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Numero d'incarto:
14.2001.00008
Data decisione, Autorità:
30.07.2001, CEF
Incarto n.
14.2001.00008
Lugano
30 luglio
2001
CJ/fc/fb
In nome
della Repubblica e Cantone
del Ticino
La Camera
di esecuzione e fallimenti
del Tribunale d'appello
composta dei giudici:
Cometta,
presidente,
Pellegrini e Rusca
segretario:
Jaques,
vicecancelliere
statuendo sulla causa a procedura
sommaria appellabile promossa con istanza 19 settembre 2000 da
contro
tendente ad ottenere il rigetto definitivo
dell’opposizione interposta dal __________ all’esecuzione n. __________ dell’UE
di Lugano;
vista
la sentenza 9 gennaio 2001 della Segretaria Assessore della Pretura di Lugano,
Sezione 5, che accoglie l’istanza,
preso
atto dell’appello interposto dal __________ in data 18 gennaio 2001 nonché
delle osservazioni 7 febbraio 2001 della controparte;
ritenuto in fatto e considerando in diritto:
che
il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni e titoli esteri assimilati a
titoli di rigetto definitivo ex art. 80 LEF è regolato dalle convenzioni
bilaterali o multilaterali concluse dalla Svizzera o, per difetto, dalla LDIP
(cfr. art. 25 ss. e 28 LDIP);
che,
in casu, non appare contestata l’applicabilità della Convenzione di Lugano (in
seguito CL);
che
del resto, il titolo di rigetto invocato (doc. A) è posteriore all’entrata in
vigore di questa convenzione per la Germania (paese di origine), avvenuta il 1.
marzo 1995, e per la Svizzera (paese in cui è chiesto il riconoscimento),
avvenuta il 1. gennaio 1992 (cfr. art. 54 cpv. 1 CL);
che
tale titolo (“Versäumnis-Schluss-Urteil”) corrisponde alla definizione di
decisione ai sensi dell’art. 25 CL;
che
l’appellante non contesta più, in questa sede, né il carattere esecutivo della
sentenza germanica né il fatto che la stessa gli sia stata regolarmente
notificata ai sensi dell’art. 47 CL;
che
l’appellante ripropone invece la censura relativa all’asserita assenza di
competenza del Landgericht Hamburg per emanare la sentenza 2 dicembre 1999
invocata dall’istante quale titolo di rigetto;
che
così facendo l’appellante misconosce però che giusta l’art. 34 cpv. 2 CL,
l’istanza di exequatur può essere rigettata solo per uno dei motivi contemplati
dagli art. 27 e 28 CL, ai quali si aggiunge quello fondato sulla riserva della
Svizzera di cui all’art. 1bis cpv. 2 Protocollo n. 1 alla Convenzione di Lugano
(in seguito Prot. n. 1 CL);
che
l’art. 28 cpv. 4 CL vieta esplicitamente il controllo della competenza diretta
dei giudici dello Stato di origine (qui: la Germania), fatta eccezione dei casi
di cui all’art. 28 cpv. 1 e 2 CL, disposizioni che risultano ovviamente
inapplicabili nel caso di specie;
che
infatti l’appellante fonda la propria argomentazione sugli art. 2, 5 n. 4 e 6
n. 1 CL, disposizioni facenti parte della Sezione 2 del Titolo II della CL;
che
in particolare non figura tra le competenze esclusive ai sensi della Sezione 5
(art. 16 CL) quella relativa alle azioni per indebito arricchimento;
che
la riserva della Svizzera di cui all’art. 1bis cpv. 2 Prot. n. 1 CL risulta inapplicabile
nel caso di specie, già per il fatto che l’appellante non l’ha eccepita in modo
esplicito;
che
comunque secondo una recente – seppur criticabile – sentenza del Tribunale
federale (DTF 126 III 540 ss.), la riserva della Svizzera non può più
essere eccepita dopo il 31 dicembre 1999 anche a proposito di sentenze emanate
prima di questa data;
che
le altre censure di appello riguardano il merito della sentenza amburghese e
sono quindi irricevibili in questa sede (cfr. art. 29 CL), se non dal profilo
dell’ordine pubblico dello Stato richiesto (art. 27 n. 1 CL), in casu la
Svizzera;
che
l’esecuzione della sentenza germanica, in concreto, ossia nel suo risultato,
