (consegna del 6 agosto 1993),
ciò era il caso (sentenza, pag. 154 seg.). La Corte ha accertato, in altri
termini, che la somma di fr. 5'000'000.– consegnata dall'accusato ad __________
per il tramite di __________ era il denaro che __________ aveva poi dato a
__________ e che questi aveva versato a __________ (recte: __________) e ai
suoi soci colombiani, tramite una cambista di __________, per pagare le oltre 5
t di cocaina (sentenza, pag. 155).
Nel
motivare il suo convincimento la Corte ha ricordato che accusa e difesa hanno
dibattuto valendosi del fatto che dai verbali di __________, risalenti al 1999
e riferiti a fatti del 1993, risulta come verosimilmente nel tentativo di
aiutare __________ medesimo, il quale accostava temporalmente la ricezione del
denaro da parte di __________ a una visita a Caracas di __________, gli
inquirenti italiani avessero informato __________ stesso che __________ (la
persona addetta allo sdoganamento dei container) era stato a Caracas il 6 e il
7 aprile 1993 (sentenza, pag. 155). Di fronte a tale precisazione __________
aveva risposto che l'incontro all'“Hotel __________ ” era avvenuto sicuramente dopo
il secondo carico, partito dal Venezuela il 2 febbraio 1993 e giunto a Genova
intorno al 17 marzo 1993. La Corte di assise ha subito puntualizzato,
nondimeno, che l'informazione data dagli inquirenti italiani era solo
parzialmente corretta. Se è vero – essa ha rilevato – che, stando agli
accertamenti del processo __________, __________ risultava essere stato a Caracas
proprio il 6 aprile 1993, è altrettanto vero che egli aveva raggiunto il Venezuela
anche altre volte. Dalle sentenze italiane di primo grado e di appello si
evince chiaramente che __________ si era recato in Venezuela, a Curaçao, per
incontrare __________ già prima che i traffici iniziassero, che aveva
nuovamente raggiunto Caracas per un ulteriore incontro il 6 e il 7 aprile 1993
(presente anche __________), e che era andato altre due volte in Venezuela,
un'altra ancora a Caracas e una volta a Barcellona (Venezuela) quando si stava
preparando l'ultimo carico, quello sequestrato a __________ (sentenza, pag. 156
seg.).
La Corte
ha riportato – tra l'altro – un passaggio della sentenza di appello nel processo
__________ da cui risulta che l'incontro a Caracas del 6-7 aprile 1993 all'“Hotel
__________ ” era avvenuto su richiesta di __________, per conto di __________,
il quale pretendeva da __________ la rimessa in contanti, sul posto, di parte
almeno delle somme dovute in relazione al carico di 1'050 kg di cocaina
(sentenza, pag. 156). All'incontro, disposto da __________, avevano partecipato
lo stesso __________, __________, __________ e __________. Quest'ultimo, di
fronte alla richiesta di __________ che esigeva i soldi in contanti, si era
dichiarato in grado di onorare la richiesta mediante la __________, filiale di
Caracas, tanto che quel giorno aveva prelevato insieme con __________ 500 (recte:
300) mila dollari in quell'istituto di credito, lasciando poi la somma a
__________ (sentenza, pag. 157). La Corte ha pure riprodotto un passaggio della
sentenza di primo grado del processo __________ dal quale si evince che durante
la preparazione dell'ultima spedizione __________ aveva avuto un ulteriore
incontro con __________ a Caracas, raggiunta via Curaçao senza controlli o
visti di sorta. __________ aveva sollecitato quell'incontro perché avanzava
pretese di circa 2 miliardi di lire verso lo stesso __________ per precedenti
carichi e voleva essere pagato dopo il carico in corso. A quell'incontro ne era
seguito un altro a Barcellona (Venezuela), che __________ non è riuscito a
situare esattamente nel tempo, essendosi egli limitato ad affermare di essere
entrato in Venezuela denunciando lo smarrimento del passaporto (sentenza, loc.
cit.). La Corte ha infine riportato un ulteriore passaggio della sentenza di
appello italiana, da cui risulta come __________, creditore di __________ per
un miliardo e 800 milioni di lire, avesse riferito che, nel periodo in cui si
stava organizzando l'ultima spedizione, egli aveva incontrato ulteriormente
__________ e __________ a Caracas poiché, visto il credito in sofferenza, non intendeva
più organizzare altre importazioni senza prima essere tacitato. Al che
__________ aveva risposto che avrebbe pagato con il carico successivo (sentenza,
loc. cit.).
Ciò
posto, la Corte ha ribadito che, dando come unico riferimento temporale a
__________ quello della venuta a Caracas di __________ il 6-7 aprile 1993, gli
inquirenti italiani avevano fornito un dato meramente parziale, inidoneo a
dimostrare che i 5 milioni di franchi e i 700 milioni di lire consegnati da
__________ a __________ li avesse portati __________, come sostenevano lo
stesso __________ o __________. In realtà, secondo la Corte, le sentenze
italiane accertano che il 6 e il 7 aprile 1993 __________ e __________ si erano
recati a Caracas per ordine di __________, il quale pretendeva che il suo
credito fosse saldato almeno in parte sul posto. I giudici italiani avevano
accertato altresì che per assecondare __________, quel giorno __________ era
riuscito a prelevare US$ 300'000.00 da una banca di Caracas, somma che aveva
subito consegnato a __________. Secondo la Corte, l'arrivo a Caracas di
__________ e di __________ il 6-7 aprile 1993 non poteva quindi essere
collegato al trasporto, da parte di uno dei due, di
fr.
5'000'000.–. D'altro canto, __________ aveva sempre parlato dell'arrivo della
persona che sdoganava i container, ovvero di __________, mentre non aveva mai
nominato l'altro uomo, pure giunto a Caracas per incontrare __________ e
__________ quel 6-7 aprile 1993, ovvero __________.
La Corte
ne ha concluso che l'incontro di __________ e __________ a Caracas cui aveva
accennato __________ (e al quale ha fatto seguito la ricezione di denaro da parte
di __________ per comperare la cocaina) non era quello del 6-7 aprile 1993,
bensì quello successivo, avvenuto quando già si stava preparando il carico di oltre
5 t e __________ si era recato da __________ per reclamare il denaro che gli
spettava. Ciò risulta confermato, per la Corte, anche dal fatto che i
magistrati italiani, i quali ancora non sapevano del coinvolgimento del ricorrente
nelle operazioni di riciclaggio, nonostante si fossero sforzati di collegare
alla persona di __________ i fr. 5'000'000.– e le 700'000'000 di lire (di cui
aveva riferito __________), non erano riusciti a “chiudere il cerchio”. Proprio
perché non era stato __________ a portare quel denaro, come supponeva
__________, sebbene questi avesse incontrato __________ a Caracas in epoca
prossima alla rimessa a __________ dei fr. 5'000'000.–, dopo la metà di agosto,
da parte di __________. Solo la scoperta del ruolo svolto dal ricorrente ha
permesso di dare un senso alle parole di __________ e di collegare i franchi
che costui aveva ricevuto da __________ per acquistare la cocaina con quelli
portati in Venezuela da __________, il quale a sua volta li aveva ricevuti
dall'imputato (sentenza, pag. 158). La Corte ha sottolineato altresì che
__________ aveva situato nell'agosto del 1993 l'avvio dell'ultimo traffico di
droga, sicché egli dev'essere tornato a Caracas a parlare con __________ dopo
tale data e in quell'occasione __________ lo ha visto (sentenza, pag. 159).
Quanto a __________, egli ha ricevuto dal ricorrente la somma di fr.
