7 commentaries
Pour le domaine des cotisations et des majorations, la législation AVS s'applique par analogie, y compris ses dérogations à l'ATSG. Cela comprend notamment le calcul des cotisations ainsi que les obligations de retenue et de décompte incombant à l'employeur (voir art. 3 et art. 5 LACI).
“1 LACI, est tenu de payer des cotisations de l’assurance-chômage le travailleur qui est assuré en vertu de la LAVS et qui doit payer des cotisations sur le revenu d’une activité salariée en vertu de cette loi (let. a) et l’employeur qui doit payer des cotisations en vertu de l’art. 12 LAVS (let. b). Selon l’art. 3 LACI, les cotisations sont calculées pour chaque rapport de travail en fonction du salaire déterminant au sens de la législation sur l’AVS (al. 1). Elles s’élèvent à 2.2% jusqu’au montant maximal du gain mensuel assuré dans l’assurance-accidents obligatoire (al. 2), à savoir CHF 406.- par jour, respectivement CHF 148'200.- par an, comme le prévoit l’art. 22 al. 1 de l’ordonnance du 20 décembre 1982 sur l’assurance-accidents (OLAA; RS 832.202). Les cotisations sont à parts égales à la charge du travailleur et de l’employeur (al. 3, 1ère phrase). En application de l’art. 5 al. 1 LACI, l’employeur retient la part des cotisations des travailleurs à chaque paiement du salaire et la verse, avec sa propre part, à la caisse de compensation de l’AVS dont il dépend. Par le renvoi de l’art. 6 LACI, la législation sur l’AVS, y compris ses dérogations à la LPGA, s’applique par analogie au domaine des cotisations et des suppléments de cotisations. 2.2.2. Conformément à l'art. 8 al. 1 let. e LACI, l'assuré a droit à l'indemnité de chômage s'il remplit – entre autres conditions – celles relatives à la période de cotisation ou en est libéré. Par ailleurs, l’art. 9 LACI fixe des délais-cadres de deux ans qui s’appliquent aux périodes d’indemnisation et de cotisation. Selon l’art. 9 al. 2 LACI, le délai-cadre applicable à la période de l’indemnisation commence à courir le premier jour où toutes les conditions dont dépend le droit à l’indemnité sont réunies. Selon l’art. 9 al. 3 LACI, le délai-cadre applicable à la période de cotisation commence à courir deux ans plus tôt. Conformément à l’art. 13 al. 1 LACI, celui qui, dans les limites du délai-cadre de cotisation prévu à l’art 9 al. 3 LACI, a exercé durant douze mois au moins une activité soumise à cotisation remplit les conditions relatives à la période de cotisation.”
Pour l'appréciation des cotisations et des suppléments visés à l'art. 6 LACI, l'établissement des cotisations ou du statut en vertu du droit AVS est, mutatis mutandis, réputé contraignant. Il ne peut être dérogé à une qualification fiscale ou AVS revêtue de l'autorité de la chose jugée que si celle-ci contient une erreur manifeste et effectivement démontrée, ou si des éléments factuels doivent être examinés qui sont sans incidenÎ pour la fiscalité mais déterminants pour l'assuranÎ sociale.