non contravviene comunque all’art. 27 n. 1 CL, ovvero non viola in modo
manifesto l’ordine pubblico svizzero (sull’interpretazione di questa norma,
cfr. Yves Donzallaz, La Convention de Lugano, vol. II,
Berna 1997, in particolare n. 2809-2815);
che
infatti l’appellante non dimostra che i giudici amburghesi si siano fondati su
norme giuridiche che lederebbero principi essenziali del diritto materiale
svizzero (aspetto materiale dell’ordine pubblico, cfr. Donzallaz, op. cit., n. 2828; DTF 126 III 538, cons. 2c);
che
nemmeno appare manifesta una violazione dell’ordine pubblico procedurale
svizzero;
che,
certo, non viene indicato nella sentenza germanica in base a quali elementi è
stato ritenuto che l’appellante controllava la società __________ in modo tale
da poter essere considerato come arricchito dal bonifico della somma di US$ 50'000.--
effettuato dall’appellato a favore della società (non è però escluso che tale
fatto emerga dal rapporto finale 11 marzo 1996 della “Zentrale
Kriminalitätsbekämpfung bei der Staatsanwaltschaft Detmold”, cfr. sentenza, p.
3);
che
comunque i giudici tedeschi avrebbero potuto semplicemente fondarsi sulle
allegazioni di petizione, in applicazione del § 331 cpv. 1 D-ZPO, norma che
permette in caso di giudizio contumaciale di considerare ammessi i fatti
allegati dalla parte non preclusa;
che
sebbene contraria alle regolamentazioni della Confederazione (cfr. art. 12 cpv.
3 PC), del Ticino (cfr. Cocchi/Trezzini,
CPC commentato, Lugano 2000, note 618 e 619 p. 516-517), della maggioranza dei
cantoni (cfr. Oscar Vogel, Grundriss des Zivilprozessrechts, 6a
ed., Berna 1999, n. 65 ad cap. 12, con rif. al n. 53 ad cap. 12) e di certi
Stati esteri (cfr. Donzallaz,
op. cit., n. 2824), le quali prevedono implicitamente o esplicitamente
un’istruttoria sulle allegazioni dell’attore, la norma del § 331 cpv. 1 D-ZPO
non appare manifestamente contraria all’ordine pubblico svizzero, poiché il
diritto di procedura civile di alcun cantoni (in particolare quello di Zurigo,
cfr. § 129 ZH-ZPO) conosce una regola equivalente (con la precisazione, per il
diritto zurighese, che il tribunale può [“kann”] esigere la prova di un fatto
rimasto incontestato in caso di fondato dubbio sulla sua veridicità –cfr. § 131
cpv. 1 ZH-ZPO–, attenuazione che non appare però qui determinante, visto il
carattere facoltativo della norma);
che
nel caso di specie va tuttavia osservato che l’appellante ha esplicitamente,
con lo scritto 8 novembre 1999 (doc. C e 3), fatto valere la propria pretesa
estraneità alla causa promossa in Germania dall’appellato;
che
il Landgericht Hamburg, in base al § 78 D-ZPO, non ne ha però tenuto conto in
quanto siffatto scritto non è stato presentato da un avvocato autorizzato (cfr.
sentenza 2 dicembre 1999, p. 3-4, doc. A);
che
ci si potrebbe chiedere se tale norma non sia contraria all’ordine pubblico
svizzero, dato che la legittimazione processuale (e meglio il diritto di
condurre personalmente il processo) è considerata in Svizzera come
un’emanazione della capacità civile (cfr. Vogel,
op. cit., n. 17 ad cap. 5) nonché come un diritto costituzionale (diritto di accedere
ai tribunali, cfr. art. 29 e 30 Cost.; Auer/Malinverni/Hottelier,
Droit constitutionnel suisse, vol. II, Berna 2000, n. 1170 ss.);
che
il Tribunale federale (cfr. DTF 87 I 78 ss, cons. 6) ha però già avuto
modo di statuire, in relazione con la Convenzione germano-svizzera del 2
novembre 1929 (RS 0.276.191.361), che il § 78 D-ZPO non era contrario
all’ordine pubblico svizzero, in particolare perché anche il diritto federale
svizzero conosce eccezioni al diritto di procedere in lite con atti propri
(cfr. art. 29 cpv. 5 OG e il suo equivalente in diritto ticinese: art. 39 cpv.