5'000'000.– uno o due giorni prima che lo stesso ricorrente partisse per il
Venezuela, il 6 agosto 1993, insieme con le figlie e __________. __________
invece ha lasciato Lugano il 15 agosto 1993, ragione per cui la consegna del
denaro a __________ doveva essere dei giorni immediatamente successivi
(sentenza, loc. cit.). Infine, sempre secondo la Corte, sia __________ sia
__________ hanno sempre situato l'organizzazione dell'ultimo traffico in
concomitanza con il matrimonio di __________. Tale cerimonia dev'essere
avvenuta nell'agosto o nel settembre del 1993, poiché nell'ottobre seguente gli
sposi hanno trascorso tre o quattro giorni a Lugano, mentre il 1° settembre
1993 erano stati consegnati a V. __________ fr. 10'000.– “per matrimonio”, essendo
questi intenzionato a comperare a Lugano il regalo di nozze (sentenza, pag. 159
seg.). Onde la conclusione che la somma di fr. 5'000'000.– cui accennava
__________ è la stessa che il ricorrente ha consegnato a __________ per il
tramite di __________, poiché i tempi concordano, come concordano l'importo, la
valuta e il taglio delle banconote (__________forniva sempre banconote da
franchi mille: sentenza pag. 160).
Infine la
Corte ha vagliato l'aspetto soggettivo della fattispecie, esaminando se l'imputato
avesse contezza circa il possibile uso del denaro da lui riciclato, da parte di
__________, per nuovi traffici e ha risolto il quesito affermativamente, lo
stesso imputato avendo definito __________ come il successore dei __________,
da anni leader nel traffico internazionale di droga. Né, data l'importanza del
personaggio, l'imputato poteva ignorare che __________ e i suoi uomini erano
veri professionisti del narcotraffico e che esercitavano tale attività per
mestiere, com'era emerso anche al processo __________. Incontrando __________,
quindi, il ricorrente non solo ha intuito l'illecita provenienza del denaro
riciclato, ma ha compreso anche quale sarebbe stato il riutilizzo dei soldi,
quanto di meno in parte. E l'eventualità di nuovi commerci di droga era
concreta, verosimile e finanche altamente probabile, ciò che non lasciava
ragionevole spazio alla buona fede (sentenza pag. 160 seg.).
- Secondo il ricorrente la Corte di assise sarebbe caduta in arbitrio
già accertando che la somma di fr. 5'000'000.– da lui trattata sia stata
oggettivamente reimpiegata da __________ per finanziare la partita di droga
sequestrata nel marzo del 1994 a __________. Egli sostiene, in particolare, che
i fr. 5'000'000.– ricevuti da __________ pochi giorni dopo l'incontro
all'“Hotel __________ ” non potevano far parte del denaro a lui affidato,
poiché egli aveva cominciato a riciclare valuta solo due mesi dopo l'incontro
al quale era subito seguito il pagamento della droga da parte di __________.
Per il ricorrente la Corte è giunta alla conclusione opposta sulla base di
ragionamenti complicati, desunti da risultanze agli atti che non consentono
però di accertare la sua colpevolezza. I primi giudici sarebbero incorsi in
arbitrio, intanto, dando per scontato che l'importo di fr. 5'000'000.– sia
stato ricevuto da __________ a fronte dell'ultimo carico di cocaina, quello
arrivato a Genova nel gennaio del 1994 in seguito agli accordi intervenuti nel
secondo semestre del 1993. Il che però sarebbe arbitrario, poiché non fondato
su alcun sicuro riscontro. __________, ritenuto testimone decisivo dalla Corte,
non era per nulla certo quando ha collegato la consegna dei fr. 5'000'000.– da
parte __________ con la fornitura delle 5 t di cocaina. Anzi, nel verbale del
20 maggio 1999 egli aveva dichiarato espressamente di non ricordare in quale
periodo fosse avvenuta la consegna del denaro.
La
censura è infondata. È vero che agli inquirenti italiani __________ aveva detto
in un primo momento di non rammentare a quale carico __________ alludesse al
momento di consegnargli la somma di fr. 5'000'000.– in banconote da fr.
1'000.–, più Lit. 700'000'000. Ha soggiunto di ritenere, nondimeno, che il
pagamento si riferisse al carico delle cinque tonnellate, pur non essendone
sicuro. La Corte non si è quindi sospinta in arbitrio accertando, nonostante
l'esitazione di __________, che la consegna di quel denaro si riferisse alla
partita di cocaina giunta a Genova nel gennaio del 1994 e sequestrata nel marzo
successivo a __________. Nei suoi verbali __________ ha dichiarato di avere
partecipato all'organizzazione di quattro carichi, tra la fine del 1991 e la
fine del 1993 (sentenza, pag. 135). La consegna del denaro non poteva riferirsi
ai primi due viaggi, conclusi già prima dell'incontro all'“Hotel __________ ”
(sentenza, pag. 123 e 135). In considerazione entravano quindi solo il terzo e
il quarto. Ora, per quanto riguarda il terzo viaggio (su cui la Corte non si è
soffermata), __________ ha dichiarato agli inquirenti che tale spedizione era
stata organizzata alcuni mesi dopo la seconda (conclusasi il 17 marzo 1993:
sentenza, pag. 97) e riguardava 1'200 kg di cocaina (sentenza, pag. 123). Nel
lasso di tempo tra i due viaggi __________ (recte: __________; act.
17/5/2 pag. 12; v. anche sentenza, pag. 112 in fondo) avrebbe raggiunto Caracas
insieme con una terza persona per consegnare franchi svizzeri a __________ e
presentargli tale persona, incaricata di ritirare il container al porto di
Genova (pag. 123). Per tornare al terzo viaggio, __________ ha affermato di non
avere partecipato alla confezione della cocaina fornita da __________ poiché doveva
curare l'organizzazione del carico successivo, da 5 t (sentenza, loc. cit.). La
cocaina del terzo carico gli è stata consegnata, per conto di __________, da
__________. Riassunte le modalità di trasporto, egli ha ancora ribadito di non
avere svolto altri compiti nell'ambito del terzo carico (sentenza, pag. 124).
A
prescindere dal fatto che – come si vedrà oltre – l'incontro a Caracas evocato
da __________ (sentenza, pag. 130) non poteva riferirsi alla consegna di denaro
(franchi svizzeri) da parte di __________ (l'uomo addetto allo sdoganamento dei
container) perché in quell'occasione (6-7 aprile 1993) __________ non aveva portato
nulla con sé (sentenza, pag. 158), nei suoi verbali __________ non solo non ha
mai preteso, ma nemmeno ha supposto che vi fosse una relazione tra le somme di
fr. 5'000'000.– e 700'000'00 di lire e il terzo carico. Si è limitato a dire di
non ricordare se l'incontro in cui è avvenuta la consegna del denaro fosse
avvenuto pochi giorni dopo l'incontro all'“Hotel __________ ” o dopo il terzo
viaggio. Certo, in un primo momento __________ ha riferito che nel lasso di
tempo intercorso fra il secondo e il terzo viaggio __________ aveva raggiunto Caracas
insieme con un uomo (__________) per portare soldi a __________, mentre poi ha
precisato che l'incontro nell'albergo di Caracas, seguito dalla consegna della
nota somma, è avvenuto tra __________, __________ e l'addetto allo sdoganamento
dei container, di modo che l'incaricato di portare il denaro poteva essere lo
stesso __________ e non __________ (sentenza, pag. 130). Ma, per tacere del
fatto che il ricorrente non pretende essere stato __________ a portare
personalmente il denaro dato da __________ a __________ subito dopo l'incontro
del 6-7 aprile 1993, nemmeno gli accertamenti risultanti dalle sentenze
italiane nel processo __________ consentono di stabilire una connessione del
genere.