“La Cassa, però, non ha interpellato il fisco ticinese, né quello __________, né ha domandato al ricorrente di specificare se non vi siano altre Casse di compensazione AVS coinvolte. Inoltre, conformemente a quanto rilevato dalla SECO (cfr. doc. 3), dal curriculum vitae dell’insorgente si evince che il medesimo ha lavorato, nello stesso periodo (settembre 2021 – giugno2023), presso la __________ con sede sempre in Germania, a __________ (cfr. doc. 658). In proposito va rilevato, come evidenziato dalla SECO (cfr. consid. 2.14.), che secondo la giurisprudenza nell’assicurazione contro la disoccupazione la delimitazione tra lavoratori salariati e indipendenti è di principio definita in funzione dello statuto contributivo secondo il diritto dell’AVS. Con riserva dell'errore manifesto, lo statuto stabilito dalle autorità di applicazione dell’AVS ha un effetto vincolante nell’assicurazione contro la disoccupazione (cfr. art. 6 LADI; STF 8C_312/2022 del 26 ottobre 2022 consid. 4.1., pubblicata in DLA 2023 Nr. 1 pag. 92; DTF 126 V 213 consid. 2a; DTF 119 V 156 cosnid. 3a; STCA 38.2022.67 del 14 dicembre 2022 consid. 2.6.). Inoltre per costante giurisprudenza ogni tassazione fiscale è presunta conforme alla reale situazione economica (cfr. STF 9C_710/2019 del 13 ottobre 2020 consid. 4.4.1). Nell'ambito dell'AVS, ad esempio, le Casse di compensazione sono vincolate dalle comunicazioni delle autorità di tassazione (cfr. art. 23 cpv. 4 OAVS), in particolare per ciò che concerne la questione di sapere se esista un reddito da attività lucrativa e, segnatamente da attività indipendente o salariata (cfr. STF 9C_77/2020 del 25 marzo 2021 consid. 5.2.) e il giudice delle assicurazioni sociali esamina di principio la decisione fiscale unicamente dal profilo della legalità (cfr. STF 9C_710/2019 del 13 ottobre 2020 consid. 4.4.2). L'autorità giudicante non può scostarsi da una tassazione fiscale cresciuta in giudicato a meno che essa contenga errori manifesti e debitamente comprovati, immediatamente emendabili, oppure quando si debbano apprezzare fatti irrilevanti dal profilo fiscale, ma decisivi in tema di assicurazioni sociali (cfr.”
“La Cassa, però, non ha interpellato il fisco ticinese, né quello __________, né ha domandato al ricorrente di specificare se non vi siano altre Casse di compensazione AVS coinvolte. Inoltre, conformemente a quanto rilevato dalla SECO (cfr. doc. 3), dal curriculum vitae dell’insorgente si evince che il medesimo ha lavorato, nello stesso periodo (settembre 2021 – giugno2023), presso la __________ con sede sempre in Germania, a __________ (cfr. doc. 658). In proposito va rilevato, come evidenziato dalla SECO (cfr. consid. 2.14.), che secondo la giurisprudenza nell’assicurazione contro la disoccupazione la delimitazione tra lavoratori salariati e indipendenti è di principio definita in funzione dello statuto contributivo secondo il diritto dell’AVS. Con riserva dell'errore manifesto, lo statuto stabilito dalle autorità di applicazione dell’AVS ha un effetto vincolante nell’assicurazione contro la disoccupazione (cfr. art. 6 LADI; STF 8C_312/2022 del 26 ottobre 2022 consid. 4.1., pubblicata in DLA 2023 Nr. 1 pag. 92; DTF 126 V 213 consid. 2a; DTF 119 V 156 cosnid. 3a; STCA 38.2022.67 del 14 dicembre 2022 consid. 2.6.). Inoltre per costante giurisprudenza ogni tassazione fiscale è presunta conforme alla reale situazione economica (cfr. STF 9C_710/2019 del 13 ottobre 2020 consid. 4.4.1). Nell'ambito dell'AVS, ad esempio, le Casse di compensazione sono vincolate dalle comunicazioni delle autorità di tassazione (cfr. art. 23 cpv. 4 OAVS), in particolare per ciò che concerne la questione di sapere se esista un reddito da attività lucrativa e, segnatamente da attività indipendente o salariata (cfr. STF 9C_77/2020 del 25 marzo 2021 consid. 5.2.) e il giudice delle assicurazioni sociali esamina di principio la decisione fiscale unicamente dal profilo della legalità (cfr. STF 9C_710/2019 del 13 ottobre 2020 consid. 4.4.2). L'autorità giudicante non può scostarsi da una tassazione fiscale cresciuta in giudicato a meno che essa contenga errori manifesti e debitamente comprovati, immediatamente emendabili, oppure quando si debbano apprezzare fatti irrilevanti dal profilo fiscale, ma decisivi in tema di assicurazioni sociali (cfr.”