2 CPC);
che
la motivazione di questa sentenza vale anche per quanto concerne l’art. 27 n. 1
CL, almeno negli Stati che come la Germania prevedono la possibilità, anche per
le persone fisiche domiciliate all’estero, di ottenere l’assistenza giudiziaria
(cfr. §§ 144 ss. D-ZPO e Thomas/Putzo,
ZPO, 20. ed., Monaco 1997, n. 2 ad § 114);
che
inoltre il diritto costituzionale svizzero non esclude una regolamentazione
dell’accesso dei cittadini ai tribunali, purché essa abbia quale scopo una
buona amministrazione della giustizia (cfr. Auer/Malinverni/Hottelier, op. cit., n. 1174);
che
d’altronde l’esigenza di farsi rappresentare da un avvocato è stata
esplicitamente comunicata all’appellante con la notifica della petizione (cfr.
sentenza 2 dicembre 1999, p. 3-4, doc. A, rimasta incontestata su questo
punto);
che
si può quindi considerare che il __________ ha scientemente rinunciato a
difendersi, scelta le cui conseguenze deve ora subire (cfr. DTF 116 II
630, cons. 4c);
che
il fatto che il Landgericht Hamburg non abbia apparentemente verificato
d’ufficio la sua competenza in ossequio del disposto dell’art. 20 cpv. 1 CL (si
cercherà infatti invano un qualsiasi riferimento alla Convenzione di Lugano
nella sentenza 2 dicembre 1999 e nemmeno il rinvio alla petizione – “Klage” 13
settembre 1999, cfr. doc. 1 – è determinante, dato che l’istante si fonda sul §
32 ZPO, cfr. n. I a p. 2) è irrilevante in questa sede, visto che le norme
sulla competenza non riguardano l’ordine pubblico (cfr. art. 28 cpv. 4, 2.
periodo CL; DTF 125 III 109, cons. 3a);
che
visto quanto precede non occorre risolvere la questione di sapere se l’appello
non sarebbe potuto essere respinto già per il motivo che l’appellante avrebbe
dovuto far valere le sue censure mediante ricorso contro la sentenza amburghese
nel termine di un mese di cui al § 339 cpv. 2 D-ZPO (cfr. sentenza 2 dicembre
1999, p. 4, doc. A), dato che anche in Svizzera una sentenza – seppur erronea –
cresce in giudicato e non può più essere ridiscussa in sede di esecuzione,
qualora non sia stata impugnata tempestivamente (con l’eccezione dei “Nichturteil”
in caso di assenza di giurisdizione dell’organo giudicante o di carente
notifica della sentenza, cfr. Vogel,
op. cit., n. 23-26 ad cap. 9);
che
l’appello 18 gennaio 2001 va quindi respinto;
che
le spese e le indennità seguono la soccombenza (art. 48, 49, 61 cpv. 1 e 62
cpv. 1 OTLEF).
Richiamati gli art. 29 e 30 Cost.; 81 LEF; 20, 27, 28, 29 e 34 CL;
78 e 331 D-ZPO
pronuncia: 1. L’appello
18 gennaio 2001 __________ è respinto.
-
La
tassa di giustizia di fr. 350.--, già anticipata dall’appellante, rimane a suo
carico, con l’obbligo di rifondere all’appellato __________ fr. 1'000.-- a titolo
di indennità.
-
Intimazione
a:
–
Comunicazione
alla Pretura di Lugano, Sezione 5.
Per la Camera di
esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello
Il presidente Il
segretario
Ultimo aggiornamento: 02.07.2026
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