-
Il ricorrente rimprovera poi alla Corte di essere trascesa in arbitrio
dando per assodato che la somma da lui consegnata a __________ il 6 agosto 1993
sia stata da questi rimessa ad __________ nei giorni successivi, non bastando
in proposito – a suo avviso – il semplice fatto che __________ sia da considerare
un uomo del clan __________. L'argomentazione non è seria. Intanto il
ricorrente non risulta avere mai contestato prima d'ora che __________ agisse
su mandato di __________. A parte ciò, la conclusione della Corte, secondo cui
alla consegna dei fr. 5'000'000.– a __________ da parte del ricorrente sia
seguita la rimessa a __________ in Venezuela da parte dello stesso __________
appare tutt'altro che insostenibile (sentenza, pag. 153 e 159). Basti
considerare che – in forza dei vincolanti accertamenti contenuti nella sentenza
impugnata – tutte le operazioni di riciclaggio condotte dall'imputato avevano
come unico punto di riferimento , al quale il ricorrente consegnava
conteggi dettagliati sul denaro trattato (sentenza, pag. 69 seg.). Assevera il
ricorrente che non è contestato che egli si sia recato in Venezuela il 25 agosto
1993 per incontrare Ca, come figura nell'atto di accusa. Se davvero
l'importo di fr. 5'000'000.– consegnato a __________ il 6 agosto 1993 fosse
stato destinato a __________, egli opina, mal si capisce perché non avrebbe
egli medesimo provveduto a consegnare egli medesimo tale somma, come già aveva
fatto nel luglio del 1993. Così argomentando, il ricorrente avvalora se mai la
posizione dell'accusa, dato che durante l'incontro del 25 agosto 1993 egli
aveva consegnato a __________ proprio il rendiconto in cui era registrata anche
la rimessa dell'importo a __________ (circostanza non contestata; atto di
accusa, pag. 7). Non va trascurato dipoi che, secondo la Corte, __________ era
un uomo di fiducia del clan __________. Ciò rafforza ulteriormente l'accertamento
che costui, dopo avere presentato il ricorrente a __________ nel luglio del 1993,
aveva ricevuto in consegna il denaro da parte del ricorrente medesimo per poi
farlo pervenire al proprio mandante.
-
Il ricorrente insorge altresì contro l'accertamento secondo cui gli
inquirenti italiani avevano indicato a __________ la data del 6-7 aprile 1993
come quella dell'incontro all'“Hotel __________ ” poiché in quei giorni
__________ avrebbe soggiornato a Caracas (sentenza, pag. 155). Egli si duole di
arbitrio, facendo valere che – come risulta dal verbale riportato a pag. 134
della sentenza impugnata – la data del 6-7 aprile 1993 è stata ricostruita dagli
inquirenti italiani sulla base delle dichiarazioni rilasciate da __________ e
__________. La critica è inconsistente. Nel concludere che l'incontro
ricordato da __________ non poteva essere quello svoltosi il 6 e il 7 aprile
1993 presso l'“Hotel __________ ” di Caracas, la Corte non ha mancato di rilevare
che a tale appuntamento erano comparsi tanto __________ quanto __________.
Essa non ha pertanto trascurato quanto sottolinea il ricorrente. Anzi, proprio
il fatto che __________ non avesse evocato la presenza di __________ a
quell'incontro ha indotto la Corte a dubitare ancor più che la consegna del
denaro da __________ a __________ sia avvenuta poco dopo il 6 o il 7 aprile
-
Al pubblico dibattimento il ricorrente ha sottolineato che non vi è stato
alcun confronto con __________. Egli non pretende però di essere stato
illegalmente limitato nei propri diritti di difesa. E in ogni modo simile
censura sarebbe stata inammissibile, poiché avrebbe dovuto essere sollevata
“non appena possibile” (art. 288 lett. c CPP).
-
Assevera il ricorrente che, come risulta anche dalla sentenza italiana
di appello nel processo __________, __________ è effettivamente stato in
Venezuela il 6 e il 7 aprile 1993. E in quell'occasione __________ aveva
sollecitato __________ a prelevare in banca US$ 500'000.00, rispettivamente US$
300'000.00. Se non che, a parere della Corte, tale richiesta di denaro non era
compatibile con l'eventuale trasporto di fr. 5'000'00.– da parte loro. Il
ricorrente lamenta arbitrio, dolendosi di una logica soltanto apparente. Egli
ricorda che __________ ha avuto un incontro con __________ e __________
all'“Hotel __________ ”, che alcuni giorni dopo l'incontro __________ ha
rimesso a __________ fr. 5'000'000.– e Lit. 700'000'000, come pure che sulla
base delle dichiarazioni di __________ e __________ gli inquirenti italiani
hanno fissato al 6-7 aprile 1993 la data di quell'incontro, pochi giorni dopo
la consegna di denaro da parte di __________. Ciò esclude un coinvolgimento
del ricorrente, irrilevante essendo il fatto che __________, pure presente,
fosse stato sollecitato da __________ a prelevare denaro. Una circostanza
invero, a suo avviso, non esclude l'altra.
In realtà
il ricorrente si limita a contrapporre la propria versione dei fatti agli accertamenti
della Corte, dimenticando i limiti di un ricorso per cassazione fondato sul divieto
dell'arbitrio. Dalle sentenze italiane si evince chiaramente, del resto, che
l'incontro del 6-7 aprile 1993 era stato voluto da __________, il quale pretendeva
almeno una parte del denaro dovutogli, in contanti e sul posto, e che per
assecondare tale richiesta __________ ha prelevato in banca US$ 300'000.00
(sentenza, pag. 158). La Corte non è dunque caduta in arbitrio escludendo che
la somma consegnata da __________ a __________ (secondo costui, pochi giorni
dopo l'incontro ricordato nei suoi verbali) sia stata trasportata da
__________ (come supponeva __________) o __________. Né la presenza di questi
ultimi all'incontro del 6-7 aprile 1993 non costituiva un riscontro
determinante per collegare i ricordi di __________ a siffatta circostanza.
D'altro canto, gli stessi inquirenti italiani non sono riusciti ad associare
l'incontro del 6-7 aprile 1993 con la rimessa di quel denaro da __________ a
__________ (sentenza, pag. 158). Tenuto conto del fatto che __________ si era
poi recato più volte in Venezuela, senza incorrere in arbitrio i primi giudici
potevano domandarsi se __________ non avesse ricevuto in consegna la somma successivamente,
poco dopo che fosse stata decisa la quarta e più grossa spedizione di cocaina.
Né va trascurato che nei suoi verbali __________ riferiva di fatti occorsi sei
anni prima, sicché non si poteva ragionevolmente esigere da lui precisione
assoluta sulle singole date.
- La Corte di assise ha accertato – fa notare il ricorrente – che
__________ è entrato in Venezuela, come creditore di __________, non il 6-7
aprile 1993 (incontro cui aveva accennato __________), bensì in seguito. A tale
conclusione essa è giunta – secondo il ricorrente – perché gli inquirenti
italiani non erano riusciti a trovare un nesso più indietro nel tempo fra i fr.
5'000'000.–, le Lit. 700'000'000 e la figura di __________. Ciò denoterebbe arbitrio,
mal intravedendosi per quali motivi la presenza di __________ a Caracas, da
riallacciare all'incontro con __________, dovrebbe essere la seconda
(successiva, cioè, al momento in cui si era deciso di organizzare il trasporto
delle 5 t di cocaina) e non la prima, tanto più che, come si deduce dalle
dichiarazioni di __________, __________ e/o __________ avrebbero portato a
__________ il denaro da lui ricevuto (sentenza, pag. 130). La presenza di
__________ a Caracas, da collegare con l'incontro di __________ va riferita in
realtà – sostiene il ricorrente – al momento in cui __________ e/o __________
hanno portato il denaro a __________ e non al momento in cui __________ si è
mosso per incassare. Il ricorrente trascura di nuovo un fatto: le sentenze italiane
escludono che il 6 e il 7 aprile 1993 __________ sia stato tacitato nel modo
asserito nel ricorso, né si spiegherebbe altrimenti perché __________ sarebbe
dovuto passare in banca per munirsi almeno di US$ 300'000.00 da consegnare a
__________.
Il
ricorrente si duole che la Corte abbia fatto carico agli inquirenti italiani di
non essere riusciti a collegare __________ ai fr. 5'000'00.– e alle Lit.