Citation : LACI art. 6 n. 5 En cas d’incertituÞ quant au statut AVS/de cotisation (notamment en cas d’activité à l’étranger), les caisses de chômage peuvent se renseigner auprès des caisses de compensation AVS et, le cas échéant, auprès des employeurs (étrangers). Ce qui fait foi est le profil du statut AVS ; les périodes passées à l’étranger ne sont prises en compte que si, au regard du droit suisse, elles sont considérées comme des périodes d’assuranÎ.
“In conseguenza, i periodi di occupazione o di attività lavorativa autonoma maturati sotto la legislazione tedesca possono essere presi in considerazione, ma solo se questi periodi sono stati considerati periodi di assicurazione come se fossero maturati ai sensi della legislazione svizzera (cfr. anche circolare ID 883, marg. E20). Si pone quindi la domanda se il periodo attestato al punto 4.1.1.2, ovvero un’attività lavorativa autonoma che non costituisce periodo di assicurazione, fosse considerato come periodo di assicurazione a norma del diritto svizzero. La LADI non prevede un’assicurazione contro la disoccupazione per le persone che svolgono un’attività indipendente (circolare LADI ID, marg. A7). Per questo motivo la Svizzera non prende in considerazione i periodi maturati all’estero con un’attività autonoma che non costituiscono periodi di assicurazione (circolare ID 883, marg. E21). Come però sottolinea Lei, è questionabile la qualifica del periodo lavorativo svolto da C.A. nelle condizioni descritte sopra in “Fatti”. La LADI stabilisce che la legislazione AVS in materia di contributi è vincolante per l’AD; lo statuto AVS è quindi determinante per l’AD (art. 6 LADI, DTF 119 V 156 consid. 3a pag. 158). A norma della circolare LADI ID (marg. A4), se dopo essersi adeguatamente informate presso le casse di compensazione AVS e i datori di lavoro, non sono in grado di stabilire se lo statuto di contribuente AVS è stato riconosciuto in modo formale e definitivo, le casse di disoccupazione sono libere di esaminare se l’assicurato beneficia della qualità di salariato. Una tale qualifica da parte della cassa avviene solo dopo consultazione delle casse di compensazione AVS. Pertanto, nella fattispecie, se lo ritiene opportuno la cassa può richiedere informazioni supplementari ai potenziali datori di lavoro tedeschi (in casu la __________ e la __________), oltre a quelle già disponibili nella GED COLSTA. Conclusione: Secondo noi e in base alla documentazione presente nella GED COLSTA, vi sono abbastanza indizi per affermare che RI 1 si trovava in un’attività lucrativa indipendente per il periodo da Lei menzionato. Questa conclusione si basa principalmente sull’attestato U002 fornitoci dalle autorità tedesche.”
