AIUTO
RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto:
72.2004.20
Data decisione, Autorità:
12.03.2004, PENAL
Incarto n.
72.2004.20
Locarno,
12 marzo 2004/nh
In nome
della Repubblica e Cantone
del Ticino
Il presidente della Corte delle assise correzionali
di Locarno
Presidente:
giudice Mauro Ermani
Segretaria:
Valentina Tuoni, vicecancelliera
Sedente nell’aula penale di questo Pretorio, senza intervento degli assessori giurati, avendovi l’accusato, con l’annuenza
del difensore e del procuratore pubblico, rinunciato,
per giudicare
AC 1
e domiciliato a
detenuto dal 15 settembre 2003;
prevenuto colpevole di:
- infrazione parzialmente
aggravata alla LF sugli stupefacenti
siccome riferita ad un
quantitativo di cocaina che sapeva o doveva presumere essere tale da mettere in
pericolo la salute di parecchie persone e meglio,
per avere,
senza essere autorizzato,
a Locarno ed in altre imprecisate località,
nel periodo estate 2003 – 15 settembre 2003:
1.1. venduto,
in più occasioni,
ad __________ ed altri consumatori non identificati,
almeno 153 grammi di cocaina,
con grado di purezza indeterminato,
sottoforma di “bolas” da ca. 0,3/0,5 grammi - 0,8/1 grammo l’una,
al prezzo variante tra fr. 50.-/80.- a fr. 120.-/150.- l’una, sostanza
previamente acquistata a credito, al prezzo di
fr. 65.-/70.- il grammo,
dal richiedente l’asilo __________ detto “__________” (nato il
01.01.1986) e da altri cittadini africani non identificati;
1.2. detenuto,
occultandoli nello scantinato dell’immobile dove risiedeva,
all’interno dell’isolazione dei tubi del riscaldamento,
almeno due involucri contenenti 102,49 grammi netti di cocaina
(grado di purezza del 30.7%),
rispettivamente 42,37 grammi netti di cocaina (grado di
purezza del 55.9%), sostanza previamente acquistata a credito,
al prezzo di fr. 65.-/70.- il grammo,
dal richiedente l’asilo __________” (nato il 01.01.1986) e da
altri cittadini africani non identificati;
1.3. venduto,
in due occasioni,
a __________,
tramite __________,
circa 35 grammi di marijuana, al prezzo di fr. 5.- il grammo,
sostanza previamente acquistata presso canapai della regione o presso terzi non
identificati;
- ripetuta propagazione di
malattie dell'uomo
per avere,
a Locarno,
nel mese di agosto 2003,
sapendo di essere sieropositivo al virus HIV,
in 4 o 5 occasioni,
avuto rapporti sessuali non protetti con __________,
senza informarla delle sue condizioni di salute,
accettato la possibilità che i rapporti in questione potessero
comportare la propagazione di una malattia dell'uomo pericolosa e trasmissibile;
- contravvenzione alla LF
sugli stupefacenti
per avere,
senza essere autorizzato,
a Locarno ed in altre imprecisate località,
nel periodo inizio 2003 – 15 settembre 2003,
consumato un imprecisato quantitativo di marijuana,
sostanza previamente acquistata presso canapai della regione o
presso terzi non identificati;
fatti avvenuti: nelle
circostanze di luogo e di tempo indicate;
reati previsti: art. 231 cifra
1 cpv. 1 CP, art. 19 cifra 2 e 19a LS;
e meglio come descritto nell'atto d'accusa 24/2004 del 4 febbraio 2004, emanato dal Procuratore pubblico.
Presenti
§ Il
PP 1.
§ L'accusato AC 1 assistito dal
difensore di fiducia (GP) lic.iur. __________.
§ L'interprete
IE 1.
Espleti i pubblici dibattimenti dalle ore 14:00 alle ore 17:15.
Sentiti § Il Procuratore pubblico, per la sua
requisitoria, il quale chiede la conferma in fatto ed in diritto dell’atto di
accusa. Chiede che AC 1 venga condannato alla pena di 28 mesi di detenzione da
espiare, chiede la revoca della sospensione condizionale della pena di 7 mesi
di detenzione inflittagli il 4.10.2001 dalla Corte delle Assise correzionali di
Mendrisio. Da ultimo chiede la confisca di quanto in sequestro.
§ Il Difensore,
il quale pone in risalto la figura e la vita anteriore del suo patrocinato, il
quale, orfano, considera le persone del soccorso operaio la sua famiglia.
Chiede che i quantitativi di cocaina venduti e detenuti dal suo patrocinato e
indicati nell’atto di accusa vengano corretti in funzione delle sue
dichiarazioni. Chiede il proscioglimento dal reato di propagazione di malattie
dell’uomo, in assenza di sufficienti indizi. Chiede inoltre il proscioglimento
dal capo di accusa di contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti
poiché l’assenza di sostanze stupefacenti nel sangue del suo patrocinato al
momento del suo arresto testimoniano l’assenza del consumo. Chiede quindi una
riduzione della pena e non si oppone alla confisca di quanto in sequestro.
Posti dal Presidente, con l'accordo delle Parti, i seguenti
quesiti: AC
1
- E’ autore colpevole di:
1.1. infrazione parzialmente
aggravata alla LF sugli stupefacenti
per avere senza essere autorizzato,
1.1.1. venduto almeno 153 grammi di
cocaina?
1.1.1.1. trattasi di quantitativi
inferiori?
1.1.2. detenuto, occultandolo nello
scantinato dell’immobile dove risiedeva:
1.1.2.1. 1 involucro contenente 102,49
grammi netti di cocaina (purezza del 30,7%)?
1.1.2.2. 1 involucro contenente 42,37
grammi netti di cocaina (purezza del 55,9%)?
1.1.3. venduto circa 35 grammi di
marijuana?
1.2. propagazione di malattie
dell’uomo
per avere,
sapendo di essere sieropositivo al virus HIV,
in 4 o 5 occasioni, avuto rapporti sessuali non protetti con C.R.
senza informarla delle sue condizioni di salute,
accettando la possibilità che i rapporti in questione potessero
comportare la propagazione di una malattia dell’uomo pericolosa e
trasmissibile?
1.2.1. trattasi di reato
mancato/tentato?
1.3. contravvenzione alla LF
sugli stupefacenti
per avere,
senza essere autorizzato,
consumato un imprecisato quantitativo di marijuana,
e meglio come descritto dall’atto di accusa?
-
Può beneficiare della
sospensione condizionale della pena?
-
Deve subire la revoca della
sospensione condizionale della pena di 7 mesi di detenzione inflittagli il
4.10.2001 dalla Corte delle Assise correzionali di Mendrisio?
-
Deve subire la confisca di:
4.1. 233,99 grammi netti di
cocaina con grado di purezza variante da 30,7 a 55,9%;
4.2. 20,11 grammi di sostanza non
identificata;
4.3. 16,69 grammi di marijuana;
4.4. fr. 25'300.--;
4.5. euro 560.--;
4.6. fr. 620.--;
4.7. 1 natel marca Nokia 3410 con
tessera Orange no.;
4.8. 1 natel marca Siemens, con
tessera Orange;
4.9. 1 tessera Orange prepaid no.;
4.10. 1 sacchetto con involucri di
plastica;
4.11. 1 caricatore per natel Nokia;
4.12. 1 pesola marca Tanita di
colore nero;
4.13. biglietti con annotazioni;
4.14. 1 agendina;
4.15. fr. 8'150.--?
Considerato in fatto ed in diritto
1.a) AC 1 è cittadino della
__________, nato a __________ il 15.5.1980. Interrogato sulla sua vita
anteriore, nel corso dell’inchiesta, egli dichiarò, agli agenti di polizia,
quanto segue (verb. pol. 15.10.2003, PS11, p.1 e segg):
"
(p. 1) Ho sempre abitato in Africa e precisamente nella
__________ dove sono nato. Nella capitale __________ ho seguito le scuole per 7
anni. A causa della situazione del mio paese ho abbandonato gli studi all’età
di 19 anni. Per la comprensione del ritmo scolastico in __________ preciso che
dall’età di 6 anni si frequentano 5 anni di prescuola ed in seguito si
frequentano le scuole obbligatorie. Io non ho però terminato l’obbligatorietà e
non ho ottenuto una licenza scolastica. Vivevo con mio padre essendo mia madre
già deceduta da tempo. Ho un fratello maggiore che è arruolato nell’esercito.
In patria non ho lavorato, mio padre si occupava del mio sostentamento. Nel
gennaio 2001 in __________ vigeva un regime di dittatura e vi erano dei
conflitti. La situazione era alquanto precaria per cui ho deciso di abbandonare
la __________ e partire per l’Europa. Ho pagato del denaro a persone che
gestivano dei pescherecci. Sono giunto in Italia, via __________. Già al
momento della partenza mi fu detto che la destinazione era l’Italia. (p. 2)
Giunto a Genova con altre persone abbiamo raggiunto la Svizzera. Ricordo che ho
percorso il tragitto Milano/Ginevra in treno. Non mi sono fermato in Italia
siccome mi fu consigliato dal passatore che l’asilo era favorito in Svizzera.
Ho fatto la registrazione a __________ e trasferito a __________.
Susseguentemente sono stato assegnato al centro rifugiati di __________. Verso
maggio 2001 sono stato assegnato al __________. Nel maggio 2001 presso il
Centro vi fu un controllo di Polizia ed io sono stato arrestato per infrazione
alla LF sugli stupefacenti. Sono rimasto in arresto dal 21.5.2001 al 27.8.2001.
L’ultimo periodo di carcerazione l’ho trascorso al penitenziario. Mentre ero in
arresto non stavo bene di salute per cui il medico mi ha sottoposto ad analisi
mediche. Sono stato scarcerato e messo in contatto con __________ dove
nuovamente venivo sottoposto ad analisi mediche. Mi hanno riscontrato
l'infezione da virus HIV. Precedentemente agli esami a __________, io non mi
ero mai sottoposto ad alcuna analisi e non sono mai stato in cura medica. In
__________ non ho mai avuto disturbi fisici."
Stando al certificato medico in atti (AI21) allestito dai dr. med.
__________, AC 1 è affetto da infezione HIV. In occasione della visita
dell’11.9.2001 egli “si trovava in uno stato di immunodeficienza tale da porlo
a rischio di sviluppare un’infezione opportunistica e quindi la sindrome da
immunodeficienza acquisita (AIDS).” Sempre dal citato certificato medico emerge
che AC 1 è in cura dal 13.8.2001.
Interrogato dal PP in merito alle attività svolte in occasione
della sua permanenza sul territorio elvetico, AC 1 dichiarò quanto segue (VI PP
26.9.2003, AI19):
"
(p.4) ADR che dopo essere stato processato nel mese di ottobre
2001 sono rimasto in Svizzera quale richiedente l’asilo dapprima a __________ e
poi a __________. Quando ero a __________ non ho mai lavorato mentre da quando
sono a __________ ho lavorato alcuni giorni a __________ e poi nel mese di
agosto nelle __________. È stato il Soccorso Operaio che mi ha trovato questi
lavori. Mi occupavo della pulizia dei sentieri turistici. Ho finito di lavorare
il 15 agosto 2003. In seguito non ho più lavorato, anche se ho cercato altre
occupazioni."
In precedenza AC 1 aveva dichiarato, sempre in merito alle sue
attività occupazionali, quanto segue (ver. pol. 15.9.2003 PS3):
"
(p.2) l’interrogante mi chiede da dove proveniva il denaro da me
impiegato per l’acquisto della marijuana. Rispondo che trattasi del denaro che
ricevo dal Soccorso Operaio. Si tratta di fr. 450.—mensili. Inoltre
quest’estate ho lavorato per un mese e mezzo (pulitura sentieri nelle
__________) guadagnando fr. 600.--. Non ho fatto altri lavori.”
A seguito di un’indagine esperita dal Procuratore pubblico, il
soccorso operaio svizzero, nella persona del signor __________, confermò le
dichiarazioni di AC 1, precisando quanto segue (lettera del SOS del 4.11.2003,
AI41):
"
..mi sono consultato con colleghi del __________ impegnati
nell’aiuto ai richiedenti l’asilo e posso certificarle quanto segue: 1. Tramite
il nostro intervento, il signor AC 1 ha effettivamente lavorato per il servizio
sociale del Comune di __________. Si è trattato di un lavoro di sgombero
avvenuto il 28 aprile 2003 durato solo alcune ore e remunerato una tantum con
fr. 100.--. Per questa occupazione occasionale, come si può ben capire, non è
stato stipulato nessun contratto. Il signor AC 1 si è limitato a firmare una
ricevuta che dovrebbe essere ancora in possesso della funzionaria comunale
signora __________. 2. Corrisponde al vero che il signor AC 1 ha pure
partecipato durante 5-6 settimane ai lavori di sistemazione dei sentieri di
montagna per conto della nostra associazione e dell’Ente turistico delle
__________. Questo impiego è avvenuto nell’ambito dei piani occupazionali
previsti e finanziati dall’ufficio federale dei rifugiati a favore dei
richiedenti l’asilo. Malgrado si tratti di un’occupazione autorizzata non
esiste di norma un vero e proprio contratto di lavoro. La remunerazione è
ridotta perché comprende momenti di formazione e tiene conto di altre
prestazioni fornite gratuitamente dallo stato. Per qualsiasi vertenza fa stato
il regolamento deciso dagli uffici federali e cantonali competenti. A titolo di
documentazione esiste una registrazione delle presenze e delle remunerazioni
firmata dall’interessato che allego in fotocopia. Come si può rilevare il
signor AC 1 ha lavorato dal 14 luglio al 14 agosto (dal 14 al 21 agosto
risultava assente per malattia), conseguendo un compenso complessivo di fr.