700'000'000, finendo per imputare arbitrariamente a lui medesimo la
responsabilità di parte della somma, mentre – a suo modo di vedere – gli
importi consegnati da __________ a __________ pochi giorni dopo l'incontro
all'“Hotel __________ ” potevano benissimo provenire da un'altra fonte cui
__________ avrebbe potuto attingere, tant'è che al punto 3.4 dell'atto di
accusa gli è stato imputato di avere occultato nel tesoro del proprio studio,
nel luglio-agosto del 1993, la somma di fr. 2'900'000.–. L'argomento non solo
contraddice la principale tesi contenuta nel ricorso, secondo cui __________
avrebbe ricevuto denaro portato da __________ e/o da __________ in vista dell'incontro
del 6-7 aprile 1993, ma risulta anche palesemente appellatorio, e come tale
inammissibile. Nel quadro di un ricorso per cassazione fondato sul divieto
dell'arbitrio non basta, in effetti, prospettare una versione dei fatti diversa
rispetto a quella fatta propria dalla Corte di assise sulla base delle sentenza
italiane. Occorre anche dimostrarne la manifesta insostenibilità, ciò che al
ricorso fa difetto.
Il
ricorrente soggiunge che in nessun caso è logico attribuirgli gli importi
consegnati da __________ a __________, ove si consideri che la prima Corte,
contraddicendosi, gli addebita soltanto la somma di fr. 5'000'000.– e non anche
la somma di Lit. 700'000'000. L'argomentazione è speciosa. Associando la condanna
per infrazione aggravata alla legge federale sugli stupefacenti alla sola somma
di fr. 5'000'000.– la Corte non si è invero contraddetta. Si è limitata a
fondare il proprio giudizio su riscontri giudicati certi (consegna di fr.
5'000'000.– a __________ il 6 agosto 1993 in biglietti da mille franchi:
sentenza, pag. 159).
- Il ricorrente fa valere che, come emerge dalla sentenza impugnata,
__________ ha sempre situato l'avvio dell'ultimo traffico di cocaina
nell'agosto del 1993. Logica vorrebbe dunque che egli sia tornato a Caracas in
quel periodo. Ricorda poi che la sentenza impugnata accerta che egli ha
consegnato la somma di fr. 5'000'000.– a __________ il 6 agosto 1993, sicché la
rimessa dell'importo a __________ sarebbe dei giorni successivi. Dalla sentenza
impugnata risulta inoltre che, secondo __________, l'organizzazione dell'ultimo
carico era stata decisa al matrimonio della figlia di __________, avvenuto tra
l'agosto e il settembre del 1993. Ciò dimostrerebbe come i fr. 5'000'000.–
evocati da __________ siano gli stessi consegnati poi a __________, per il
tramite di __________. Per il ricorrente tale costruzione è arbitraria, non
comprendendosi anzitutto da quali risultanze la Corte abbia desunto che
__________ ha sempre situato l'avvio dell'ultimo traffico nell'agosto del 1993.
In ogni modo, egli rileva, la sentenza sarebbe arbitraria per il fatto di
collegare il pagamento da __________ a __________ all'ultimo traffico. Ora, a
giusta ragione il ricorrente non insiste sulla questione di sapere se
__________ abbia davvero situato l'avvio della spedizione più consistente
nell'agosto del 1993 (ricorso, pag. 15), dato che sul momento in cui è stato
deciso il traffico di oltre 5 t di cocaina si sono espressi __________ e __________,
correlandola con certezza al matrimonio della figlia di __________, avvenuto
tra l'agosto e il settembre del 1993 (sentenza, pag. 159). L'incontro ricordato
a pag. 1042 della sentenza italiana di primo grado e a pag. 1075 della
sentenza di appello nel processo __________, incontro svoltosi a Caracas dopo
che era stata decisa l'operazione da 5 t (e durante il quale __________ avrebbe
preteso il saldo di quanto dovutogli per il carico precedente), ritenuto dalla
prima Corte coevo alla consegna dei fr. 5'000'000.– da __________ a __________,
può solo essere avvenuto dopo il matrimonio della figlia di __________.
Il
ricorso non è destinato a miglior sorte nemmeno nella misura in cui il
condannato definisce arbitrario il collegamento tra la consegna del citato
denaro e l'ultimo traffico. Secondo il ricorrente l'arbitrio risiederebbe nel
fatto che, di fronte a più ipotesi, la Corte abbia optato per quella a lui più
sfavorevole attraverso ragionamenti laboriosi e interpretazioni contra rerum.
Arbitrariamente la sentenza impugnata ha ritenuto che la consegna del denaro a
__________ non sia avvenuta pochi giorni dopo l'incontro a Caracas del 6-7
aprile 1993; arbitrariamente essa fa coincidere l'ammontare e la valuta della
somma, dato che __________ ha ricevuto sì fr. 5'000'000.–, ma non Lit.
700'000'000; arbitrariamente essa ha menzionato il taglio delle banconote in
valuta svizzera e non nelle lire italiane; arbitrariamente, infine, essa ha
trascurato che per __________ egli non era il solo fornitore di franchi, come
risulta dal punto 3.4 dell'atto di accusa. In realtà simili argomenti non
bastano per ravvisare arbitrio nella diversa conclusione della prima Corte,
fondata sulla convinzione che l'incontro ricordato da __________ agli inquirenti
italiani (cui sarebbe seguito il pagamento delle 5 t di cocaina da parte di
__________) non è quello del 6-7 aprile 1993 all'“Hotel __________ ” di
Caracas, ma uno successivo, intercorso quando era già stato deciso il traffico
di 5 t di cocaina. D'altro canto il ricorrente trascura che, secondo giurisprudenza,
non è necessaria assoluta certezza sul reinvestimento in un traffico di droga
del denaro riciclato; basta un alto grado di verosimiglianza (sopra, consid.
3). Sotto questo profilo la sentenza impugnata resiste senz'altro alle censure
di arbitrio del ricorrente.
-
Occorre ancora esaminare se, ritenendo adempiuta la fattispecie dal
profilo oggettivo, i primi giudici non abbiano violato il principio in dubio
pro reo. Tale precetto è un corollario della presunzione di innocenza
garantita dagli art. 32 cpv. 1 Cost. 6 par. 2 CEDU e 14 cpv. 2 Patti ONU II.
Esso disciplina sia la valutazione delle prove sia il riparto dell'onere
probatorio. Per quanto attiene alla valutazione delle prove (oggetto del
ricorso), esso fa sì che il giudice non possa dichiararsi convinto di una
versione più sfavorevole all'imputato quando, secondo una valutazione non
arbitraria del materiale probatorio, sussistono dubbi sul modo con cui si è
verificata la fattispecie. Il principio non impone che l'apprezzamento delle
prove conduca a un assoluto convincimento. Semplici dubbi teorici sono sempre
possibili. Il principio è disatteso quando il giudice avrebbe dovuto, dopo
un'analisi globale e oggettiva delle prove, nutrire dubbi rilevanti sulla colpevolezza
(DTF 127 I 38 consid. 2a pag. 41, 124 IV 86 consid. 2a pag. 88, 120 Ia 31
consid. 2a pag. 38). In tale ambito il precetto in dubio pro reo ha la
stessa portata del divieto dell'arbitrio (DTF 120 Ia 31 consid. 4b pag. 41).
Ora, nella fattispecie non si può dire che la Corte abbia accertato – dal
profilo oggettivo – il capo d'imputazione (violazione aggravata della legge
federale sugli stupefacenti) sebbene una valutazione non arbitraria delle
risultanze processuali lasciasse sussistere dubbi rilevanti sulla colpevolezza
dell'imputato, men che meno alla luce di un giudizio di alta verosimiglianza
(sopra, consid. 13).