“In conseguenza, i periodi di occupazione o di attività lavorativa autonoma maturati sotto la legislazione tedesca possono essere presi in considerazione, ma solo se questi periodi sono stati considerati periodi di assicurazione come se fossero maturati ai sensi della legislazione svizzera (cfr. anche circolare ID 883, marg. E20). Si pone quindi la domanda se il periodo attestato al punto 4.1.1.2, ovvero un’attività lavorativa autonoma che non costituisce periodo di assicurazione, fosse considerato come periodo di assicurazione a norma del diritto svizzero. La LADI non prevede un’assicurazione contro la disoccupazione per le persone che svolgono un’attività indipendente (circolare LADI ID, marg. A7). Per questo motivo la Svizzera non prende in considerazione i periodi maturati all’estero con un’attività autonoma che non costituiscono periodi di assicurazione (circolare ID 883, marg. E21). Come però sottolinea Lei, è questionabile la qualifica del periodo lavorativo svolto da C.A. nelle condizioni descritte sopra in “Fatti”. La LADI stabilisce che la legislazione AVS in materia di contributi è vincolante per l’AD; lo statuto AVS è quindi determinante per l’AD (art. 6 LADI, DTF 119 V 156 consid. 3a pag. 158). A norma della circolare LADI ID (marg. A4), se dopo essersi adeguatamente informate presso le casse di compensazione AVS e i datori di lavoro, non sono in grado di stabilire se lo statuto di contribuente AVS è stato riconosciuto in modo formale e definitivo, le casse di disoccupazione sono libere di esaminare se l’assicurato beneficia della qualità di salariato. Una tale qualifica da parte della cassa avviene solo dopo consultazione delle casse di compensazione AVS. Pertanto, nella fattispecie, se lo ritiene opportuno la cassa può richiedere informazioni supplementari ai potenziali datori di lavoro tedeschi (in casu la __________ e la __________), oltre a quelle già disponibili nella GED COLSTA. Conclusione: Secondo noi e in base alla documentazione presente nella GED COLSTA, vi sono abbastanza indizi per affermare che RI 1 si trovava in un’attività lucrativa indipendente per il periodo da Lei menzionato. Questa conclusione si basa principalmente sull’attestato U002 fornitoci dalle autorità tedesche.”
La responsabilité de l'employeur prévue à l'art. 52 LAVS s'applique par analogie au domaine de l'assuranÎ-chômage, en vertu de l'art. 6 LACI.
“Art. 52 AHVG (betreffend die Arbeitgeberhaftung) findet nicht nur in der Alters- und Hinterlassenenversicherung (AHV), sondern sinngemäss auch im Bereich der Invalidenversicherung (IV; Art. 66 Abs. 1 lit. e und Abs. 2 IVG), der Erwerbsersatzordnung (EO; Art. 21 Abs. 2 lit. d EOG [SR 834.1]), der Arbeitslosenversicherung (ALV; Art. 6 AVIG [SR 837.0]) und der Familienzulagen (Art. 25 lit. c des Bundesgesetzes vom 24. März 2006 über die Familienzulagen [Familienzulagengesetz, FamZG; SR 836.2]) Anwendung. Die Dritte öffentlich-rechtliche Abteilung ist zuständig für Beschwerden betreffend die AHV, die IV und die EO (vgl. Art. 82 lit. a BGG sowie Art. 31 lit. b, c und d des Reglements für das Bundesgericht vom 20. November 2006 [BGerR; SR 173.110.131]). Nach Art. 32 lit. c und e BGerR fallen Streitigkeiten betreffend die ALV und Familienzulagen zwar in die Zuständigkeit der Vierten öffentlich-rechtlichen Abteilung. Es ist indessen aus prozessökonomischen Gründen sinnvoll, dass die Dritte öffentlich-rechtliche Abteilung auch über die Beschwerde entscheidet, soweit sie die Schadenersatzpflicht in den Bereichen ALV und Familienzulagen betrifft (vgl. Art. 36 Abs. 1 BGerR; Urteil 9C_32/2024 vom 5. März 2024 E. 1.1).”
“Art. 52 AHVG (betreffend die Arbeitgeberhaftung) findet sinngemäss auch im Bereich der Invalidenversicherung (Art. 66 Abs. 1 lit. e IVG), der Erwerbsersatzordnung (Art. 21 Abs. 2 lit. d EOG [SR 834.1]), der Arbeitslosenversicherung (Art. 6 AVIG [SR 837.0]) und der Familienzulagen (Art. 25 lit. c des Bundesgesetzes vom 24. März 2006 über die Familienzulagen [Familienzulagengesetz, FamZG; SR 836.2]) Anwendung. Die dritte öffentlich-rechtliche Abteilung ist zuständig für den Entscheid über die streitige Schadenersatzpflicht nach Art. 52 AHVG (Art. 82 lit. a BGG und Art. 31 lit. b des Reglements für das Bundesgericht vom 20. November 2006 [BGerR; SR 173.110.131]; vgl. Urteil 9C_861/2018 vom 12. März 2019 E. 1.1).”