865.--."
b) Dall’incarto inviato
dalle autorità che sovrintendono le procedure relative all’asilo (AI15) emerge,
contrariamente a quanto dichiarato dall’accusato in occasione del verbale di
polizia del 15.10.2003 (PS11), che AC 1 presentò una prima domanda di asilo già
nel corso del 1998, e più precisamente il 23.11.1998.
Il 1.3.1999 l’UFR respinse tale domanda e pronunciò il suo rinvio
verso la __________. AC 1 si rese irreperibile a partire dal 14.6.1999. In aula
così come davanti alle autorità preposte all’esame della seconda domanda di
asilo AC 1 dichiarò di essere tornato in __________ e da lì ripartito il
19.11.2000. Il 17.1.2001, l’accusato presentò una seconda domanda di asilo. In
data 12.2.2001 l’UFR decise di non entrare nel merito. A seguito di tale
decisione il consultorio giuridico per richiedenti l’asilo del Soccorso Operaio
Svizzero inoltrò una domanda di riesame postulando la sospensione dell’allontanamento
a causa dello stato di salute dell’accusato.
AC 1 venne sentito dalle autorità federali preposte all’esame
delle sue domande di asilo rispettivamente in data 26.11.1998, 26.1.1999,
29.1.2001 e 8.2.2001 (verbali allegati all’AI15).
Dalla lettura dei citati verbali e dagli accertamenti esperiti
dall’UFR emergono numerose versioni che si contraddicono e contraddicono le
dichiarazioni rese dall’accusato nel corso dell’inchiesta. Chiamato a far
chiarezza sul suo trascorso, AC 1 non è stato in grado di fornire spiegazioni
soddisfacenti.
Per quanto concerne il periodo della scolarità, contrariamente a
quanto dichiarato nel corso dell’inchiesta, AC 1 dichiarò, in occasione del
verbale del 26.1.1999, di avere frequentato per 10 anni la scuola portoghese
iniziata all’età di 8 anni e che la stessa venne poi chiusa a causa della
guerra il 7.6.1998. Dalla sentenza delle assise correzionali di Mendrisio del
4.10.2001, acquisita agli atti, emerge che AC 1 avrebbe frequentato il liceo.
Interrogato nel corso del dibattimento sulle contraddizioni
emergenti dagli atti, AC 1 ha ribadito di avere frequentato la scuola per 7
anni e di non averla terminata ed ha precisato che in __________, dopo i primi
cinque anni di scuola si accede al liceo.
Le affermazioni di AC 1 circa l’instabilità della situazione
politica presente nel suo paese nel gennaio del 2001 sono in palese
contraddizione con gli accertamenti effettuati dall’UFR. Nella decisione
dell’UFR del 1.3.1999, con cui venne respinta la prima domanda di asilo, si
legge che in __________ “i combattimenti erano cominciati nel giugno 1998. Il
presidente __________ e il capo dei ribelli __________ conclusero un cessate il
fuoco nell’agosto del 1998. Il 1. novembre 1998 venne firmato un accordo di
pace tra le varie parti coinvolte nel conflitto ad __________. Le due parti
accettarono il ritiro delle truppe straniere e l’installazione della forza
ovest-africana __________ per mantenere la pace e l’organizzazione di elezioni
libere previste per il marzo del 1999. Delle delegazioni delle Nazioni Unite e
della croce rossa internazionale sono attive sul posto e possono agire
liberamente. Attualmente numerose persone che fuggirono a combattimenti sono
ritornate al loro domicilio. Non esiste più un clima generalizzato di violenza
nella __________.”
Nella decisione dell’UFR del 12.2.2001, il preposto ufficio
affermava che “la situazione politica vigente nel paese di origine del
richiedente non si opponeva ad un suo rimpatrio.”
Le affermazioni di AC 1 circa l’asserito pagamento da lui
effettuato a persone che gestivano dei pescherecci per abbandonare la
__________ sono in contraddizione con quanto dichiarato in occasione del
verbale dell’8.2.2001, dove, facendo riferimento al secondo viaggio verso la
Svizzera, dichiarò di non aver pagato nulla per il suo trasporto.
E ancora, le affermazioni di AC 1 circa il suo arrivo a __________
ed il consiglio ricevuto da un passatore in merito al fatto che in Svizzera
l’asilo fosse favorito sono in palese contraddizione con il fatto che
l’episodio raccontato fa riferimento al 2000/2001 ovvero quando aveva già avuto
conoscenza dell’esito negativo della sua prima domanda di asilo ed in
contrasto, per quanto concerne il porto di arrivo, con l’incertezza dimostrata
in occasione del verbale del 19.11.2000 tra il porto di Napoli e quello di
__________ e con la seguente affermazione di essere arrivato al porto di
__________ il 14.1.2001 in occasione del verbale dell’8.2.2001.
Da ultimo AC 1 dichiara di non aver mai avuto disturbi fisici in
__________ e ciò contraddice le sue affermazioni rese l’8.2.2001 quando
dichiarò di non essersi attivato per l’ottenimento di un documento, dopo essere
rientrato in __________, a causa dei suoi disturbi di salute. Ed ancora le
versioni sono contrastanti per ciò che concerne il suo possesso di un documento
di legittimazione. In occasione dei verbali relativi alla prima procedura egli
dichiarò di averne ottenuto uno nel 1993 con validità di tre anni per poi
dichiarare, in occasione della procedura relativa alla sua seconda domanda di
asilo di non averne mai posseduto uno. Ancora in aula AC 1 ha ribadito che “in
__________, di solito sono i genitori a richiedere i documenti di
legittimazione” ciò malgrado la sua maggiore età.
Numerose le contraddizioni anche sulla presunta morte del padre e
del fratello. Chiamato a fornire spiegazioni, AC 1 dichiarò in aula, fornendo
una nuova versione dei fatti, che in occasione della prima domanda di asilo
egli non sapeva se suo padre fosse morto. E solo al suo rientro in __________
venne informato che le persone che erano state arrestate sarebbero state uccise
dal regime.
Emergono inoltre contraddizioni anche sul ruolo di comandante del
padre al servizio di una delle parti in guerra. In un primo momento dichiarò
che era comandante dell’esercito al servizio di __________ ed in seguito
affermò di non sapere al servizio di quale delle due fazioni il padre rese
servizio.
c) Per quanto attiene ai
suoi precedenti penali, AC 1 è stato condannato, il 4 ottobre 2001 dalla Corte
delle Assise correzionali di Mendrisio, alla pena di 7 mesi di detenzione
sospesa condizionalmente per 2 anni ed alla pena dell’espulsione per un periodo
di 5 anni per titolo di ripetuta infrazione e contravvenzione alla LF sugli
stupefacenti.
2.a) Le circostanze che
portarono all’arresto dell’accusato, avvenuto il 15.9.2003 (AI3), vanno
ricercate nell’ambito delle indagini esperite dagli inquirenti e finalizzate
all’identificazione dei fornitori di __________, personaggio sospettato di aver
acquistato a __________ non meno di 354 grammi di eroina da spacciatori
albanesi.
Gli inquirenti misero sotto controllo l’utenza di __________ a
partire dal 25.8.2003. Dalle censure telefoniche emerse che __________ si
riforniva presumibilmente di eroina direttamente nel __________ da un non
meglio identificato spacciatore la cui utenza (0787442205) venne messa sotto
controllo (cfr. rapporto per richiesta sorveglianza telefonica e tabulati
retroattivi del 2.9.2003 AI1 e relativa decisione del GIAR del 5.9.2003 AI2)
Nel frattempo, l’11.9.2003 gli inquirenti provvidero all’arresto
di __________, il quale, interrogato sull’identità del suo fornitore, dichiarò
quanto segue (verb. pol. 11.9.2003 __________ PS28):
"
(p.2) Ho capito il motivo del mio arresto. Ammetto subito che
oggi circa mezz’ora prima del mio fermo avevo peso contatto con un cittadino di
razza nera che conosco come __________ e che avevo conosciuto circa tre mesi
fa. So a memoria il suo numero di natel ovvero [n.d.r.: nel verbale che
segue dichiarerà che il numero di __________ è]. Numero al quale ho sempre
contattato questo __________. Oggi telefonicamente gli avevo richiesto 2 grammi
di cocaina al prezzo di fr. 300.--. Non ho fatto in tempo ad incontrarmi con lo
spacciatore siccome sono stato fermato dalla polizia. (…) L’incontro con lo
spacciatore era fissato nei parcheggi siti dinanzi al negozio __________. (..)
ADR È vero che io ieri sera ho contattato “Carlo” acquistando previo
appuntamento telefonico 1 grammo di cocaina pagando fr. 150.--. L’incontro è
stato effettuato in __________. Come detto circa tre mesi fa, in piazza a
Locarno sono entrato in possesso del numero di telefono dello spacciatore
africano __________ da parte del __________ un mio amico portoghese. Ho quindi
iniziato a contattare questo numero telefonico e sono sempre riuscito ad
ottenere della cocaina. Ora non so indicare esattamente il periodo in cui ho
iniziato gli acquisti con __________ comunque verso luglio 2003. Sono certo che
__________ mi ha dato il numero dello spacciatore africano poco prima di essere
ricoverato in ospedale (…) (p.2) (…) Non sono in grado di indicare dove
l’africano abiti. Con lui mi sono sempre espresso in italiano. Sono in grado di
riconoscere questo personaggio. Connotati: razza nera, età 30/35 anni, altezza
circa 170 cm, corporatura normale, capelli corti scuri, porta sempre un
berrettino di baseball di colore scuro, non ha nessun segno particolare
visibile (tatuaggi, cicatrici, ecc.). Si sposta prevalentemente a piedi mentre
una volta l’ho visto in bicicletta. Le volte che l’ho incontrato era sempre
solo, mai in compagnia di altre persone. Mi viene sottoposto un foglio (all. A)
raffigurante delle persone di sesso maschile e di colore. Non riconosco fra le
persone __________.”
Sulle base delle intercettazioni telefoniche, il 15.9.2003, gli
inquirenti, seguirono gli spostamenti del tossicomane __________, presunto
acquirente dello spacciatore di etnia africana. Verso le 20.30 i due si
incontrarono in un angolo buio posto su via __________ nei pressi
dell’intersezione delle __________. Quando si separarono vennero fermati e
accompagnati in ufficio. Venne accertato che l’africano, che negava ogni suo
coinvolgimento, era AC 1, richiedente l’asilo e residente in __________. In suo
possesso non vennero rinvenuti né stupefacenti, né denaro se non pochi
spiccioli nel portamonete. Egli risultava in possesso di un apparecchio natel
con collegamento, numero identico a quello trovato in possesso di __________.
__________ interrogato dagli inquirenti al momento del fermo, dopo
iniziali reticenze, ammise di conoscere il cittadino africano con il quale si
era incontrato in , dichiarò che l’incontro era finalizzato
all’acquisto di cocaina e che l’utenza utilizzata per fissare l’incontro era
078 7442205: la stessa utilizzata dal __________ per mettersi in contatto con
il suo fornitore “”. Il ritrovamento sulla persona __________ di un
secondo numero di telefono corrispondente a quello del natel sequestrato a AC 1
venne spiegato da __________ nei termini seguenti (verb. pol. 15.9.2003
__________ PS24):
"
(p.5) Questa sera gli ho telefonato al numero per vedere se
potevo ottenere della cocaina per mio uso personale. Abbiamo fissato un
appuntamento al __________ dove lui giunse dicendo che non aveva nulla ma mi ha
dato un nuovo numero telefonico, quello rinvenuto sulla mia persona. Ho gettato
quindi il biglietto con il numero precedente. È a questo numero che io avrei
dovuto richiamarlo e lui solo così mi avrebbe precisato se era in condizioni di
farmi avere o meno della cocaina. non si è mai fatto un discorso più concreto e
non ho mai parlato di prezzo.”