-
Il ricorrente assevera che nel dispositivo della sentenza impugnata
la Corte lo ha condannato anche per avere consegnato a __________, l'11 ottobre
1993, fr. 2'000'000.–, salvo riconoscere nella motivazione di essere incorsa in
una svista menzionando tale fattispecie nel dispositivo n. 1.1. Nella
motivazione la Corte dà effettivamente atto dell'inavvertenza, precisando
tuttavia che quest'ultima è rimasta senza influsso sulla pena, commisurata
tenendo conto della sola somma di fr. 5'000'000.– consegnata dal ricorrente a
__________ il 6 agosto 1993 (sentenza, pag. 268). Se non che, la svista andava
riparata già nella sentenza di assise. La Corte avendo omesso di procedere al
riguardo, occorre rettificare formalmente il dispositivo n. 1.1 del giudizio
impugnato in questa sede. Di ciò va dato atto al ricorrente, anche se la
rettifica non comporta alcun accoglimento del ricorso, visto che la sentenza
impugnata rimane materialmente invariata.
-
Il ricorrente contesta anche l'aspetto soggettivo dell'imputazione,
secondo cui egli ha agito nella consapevolezza che il denaro riciclato sarebbe
stato usato da __________, almeno in parte, per un nuovo traffico di droga. Al
riguardo giovi premettere che quanto l'autore di un reato sa, vuole o accetta è
un dato di fatto (DTF 128 I 177 consid. 2.2 pag. 183, 128 IV 53 consid. 3a pag.
63, 125 IV 242 consid. 3c pag. 252, 119 IV 1 consid. 5a pag. 3, 110 IV 20
consid. 2 pag. 22, 74 consid. 1c pag. 77 con rinvii). Sapere se una persona ha
agito con volontà e consapevolezza o ha consentito all'evento delittuoso
vincola quindi la Corte di cassazione e di revisione penale (per analogia, sul
piano federale: Wiprächtiger in:
Geiser/Münch, Prozessieren vor Bundesgericht, vol. I, 2ª edizione, pag. 226 n.
6.99 con i richiami alla nota 182; Corboz,
Le pourvoi en nullité à la Cour de cassation du Tribunal fédéral, in: SJ
113/1991 pag. 94 con la nota n. 246). In altri termini, le constatazioni relative
al foro interno di un soggetto – ciò che la persona sapeva, si proponeva, aveva
l'intenzione di fare o immaginava, lo stato psichico nel quale essa ha agito,
la sua cognizione piena o ridotta di commettere un illecito – possono essere
criticate davanti alla Corte di cassazione e di revisione penale solo per
arbitrio (cfr., sempre sul piano federale: Schweri,
Le pourvoi en nullité à la Cour de cassation pénale du Tribunal fédéral, in:
FJS 748C pag. 67 in basso).
-
Allega il ricorrente che, come risulta dalla sentenza impugnata,
egli ha sempre negato di avere saputo o di avere anche solo considerato la
possibilità che i suoi cambi di valuta fossero destinati da __________ a
finanziare altri traffici. A sostegno delle sue asserzioni egli rileva di avere
ripetutamente ammesso nei suoi verbali di avere saputo che i soldi da lui
trattati erano provento di narcotraffico, come pure di avere firmato numerosi
verbali su questo punto, tutti coerenti. Pur dando atto di essere stato
contraddetto su varie questioni, egli sottolinea di avere sempre risolutamente
contestato di avere saputo che gli importi da lui trattati fossero destinati a
traffici di stupefacenti, tant'è che egli è intervenuto nella cosiddetta
“operazione __________ ” per cambiare lire (in franchi svizzeri e in dollari)
del venditore, non dell'acquirente di droga.
L'esposto
si fonda una volta ancora su una personale valutazione delle risultanze istruttorie,
inidonea a sostanziare critiche di arbitrio. La Corte non ha creduto alla buona
fede del ricorrente, ritenendo che a un certo momento costui non poteva più
avere dubbi sulla destinazione delle cospicue somme riciclate in favore di
__________, noto boss di “Cosa Nostra” e narcotrafficante di cui avevano parlato
i media di mezzo mondo. Lo stesso ricorrente ha definito __________ come il successore
dei __________, capofila da anni nel traffico internazionale di stupefacenti.
La Corte non ha creduto perciò all'imputato quando asseriva di avere unicamente
avuto la certezza che il denaro riciclato era provento di droga, senza
sospettare un reimpiego in analoghe destinazioni. Secondo la Corte, conoscendo
chi era __________ l'imputato non poteva ignorare che costui e i suoi uomini
erano autentici mestieranti del narcotraffico. Come è emerso dal processo
__________, __________ e la sua organizzazione erano professionisti del crimine
e organizzavano un traffico dopo l'altro. Già incontrando __________ l'imputato
aveva non solo intuito – come egli medesimo ha ammesso – l'illecita provenienza
del denaro riciclato, ma capito per forza e con una probabilità che sfiorava la
certezza che il riutilizzo del denaro, almeno in parte, era logicamente
destinato ad altri commerci di droga (sentenza, pag. 160 seg.). Perché tali
considerazioni – fondate essenzialmente sul fatto che, a differenza di M. e W.
nel caso “Mastro”, il ricorrente non aveva trattato soltanto con riciclatori,
senza riferimento a un determinato trafficante, ma aveva direttamente operato
per un narcotrafficante la cui identità e caratura gli erano note – sarebbero
manifestamente insostenibili, il ricorrente non illustra.
-
Il ricorrente adduce che, come egli ha fatto valere al dibattimento,
l'accusa a suo carico per violazione aggravata della legge federale sugli
stupefacenti è stata promossa solo in base all'ultimo verbale d'inchiesta, dopo
oltre 150 interrogatori. Eppure – egli continua – la Corte non ha considerato
singolare tale circostanza, disconoscendo che in tal modo il Procuratore
pubblico ha intrapreso un'altra strada per proporre una pena superiore a quella
di sette anni e mezzo di reclusione prevista per i rimanenti reati.
L'argomentazione si risolve in un processo alle intenzioni e non ha alcuna
valenza giuridica. Come ha rilevato la Corte, fintanto che l'istruttoria è
terminata il Ministero pubblico può sempre promuovere l'accusa, che – dandosi
il caso – può essere formulata anche in esito all'ultimo interrogatorio
(sentenza, pag. 160). D'altro lato non consta che, di fronte alla promozione
dell'accusa per infrazione aggravata alla legge federale sugli stupefacenti, il
ricorrente abbia eccepito vizi di procedura “non appena possibile” (nel senso
dell'art. 288 lett. b CPP).
-
A parere del ricorrente, secondo la giurisprudenza pubblicata in DTF
118 IV 412 e 122 IV 221 la sola possibilità che un trasferimento di denaro sia
connesso a violazioni della legge federale sugli stupefacenti non basta per
ravvisare un finanziamento o un'intermediazione, neppure a livello colposo.
Egli ricorda che occorre distinguere chiaramente tra riciclaggio di denaro, il
quale ha per oggetto il provento di un traffico, e finanziamento di un traffico
di stupefacenti, il quale riguarda un traffico futuro. A suo dire la sentenza
impugnata disattende tale principio. Per il solo fatto che egli trattava
proventi di narcotraffico in favore di __________ – egli argomenta – la Corte
ha ritenuto che egli era consapevole del modo in cui sarebbe stato reimpiegato
il denaro. Ciò non sarebbe sostenibile.
a) Il
Tribunale federale ha già avuto modo di rilevare che scopo della sentenza
pubblicata in DTF 122 IV 211 è quello di distinguere con chiarezza tra il reato
riciclaggio e quello di finanziamento di un traffico di stupefacenti, ancorché
in tale sentenza non ci si riferisca in modo specifico al rigore con cui vanno
esaminati gli indizi volti a sostanziare un collegamento tra il denaro
riciclato e quello reimpiegato in un altro traffico di stupefacenti. Di per sé
– ha rilevato il Tribunale federale – dati i problemi di prova che sorgono in
simili casi, un'alta verosimiglianza potrebbe essere sufficiente, a condizione
che essa si fondi su un certo numero di elementi concreti accertati e non solo
sul fatto notorio che – ad esempio – la Colombia sia un paese produttore ed
esportatore di cocaina (sentenza 6S.131/2002 del 25 settembre 2002, consid. 6).