Dans la mesure où l'art. 6 LACI fait application par analogie de la législation AVS, l'employeur est, à l'égard des organismes de sécurité sociale, débiteur de la totalité des cotisations sociales (parts patronale et salariale). Il est autorisé à prélever la part salariale sur le salaire et à la verser à la caisse compétente; il ne peut pas invoquer qu'il n'a pas perçu les cotisations des salariés.
“3 CTT-Edom prévoit par ailleurs que l'employeur tient un registre des heures de travail et des jours de repos effectifs. 2.2 Par salaire brut, on entend le montant dû sans déduction de la part due par l'employé aux assurances sociales légales (AVS, AI, APG, AC, LAA, LPP, éventuelles cotisations sociales cantonales) et conventionnelles (par ex. assurance perte de gain maladie, assurance-accidents complémentaires, prévoyance professionnelle surobligatoire) (ATF 149 III 258 consid. 6.3.1.1 et les références). En matière de cotisations (primes) dues aux assurances sociales légales précitées, l'employeur est le débiteur de la totalité des charges sociales à l'égard de l'institution en cause, soit, lorsque le système est paritaire, de sa propre part et de celle du salarié. Ce n'est en général qu'à lui que l'institution peut s'adresser en vue du paiement. La loi consacre en conséquence une autorisation de l'employeur de déduire la part de cotisations à charge de l'employé du salaire de celui-ci (art. 14 al. 1 LAVS en lien avec l'art. 3 al. 2 LAI; art. 27 LAPG et art. 6 LACI; art. 91 al. 3 LAA; art. 66 al. 3 LPP). L'employeur ne peut pas objecter n'avoir pas reçu les cotisations du salarié. Il déduit la part de cotisation du salarié et verse celle-ci à l'institution. Par sa nature, l'obligation de l'employeur de percevoir les cotisations est une tâche de droit public prescrite par la loi (ATF 149 III 258 consid. 6.3.1.2 et les arrêts cités). Le salaire alloué judiciairement au travailleur est en principe un salaire brut. Deux solutions s'offrent alors au juge : soit il alloue un montant brut et opère le calcul des cotisations d'assurances sociales à déduire; soit il alloue un montant brut et, sans en opérer le calcul, mentionne expressément que ce montant sera réduit des cotisations d'assurances sociales du travailleur (ATF 149 III 258 consid. 6.2.1 et l'arrêt cité). Le tribunal des prud'hommes n'est pas autorisé à condamner l'employeur à verser, parallèlement au salaire qui serait déterminé selon la valeur nette, les charges sociales et fiscales aux institutions concernées puisque celles-ci ne sont pas parties à la procédure prudhommale (ATF 149 III 258 consid.”
“2 et les références citées). 3.1.4 Par salaire brut, on entend le montant dû sans déduction de la part due par l'employé aux assurances sociales légales (AVS; AI; APG; AC; LAA; LPP; éventuelles cotisations sociales cantonales) et conventionnelles (p. ex. assurance perte de gain maladie, assurance-accidents complémentaires, prévoyance professionnelle surobligatoire) (ATF 149 III 258 consid. 6.3.1.1 et les références citées). En matière de cotisations (ou de primes) dues aux assurances sociales légales précitées, l'employeur est le débiteur de la totalité des charges sociales à l'égard de l'institution en cause, soit, lorsque le système est paritaire, de sa propre part et de celle du salarié. Ce n'est en général qu'à lui que l'institution peut s'adresser en vue du paiement. La loi consacre en conséquence une autorisation de l'employeur de déduire la part de cotisations à charge de l'employé du salaire de celui-ci (art. 14 al. 1 LAVS en lien avec l'art. 3 al. 2 LAI; art. 27 LAPG [RS 834.1] et art. 6 LACI [RS 837.0]; art. 91 al. 3 LAA; art. 66 al. 3 LPP et ATF 148 II 73 consid. 5.2; ATF 142 V 118 consid. 5.3 et 5.4). L'employeur ne peut pas objecter n'avoir pas reçu les cotisations du salarié. Il déduit la part de cotisation du salarié et verse celle-ci à l'institution. Par sa nature, l'obligation de l'employeur de percevoir les cotisations est une tâche de droit public prescrite par la loi (ATF 137 V 51 consid. 3.2). Pour l'AVS/AI/APG/AC, l'employeur procède à la déduction lors de chaque paye (art. 14 al. 1 LAVS; art. 3 al. 2 LAI; art. 5 al. 1 LACI; art. 27 al. 3 LAPG; Directives sur la perception des cotisations dans l'AVS, AI et APG, valables dès le 1er janvier 2021 [état au 1er janvier 2023; ci-après: DP] nos 1007, 2014, 2017, 2029 ss, 3017; pour la LAA, la déduction ne peut être opérée, pour une période de salaire, que sur le salaire de cette période ou de la période qui suit immédiatement, cf. art. 91 al. 3 LAA), puis l'employeur verse la cotisation en même temps que sa propre part à des périodes et dans des délais fixés légalement (art.”