AC 1 venne fotografato dagli inquirenti al momento del suo arresto
e la sua foto venne sottoposta per riconoscimento anche a __________, il quale
dichiarò quanto segue (verb. pol. __________ 17.9.2003, PS29):
"
(p. 2) Riconosco il “__________” dalla foto che mi viene mostrata
e che sottoscrivo. Prendo atto trattasi di AC 1.”
AC 1, al momento del suo arresto venne sottoposto al test delle
urine con esito negativo (PS19) e venne sottoposto, con il suo accordo, anche a
visita medica con radiografie presso il pronto soccorso dell’ospedale
__________ che diede esito negativo.
Al momento del fermo, AC 1 era in possesso, tra le altre cose, di
1 natel con inserita la tessera Orange no. tel., di una tessera Orange no. e di
una fattura di un natel marca Nokia 6510 Dark IMEI (datata: 2.5.2003) (PS3
all’AI3).
Gli accertamenti esperiti dagli inquirenti permisero di accertare
che la tessera Orange no. corrispondeva al collegamento telefonico e che
l’IMEI di cui al natel indicato nella fattura era quello dell’apparecchio
utilizzato con la tessera (cfr. verb, pol. 24.9.2003 PS7)
b) In corso di inchiesta
e più precisamente in data 16.9.2003 gli agenti di polizia, alla presenza di AC
1, dietro ordine del PP, si recarono presso l’appartamento dell’accusato in
__________ per eseguire la perquisizione dell’appartamento e dei vani cantina.
Il rapporto di segnalazione del 23.10.2003 evidenzia quanto segue
(AI34 e documentazione fotografica):
"
In data 16.9.2003, come da Sue disposizioni, si procedeva ad una
perquisizione domiciliare presso lo stabile sito in __________ a __________.
(…). Alla stessa hanno collaborato due agenti del Gruppo Cino. Dopo aver
eseguito la perquisizione presso l’appartamento occupato dal AC 1 la medesima
veniva estesa ai locali comuni ubicati nello scantinato dello stabile. Questo
poiché è notorio che questa tipologia di spacciatori usa nascondere
stupefacenti e denaro in detti luoghi. In particolare da un controllo al tatto
del rivestimento delle tubature del riscaldamento si notava che le isolazioni
presentavano dei fori sulla parte superiore. Presumendo che vi fosse nascosta
della sostanza stupefacente si procedeva all’apertura delle isolazioni. Per
fare questo è stato necessario tagliare il cartone che avvolgeva le isolazioni
delle tubature. In questi nascondigli venivano rinvenuti diversi ovuli
contenenti cocaina per complessivi grammi 233 e la somma di oltre fr.
25'000.--. (…)”.
Quanto rinvenuto e sequestrato figura elencato nel verbale di
perquisizione e di sequestro agli atti (PS6).
Dal rapporto di comparazione dattiloscopica del 6.10.2003 (PS21)
si evince che la ricerca di impronte papillari eseguita sugli involucri
contenenti stupefacenti e denaro, rinvenuti durante la perquisizione del
16.9.2003, permise di rivelare frammenti di impronte digitali appartenenti al
AC 1.
Il rapporto di pesata e analisi preliminare di sostanze
stupefacenti (PS22) precisa che la ricerca di impronte digitali di AC 1, cui fa
riferimento il rapporto di comparazione dattiloscopica sopra citato, diede
esito positivo per gli ovuli nr. 1 (contenente 102,49 grammi di cocaina) e nr.
2 (contenente 42,37 grammi di cocaina) (PS22).
Dallo stesso rapporto di pesata e analisi preliminare emerge che
vennero sequestrati in tutto 233,99 grammi di cocaina, 20,11 grammi di sostanza
non identificata e di 16,69 grammi di marijuana.
Dal rapporto dell’istituto di polizia scientifica e di
criminologia di Losanna si evince che i campioni prelevati dagli ovuli nr. 1 e
nr. 2 presentavano un grado di purezza rispettivamente del 30,7% e del 55.9%
(PS22, p. 6)
I valori sequestrati sono riportati in dettaglio nella ricevuta
consegna di denaro del 29.9.2003 (PS21). I 5 rotoli di denaro contenevano un
totale di fr. 25'300.-- e euro 560.--.
Dal rapporto di complemento del 5 marzo 2004 (doc. TPC) emerge che
gli operai della __________, incaricati di risistemare l’isolazione nei vani
cantina dello stabile di __________, rinvennero, fra le tubature di
riscaldamento, un’ulteriore confezione contenente del denaro per un totale di
fr. 8'150-.
In questo caso la scientifica trovò sulla confezione una traccia
palmare appartenente a AC 1.
- In data 4.2.2004 il
Procuratore pubblico ha posto in stato di accusa AC 1 per titolo di infrazione
parzialmente aggravata alla Legge Federale sugli stupefacenti per avere venduto
153 grammi di cocaina rispettivamente a __________ (70 grammi), a __________
(76 grammi) ed a PL 1 (7 grammi) e 35 grammi di marijuana a __________ e per
aver detenuto 144,86 grammi di cocaina; per titolo di ripetuta propagazione di
malattie dell’uomo e di contravvenzione alla Legge Federale sugli stupefacenti.
AC 1 ha contestato integralmente il reato di ripetuta propagazione
di malattie dell’uomo ed ha contestato parzialmente il reato di infrazione
parzialmente aggravata alla Legge Federale sugli stupefacenti, ammettendo di
avere venduto 20 grammi di cocaina ad __________ e 25 grammi di marijuana a
__________, salvo poi precisare in aula di avergliela regalata, e di avere
detenuto 102,49 grammi di cocaina, ovvero la quantità relativa all’ovulo nr. 1.
a) L’accusa relativa
alla vendita di 70 grammi di cocaina a __________ poggia sulla chiamata di
correo del __________, vestita dalle intercettazioni telefoniche e dal
riconoscimento fotografico, anche se ritrattato al momento del confronto con AC
1, nonché dalle parziali ammissioni di AC 1 ritrattate anch’esse dopo il
confronto con __________.
, interrogato dagli inquirenti il 17.9.2003 (PS29),
riconobbe nella foto che gli venne mostrata il suo fornitore “” e
dichiarò che da AC 1 aveva,
"
acquistato nel periodo fine giugno/settembre 2003 a varie riprese
complessivamente circa 70 grammi di cocaina con una spesa complessiva di fr.
10'500.--. Del quantitativo acquistato circa 50 grammi li ho consumati
personalmente mentre 20 grammi rivenduti a coloro che mi avevano anticipato il
denaro. Al telefono ho sempre parlato con “__________” ed era sempre lui che
veniva alle consegne.” (verb. pol. __________ 17.9.2003 PS29, p. 2).
Tale versione dei fatti venne confermata nei verbali seguenti
rispettivamente del 24.9.2003 (PS31) e del 29.9.2003 (PS32).
Anche in occasione del confronto con AC 1, __________ ribadì di
avere acquistato 70 grammi di cocaina da “__________”, suo fornitore.
Le dichiarazioni di __________ in occasione del confronto con AC 1
furono le seguenti (VI PP 7.11.2003 __________ -AC 1 AI44):
"
__________: è la prima volta che vedo la persona qui
presente. Non è il ragazzo che io chiamavo __________ e che ho menzionato nei
precedenti verbali d’interrogatorio, dove avevo affermato che __________ mi
aveva venduto circa 70 grammi di cocaina. Il __________ era un ragazzo di
carnagione più chiara. Aveva la stessa altezza, aveva i capelli scuri corti e
portava sempre il cappellino. Mi viene mostrata la fotografia originale
allegata al verbale d’interrogatorio di polizia del 17 settembre 2003. Era
questa persona che io ho riconosciuto come __________ che mi ha venduto la
cocaina. A mio modo di vedere non è la stessa persona qui presente oggi,
assolutamente non è lui. AC 1: Mi viene mostrata la fotografia allegata al
verbale d’interrogatorio di __________ del 17 settembre 2003, allegato A.
Dichiaro che questa non è la mia fotografia. Prendo atto dall’interrogante che
la stessa mi è stata fatta il 16 settembre 2003, giorno successivo al mio
arresto dalla Polizia Scientifica. Da parte mia dichiaro che non è la mia
fotografia. __________: sono sicuro che la persona qui presente non è il
__________ che mi ha venduto la cocaina. __________ lo incontravo sia durante
il giorno, alla luce del sole, sia la sera, quando era buio. Non conosco il
nome di __________. Ribadisco che la persona che mi è stata mostrata in
fotografia in occasione del verbale d’interrogatorio del 17 settembre 2003 era
il __________. Ritengo che la persona raffigurata in questa foto non si la
stessa qui presente oggi. (…) Sentendo parlare il ragazzo qui presente non mi
sembra sia il __________ perché __________ parlava meglio l’italiano. C’è una
certa rassomiglianza ma non mi sembra sia lui. Come detto che la foto che mi
era stata sottoposta raffigurava __________. Non ricordo nessun segno
particolare che mi permettesse di distinguere __________. ADR il ragazzo qui
presente così come lo vedo non mi sembra di averlo mai visto prima d’oggi.”
AC 1, reticente, fino al verbale davanti al PP del 26.9.2003, in
merito ad un suo coinvolgimento nella vendita di cocaina ed in merito ai
quantitativi di sostanza stupefacente venduta, confrontato con le dichiarazioni
del __________ ammise di aver venduto “a __________, detto __________, 20
grammi di cocaina”. (VI PP 26.9.2003 AC 1 AI19, p.2; verb. pol. AC 1
14.10.2003, PS10, p.6; VI PP 28.10.2003, AC 1 AI37, p.2 ). Dopo il confronto
con __________ in occasione del quale egli affermò che la persona davanti a sé
non era il suo fornitore, AC 1 cambiò versione dichiarando di non avergli
venduto cocaina, senza fornire alcuna motivazione per tale cambiamento di
versione (cfr. VI PP 25.11.2003). Nel corso del dibattimento AC 1 ha confermato
di non avere mai venduto della cocaina a __________.
L’inchiesta ha permesso di accertare senza ombra di dubbio che la
foto mostrata dagli inquirenti a __________ nel corso dell’inchiesta era quella
di AC 1. (rapporto di polizia scientifica AI47).
La chiamata di correo di __________ è perfettamente credibile e
ciò malgrado la dichiarazione resa in occasione del confronto secondo cui la
persona raffigurata nella foto ed identificata nel suo fornitore “__________”
non era il AC 1. La circostanza addotta da __________ a sostegno della sua
ritrattazione è sconfessata dalle risultanze dell’inchiesta e dalle stesse
ammissioni di AC 1, ritrattate solo a seguito del confronto. Altro non è che un
goffo tentativo di scagionare AC 1, che però non regge agli accertamenti
presenti agli atti.
Indipendentemente dalle ritrattazioni dell’ultima ora, rimane
incontrovertibile il fatto che __________ ha fornito agli inquirenti il numero
di telefono del suo fornitore, che, messo sotto ascolto, ha permesso di
procedere all’arresto di __________ e di AC 1. Lo stesso numero di telefono era
in possesso di __________ ed associato, da quest’ultimo, alla persona di AC 1.
Lo stesso __________ ha riconosciuto nella foto mostrata dagli inquirenti il
suo fornitore, circostanza confermata da AC 1.
A ciò si aggiunga che __________ ha affermato che AC 1 gli confidò
che , oltre __________ stesso, era il suo unico altro acquirente di
cocaina. (cfr. VI PP AC 1- 7.11.2003 AI42).
La chiamata di correo del __________ è perfettamente credibile
anche per quel che concerne il quantitativo acquistato da AC 1.
Infatti __________ ha sempre dichiarato che la quantità acquistata
dal suo fornitore era di ca. 70 grammi di cocaina, sostanziandola con il suo
consumo e le vendite a terzi nel periodo incriminato.
Tale versione dei fatti, come detto, è stata nuovamente ribadita
in occasione del confronto con AC 1.
Una costanza e linearità che cozza davanti alle versioni di AC 1
che vanno dall’ammettere la vendita di 70 grammi, pur evidenziando che il
quantitativo gli sembrava eccessivo, al ridurre a 10 grammi il quantitativo
venduto per poi affermare di avere sempre dichiarato alla polizia un
quantitativo di 20 grammi fino a dichiarare di non aver mai venduto cocaina a __________.
La Corte non ravvede il motivo per cui __________ avrebbe dovuto
mentire, confessando quantitativi maggiori rispetto a quelli ricevuti
pregiudicando la sua posizione processuale. Inoltre come detto le affermazioni
di AC 1 non si possono che ritenere di scarsa credibilità a fronte delle
molteplici versioni che ha fornito, e non solo per quanto concerne le accuse
rivoltegli.
b) L’accusa relativa
alla vendita di 76 grammi di cocaina ad __________ Imre poggia sulla chiamata
di correo __________, vestita dalle intercettazioni telefoniche e dal
riconoscimento fotografico, nonché dalle parziali ammissioni di AC 1.