In concreto si è visto che, senza incorrere in arbitrio, la Corte ha accertato
una chiara relazione tra la somma di fr. 5'000'000.– consegnata dal ricorrente
a __________ il 6 agosto 1993 (e da questi rimessa poi tardi ad __________) e
la successiva consegna della stessa somma da parte di __________ a __________
per l'acquisto di oltre 5 t di cocaina destinata all'Italia. Dal profilo
oggettivo il requisito dell'alta verosimiglianza per quanto riguarda
l'investimento del denaro riciclato in un altro traffico di droga è pertanto
adempiuto.
b) Per
quanto riguarda l'aspetto soggettivo occorre, secondo il Tribunale federale,
che sia accertata la volontà – o quanto meno la consapevolezza – da parte dell'autore
che il denaro da lui riciclato – o riciclato con il suo ausilio – sia destinato
a ulteriori traffici di stupefacenti (sentenza 6S.131/2002 del 25 settembre
2002, loc. cit.). Nella fattispecie la Corte ha accertato senza arbitrio, come
detto, che l'imputato conosceva __________ e sapeva che costui era un boss
internazionale del traffico di droga, succeduto al clan della famiglia
__________. Senza arbitrio la Corte poteva quindi ritenere che l'imputato non
poteva ignorare l'eventualità concreta e probabile che il denaro fosse
reinvestito proprio in quell'attività, tanto più che __________ non risultava
svolgere alcun'altra attività se non quella del narcotraffico. Certo, il ricorrente
non ha concorso materialmente a pianificare la spedizione delle 5 t di cocaina.
Conoscendo __________, non si vede però come egli non potesse seriamente
credere che il denaro riciclato potesse servire ad altri scopi se non al traffico
di droga. Tanto meno considerando che il ricorrente era stato inserito nel giro
da un soggetto come __________, anch'egli noto all'imputato per essere un
trafficante di cocaina (sentenza impugnata, pag. 73 a metà).
- Il ricorrente invoca la sua buona fede, ossia la mancata consapevolezza
che le valute da lui cambiate fossero destinate da __________ a ulteriori
traffici di droga, anche con riferimento alla circostanza di avere pur sempre
accettato una commissione ridotta dal 4 al 2%. Egli ricorda che sia __________
(inquisito in un altro procedimento per avere trasferito denaro a favore di
__________) sia __________ hanno ricevuto per il loro lavoro commissioni del
10%, rispettivamente del 5%, e assevera che mai egli avrebbe consentito a una
retribuzione del 2% se si fosse reso conto del rischio insito nell'operazione.
Senza
considerare che il ricorrente si vale di un'argomentazione appellatoria (e perciò
inammissibile), sta di fatto che al riguardo egli nemmeno si confronta con le motivazioni
della Corte. Questa ha rilevato che, stando all'imputato, __________ ha ottenuto
lo sconto del 2% perché a suo avviso una provvigione del 4% era eccessiva. La
riduzione è stata praticata dunque – ha proseguito la Corte – per motivi meramente
mercantili (alla stregua di un ribasso sulla quantità, visti gli ingenti
capitali in valuta che __________ poteva chiedere di cambiare), non per
riguardo ai maggiori o ai minori rischi legati all'attività. Del resto, nemmeno
il ricorrente aveva mai associato l'ammontare della commissione ai pericoli che
correva, limitandosi a dichiarare di essersi consigliato con __________, il
quale gli aveva suggerito di chiedere il 4%, ma che poi __________ a Caracas
gli aveva imposto il 2%. Pur dando atto che una commissione usuale può essere
interpretata come un indizio di buona fede, la Corte ha soggiunto nondimeno che
trattandosi di un cambio di valuta non è usuale né una commissione del 4% né
una del 2%, un cambista dovendosi accontentare di quanto riesce a spuntare sul
tasso di cambio, come è stato il caso per il ricorrente nell'operazione
__________ (sentenza, pag. 162). Perché tali considerazioni sarebbero
arbitrarie, il ricorrente non spiega.
- Il ricorrente rimprovera alla Corte di essere caduta in un ulteriore
arbitrio ignorando che le lettere da lui scritte all'avvocato venezuelano
__________ nei giorni successivi al suo rientro a Caracas, dopo avere
incontrato __________, fino a pochi giorni prima di recarsi nuovamente in
Venezuela, costituiscono non soltanto la prova della sua ignoranza circa il
reinvestimento del denaro riciclato in nuovi traffici di droga, ma anche la
prova della sua convinzione che __________ reinvestisse il denaro nell'economia,
in operazioni turistiche, in modo del tutto legale.
a) Per quanto attiene alle lettere definite “di copertura” che l'imputato
ha scritto all'avvocato venezuelano __________, la Corte ha rilevato che in
sede di istruttoria, in particolare nel verbale del 25 gennaio 2001 (al quale è
allegata una lettera 23 luglio 1993) l'imputato ha dato al carteggio il suo
vero significato, nel senso che __________ (un soggetto legato anch'egli a
traffici di droga) intendeva realmente investire capitali in Venezuela. Se non
che, in aula l'imputato ha cambiato versione, sostenendo che le lettere erano
state scritte d'intesa con lo stesso legale venezuelano per procurare a __________
la prova che il denaro riciclato (asseritamente da investire in progetti
turistici) era di lecita provenienza, essendo stato messo a disposizione da
__________. Il quale, secondo l'imputato, sarebbe stato utilizzato solo come
“testa di legno”. La Corte non ha escluso quest'ultima possibilità, considerato
che nel 1992 __________ doveva a __________ ben Lit. 450'000'000 e, messo sotto
pressione dagli uomini di lui, non aveva verosimilmente denaro da investire.
Essa si è domandata però se quelle lettere fossero destinate a coprire
__________ o l'imputato stesso, il quale si era già dimostrato capace di
confezionare un documento fasullo, mediante fotomontaggio, per dimostrare che
parte delle “narcolire” trattate per __________ erano state cambiate in tre banche
e coprire __________.
Comunque
fosse – ha continuato la Corte – seppure il ricorrente avesse spedito quelle
lettere all'avv. __________ per dare a __________ la possibilità di giustificare
la lecita provenienza del denaro (riciclatogli dallo stesso imputato), facendo
credere all'esistenza di un investitore estero __________ intenzionato a impiegare
capitali sul mercato venezuelano, ciò non significa ancora che, per il solo
fatto di avere scritto lettere fittizie, l'imputato fosse in buona fede.
Nell'estate del 1993 l'imputato era già un uomo esperto, oltre che della vita,
della malavita. Da anni frequentava il clan dei __________ e, su richiesta di
__________, si era prestato a cambiare denaro di sospetta provenienza. Inoltre
era entrato in circoli di malfattori calabresi e venezuelani, fino a conoscere
personalmente, all'aeroporto di Caracas, __________. A quel momento egli doveva
essersi posto per forza qualche interrogativo sulla destinazione del denaro
riciclato, tant'è che al dibattimento ha preteso – appunto – di avere concordato
con il legale di __________ le lettere di copertura. La Corte ha ritenuto,
pertanto, che da quelle lettere l'imputato non potesse desumere la sua buona
fede circa la destinazione del denaro da lui riciclato. Inserito in un circuito
di narcotrafficanti professionisti, l'imputato era consapevole di avere
cambiato per un soggetto come __________, in franchi e in dollari, ben 16
miliardi di lire. “In tali condizioni, quand'anche __________ abbia inteso,
scrivendo le citate lettere, che __________ voleva investire i soldi da lui
riciclati nel mercato legale – ha concluso la Corte – nondimeno non può non avere,
nel contempo, considerato che altrettanto realistica e concreta era l'ulteriore
esigenza di __________ di reinvestire almeno una parte di detti soldi in un
nuovo narcotraffico (…), perché questa è la normalità nel business della droga”
(sentenza, pag. 163 a 165).
b) Il ricorrente insiste nel sostenere che la corrispondenza in
questione dimostra come egli ignorasse il reinvestimento in traffici di droga
del denaro riciclato e come fosse convinto, al contrario, che __________
reinvestisse nell'economia. Alla Corte egli rimprovera di avere arbitrariamente
negletto che lo stesso __________ gli aveva assicurato ciò, tanto da indurlo a
concludere il noto accordo con il legale venezuelano, mentre __________, da
parte sua, non avrebbe potuto investire alcunché già per mancanza di fondi.