“1 Par salaire brut, on entend le montant dû sans déduction de la part due par l'employé aux assurances sociales légales (AVS; AI; APG; AC; LAA; LPP; éventuelles cotisations sociales cantonales) et conventionnelles (p. ex. assurance perte de gain maladie, assurance-accidents complémentaires, prévoyance professionnelle surobligatoire). Les travailleurs sans permis d'établissement qui ont leur domicile fiscal en Suisse sont en outre soumis à l'imposition à la source (ATF 139 III 259 consid. 6.3.1.1 et les références citées). En matière de cotisations (ou de primes) dues aux assurances sociales légales précitées, l'employeur est le débiteur de la totalité des charges sociales à l'égard de l'institution en cause, soit, lorsque le système est paritaire, de sa propre part et de celle du salarié. Ce n'est en général qu'à lui que l'institution peut s'adresser en vue du paiement. La loi consacre en conséquence une autorisation de l'employeur de déduire la part de cotisations à charge de l'employé du salaire de celui-ci (art. 14 al. 1 LAVS en lien avec l'art. 3 al. 2 LAI; art. 27 LAPG [RS 834.1] et art. 6 LACI [RS 837.0]; art. 91 al. 3 LAA; art. 66 al. 3 LPP et ATF 148 II 73 consid. 5.2; ATF 142 V 118 consid. 5.3 et 5.4). L'employeur ne peut pas objecter n'avoir pas reçu les cotisations du salarié. Il déduit la part de cotisation du salarié et verse celle-ci à l'institution. Par sa nature, l'obligation de l'employeur de percevoir les cotisations est une tâche de droit public prescrite par la loi (ATF 137 V 51 consid. 3.2). Pour l'AVS/AI/APG/AC, l'employeur procède à la déduction lors de chaque paye (art. 14 al. 1 LAVS; art. 3 al. 2 LAI; art. 5 al. 1 LACI; art. 27 al. 3 LAPG; Directives sur la perception des cotisations dans l'AVS, AI et APG, valables dès le 1er janvier 2021 [état au 1er janvier 2023; ci-après: DP] nos 1007, 2014, 2017, 2029 ss, 3017; pour la LAA, la déduction ne peut être opérée, pour une période de salaire, que sur le salaire de cette période ou de la période qui suit immédiatement, cf. art. 91 al. 3 LAA), puis l'employeur verse la cotisation en même temps que sa propre part à des périodes et dans des délais fixés légalement (art.”
RéférenÎ : LACI art. 6 ch. 2 Dans la pratique et la jurisprudenÎ, on applique fréquemment, pour les recouvrements de cotisations ou les retenues salariales opérées par l'employeur, un délai péremptoire de cinq ans. Les décisions et analyses citées relatives aux créances découlant de cotisations aux assurances sociales plaident en faveur d'un traitement uniforme reposant sur un délai de cinq ans ; à cet égard, les délais de péremption quinquennaux pertinents prévus dans diverses lois sur les assurances sociales sont invoqués et une solution uniforme est préconisée.