__________, interrogato dagli inquirenti sulla persona insieme
alla quale venne arrestato il 14.9.2000, dopo iniziali reticenze in merito al
periodo di conoscenza del AC 1, rese le seguenti dichiarazioni:
"
(p.1) La nostra conoscenza risale all’inizio di settembre 2003.
In occasione del mio primo acquisto la sostanza (1 pallina da 1 grammo) era
destinata al mio solo consumo: la qualità non era neppure buona. Io frequentavo
il parchetto di __________, inizialmente raramente ed in seguito più
assiduamente e seppure notavo che vari tossicomani erano sotto influsso di
cocaina nessuno mi ha mai contattato per averne. Probabilmente avevano altri canali.
(p.2) Questi canali all’inizio di settembre 2003, si sono interrotti e la gente
ha iniziato a contattarmi per cercarmi cocaina. Non so per quale motivo si sono
indirizzati a me. Fatto sta che io avevo questo contatto con il AC 1 e l’ho
presentato ad alcuni ma le cose non hanno funzionato perché la qualità che
forniva non era buona. Io lavoravo ed alla gente ho detto che dovevano
arrangiarsi da soli. Per far acquisire fiducia in questi tossicomani, li
presentavo come fratelli. AC 1 non voleva avere nessun contatto con altra
gente. È così successo che io richiedevo al AC 1 della cocaina sia per me che
per terzi che mi anticipavano i soldi. Le richieste avvenivano sempre
telefonicamente. Preciso però che in alcune occasioni per fare in modo che
acconsentisse alla vendita dovevo ordinare maggiori palline di quelle che in
realtà acquistavo poi. AC 1 infatti se richiedevo solo 1 pallina si negava. È
vero che AC 1 si arrabbiava di questo mio modo di fare, però usciva lo stesso.
La cocaina venduta dal AC 1 era sotto forma di palline da 1 grammo per fr.
150.—ed in diversi casi da mezzo grammo per fr. 80.--. Non sempre io avevo il
denaro giusto per l’acquisto destinato al mio consumo personale ed anche gli
altri non sempre riuscivano a darmi il denaro giusto. Ricordo che una volta AC
1 mi ha dato 3 palline a credito. È stata l’unica volta perché non ho regolato
questo debito ed allora a credito non mi ha più dato nulla. So che AC 1 consuma
della canapa perché una volta mi ha chiesto se gliene procuravo. Solo una volta
gli ho portato uno spinello già confezionato che mi hanno dato in piazza. Ho
riflettuto sul quantitativo di cocaina ottenuto dal AC 1 nel periodo settembre
2003. Io acquistavo cocaina quasi tutti i giorni. Ritengo che complessivamente
ho acquistato 76 grammi di cocaina, di cui 40 grammi consumati personalmente e
36 grammi consegnati a terze persone che mi avevano anticipato il denaro di
volta in volta. (p. 3) Quale compenso i ricevevo un po’ di sostanza da parte
sia del AC 1 che degli acquirenti. Fatti avvenuti in poche circostanze. Questi
compensi sono compresi nei quantitativi dichiarati. Gli interroganti mi fanno
prendere atto che sulla scorta delle intercettazioni telefoniche in atto,
risulta che nel periodo 3.9.2003/12.9.2003 io ho richiesto al AC 1 101 palline
da 1 grammo e 4 palline da mezzo grammo. A questi vanno aggiunte le palline che
ho acquistato in data 13 e 14 settembre e che io ho quantificato in 7
complessive. Risulta quindi che nel citato periodo ho richiesto al AC 1
complessivamente 108 palline da 1 grammo e 4 da mezzo grammo pari ad un
acquisto di cocaina di grammi 110 complessivi. Io riconfermo e ritengo esatto i
quantitativi che ho dichiarato. Vi è una differenza fra i quantitativi
richiesti e quello ottenuti per la ragione che ho specificato. ADR la sera
dell’arresto ho richiesto 8 palline ma ne avrei ritirate solo 6 da 1 grammo.
Infatti possedevo fr. 890 per l’acquisto (fr. 290 miei ed il resto per gli
altri). Le persone che mi anticipavano il denaro sono i tossicomani che
frequentano il parchetto. Personalmente per far fronte alla spesa dei miei
acquisti di cocaina ho utilizzato denaro proveniente dal mio stipendio e che
tenevo da parte. Io vivo con mia madre per cui non ho molte spese. Il AC 1 in
data 13 o 14 settembre 2003 si dimostrò spaventato da un eventuale intervento
della polizia e cambiò il numero telefonico. Mi fornì quello rinvenuto sulla
mia persona al momento dell’arresto. Mi viene chiesto se in precedenza al
contatto con AC 1 io avevo altri contatti per ottenere cocaina. io rispondo di
no. (p.4) Il mio consumo è legato alla conoscenza del AC 1.” (verb. pol.
__________ 22.9.2003 PS26)
"
(p.2) (..) Confermo che da AC 1 (..) ho acquistato
complessivamente circa 76 grammi di cocaina nel periodo inizio settembre fino
al 25 settembre, giorno del mio arresto. ADR che prima di questo periodo non ho
mai avuto contatti con AC 1. L’avevo conosciuto una settimana prima. Lui non si
è mai presentato e non mi ha mai detto quale fosse il suo nome. Neppure io gli
ho detto il mio nome. Ricordo solo che mi diceva ai il bravo nel senso di
consegnargli i soldi che gli dovevo in modo corretto. Si spostava in
bicicletta. (…)” (VI PP __________ 26.9.2003 PS27)
AC 1, ammise di avere venduto ad __________ della cocaina ma,
confrontato alle sue dichiarazioni, ridimensionò ancora una volta i
quantitativi della sostanza venduta. Dichiarò infatti di avere venduto ad
__________ al massimo circa 30 grammi (VI
PP 26.9.2003 AC 1 AI19, p.2; verb. pol. AC 1 14.10.2003, PS10, p.2; VI PP AC 1
28.10.2003, AI37, p.2)
In data 7.11.2003 AC 1 e __________ vennero posti a confronto e le
dichiarazioni rese furono le seguenti (VI PP 7.11.2003 __________ -AC 1 AI42):
"
__________: riconosco la persona qui presente. Non conosco
il suo nome perché non l’ho mai chiamato con un nome in particolare. Quando lo
chiamavo al telefono mi annunciavo come __________ e lui mi riconosceva, ma non
mi ha mai detto il suo nome. Riconfermo che ho conosciuto il qui presente AC 1
a fine luglio 2003. La prima volta l’ho incontrato davanti al bar __________ e
mi ha venduto una pallina per fr. 120.--. Dopo circa una settimana l’ho rivisto
vicino alla rotonda e gli ho acquistato due palline, che avrei dovuto pagare
fr. 150.-- l’una. Gli ho consegnato fr. 300.-- più una collanina in pegno.
Quest’ultima sostituiva l’importo di fr. 150.-- che gli avrei consegnato il
giorno successivo se mi avesse venduto un’ulteriore pallina. Ritengo che queste
palline contenessero circa 1 grammo di cocaina l’una. Siccome queste due
palline non erano di qualità delle migliori non mi sono più fatto vedere per
almeno una settimana e mezzo o due. Ho ripreso i contatti con lui a metà agosto
2003 e gli ho acquistato due o tre altre palline. Queste me le ha consegnate a
credito poiché non avevo i soldi necessari. Non avendo i soldi non mi sono più
fatto sentire e non l’ho più rivisto fino all’ultima settimana di agosto. Come
ho già dichiarato nei verbali di polizia confermo che sulla base dei contatti
telefonici che ho avuto con lui gli ho acquistato, nel periodo dall’ultima settimana
di agosto fino al 15 settembre 2003, complessivamente 92 palline di cocaina.
per il periodo precedente, ossia fine luglio fino all’ultima settimana di
agosto, ho aggiunto altre 20 palline di cocaina. Confermo che a AC 1 ho
comandato complessivamente 112 palline. Come ho già precisato non sempre gli
acquistavo i quantitativi che gli comandavo e quando lo incontravo ritiravo
solo una parte delle bolas comandate. Come ho già dichiarato calcolo di aver
effettivamente acquistato circa 80 palline corrispondenti a circa 76 grammi di
cocaina. Confermo che questo quantitativo dovrebbe essere corretto. AC 1: Ho
capito quello che ha dichiarato __________, che conosco come __________. Non è
vero che l’ho conosciuto già nel mese di luglio. L’ho conosciuto unicamente
alla metà del mese di agosto vicino a __________. Mi ricordo di avergli venduto
una bolas, quella prima volta, ma non ricordo se me l’ha pagata fr. 120.—o fr.
150.--. Non è vero quanto ha dichiarato __________ che gli ho venduto circa 76
grammi di cocaina. Riconfermo quanto ho già dichiarato, ossia di avergli
venduto complessivamente circa 30 grammi di cocaina. Non sono in grado di dire
quante bolas fossero. ADR che le bolas le vendevo a fr. 70 o fr. 80 l’una. Se
ne vendevo due alla volta il prezzo poteva essere di fr. 150.—non ho mai
venduto una bolas per questo prezzo, solo la prima volta come ho raccontato
prima. Oltre ai 30 grammi di cocaina che ho venduto a __________ ammetto di
avergli regalato 4 o 5 bolas. Queste gliele ho date in regalo e quindi non me
le ha pagate. La prima volta che ho incontrato __________ voleva conoscere il
mio numero di telefono ma non gliel’ho dato. L’ho rivisto dopo più di una
settimana e in quell’occasione gli ho dato il mio numero ma gli ho detto che
volevo avere contatto unicamente con lui e non volevo che portasse altri
ragazzi. Gli ho detto di non dare il mio numero a nessuno. Non volevo avere
contatti con altri ragazzi. ADR è stata una mia scelta, non l’ho fatto per non
farmi accorgere dalla polizia. ADR che __________ ha rispettato questa mia
richiesta ed è sempre venuto da solo. __________: Ho sentito quanto dichiarato
da AC 1. Ribadisco che il quantitativo che ho indicato alla polizia è stato
calcolato sulla base delle convenzioni telefoniche che abbiamo avuto.
AC 1: Ho capito quanto dichiarato da __________. Da parte mia
dichiaro che la polizia mi ha fatto sentire le nostre conversazioni
telefoniche. È sempre stato __________ a chiamarmi ma io contesto il
quantitativo da lui dichiarato. È capitato come ha dichiarato __________ che mi
comandasse un quantitativo e poi quando ci incontravamo ne ritirava meno, ad
esempio me ne comandava cinque e poi ne ritirava una sola. ADR che malgrado
questo con lui non mi sono mai arrabbiato. __________: È vero che AC 1 non si
arrabbiava, ma verbalmente mi diceva che non voleva rischiare per un
quantitativo così piccolo. (…) all’inizio acquistavo le palline unicamente per
me, poi nel corso delle ultime settimane ne acquistavo una parte maggiore
poiché una parte era per terzi, come ho già detto nei verbali di polizia. (…)
le palline che ho acquistato da AC 1 dal momento in cui l’ho conosciuto fino al
- Settembre 2003 sono inferiori a 20. Potrebbero essere anche solo 10. Il
numero che avevo dato alla polizia era stato fatto in modo approssimativo. (…)
il numero delle bolas acquistate a partire dal 1 settembre 2003 l’ho calcolato
sulla base delle registrazioni telefoniche, indicando nel verbale del 16
settembre a p.4 le palline che ho effettivamente ritirato, calcolo che ho
ripreso nel verbale del 26 settembre 2003.”
__________ appare alla Corte perfettamente credibile per quanto
concerne la quantità di cocaina acquistata a AC 1. Il quantitativo di 76 grammi
nasce da una ricostruzione operata in base alle intercettazioni telefoniche ed
in particolare in base alla somma delle ordinazioni di bolas fatte a AC 1 per
telefono, debitamente corrette in funzione della sostanza effettivamente
acquistata.
Se il quantitativo fosse stato inferiore a 76 grammi __________
avrebbe avuto ogni interesse a ridurlo ulteriormente, favorendo così la sua
posizione processuale. Egli, per contro, affronta AC 1 e, sentite le sue
affermazioni, mantiene intatta la sua versione dei fatti.
La credibilità di AC 1 per contro è minata come già detto in
precedenza.
Inoltre traspare dall’inchiesta un atteggiamento ricorrente
dell’accusato consistente nel negare le proprie responsabilità e, solo quando
messo a confronto con l’evidenza dei fatti, rappresentata da chiamate di correo
sostanziate da intercettazioni telefoniche, egli ammette gli addebiti che gli
vengono mossi dagli inquirenti, riducendone però l’ampiezza.