Inoltre – egli soggiunge – la Corte medesima non è stata in grado di escludere
che le citate lettere siano state effettivamente redatte a scopo di copertura,
sicché perseverando nel negargli il beneficio della buona fede essa sarebbe
ulteriormente caduta in arbitrio, gli apprezzamenti sulla sua persona nulla
togliendo al fatto che quelle lettere siano state redatte proprio per
copertura. Ai suoi occhi, indipendentemente dalle qualità morali, i soldi
trattati venivano reinvestiti nell'economia. Quanto ai commenti negativi sulla
sua persona, essi conducono a una presunzione di colpevolezza lesiva del
principio in dubio pro reo. Tant'è che, a dispetto di prove contrarie
come le lettere di copertura, egli è stato arbitrariamente ritenuto colpevole.
Il
ricorrente insorge altresì contro la malafede addebitatagli per avere egli
agito nella presunta consapevolezza che il denaro riciclato sarebbe stato
reinvestito in traffici di droga, obiettando che notoriamente i proventi del
narcotraffico vengono impiegati in investimenti leciti. Proprio per tale motivo
la giurisprudenza impone di distinguere nettamente tra riciclaggio di denaro e
infrazione alla legge federale sugli stupefacenti, la mera possibilità che un
trasferimento di denaro proveniente dal narcotraffico possa confluire in un
futuro traffico di droga non bastando per ravvisare un finanziamento o
un'intermediazione (neppure a livello colposo) a norma dell'art. 19 n. 1 cpv. 7
LStup. A suo modo di vedere perciò la sentenza impugnata non solo offende la
giurisprudenza, ma connota un plateale arbitrio, giungendo ad affermare che,
pur nell'ipotesi a lui più favorevole (ovvero nel caso in cui si trattasse di
lettere di copertura), egli si sarebbe accomodato del fatto che almeno una
parte dei soldi da lui trattati sarebbe stata reinvestita nel narcotraffico.
Ciò significa ammettere la sua buona fede per un verso e negarla per l'altro.
Nella misura in cui gli è sfavorevole, la sentenza impugnata non si fonda
pertanto su alcuna reale risultanza, viola il precetto in dubio pro reo
ed è arbitraria.
c) Nonostante la diligenza argomentativa del ricorrente, le motivazioni
della Corte non consentono di definire arbitraria la conclusione secondo cui le
pretese lettere di copertura non bastano a “restituire la buona fede”
dell'interessato. Che in un caso __________ abbia cercato di reinvestire in una
transazione commerciale lecita fondi riciclati, in effetti, non è di rilevanza
tale per cui la Corte avrebbe dovuto – sotto pena di arbitrio – giungere a un
altro esito, non potendo essa relegare in sott'ordine gli altri elementi di
peso considerati nella sentenza. In effetti, gli indizi che __________
riutilizzasse il denaro in nuovi traffici di droga erano a dir poco allarmanti.
Il ricorrente non può quindi confortare la sua buona fede solo per essersi
attivato una volta in vista di operare per lui un reinvestimento lecito. Il
flusso di denaro oggetto di ripetuto riciclaggio era tale che, attuato per un
importante narcotrafficante dedito al commercio internazionale di cocaina come
attività principale (ciò che il ricorrente sapeva), non poteva semplicemente
lasciar credere nel generico reimpiego dei fondi in operazioni lecite. E se si
pensa che il ricorrente ha agito proprio per il capofila di un'organizzazione
criminale, mal si comprende come egli potesse confidare in investimenti leciti.
A torto perciò egli si duole di arbitrio e si vale del principio in dubio
pro reo, ove appena si pensi che la Corte non lo ha condannato quantunque
sussistessero dubbi rilevanti sulla sua colpevolezza. A torto dipoi egli fa
carico alla Corte di avere disatteso la giurisprudenza del Tribunale federale.
Dopo avere accertato, senza incorrere in arbitrio, che una parte del denaro
riciclato è stata effettivamente immessa in un nuovo traffico di cocaina, la
Corte ha ritenuto senza arbitrio che, nelle circostanze a lui note, il
ricorrente non poteva disconoscere che __________ reinvestisse in un nuovo traffico
di droga la cospicua somma da lui consegnata il 6 agosto 1993 a __________.
- Il ricorrente censura anche il dispositivo n. 1.2.5 della sentenza
impugnata, che lo ritiene autore colpevole di riciclaggio in relazione a
determinati suoi interventi per bonifici eseguiti da __________ su un conto a
lei intestato presso l'__________. La Corte ha precisato che l'imputazione è
quella contenuta al punto 3.9 dell'atto di accusa (riciclaggio aggravato), pur
dovendosi considerare “che al punto 1.3 (…) il fatto di avere __________
prestato consulenza nel contesto dell'operazione descritta al punto 3.9
dell'atto d'accusa ad __________ e ad __________ viene imputato all'accusato
come un atto di sostegno ad un'organizzazione criminale e quindi come
violazione dell'art. 260ter CP” (sentenza, pag. 173 in alto).
a) Ciò
premesso, la Corte ha ricordato che nei suoi verbali __________ aveva riconosciuto
– fra l'altro – che i capitali rimasti sui conti intestati alla sua defunta
moglie __________ presso l'__________ provenivano dal narcotraffico da lui
esercitato nei primi anni novanta. Nel 1997 lo stesso __________ aveva deciso
di lasciare tali fondi ai propri figli di primo letto. Non cognito della procedura
da seguire per trapassare i fondi dalla moglie premorta ai figli, segnatamente
alla figlia __________ che avrebbe poi dovuto spartire il denaro con i
fratelli, egli aveva chiesto consiglio all'avv. __________, il quale lo aveva
indirizzato dal ricorrente, di cui era diventato amico (sentenza, pag. 173).
Dopo reticenze, nel suo verbale di polizia del 6 aprile 2001 il ricorrente ha
ammesso di avere subodorato qualche cosa di illegale, in particolare che si
trattasse di denaro proveniente dal narcotraffico, già al momento in cui
l'avvocato __________ lo aveva interpellato. Nel verbale del 20 luglio 2001 ha
però ritrattato, negando di avere sospettato che l'operazione propostagli dal
collega fosse correlata al traffico di droga. Al pubblico dibattimento egli ha
ribadito tale versione.
La
Corte non gli ha creduto, rilevando che nel verbale reso alla polizia il 25
luglio 2001 l'accusato – presente la rappresentante del suo patrocinatore – ha
dichiarato di confermare quanto riferito nel verbale del 6 aprile precedente
(sentenza, pag. 174 seg.). Pur dubitando dunque che si trattasse di denaro
proveniente dal traffico di droga, egli ha assistito __________, sia
informandosi presso il funzionario di banca competente sui documenti necessari
per eseguire il trapasso, sia quando si è trattato di trasferire all'estero
parte dei fondi (sentenza, pag. 176). La Corte ha poi riprodotto il verbale in
cui l'imputato dichiarava in buona sostanza di essere riuscito a estinguere il
conto intestato a __________ e a far confluire il saldo su un nuovo conto
intestato alla figlia __________, ammettendo di avere prelevato fr. 60'000.–
per sé (di cui fr. 10'000.– a titolo di acconto). Dando seguito a taluni fax
inviatigli da __________, che allora si trovava in Venezuela e nel Messico,
egli aveva preparato l'ordine di bonifico in favore della cliente, documento
che __________ ha sottoscritto e rispedito, sempre per fax. L'imputato ha girato
l'ordine alla banca, seguendo indicazioni della banca stessa. Gli ordini si riferivano:
– a un fax del 23 gennaio 1998, con ordine di versare US$
470'000.00 alla Banca di __________, Caracas, e US$ 200'000.00 alla __________,
ordine eseguito il 27 gennaio 1998 con addebito di fr. 293'100.– e il 5
febbraio 1998 con addebito di fr. 688'785.–;
– a un fax del 4 febbraio 1998 per un'operazione di US$ 470'000.00
presso il Banco di __________ (anch'essa eseguita);
– a un fax del 10 marzo 1998 riferito a un bonifico di US$ 50'000.–
sul conto corrente di un istituto di credito in Florida, eseguito il 12 marzo
successivo con relativo addebito.