“3 LPP (secondo cui il datore di lavoro deduce dal salario la quota del lavoratore stabilita nelle disposizioni regolamentari dell’istituto di previdenza) ed è sottoposta al termine quinquennale di prescrizione dell’art. 41 cpv. 2 LPP e non a quello dell’art. 67 CO; ciò oltretutto tenuto conto che il tenore dell’art. 41 LPP non limita la sua applicazione ai rapporti fra l’istituto di previdenza e la datrice di lavoro (sola debitrice dei contributi) e che non si giustifica di porre quest’ultima in una situazione più sfavorevole, per quanto riguarda la prescrizione, rispetto all’istituto di previdenza stesso (DTF 142 V 118 consid. 4-6). 9. Non si vede perché le suddette riflessioni non dovrebbero valere anche per le restanti deduzioni salariali. Anche le altre leggi in materia di assicurazioni sociali prevedono difatti l’obbligo del datore di lavoro di pagare i contributi e di operare le relative deduzioni dal salario dei dipendenti (art. 14 cpv. 1 LAVS, art. 3 cpv. 2 LAI, art. 27 cpv. 3 LIPG e art. 5 cpv. 1 LADI) e stabiliscono una prescrizione (o meglio perenzione) quinquennale (art. 16 LAVS, art. 3 cpv. 2 LAI, art. 27 cpv. 3 LIPG, art. 6 LADI), seppure con regole diverse quanto al decorso dei termini. Ad esempio, l’art. 16 cpv. 1 LAVS prevede che l’importo dovuto a titolo di contributi dev’essere fissato mediante decisione formale entro un termine di cinque anni dalla fine dell’anno civile per il quale sono dovuti. Il credito così fissato si estingue cinque anni dopo la fine dell’anno civile in cui la decisione è passata in giudicato (art. 16 cpv. 1 LAVS). Tenuto conto delle allegazioni dell’appellante riferite all’imposta alla fonte, si può altresì osservare che anche gli art. 193-194 LT e 120-121 LIFD prevedono un termine quinquennale di prescrizione. Comunque sia nel caso concreto, come già accennato, si impone non tanto un esame separato di ciascun contributo, quanto una soluzione unitaria per la definizione del termine di prescrizione della pretesa complessiva di rimborso. 10. Tutto considerato, tenuto conto della presunta composizione dell’importo azionato (v. sopra consid. 4), che la remunerazione versata da AP 1 (e a posteriori risultata eccessiva in virtù della summenzionata decisione del TCA) era integralmente fondata su base contrattuale, e che anche il versamento asseritamente effettuato da quest’ultima di fr.”