Ne consegue che anche in questo caso la Corte è giunta all’intimo
convincimento che la quantità venduta da AC 1 sia superiore a quella da lui
dichiarata e decide di confermare l’ipotesi accusatoria.
c) L’accusa relativa
alla vendita di 7 grammi di cocaina a PL 1 si basa sulla chiamata di correo
della ragazza che, in occasione del verbali di polizia rispettivamente del
10.10.2003 (PS33) e del 28.10.2003 (PS34), ed in occasione del confronto
avvenuto il 7.11.2003 (AI43), ha dichiarato di avere acquistato a più riprese,
7/8 grammi di cocaina da AC 1.
AC 1 in questo caso ha negato di conoscere PL 1. Solamente in
occasione del verbale di polizia di data 14.10.2003 (PS10) egli ammetterà di
conoscere PL 1 e di avergli venduto 4 grammi di cocaina. Tale versione dei
fatti verrà subito ritrattata in occasione del verbale davanti al PP in
occasione del quale dichiarerà quanto segue:
"
Io non ho detto di conoscere PL 1 né ho confermato di averle
venduto della cocaina. Ho ribadito di aver venduto cocaina unicamente a
__________ e ad __________.” (VI PP 28.10.2003 AC 1 AI37, p.2)
Gli indizi presenti agli atti, di cui si dirà in occasione
dell’esame del capo di accusa relativo alla propagazione di malattie dell’uomo,
aggiunti alle dichiarazioni lineari, concordanti e circostanziate della ragazza
forniscono elementi sufficienti per concludere che AC 1 conoscesse PL 1 e che
le avesse effettivamente venduto la quantità di cocaina di cui al relativo capo
di accusa.
d) La Corte è inoltre
giunta alla conclusione che AC 1 abbia effettivamente detenuto 102,49 grammi
netti di cocaina e di 42,37 grammi netti di cocaina, così come indicato nel
capo di accusa 1.2 e ciò malgrado la parziale contestazione da parte di AC 1
esposta nel corso dell’inchiesta e ribadita durante il dibattimento.
L’accenno ai ritrovamenti effettuati dalla polizia il 16.9.2003 ed
alle risultanze della polizia scientifica è già stato fatto in precedenza.
Nel corso dell’inchiesta AC 1 si è inizialmente dichiarato
estraneo al ritrovamento dello stupefacente nel vano cantina del suo immobile
(verb. pol. AC 1 16.9.2003 PS5, p.2). Egli ha mantenuto la sua versione anche
quando gli venne riferito che la polizia scientifica aveva rinvenuto le sue
impronte digitali su due pacchi di cocaina. A fronte di tale contestazione AC 1
ha persino giurato di non averla mai toccata, negando pertanto l’evidenza dei
fatti (verb. pol. AC 1 24.9.2003 PS7, p.7; VI PP AC 1 26.9.2003 AI19; verb.
pol. AC 1 2.10.2003 PS9).
Solo a seguito della contestazione operata dagli inquirenti
secondo cui il contenuto delle intercettazioni telefoniche tra AC 1 e i suoi
presunti fornitori indicava la presenza di forniture maggiori rispetto a quelle
da lui dichiarate in funzione delle vendite ammesse, AC 1 dichiarò di avere
ricevuto da __________, suo fornitore, identificato in __________, due
consegne, la prima di 50 grammi (e quindi venduta a __________ nella misura di
30 grammi – salvo poi ritrattare anche questa versione dei fatti- ed ad
__________ nella misura di 20 grammi) e la seconda di 100 grammi, nascosta in
cantina, e meglio:
"
(p. 3) [n.d.r.: facendo riferimento alla seconda comanda di 100g
di cocaina fatta ad __________ consegnata all’accusato il 15.9.2003, AC 1
dichiara:] Questa sostanza l’ho nascosta in cantina, nel luogo dove la polizia
ha proceduto al sequestro. (…) __________ sapeva che io nascondevo la sostanza
ma non era presente quando l’ho fatto. La cocaina mi è stata consegnata in due
pacchetti separati che poi hanno unito in una sola confezione. (…) Spiegateci
esattamente l’ubicazione del nascondiglio usato per la cocaina. Ho nascosto la
cocaina in alto nell’isolazione dei tubi là dove abbiamo la nostra cantina. Nel
luogo ove voi avete nascosto la cocaina, in occasione della perquisizione la
polizia ha rinvenuto altra cocaina e del denaro. A chi appartengono? Io non so
nulla dei soldi né di altra cocaina. ADR La mia cocaina era confezionata mi
sembra una plastica ed avvolto in un giornale. Io non ho osservato attentamente
mentre loro procedevano all’unione dei due pacchetti, perché stavo contando il
denaro da consegnare e relativo alla prima consegna. (…) (p.5) (…) In cantina
nel corso della perquisizione complessivamente sono stati rinvenuti grammi 233
di cocaina e fr. 25'300.—ed euro 560.--. A chi appartiene il resto della
cocaina ed il denaro? R: Non so nulla di altra cocaina e dei soldi. Chi vi ha
suggerito il nascondiglio fra l’isolazione dei tubi in cantina che avete
utilizzato per celare i 100 grammi di cocaina? Nessuno ci ho pensato da solo,
ho guardato ed ho trovato il posto favorevole. Nell’isolazione già c’era un
buco. Ho ben capito che già vi era nascosta altra cocaina: io non posso dire né
accusare nessuno.” (verb. pol. AC 1 14.10.2003 PS10)
"
(p.4) Vi informiamo che la polizia scientifica ha rilevato delle
impronte sugli involucri contenenti la cocaina e sequestrate presso la cantina
in __________. Sono emerse unicamente le vostre impronte su un involucro
contenente grammi 102,49 e su un secondo involucro contenente grammi 42,37.
Cosa rispondete? Io ho unicamente visto e toccato il pacchetto con i 100 grammi
e che ho dichiarato aver ottenuto il giorno stesso dell’arresto. Sono stato io
a nasconderli nel luogo in cui sono stati trovati dalla polizia. Mi viene
spiegato che se sono state trovate le mie impronte su un secondo pacchetto
significa che io l’ho almeno toccato. Rispondo che io assolutamente non ho
toccato questo pacchetto.” (verb. pol. AC 1 22.10.2003 PS12)
"
(p. 2) Ribadisco pure, (…) che 100 grammi di cocaina ritrovati in
cantina mi appartengono e mi erano stati consegnati da __________ il giorno
prima dell’arresto. Preciso comunque che 50 grammi erano di __________. Mi
vengono mostrate alcune fotografie allegate al rapporto di segnalazione 23
ottobre 2003 che riproducono i tubi nella cantina dove era stata nascosta la
cocaina. Non sono in grado di riconoscere il luogo dove ho nascosto i 100
grammi procuratimi da __________ il giorno precedente all’arresto. Non è facile
riconoscere il luogo dove ho nascosto la cocaina. Ricordo di aver messo la
cocaina in un tubo che si trova vicino alle cantine. Scendendo dalla scala che
porta in cantina, sulla destra ci sono le cantine mentre sulla sinistra la
lavatrice. Io ho nascosto la cocaina nel tubo che si trova nel corridoio che
porta alle cantine. (…) (p.3) (…) Come già dichiarato alla polizia riconosco di
aver toccato il pacchetto contenente 100 grammi di cocaina che mi era stato
portato da __________ il giorno precedente l’arresto. Per quanto riguarda il
pacchetto di circa 42 grammi di cocaina sul quale sono state ritrovate le mie
impronte, ho già detto alla polizia che non l’ho toccato. È possibile che
l’abbia toccato inavvertitamente quando ho nascosto il pacchetto di 100 grammi.
La polizia mi aveva pure chiesto se per caso qualcuno mi aveva consegnato quel
pacchetto da nascondere in cantina. Ho dichiarato di non ricordarmi di questo.”
(VI PP AC 1 28.10.2003 AI37)
"
(p.7) Per quanto concerne la sostanza sequestrata in cantina
ribadisco che solo 100 grammi sono di mia proprietà Non so nulla dell’altra
cocaina sostanza e neppure del denaro.” (Verb. pol. AC 1 4.11.2003 PS14)
"
(p.1) Per quanto riguarda la cocaina che è stata trovata nella
cantina ribadisco che 100 grami sono stati portati da __________. Lui vende
bolas di cocaina e le prepara personalmente. Questi 100 grammi erano per lui ed
io avrei potuto prendere delle bolas da vendere. Anche le 30 bolas che ho
venduto a __________ le aveva confezionate __________. ADR non so come possano
esserci le mie impronte sulla confezione di 100 grammi di cocaina. È possibile
che il giorno in cui __________ ha portato la cocaina, assieme agli altri due
ragazzi, io abbia inavvertitamente toccato questo sacchetto. (p.2) non so come
possano esserci le mie impronte sulla confezione di 42 grammi di cocaina. Mi
rendo conto che le versioni da me rese oggi e quelle dei precedenti verbali
sono in contraddizione tra loro. Non sono in grado di spiegare il motivo per il
quale ho modificato le mie versioni.” (VI PP AC 1 25.11.2003 AI52)
"
(p. 2) ADR che i 100 grammi consegnatimi il 15 settembre 2003 mi
sono stati consegnati personalmente a __________. ADR che la cocaina l’avevano
portata gli altri due africani che l’hanno data ad __________, che a sua volta
l’ha consegnata a me (p.3) ADR confermo che una parte di questi 100 grammi
erano di proprietà di __________. ADR che non ho pagato nulla per questo
quantitativo di cocaina. ADR che quella sera __________ è rientrato a
__________ e ha lasciato parte della sua cocaina a me. ADR che la cocaina l’ho
portata io dall’appartamento in cantina e l’ho nascosta nel luogo in cui l’ha
ritrovata la polizia. Confermo che l’involucro contenente circa 100 grammi di
cocaina ritrovati in cantina è il quantitativo che mi aveva consegnato
__________ il 15 settembre 2003. Contrariamente a quanto dichiarato alla
polizia nel verbale d’interrogatorio del 14 ottobre 2003, pag. 2, e pure
confermato davanti al PP il 28 ottobre 2003, non è stato __________ a spiegarmi
come suddividere la cocaina né tantomeno a spiegarmi o a aiutarmi a
confezionare le bolas. Io non ho mai venduto cocaina sotto forma di bolas. Da
questo momento mi rifiuto di rispondere alle domande poiché prima voglio sapere
cosa ha dichiarato __________. : (…) che non è vero, e che lui sa chi
gli consegna la cocaina o la polvere.” (VI PP AC 1- 15.1.2004 AI68)
In aula il presidente ha dato lettura all’accusato delle emergenze
risultanti dal rapporto di complemento del 5 marzo 2004 (doc. TPC).
Chiamato a fornire una spiegazione per la presenza delle sue
impronte digitali sul pacco rinvenuto, AC 1 ha persistito nel dichiararsi
estraneo alla questione e di non aver nulla a che fare con i soldi ritrovati
nello scantinato di casa sua.
La diverse versioni dei fatti rese da AC 1 cozzano con l’evidenza
dei fatti ovvero con la presenza delle sue impronte digitali su due ovuli
sequestrati contenenti rispettivamente 102,49 e 42,37 grammi di cocaina.
L’ulteriore rinvenimento delle sue impronte digitali sul pacco
di soldi contenente fr. 8'150.-- (che sommati agli altri valori
sequestrati dagli inquirenti portano ad una somma di
fr. 33'450.--), aggiunto ai contenuti delle intercettazioni
telefoniche, dove viene fatto riferimento ad una somma di
fr. 30'000.-- che AC 1 avrebbe avuto in suo possesso pronta
da consegnare al suo fornitore, veste ancora di più, qualora fosse
necessario, le chiamate di correo di tutti gli acquirenti di AC 1. Il traffico
di stupefacenti messo in atto da AC 1 è ben superiore a quello da lui ammesso,
in quanto non si racimolano fr. 30'000.—con la vendita di 20 grammi di cocaina.
Da ultimo l’accusa relativa alla vendita di 35 grammi di marijuana
trova conferma nelle concordanti dichiarazioni rese sia da __________ alla
polizia in data 9.10.2003 (PS35 e PS36).
Ancora una volta AC 1, nelle sue ammissioni, tende a ridurre
sistematicamente i quantitativi di sostanza stupefacente che gli vengono
contestati dagli inquirenti, dichiarando di avere sì venduto a __________ della
marijuana ma solamente 25 grammi (verbale di polizia 14.10.2003 PS10). In aula
poi AC 1, ritrattando nuovamente le versioni rese agli inquirenti, ha
dichiarato di non aver venduto la marijuana al __________ ma di avergliela
semplicemente regalata.