Un
quarto fax del 29-30 aprile 1998, allestito dal ricorrente e firmato da
__________ (non menzionato nel predetto verbale) riguarda un bonifico di US$
30'000.00 a un conto in Messico intestato a __________ (sentenza, pag. 176
seg.).
b) La
Corte ha prosciolto l'imputato da una parte degli addebiti prospettati
nell'atto di accusa. Per il resto lo ha ritenuto colpevole di riciclaggio
(semplice), dato il ruolo svolto nel trasferire del denaro all'estero. Pur riconoscendo
che formale intestataria del conto n. __________ era __________, sola persona
autorizzata a prelevare e a ordinare trasferimenti a debito del conto medesimo,
la Corte ha rilevato che – come figura nell'atto di accusa – l'imputato ha reso
possibile le operazioni incriminate. Egli ha assunto informazioni dal funzionario
di banca __________, mantenendo con lui i contatti, egli ha confezionato
materialmente gli ordini di bonifico, che la cliente non sapeva compilare
correttamente, egli ha inviato i documenti a __________ per la firma,
ricevendoli di ritorno e girandoli alla banca d'intesa con il funzionario di
riferimento, egli ha accompagnato __________ in banca per il prelevamento.
Stando al verbale del 25 luglio 2001 – ha continuato la Corte – il ricorrente
non si è limitato a interventi secondari o marginali nell'assistere __________,
ma si è attivato in modo determinante, decisivo e fondamentale. Donde la
conferma dell'imputazione di riciclaggio di denaro (semplice) per avere
concorso, con __________, nel far pervenire complessivi fr. 1'459'480.70 di
origine illecita alla famiglia __________ (sentenza, pag. 178 seg.).
c) Il
ricorrente ribadisce che il suo operato non denota gli estremi di riciclaggio
a norma dell'art. 305bis CP, infrazione commessa se mai da
__________, titolare e avente diritto di firma sul conto in debito al quale
sono stati disposti i bonifici. Essa sola ha svolto gli atti determinati,
decisivi e fondamentali, che le avrebbero consentito di raggiungere lo scopo anche
senza gli interventi secondari di lui. Il ricorrente sostiene di essersi
limitato a fatti materiali del tutto trascurabili, di pura esecuzione, senza
rilievo concreto nemmeno sotto l'eventuale profilo di una complicità. Nel corso
del dibattimento egli ha insistito su tale tesi, ribadendo che la soluzione
adottata dalla prima Corte è contraria alla giurisprudenza del Tribunale
federale. Così argomentando egli trascura però che il reato di riciclaggio è un
reato di esposizione a pericolo astratto, punibile seppure l'atto vanificatorio
non abbia raggiunto lo scopo (DTF 128 IV 17 consid. 7a pag. 131, 127 IV 20
consid. 3a pag. 26, 19 IV 59 consid. 2e pag. 64). Costituisce riciclaggio anche
l'occultamento (DTF 127 IV 20 consid. 3, 122 IV 211 consid. 2b, 119 IV consid.
2c), l'investimento (DTF 119 IV 242 consid. 1d) e il cambio di valori
patrimoniali in banconote di taglio diverso (DTF 122 iV 211 consid. 2c). Non
configura riciclaggio, per contro, il semplice versamento su un conto bancario
personale al proprio domicilio (DTF 127 IV 20 consid. 3a pag. 26, 124 IV 274
consid. 4) o il mero possesso o la custodia di valori (DTF 128 IV 117 consid.
7a pag. 131). Di regola, nondimeno, la nozione di atto di riciclaggio va
interpretata estensivamente, nel senso che sotto l'art. 305bis CP
ricade qualsiasi atto suscettibile di vanificare la confisca del bottino
proveniente da un crimine (DTF 119 IV 59 consid. 2e pag. 64).
Dai
vincolanti accertamenti della sentenza impugnata risulta che, quantunque non
fosse il formale intestatario del conto e non avesse procura sul medesimo, il
ricorrente ha gestito la situazione da padrone, favorendo con i propri consigli
legali e con i propri interventi l'inesperta __________, in specie mantenendo
relazioni costanti con il funzionario di banca competente, preparando la
documentazione necessaria per eseguire i bonifici e adoperandosi in modo
decisivo per il trasferimento all'estero di parte dei fondi provenienti dal
narcotraffico. Egli non si è quindi limitato a far confluire il denaro
proveniente dal narcotraffico sul conto bancario della cliente (DTF 127 IV
consid. 3a pag. 26), ma ha fatto sì che parte dei fondi fossero trasferiti
all'estero, una volta liberati dal conto bancario di __________ sul quale si
trovavano, nella disponibilità di membri della famiglia __________ per essere
spartiti, conformemente alle disposizioni di __________ (sentenza, pag. 179).
Ritenendo il ricorrente colpevole di riciclaggio anche per tale fattispecie la
Corte di assise non ha violato quindi il diritto federale.
-
Il ricorrente chiede che in caso di accoglimento del ricorso la
Corte di cassazione e di revisione penale proceda alla riforma della sentenza
impugnata in virtù dell'art. 296 cpv. 1 CPP, riducendo la pena a suo carico da
14 a 5 anni di reclusione, computato il carcere preventivo sofferto. Il ricorso
dovendo essere respinto, questa Corte non è abilitata però a sindacare la commisurazione
della pena, come tale non contestata né nel memoriale scritto, né nel corso
dell'odierno dibattimento. La reiezione del ricorso osta altresì a un diverso
riparto delle spese processuali e della tassa di giustizia di prima sede
(ricorso, punto 4.2).
-
Gli oneri del giudizio odierno seguono la soccombenza (art. 15 cpv.
1 combinato con l'art. 9 cpv. 1 CPP).
Per questi motivi,
vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,
pronuncia: 1. Nella
misura in cui è ammissibile, il ricorso è respinto.
-
Si
dà atto che il dispositivo n. 1.1 della sentenza impugnata è rettificato nel senso
che l'ultimo capoverso (“l'11 ottobre 1993, consegnato in contanti a
__________, genero di __________, l'importo di fr. 2'000'000.–”) è da considerare
stralciato.
-
Gli
oneri processuali, consistenti in:
a)
tassa di giustizia fr. 2'000.–
b)
spese fr. 100.–
fr. 2'100.–
sono posti a carico
del ricorrente.
- Intimazione
a:
– __________,
c/o Penitenziario cantonale, 6904 Lugano;
– avv.
__________;
– Procuratore
generale __________;
– Ministero
pubblico, via Pretorio 16, 6901 Lugano;
– Corte delle
assise criminali di Lugano;
– Comando della
polizia cantonale, SG/SC (Servizi centrali), 6501 Bellinzona;
– Ministero
pubblico, SERCO, 6501 Bellinzona;
– Dipartimento
delle istituzioni, Ufficio esecuzione pene e misure, casella postale 238, 6807
Taverne;
– Sezione della
circolazione, Ufficio giuridico, casella postale, 6528 Camorino;
– Dipartimento
della sanità e della socialità, Segreteria generale, 6501 Bellinzona;
– Ufficio
federale di Polizia, Polizia giudiziaria federale, 3003 Berna;
– Ufficio
centrale svizzero di Polizia, Sezione stupefacenti, 3003 Berna;
– Direzione
del Penitenziario cantonale “La Stampa”, casella postale, 6904 Lugano.
Per la Corte di cassazione e di revisione penale
Il presidente Il
segretario
N.B.: l'indicazione dei rimedi di diritto è avvenuta con la
comunicazione del dispositivo.
Ultimo aggiornamento: 02.07.2026
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