“3 LPP (secondo cui il datore di lavoro deduce dal salario la quota del lavoratore stabilita nelle disposizioni regolamentari dell’istituto di previdenza) ed è sottoposta al termine quinquennale di prescrizione dell’art. 41 cpv. 2 LPP e non a quello dell’art. 67 CO; ciò oltretutto tenuto conto che il tenore dell’art. 41 LPP non limita la sua applicazione ai rapporti fra l’istituto di previdenza e la datrice di lavoro (sola debitrice dei contributi) e che non si giustifica di porre quest’ultima in una situazione più sfavorevole, per quanto riguarda la prescrizione, rispetto all’istituto di previdenza stesso (DTF 142 V 118 consid. 4-6). 9. Non si vede perché le suddette riflessioni non dovrebbero valere anche per le restanti deduzioni salariali. Anche le altre leggi in materia di assicurazioni sociali prevedono difatti l’obbligo del datore di lavoro di pagare i contributi e di operare le relative deduzioni dal salario dei dipendenti (art. 14 cpv. 1 LAVS, art. 3 cpv. 2 LAI, art. 27 cpv. 3 LIPG e art. 5 cpv. 1 LADI) e stabiliscono una prescrizione (o meglio perenzione) quinquennale (art. 16 LAVS, art. 3 cpv. 2 LAI, art. 27 cpv. 3 LIPG, art. 6 LADI), seppure con regole diverse quanto al decorso dei termini. Ad esempio, l’art. 16 cpv. 1 LAVS prevede che l’importo dovuto a titolo di contributi dev’essere fissato mediante decisione formale entro un termine di cinque anni dalla fine dell’anno civile per il quale sono dovuti. Il credito così fissato si estingue cinque anni dopo la fine dell’anno civile in cui la decisione è passata in giudicato (art. 16 cpv. 1 LAVS). Tenuto conto delle allegazioni dell’appellante riferite all’imposta alla fonte, si può altresì osservare che anche gli art. 193-194 LT e 120-121 LIFD prevedono un termine quinquennale di prescrizione. Comunque sia nel caso concreto, come già accennato, si impone non tanto un esame separato di ciascun contributo, quanto una soluzione unitaria per la definizione del termine di prescrizione della pretesa complessiva di rimborso. 10. Tutto considerato, tenuto conto della presunta composizione dell’importo azionato (v. sopra consid. 4), che la remunerazione versata da AP 1 (e a posteriori risultata eccessiva in virtù della summenzionata decisione del TCA) era integralmente fondata su base contrattuale, e che anche il versamento asseritamente effettuato da quest’ultima di fr.”
art. 6 LACI renvoie sensiblement à l'art. 52 LAVS. Selon cette disposition, l'employeur est responsable envers la caisse de compensation ou l'assureur du dommage survenu lorsqu'il a causé ce dommage par violation intentionnelle ou par négligenÎ grave des prescriptions. Pour les personnes morales, les organes responsables peuvent être mis en cause à titre subsidiaire ; plusieurs personnes tenues responsables au sens de l'art. 52 sont solidairement responsables.
“Art. 52 AHVG (betreffend die Arbeitgeberhaftung) findet sinngemäss auch im Bereich der Invalidenversicherung (Art. 66 Abs. 1 lit. e IVG), der Erwerbsersatzordnung (Art. 21 Abs. 2 lit. d EOG [SR 834.1]), der Arbeitslosenversicherung (Art. 6 AVIG [SR 837.0]) und der Familienzulagen (Art. 25 lit. c des Bundesgesetzes vom 24. März 2006 über die Familienzulagen [Familienzulagengesetz, FamZG; SR 836.2]) Anwendung. Die dritte öffentlich-rechtliche Abteilung ist zuständig für den Entscheid über die streitige Schadenersatzpflicht nach Art. 52 AHVG (Art. 82 lit. a BGG und Art. 31 lit. b des Reglements für das Bundesgericht vom 20. November 2006 [BGerR; SR 173.110.131]; vgl. Urteil 9C_861/2018 vom 12. März 2019 E. 1.1).”
“Nach Art. 52 AHVG, welcher sinngemäss auch im Bereich der Invalidenversicherung (Art. 66 IVG), der Erwerbsersatzordnung (Art. 21 Abs. 2 EOG; SR 834.1), der Arbeitslosenversicherung (Art. 6 AVIG; SR 837.0) und der Familienzulagen (Art. 25 lit. c des Bundesgesetzes vom 24. März 2006 über die Familienzulagen [Familienzulagengesetz, FamZG; SR 836.2]) Anwendung findet, hat ein Arbeitgeber, der durch absichtliche oder grobfahrlässige Missachtung von Vorschriften einen Schaden verschuldet, diesen der Ausgleichskasse zu ersetzen (Abs. 1). Ist der Arbeitgeber eine juristische Person, so können subsidiär gegebenenfalls die verantwortlichen Organe in Anspruch genommen werden. Mehrere nach Art. 52 AHVG Schadenersatzpflichtige haften solidarisch (Abs. 2).”
Utilisez la page actuelle comme contexte pour rechercher, résumer, comparer ou rédiger.