Da ultimo, e prima di affrontare l’ipotesi accusatoria relativa
alla ripetuta propagazione dei malattie dell’uomo, va detto che l’imputazione
di contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti viene confermata in
quanto non solo ammessa da AC 1, ma corroborata dalla dichiarazione di __________,
secondo il quale AC 1 consumava della marijuana. Di nessuna rilevanza appare la
circostanza, sollevata in arringa dal difensore, secondo cui, al momento del
uso arresto, AC 1 fosse risultato negativo all’esame tossicologico.
e) L’accusa di ripetuta
propagazione di malattie dell’uomo è stata integralmente contestata da AC 1. In
buona sostanza AC 1 afferma di non conoscere PL 1. PL 1 invece dichiara di
avere allacciato una relazione amorosa con AC 1 e di avere avuto con lui dei
rapporti sessuali parzialmente non protetti senza essere al corrente del fatto
che AC 1 fosse affetto dall’infezione dell’HIV.
Le versioni della PL 1 sono le seguenti:
"
(p. 3) Con AC 1 ho intrattenuto una relazione sentimentale per un
periodo di circa due mesi. Ho avuto con lui dei rapporti sessuali non protetti.
Fatti avvenuti nel corso del mese di agosto 2003. Io porto la spirale per cui
alcuni rapporti sono stati protetti ma poi in un paio di circostanze non
abbiamo preso alcuna precauzione. Egli non mi ha mai specificato di essere
affetto da malattie ed in particolare di essere positivo al virus HIV.
Precedentemente ai rapporti intrattenuti con AC 1 mi ero già sottoposta ad
esami medici ove sono sempre risultata negativa. (p.4) Vengo comunque
sollecitata a recarmi dal mio medico e sottopormi a nuovi esami.” (verb. pol.
10.10.2003 PS33)
"
(p.1) Lo stesso pomeriggio [n.d.r.: riferendosi al pomeriggio del
precedente interrogatorio] uscita dagli uffici della polizia ho raggiunto il
mio medico curante dott. __________. Consegno all’interrogante copia del test
eseguito in data 10.10.2003 dal mio medico e trasmessi al laboratorio di
__________. Dalle analisi risulto negativa al test. (p.2) Da subito mi dichiaro
d’accordo a che il mio medico curante (dott. __________) si liberi dal segreto
professionale e comunichi all’autorità penale ogni notizia pertinente alla
presente inchiesta. Devo subito dire che io non ho mai avuto nessun sospetto
circa il AC 1, lo ritenevo una persona igienicamente pulita e sana. Riconfermo
di aver conosciuto il cittadino africano del quale non ho mai saputo il nome ma
che ho riconosciuto da una fotografia che mi ha mostrato la polizia del AC 1,
un pomeriggio di fin luglio/inizio agosto 2003, all’entrata del negozio
__________. Per la precisione io stavo uscendo mentre lui era sull’entrata.
Sono sicura del periodo siccome io sino alla fine di luglio ero degente per una
disintossicazione alla __________. Premetto che io ho una relazione stabile con
__________ da tre anni e con il quale convivo a __________. Comunque verso fine
luglio con __________ avevo dei problemi ed eravamo un po’ in crisi. Con AC 1
il nostro primo incontro si è limitato a qualche sguardo e poche parola. Lui mi
invitò a bere qualcosa ma io non potevo per cui ci siamo cambiati i numeri di
telefono. In seguito abbiamo iniziato a sentirci per telefono ed a
frequentarci. Ne è nata una simpatia sfociata in una breve relazione
sentimentale. (…) La mia relazione con AC 1 è continuata sono a settembre 2003,
pochi giorni prima del suo arresto. Nel mese di agosto 2003, in occasione di un
incontro AC 1 mi invitò a stare con lui. Mi precisò che lui abitava a
__________ ma quando veniva a __________ poteva usufruire di un appartamento di
un suo amico che gli aveva dato le chiavi. Mi invitò a recarmi con lui a casa
di questo amico. (p.3) Mi ricordo che l’appartamento era ubicato in uno stabile
di __________. So bene l’indirizzo perché anni fa in quello stesso stabile vi
abitava mia sorella. Siamo saliti a piedi per le scale, forse sino al 2. Piano.
Egli aprì la porta con la chiave e mi fece accomodare in una camera in fondo ad
un corridoio. La camera era ammobiliata con due letti singoli. In questa prima
circostanza ho avuto un rapporto sessuale con lui ma ora non ricordo se egli
abbia usato un preservativo. Dopo il rapporto sempre a casa di AC 1, mi sono
lavata facendo una doccia l’ho poi lasciato in casa ed io sono rientrata al mio
domicilio. Dopo questo primo rapporto ho avuto altri incontri sessuali con AC
- Mi ricordo che in due occasioni egli indossò il preservativo ma se ne liberò
nel corso del rapporto sessuale. Non so il motivo di questo suo atteggiamento.
Nella camera sul comodino ho notato che teneva quel profilattico che ha usato.
Non ne ho visti altri. Tengo a precisare che io non mi sono preoccupata di
imporgli delle precauzioni da una parte perché non temevo una gravidanza avendo
la spirale e dall’altra poiché non ho avuto nessun sospetto che egli fosse
ammalato. Anzi ho sempre ritenuto il contrario vedendolo pulito e curato. Non
mi sono mai fermata a dormire a casa sua. Nella camera dell’appartamento di
__________ mi soffermavo solo il tempo per intrattenermi con AC 1. D: Siete in
grado di precisare quanti rapporti sessuali avete avuto con AC 1? R: Se ben
ricordo ho avuto con lui 4 rapporti. D: Avete mai discusso della malattia HIV o
della trasmissione di altre malattie infettive nel corso della frequentazione
con AC 1? R: Assolutamente mai. (p. 4) AC 1 parlava poco, era piuttosto
silenzioso e non mi parlava mai del suo stato di salute. Fra di noi non si
facevano discussioni. Pure io non ho mai parlato del problema di malattie
infettive perché non ne ho avuto il sospetto. D: Chi ha deciso di avere dei
rapporti sessuali non protetti? R: Non se ne è neppure mai parlato. Quando io
andavo a casa sua non era espressamente per fare sesso. Io ci andavo per stare
un po’ con lui poi accadeva di avere dei rapporti. Non si stava a discutere
sull’usare o meno un preservativo. AC 1 inoltre non si esprimeva bene in
italiano e la nostra comunicazione era minima. Io portando la spirale non ero
preoccupata. Personalmente ho anche informato AC 1 che non vi era il rischio
che rimanessi incinta siccome avevo la spirale. ADR AC 1 ha sempre eiaculato
dentro di me. ADR non ho avuto con AC 1 rapporti orali o anali. ADR Non so
indicare se AC 1 abbia avuto rapporti sessuali con altre donne. Lui non mi
faceva queste confidenze. Da quanto mi ha fatto capire era spesso solo. D:
nelle occasioni in cui vi siete recata a casa a __________ con AC 1 avete
notato nell’appartamento altre persone. R: io non ho notato nessuno e non ne ho
avuto l’occasione. AC 1 mi faceva entrare velocemente in camera. Ricordo che
subito all’entrata dell’appartamento vi era una sala ed egli si metteva sulla
porta facendomi percorrere il corridoio. Anche per uscire dalla camera, prima
si assicurava che non vi fosse nessuno. Ho però sentito che lui parlava con
qualcuno in casa nella loro lingua ed una volta mi disse di fare piano perché
c’era un suo amico con la sua ragazza. Io però non ho mai incontrato nessuno.
(p.5) ADR i rapporti sessuali con AC 1 sono avvenuti nel mese di agosto 2003
benché io l’ho ancora frequentato in settembre per qualche acquisto di cocaina.
Verso l’inizio di settembre la mia storia con il mio convivente si era
appianata e la relazione migliorata per cui mi sono allontanata
sentimentalmente dal AC 1. Desidero precisare che io non sono una ragazza che
cede facilmente ad incontri con chicchessia. In agosto ero appena uscita dalla
disintossicazione e con __________ le cose si presentavano difficili. Io sono
entrata in crisi e mi sentivo sola e persa. L’amicizia con AC 1 molto educato e
premuroso mi ha fatto avvicinare a lui in quel periodo particolare. Riconfermo
che nel periodo agosto 2003 ho avuto con AC 1 4 rapporti sessuali di cui 1 o 2 in
parte protetti mentre gli altri senza preservativo. Confermo pure che lui non
mi ha parlato o accennato di essere affetto dal virus HIV e da altre malattie
trasmissibili. Sicuramente ne avrebbe avuto l’occasione anche se avevamo poco
dialogo. Quando voleva farsi capire ci riusciva. Con questo intendo quando era
arrabbiato ed io non rispondevo al telefono mi faceva le sue rimostranze.
Inoltre quelle volte che ha iniziato l’atto sessuale con il preservativo io non
mi sono opposta. (…) È vero che sono arrabbiata con AC 1 per questa faccenda
della malattia ma io ho detto la verità sia per i nostri rapporti che per la
cocaina. Attualmente sono un po’ più tranquilla circa il mio stato di salute.
Il medico mi ha detto che non sono necessari altri esami. (…) (p.6) ADR In data
16.7.2003 quando ero al __________ mi ero già sottoposta a delle analisi per il
virus HIV con risultato negativo.” (VI PP PL 1 28.10.2003 PS34)
Prima di essere messo a confronto con PL 1 in merito ai fatti di
cui sopra, AC 1 rese le seguenti dichiarazioni:
"
(p. 1) Vi mostriamo una foto raffigurante una ragazza la cui
fotocopia viene allegata al presente verbale. Vi chiediamo se conoscete questa
persona e se gli avete venduto della cocaina? R: Non conosco la ragazza
raffigurata nella foto che mi viene mostrata. Non ricordo di aver venduto della
cocaina a delle ragazze.” (verb. pol. AC 1 2.10.2003, PS9)
"
(p.6) Gli interroganti mi contestano che dall’inchiesta emerge
che io ho venduto (…) grammi 7/8 a PL 1. Io dichiaro che a PL 1 ho venduto 4
grammi; contrariamente a quanto dichiarato in precedenti verbali ammetto di
conoscere la ragazza.” (verb. pol. AC 1 14.10.2003, PS10)
"
(p.2) Mentre ero in arresto [n.d.r: dal 21.5.2001 al 27.8.2001]
non stavo bene di salute per cui il medico mi ha sottoposto ad analisi mediche.
Sono stato scarcerato e messo in contatto con l’Ospedale __________ dove
nuovamente venivo sottoposto ad analisi mediche. Mi hanno riscontrato
l'infezione da virus HIV. Precedentemente agli esami a __________, io non mi
ero mai sottoposto ad alcuna analisi e non sono mai stato in cura medica. In
__________ non ho mai avuto disturbi fisici. D: il medico che vi ha comunicato
l’esito delle analisi vi ha fornito indicazioni sul comportamento da adottare?
R: Non mi è stato spiegato nulla. Mi dicevano di stare tranquillo e mi
sollevavano il morale. D: Vi è stato spiegato in cosa consiste il virus
HIV/AIDS? R: I medici di __________ non mi hanno dato nessuna spiegazione. Mi
venne data una cura da seguire, non sono stato indirizzato a nessun servizio
specifico. ADR Dall’informazione ottenuta dal medico dell’ospedale civico di
__________, avevo ben capito di essere affetto da AIDS ma non sapevo se dovevo
modificare il mio comportamento. Mi fu detto che con questa malattia potevo
morire. Nel mese di febbraio 2002 sono stato trasferito in un appartamento a
(p.3) __________. I medici di __________ mi hanno messo in contatto con la
dott.ssa __________ dell’ospedale di __________. Ogni 5 mesi mi recavo
all’Ospedale per le analisi e tener controllata la situazione. La dott.ssa
__________ mi ha spiegato in cosa consiste la malattia ed il comportamento da
seguire. Lei mi spiegò sia come si riceve sia come di trasmette il virus. Mi
precisò che la malattia viene trasmessa con contatti con sangue e per via sessuale
e quindi in caso di rapporti sessuali con una donna devo usare il preservativo.
Con la dottoressa __________ parlo in italiano ma ho sempre capito le sue
indicazioni. Con la dott.ssa __________ si valutò anche come io mi sia a mia
volta infettato. D: È giusto quindi che dal mese di maggio 2002 voi siete
consapevole del vostro stato di salute e sul comportamento da tenere? R: Si. Io
da allora ho iniziato a curarmi. Inoltre io ho preoccupazioni più gravi che
cercare una donna con la quale avere dei rapporti. So che nel caso i rapporti
sessuali devono essere consumati con preservativo. ADR I medici che mi hanno
curato mi hanno consigliato di non rivelare a nessuno della mia malattia perché
è un fatto mio privato. D: Dal mese di gennaio 2001, data della vostra entrata
in Svizzera, avere intrattenuto rapporti sessuali con donne? R: non mi ricordo.
D: Da quando abitate nell’appartamento di __________ __________ avete
intrattenuto relazioni sessuali con donne? R: Non mi ricordo. D: Avete
intrattenuto rapporti omosessuali? R: Non mi ricordo. ADR So che il virus
HIV/AIDS è trasmissibile anche con rapporti omosessuali. Tutte queste cose mi
sono state spiegate dalla dott.ssa __________. Già prima di sapere della mia
malattia al centro rifugiati, vi era un signore che teneva delle lezioni di
educazione sessuale in particolare (p. 4) ci veniva detto che ogni rapporto
sessuale doveva essere protetto. Erano spiegazioni che venivano estese a tutti
gli asilanti ed in relazione ad una igiene sessuale. D: Raccontateci come avete
conosciuto PL 1 e che relazione avete intrattenuto con lei. R: io non conosco
la PL 1. D: nel corso del verbale reso ieri 14 ottobre 2003 alle ore 14.03
avete dichiarato di conoscere la PL 1 e di averle venduto della cocaina. per
quale motivo oggi negate di conoscere questa ragazza? R: Ieri ho confermato di
aver venduto alla ragazza perché mi era stato contestato dagli interroganti. Ho
confermato per non avere problemi. Io non ricordo di averle venduto cocaina. D:
PL 1 dichiara che vi ha conosciuto verso agosto 2003. Fra di voi è nata una
simpatia. Oltre ad ottenere da voi della cocaina PL 1 dichiara di aver avuto
rapporti sessuali in alcune circostanze protetti ed in un paio di occasioni non
protetti. Fatti avvenuti nel vostro appartamento a __________. Cosa rispondete?
R: Quanto dice PL 1 è una bugia. Io non la conosco. Non ho assolutamente avuto
rapporti con questa ragazza. Inoltre non posso portare ragazze a casa mia. Non
abito da solo. Non avrei potuto portare una ragazza a casa senza che i miei compagni
la vedano. Non le ho neppure venduto della cocaina. D: Vi informiamo che dalle
intercettazioni dell’utenza in vostro uso, sono state riscontrate varie
conversazioni intercorse fra voi e PL 1. A seguito di queste telefonate vi sono
stati degli incontri confermati dalla stessa PL 1. È quindi chiaro che
conoscete la ragazza. Per quale motivo non ammettete questa conoscenza? R: non
voglio più discutere di questo argomento e non voglio più parlare di questa
ragazza. Quanto mi viene detto dalla polizia è una bugia.”(verb. pol. AC 1
15.10.2003, PS11)
"
(p. 1) AD ribadisco che non conosco PL 1, la ragazza che mi è
stata mostrata in fotografia in occasione di questo verbale [n.d.r: fanno
riferimento al verbale 2.10.2003]. (..) (p. 3) Ribadisco, malgrado le contestazioni
dell’interrogante di non conoscere PL 1 né di averle venduto della cocaina né
tantomeno di aver avuto rapporti sessuali con lei. ADR che da quando ho saputo
di essere malato di HIV non ho mai avuto rapporti con delle ragazze. Sono
disposto a fare un confronto con questa ragazza per ribadire che a lei non ho
mai venduto cocaina né ho avuto rapporti sessuali con lei.” (VI PP AC 1
28.10.2003, AI37)
Messi a confronto, AC 1 e PL 1 mantennero le versioni
precedentemente rese e meglio:
"
(p.1) PL 1: Conosco la persona qui presente. Non conosco il suo
vero nome. Lui mi chiamava “cara” e io lo chiamavo ”caro” ma non ho mai
utilizzato altri nomi. Prendo atto che il suo vero nome è AC 1. ADR ho saputo
la sua età, mi sembra 23 anni, al momento dell’interrogatorio di Polizia. Prima
non la conoscevo. (p.2) Ho conosciuto AC 1 all’inizio del mese di agosto 2003
al negozio __________. Ci siamo guardati e AC 1 mi ha invitato a bere un caffè.
Siccome non potevo gli ho lasciato il mio numero di telefono e dopo qualche giorno
ci siamo incontrati e da lì è nata la nostra conoscenza e relazione. Mi viene
riletto il verbale d’interrogatorio di Polizia del 10 ottobre 2003, ore 14.00.
Confermo che quanto scritto in questo verbale corrisponde a quanto da me
dichiarato in quell’occasione. Mi viene riletto il verbale d’interrogatorio di
Polizia del 28 ottobre 2003, ore 14.30. Confermo che quanto scritto in questo
verbale corrisponde a quanto da me dichiarato in quell’occasione ADR non ho
nient’altro da aggiungere a quanto indicato nei due verbali di polizia. Questi
sono completi sia per quanto riguarda le mie ammissioni in merito all’acquisto
di cocaina, sia per quanto riguarda i rapporti sessuali che ho avuto con AC 1.
ADR che non provo rancore nei confronti di AC 1 ma unicamente rabbia perché
poteva condannarmi a morte con la sua malattia. Non provo rancore perché lui è
già condannato dalla malattiaAC 1: Ho sentito quanto dichiarato dalla ragazza
qui presente. DR che non la conosco e non l’ho mai vista prima d’oggi. ADR che
non le ho mai parlato né tantomeno le ho offerto un caffè. ADR che non le ho
neppure mai venduto della cocaina. ADR che non ho neppure avuto rapporti
sessuali con lei. ADR non capisco perché lei faccia queste affermazioni e
perché dice d conoscermi. PL 1: Ho sentito quanto dichiara AC 1. Da parte mia
riconfermo che è la persona con la quale ho avuto contatti sia per quanto
riguarda la cocaina che per i rapporti sessuali. A lui non voglio fare del male
ma ci sono i controlli telefonici che confermano che noi ci sentivamo. (p.3)
Ribadisco che quando mi portava a casa sua non ho mai visto altre persone
all’interno dell’appartamento e mi faceva andare subito nella sua camera.
Nessuno è mai arrivato nella camera quando eravamo assieme. Sono sicura che AC
1 è la persona che ho conosciuto e con la quale ho avuto dei rapporti. ADR che
non ricordo se AC 1 aveva sul corpo un segno particolare o qualcosa di
particolare che potessi ricordare. I nostri incontri erano abbastanza brevi, in
genere di circa mezz’ora. Ricordo di aver sentito, quando mi trovavo nel suo
appartamento, la voce di un ragazzo e di una ragazza. Ricordo che AC 1 mi
diceva che era il suo amico con la sua ragazza, ma io non li ho mai visti.
Ricordo che nella camera vi erano due letti, due comodini e un armadio. Non
sono sicura della presenza dell’armadio, ma dei comodini sì. Vorrei dire che se
ci troviamo qui oggi non è per colpa mia e non sono stata io a denunciarla ma è
perché ci sono state delle intercettazioni telefoniche e perché penso che una
terza persona abbia fatto il mio nome alla polizia. Voglio che capisca questo e
che non voglio fargli del male. AC 1: Ho capito quanto ha detto PL 1 ma
ribadisco che non ho fatto niente. PL 1: (…) mi sono incontrata abbastanza
spesso con AC 1. Non giravamo spesso assieme perché lui non girava molto in
città, ma ritengo che ci sono delle persone che ci hanno visto assieme. (…) è
probabile che una di queste persone sia __________, che conosco. (…) quando ho
avuto rapporti sessuali con AC 1 era il pomeriggio o verso le 19.00, sia
durante la settimana che il week-end. ADR che nel periodo in cui frequentavo AC
1 non conoscevo né frequentavo altri ragazzi di colore né per l’acquisto di
cocaina né per altri motivi. (p.4) AC 1: A domanda di PL 1 a sapere se ho
capito che non è per colpa sua che lui si trova in prigione ma è perché lei è
stata individuata dai controlli telefonici o indicata da terzi rispondo che non
capisco perché lei affermi questo. Se la polizia mi contesta questi fatti è
perché lei li ha dichiarati.(…)” (VI PP 7.11.2003 PL 1-AC 1 AI43)
Nuovamente interrogato dal PP AC 1 ha ribadito quanto segue:
"
(p.2) per quanto riguarda le accuse di PL 1 ribadisco quanto ho
già dichiarato e meglio di non averle venduto cocaina né tantomeno di aver
avuto rapporti sessuali con lei. Ribadisco che non era possibile per me
portarla nell’appartamento poiché nell’appartamento c’erano sempre altri
ragazzi.” (VI PP 25.11.2003 AC 1 AI52)
L’asserita costante presenza dei coinquilini o di altri ragazzi è
confutata dai suoi inquilini, i quali affermano __________ che nel mese di
agosto gli capitava di recarsi a __________ (VI PP __________ -AC 1 15.1.2004
AI69), e __________ che andava spesso a spasso fino al __________ (VI PP
__________ -AC 1 15.1.2004 AI70). Entrambi, così come confermato da PL 1, non
l’hanno mai vista in casa.
In aula AC 1 ha fornito un’ulteriore versione dei fatti secondo
cui egli non avrebbe mia avuto rapporti omosessuali. Egli avrebbe avuto
rapporti eterosessuali sempre protetti e ciò fino al momento in cui gli è stata
diagnosticata l’infezione dell’HIV. Da qual momento AC 1 ha dichiarato di
essersi astenuto da qualsiasi rapporto sessuale.
La credibilità della vittima va confermata innanzi tutto alla luce
delle particolari circostanze in cui dichiarò di avere avuto dei rapporti
sessuali non protetti con AC 1. PL 1, all’oscuro ancora della malattia
dell’amico, parla della sua relazione sentimentale con AC 1 al fine di
contestualizzare le accuse di acquisto di sostanza stupefacente che le venivano
mosse dagli inquirenti. In occasione delle stesse gli interroganti, a
conoscenza dello stato di salute di AC 1, indagarono se la relazione avesse
portato i due ad avere dei rapporti sessuali. Ed è in questa circostanza che
rispondendo affermativamente, PL 1 venne a sapere che AC 1 aveva contratto
l’infezione dell’HIV.
La conoscenza tra PL 1 e AC 1 è testimoniata dalle intercettazioni
telefoniche delle rispettive utenze. Le stesse intercettazioni telefoniche
testimoniano l’esistenza di una relazione amorosa (cfr. intercettazioni
telefoniche e sms del 9.9.2003).
L’esistenza di rapporti sessuali tra i due è testimoniata non
solo, come detto, dalle dichiarazioni circostanziate della ragazza e dalle
descrizioni fornite da quest’ultima dell’appartamento ed in particolare della
camera da letto di AC 1 ma soprattutto dal comportamento assunto da PL 1 una
volta che gli inquirenti la misero a conoscenza dello stato di salute di AC 1.
Infatti, non appena terminato l’interrogatorio di polizia, ella si è
immediatamente recata in ospedale per sottoporsi a dei controlli tesi alla
scoperta di una eventuale infezione.
A ciò si aggiunga che PL 1 si assicura più di una volta presso AC
1, in occasione del loro confronto, che questi capisca che non è lei che ha
fatto la spia, ma che confrontata a precise contestazioni degli
inquirenti non poteva far altro che dire quanto a sua conoscenza. Questo non è
l’atteggiamento di chi accusa ingiustamente una terza persona che, come
vorrebbe far credere AC 1, nemmeno conosce.
4.a) Per l’art. 19 cifra 1
della LF sugli stupefacenti, chiunque intenzionalmente e senza essere
autorizzato tra l’altro acquista, trasporta, vende stupefacenti oppure fa
preparativi a questi scopi, è punito con la detenzione o con la multa. Nei casi
gravi, la pena è della reclusione o della detenzione non inferiore ad un anno
(cui può essere cumulata una multa fino ad un milione di franchi). Un caso è
grave tra l’altro quando l’autore sa o deve presumere che la sua infrazione si
riferisce ad una quantità di stupefacenti che può mettere in pericolo la salute
di parecchie persone (art. 19 cifra 2 lit. a LFStup.).
Nella specie, lo spaccio di cocaina imputabile a AC 1 concerne, dal profilo
oggettivo, indubbiamente un caso grave: stante la soglia stabilita dalla
giurisprudenza di 18 grammi di cocaina pura, e dovendosi ammettere, in assenza
di migliori riscontri, un grado di purezza medio di almeno il 10% per la
sostanza spacciata dal prevenuto (DTF 119 IV 180, 112 IV 113, 114 IV 165, 109
IV 145), ed una purezza rispettivamente del 30.7% e del 55,9% per la sostanza
detenuta dall’accusato, il traffico che gli viene imputato concerne almeno 70
grammi di sostanza pura.
Dal profilo soggettivo il prevenuto era perfettamente consapevole
della natura illecita del agire, nozione peraltro appartenente alla comune
coscienza (DTF 104 IV 211), di modo che egli va nel complesso ritenuto
colpevole d’infrazione aggravata alla LFStup.
b) Per l’art. 19a LF
sugli stupefacenti, chiunque, senza essere autorizzato, consuma
intenzionalmente stupefacenti è punito con l’arresto o con la multa. AC 1, per
sua stessa ammissione, ha consumato un imprecisato quantitativo di marijuana e
quindi il reato in questione va confermato.
c) Secondo l’art. 231 n.
1 CP è punito con la detenzione da un mese a cinque anni, chiunque intenzionalmente
propaga una malattia pericolosa e trasmissibile. Se l’autore ha agito con animo
abietto, la pena è della reclusione sino a cinque anni. Secondo il n. 2 la pena
è della detenzione o della multa se il colpevole ha agito per negligenza.
Il bene giuridico protetto dalla norma è la salute pubblica. Ciò
implica non solo un reato di risultato nella misura in cui la contaminazione di
una sola persona è sufficiente (messa in pericolo concreta di quest’ultima) ma
anche una messa in pericolo di un numero indeterminato di esseri umani, una
messa in pericolo di carattere astratto (DTF 116 IV 125, 134 consid. c).
Per propagazione si intende ogni creazione od incremento del pericolo di
infezione che conduce al risultato (causalità adeguata) della trasmissione della
malattia (Niggli/Wiprächtiger, Basler Kommentar, Strafgesetzbuch II,
art. 231 n.24). L’infezione da un virus HIV (siero positività che conduce
generalmente all’AIDS) costituisce una malattia dell’uomo pericolosa e
trasmissibile (DTF 125 IV 245, 116 IV 125). La condotta criminosa
consiste nel trasmettere la malattia in modo confacente, sia attraverso il
sangue, lo sperma od altro mezzo. Un comportamento obbiettivamente illecito ma
che costituisce un atto socialmente utile non è contrario al diritto, neppure
se è intenzionale, laddove l’agente assuma un rischio ammissibile. Per
determinarne l’ammissibilità deve essere effettuata una ponderazione tra
l’utilità e il rischio inerenti all’atto, effettuata secondo le circostanze del
caso concreto (DTF 117 IV 58). Il limite del rischio (di trasmissione)
ammissibile nell’ambito della propagazione del virus dell’HIV nella sfera dei
rapporti sessuali non è stato ancora definito e le opinioni divergono (Niggli
/Wiprächtiger, op. cit., art. 231 n.24). Per contro la dottrina dominante e
la giurisprudenza (Niggli /Wiprächtiger, op. cit., art. 231 n.31) sono
unanimi nel ritenere superato tale limite in presenza di rapporti (vaginali e
anali) non protetti ad opera dell’autore il cui test HIV ha dato esito
positivo, nonché in caso di coitus interruptus dell’uomo infetto (Kunz, ZStrR
1990, 51).
Rapporti sessuali protetti con l’uso accurato e continuo di
preservativi di qualità sono considerati una protezione sufficiente
dall’infezione del virus HIV. (Niggli /Wiprächtiger, op. cit., art. 231
n.32)
Il reato è consumato quando la malattia è stata trasmessa anche ad
una sola persona (DTF 116 IV 134). In mancanza di trasmissione della malattia
il tentativo è concepibile (Rehberg, IV p. 63).
L’elemento soggettivo del reato di propagazione di malattie
dell’uomo presuppone l’intenzionalità, anche se il dolo eventuale è sufficiente
e di maggiore applicazione. La conoscenza della possibilità di trasmettere
l’HIV tra persone, essenzialmente attraverso atti sessuali presuppone unicamente
che il sieropositivo consapevole sai al corrente della specifica via di
trasmissione. Dai comportamenti adottati dall’autore, malgrado la conoscenza
della possibilità della trasmissione, non può essere conclusa la diretta
volontà di trasmettere sessualmente l’HIV, poiché in generale lo scopo del
comportamento è un altro e la trasmissione del virus non ne è la necessaria
conseguenza. Determinanti per sapere se la trasmissione sia stata voluta (per
dolo eventuale) quale possibile conseguenza secondaria oppure semplicemente non
sia stata esclusa (negligenza consapevole) sono la probabilità del contagio e
le conoscenze dell’autore. Sieropositivi consapevoli che intrattengono rapporti
sessuali non protetti sottostanno generalmente, secondo giurisprudenza, al dolo
eventuale a meno che la probabilità del contagio sia minima. (Niggli
/Wiprächtiger, op. cit., art. 231 n.45 e riferimenti).
AC 1 era consapevole della sua malattia e dei rischi di contagio
attraverso rapporti sessuali non protetti, ciò nonostante egli ha più volte
intrattenuto dei rapporti sessuali con PL 1 senza usare il preservativo. Non
emerge dagli atti che PL 1 abbia contratto l’infezione dell’HIV e pertanto il
reato, come già anticipato nella sua requisitoria dal Procuratore pubblico,
contrariamente a quanto indicato nell’atto di accusa, non è consumato ma
tentato nella forma del reato mancato.
- Per l'art. 63 CP, il
giudice commisura la pena, nei limiti della comminatoria edittale, alla colpa
del reo, tenendo conto dei motivi a delinquere, della sua vita anteriore e
delle sue condizioni personali.
Nella commisurazione della pena entrano in considerazione numerosi
fattori quali il movente e le circostanze esterne, l’intensità del proposito,
l’eventuale assenza di scrupoli, i modi di esecuzione del reato, l’entità del
pregiudizio arrecato volontariamente, la durata o reiterazione dell’illecito,
il ruolo in seno ad una banda la recidiva, le difficoltà personali e
psicologiche, il pentimento, la volontà di emendamento, al collaborazione con
gli organi inquirenti, gli imperativi di prevenzione generale, ecc.
L'art. 68 n. 1 CP dispone inoltre che quando il reo incorre in più
pene privative della libertà, il giudice lo condanna alla pena prevista per il
reato più grave aumentandola in misura adeguata, ma non più della metà della
pena massima comminata e senza andar oltre al massimo legale della specie di
pena.
Nella fattispecie la colpa di AC 1 è grave in considerazione del
fatto che egli ha trafficato un quantitativo di cocaina tale da mettere in
pericolo la salute di parecchie persone. AC 1 ha messo in atto tale traffico
per puro scopo di lucro. La colpa del condannato è ancora più grave in funzione
del concorso con il reato di cui all’art. 231 CP in quanto egli ha accettato,
intrattenendo rapporti sessuali non protetti con PL 1, che questi potessero
comportare la propagazione di una malattia dell’uomo pericolosa e
trasmissibile, rischio di cui era a conoscenza poiché illustrato dai suoi
dottori e dai relatori presso il centro asilanti. L’assenza di scrupoli e lo
spregio della vita altrui emergono dall’agire dell’accusato sia quando spaccia
cocaina sia quando intrattiene rapporti a rischio sapendo di essere affetto dal
virus dell’HIV. A ciò si aggiunga che AC 1 ha mantenuto per tutta l’inchiesta
ed anche in occasione del dibattimento un atteggiamento negatorio e reticente
anche davanti all’evidenza dei fatti. Le parziali ammissioni inoltre avvengono
a seguito di precise contestazioni da parte degli inquirenti e non mancano di
essere ritrattate se le circostanze appaiono favorevoli. Riprovevole appare il
fatto che l’accusato, dopo aver già subito una condanna per reato analogo nel
1991, ha continuato a trafficare stupefacenti con una notevole e pericolosa
intensità visto l’elevato quantitativo di cocaina rispettivamente venduto e
detenuto in meno di tre mesi.
Il grado di purezza della sostanza in suo possesso e la presenza
di sostanza da taglio ritrovata nello scantinato permettono di concludere che
se non fosse stato arrestato egli avrebbe certamente incrementato tale attività
delinquenziale.
A suo favore va tenuto conto che, per quanto non sia stato
possibile evidenziarne l’estensione ed individuarne i personaggi, AC 1 agisce
quale ultimo anello di una organizzazione ben ramificata dall’Africa alla
Germania.
Va inoltre tenuto conto del carcere preventivo sofferto nonché
delle circostanze personali e sociali, segnatamente della sua vita tribolata di
giovane cresciuto in un paese travagliato sotto tutti i punti di vista, dello
sradicamento conseguente al trasferimento nel nostro paese così diverso dal suo
per lingua, cultura, tradizioni, ecc., e non da ultimo dalla malattia che gli
lascia ben poche speranze per il futuro.
La proposta di pena del procuratore è stata leggermente ridotta
per tenere maggiormente conto delle condizioni personali.
Questa Corte ritiene quindi adeguato infliggere a AC 1 una pena di
27 mesi di detenzione.
-
Giusta l'art. 41 n.
1 CP, il giudice può sospendere l'esecuzione di una condanna una pena privativa
della libertà non superiore ai 18 mesi o a una pena accessoria se la vita
anteriore e il carattere del condannato lasciano supporre che tale
provvedimento lo tratterrà dal commettere nuovi crimini o delitti cpv. 1 e se
nei cinque anni precedenti il reato commesso egli non ha scontato una pena di
reclusione o di detenzione superiore a tre mesi per un crimine o un delitto
intenzionale.
Già per il fatto che la pena inflitta supera i 18 mesi, la condanna non può
essere sospesa condizionalmente.
-
Giusta l’art. 41 n.3
CP, la pesante ricaduta nell’illecito penale di AC 1 durante il periodo di
prova della sospensione condizionale concessa alla precedente pena di 7 mesi di
detenzione trae seco la revoca di quel beneficio.
-
In applicazione
degli art. 58 e 59 CP vanno inoltre confiscati tutti i corpi di reato.
Rispondendo affermativamente a tutti i quesiti,
tranne ai quesiti no. 1.1.1.1., 1.1.3.1., 2.;
visti gli art. 18, 21 e segg, 36, 41, 58, 59,
63, 68, 69 e 231 n.1 cpv. 1 CP
19 n.1 e n.2, 19a LS
9 segg. CPP e 39 TG sulle spese
dichiara e
pronuncia:
- AC 1 è autore colpevole di:
1.1. infrazione parzialmente
aggravata alla LF sugli stupefacenti
per avere, senza essere autorizzato,
1.1.1. venduto almeno 153 grammi di
cocaina;
1.1.2. detenuto, occultandolo nello
scantinato dell’immobile dove risiedeva:
1.1.2.1. 1 involucro contenente 102,49
grammi netti di cocaina (purezza del 30,7%);
1.1.2.2. 1 involucro contenente 42,37
grammi netti di cocaina (purezza del 55,9%);
1.1.3. venduto circa 35 grammi di
marijuana;
1.2. propagazione di malattie
dell’uomo, mancato
per avere,
sapendo di essere sieropositivo al virus HIV, in 4 o 5 occasioni,
avuto rapporti sessuali non protetti con C.R.
senza informarla delle sue condizioni di salute,
accettando la possibilità che i rapporti in questione potessero
comportare la propagazione di una malattia dell’uomo pericolosa e
trasmissibile;
1.3. contravvenzione alla LF
sugli stupefacenti
per avere, senza essere autorizzato,
consumato un imprecisato quantitativo di marijuana;
e meglio come descritto nell’atto di accusa e precisato nei
considerandi.
- Di conseguenza AC 1, è
condannato:
2.1. alla pena di 27 (ventisette)
mesi di detenzione, nella quale è computato il carcere preventivo sofferto;
2.2. al pagamento della tassa di
giustizia di fr. 250.-- e delle spese processuali.
-
Revocata la sospensione
condizionale, è ordinata l’esecuzione della pena di 7 mesi di detenzione
inflittagli il 4.10.2001 dalla Corte delle Assise correzionali di Mendrisio.
-
E’ ordinata la confisca dei
seguenti oggetti/beni sequestrati al condannato:
4.1. 233,99 grammi netti di
cocaina con grado di purezza variante da 30,7 a 55,9%;
4.2. 20,11 grammi di sostanza non
identificata;
4.3. 16,69 grammi di marijuana;
4.4. fr. 25'300.--;
4.5. euro 560.--;
4.6. fr. 620.--;
4.7. 1 natel marca Nokia 3410 con
tessera Orange no.;
4.8. 1 natel marca Siemens, con
tessera Orange;
4.9. 1 tessera Orange prepaid no.;
4.10. 1 sacchetto con involucri di
plastica;
4.11. 1 caricatore per natel Nokia;
4.12. 1 pesola marca Tanita di
colore nero;
4.13. biglietti con annotazioni;
4.14. 1 agendina;
4.15. fr. 8'150.--.
- Questo giudizio può essere
impugnato mediante ricorso per cassazione alla CCRP; la dichiarazione di
ricorso deve essere presentata al Presidente di questa Corte entro cinque
giorni da oggi; la motivazione entro venti giorni dalla notificazione della
sentenza integrale.
Intimazione a:
terzi implicati
- PL 1
- Demba IE 1
Per la Corte delle assise correzionali
Il presidente La
segretaria
Distinta spese:
Tassa di giustizia fr. 250.--
Inchiesta preliminare fr. 200.--
Spese diverse fr. 2'956.85
Spese postali,tel.,affr. in blocco fr. 50.--
fr. 3'456.85
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Ultimo aggiornamento: 02.07.2026
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